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Milan da scudetto: può emulare quel Borussia, bambini tra le grandi

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Il Milan di Montella esce battuto dall’Olimpico nello scontro diretto con la Roma di Spalletti: non sul piano della prestazione

Per gli amanti degli slogan c’era da decretare l’anti-Juventus della Serie A 2016-17, dopo che i bianconeri si erano imposti anche nel derby della Mole ed avevano dunque cristallizzato le distanze in classifica. Tra Roma e Milan ha vinto il club capitolino e su tutte le prime pagine sportive campeggia ora la futura rivalità tra bianconeri e giallorossi: il Diavolo però non è stato da meno sul piano della prestazione.

CROCE E DELIZIA NIANG – Tutt’altro a dire il vero. E’ proprio del Milan infatti la prima reale chance di sbloccare la gara ed indirizzarla sui propri binari: nel momento di massima spinta rossonera arriva un sacrosanto calcio di rigore per atterramento del frenetico Lapadula, è Mbaye Niang ad incaricarsi ancora una volta della battuta ma l’esito è sfavorevole, per la seconda volta consecutiva dopo l’errore con il Pescara. Nessun processo al francese: ne sono già partiti troppi, non li merita chi è stato protagonista assoluto della prima fetta di campionato, dando il là alla vera sorpresa del torneo. Il rendimento poi è calato, il culmine ieri nell’evento in cui devi dimostrare di essere grande e puntualmente non riesci a farlo, ma è il dazio da pagare quando hai impostato tutte le tue fortune su una squadra di ragazzini.

PROSPETTIVA DA URLO – Ragazzini terribili, s’intenda. Complici le cruciali assenze di Bonaventura, Kucka, Montolivo e Bacca (non dimentichiamole nell’analisi complessiva!), il Milan si è presentato all’Olimpico con 9/11 della formazione titolare classe ’90:  Donnarumma (’99), Romagnoli (’95), De Sciglio (’92), Pasalic (’95), Locatelli (’98), Bertolacci (’91), Niang (’94), Suso (’93), Lapadula (’90). Di cui tanti non ancora o a malapena ventenni. Parti meglio della Roma, imprimi il tuo ritmo alla gara, ti procuri il penalty che ti fa accarezzare il colpo grosso e lo sbagli. Lì è logico ipotizzare, alla luce delle età proposte, un pesante crollo emotivo. Ed invece il Milan di Montella non si scompone di una virgola e fondamentalmente cade soltanto per via di un episodio. Giocando con personalità sul campo di una squadra palesemente più attrezzata e strutturata per competere ad altri livelli. Poco male, davvero poco male. Ed attenzione: il Milan non è stato fortunato nell’evoluzione degli scontri diretti. Ha perso malamente a Napoli quando era poco più di un cantiere, ha però battuto con merito Juventus e Lazio, ha pareggiato 0-0 a Firenze ma Bacca ha avuto la grande chance al 90’, aveva praticamente vinto il derby con l’urlo in gola stoppato da Perisic all’ultimo minuto, ha infine perso a Roma ma lo ha fatto non meritando la sconfitta.

COME IL BORUSSIA NEL 2011? – L’età media di 23.2 anni riscontrata nel Milan ieri all’Olimpico (Donnarumma 17, Abate 30, Paletta 30, Romagnoli 21, De Sciglio 24, Pasalic 21, Locatelli 18, Bertolacci 25, Suso 23, Lapadula 26, Niang 21) ha riportato alla mente – per chi è sensibile a determinate dinamiche – quel Borussia Dortmund (eta media 22.2!) capace di imporsi sul campo del Bayern Monaco nel 2011 e mettere le mani sulla Bundesliga (Langerak 22, Piszczek 25, Subotic 22, Hummels 22, Schmelzer 23, Bender 21, Sahin 22, Grosskreutz 22, Gotze 18, Barrios 26, Lewandowski 22). Vincendo anche nella seguente stagione, centrando la finale di Champions League due anni dopo. Qui siamo all’apoteosi del concetto di prospettiva futura già vincente nel presente: è la vetta massima scrutabile, il simposio di chi ama un certo modus operandi e vivendi, senz’altro agevolato da un terreno – quello tedesco – che in tanti settori di vita ama essere avanguardistico ed avveniristico. Scendendo dalle stelle e tornando con i piedi sul pianeta Terra, in Italia è senz’altro più complesso abbinare una politica del genere al successo immediato: anche nel calcio, dove vigono determinati equilibri e l’esperienza sembra ancora farla da padrona assoluta. Il Milan – e per certi versi l’attuale Napoli di Sarri – può fare la rivoluzione. A patto che non si scomponga al cospetto degli eventi: se non è quest’anno è l’anno prossimo. Eventi anche di natura extra-campo: il miracolo di Montella – ossia quello di tenere lontane da un gruppo così giovane e sensibile le dinamiche relative al complesso passaggio di società, roba che minerebbe le certezze di attori navigati, figurarsi di questi ragazzini – chiederà continue conferme. Il tecnico rossonero, il migliore di questo campionato in relazione alla dotazioni iniziali, può attingere da tutto il bagaglio della sua rosa e dunque creare un mix ideale di irriverenza e saggezza, chiedendo ai vari Bonaventura, Kucka e Montolivo (e rilanciando Bacca!) di tenere per mano i ragazzini terribili ed attutirne le inevitabili sbandate. Buon lavoro Vincenzo.