Chi è Milot Rashica, figlio della guerra e nuova stella dell’Est

Tutto sul ventenne Milot Rashica, stellina di Vitesse e nazionale kosovara

Se non ne avete ancora sentito parlare è il momento di tenervi aggiornati: dall’Est Europa, da sempre fucina di talenti cristallini, brilla la stellina di Milot Rashica. Classe ’96, kosovaro nato a Vushtrri nel distretto di Kosovska Mitrovica, nel solo comune a prevalenza albanese in un distretto istituito dall’Onu sotto amministrazione provvisoria UNMIK nel 1999 e dove si riscontra – unico caso attuale nel Kosovo – una forte presenza serba.

SE NASCI A VUSHTRRI NEL 1996… – Sei un po’ il figlio di nessuno. Di nessuna terra. Perché nasci esattamente nel momento dell’esplosione del conflitto serbo-albanese, i due Stati che da sempre rivendicano e si contendono l’appartenenza del Kosovo. O meglio: per la Serbia il Kosovo è una sua costola politica e territoriale, l’Albania – forte della massiccia presenza ed etnia albanese nella popolazione kosovara – appoggia da sempre le mire indipendentistiche dell’amico Kosovo. La Guerra del Kosovo, dopo anni di tensioni, è esplosa nel ’96 per terminare nel ’99 con l’intervento della Nato, che costrinse alla ritirata le forze militari serbe ed istituì il protettorato di cui raccontavamo prima, fino all’attuale dichiarazione di indipendenza non da tutti gli Stati riconosciuta. Conseguenze del conflitto armato: morte e distruzione. Migliaia di perdite umane: nel 1996 in Kosovo si muore insomma, non si nasce.

LA STORIA – Milot Rashica in Kosovo ci resta, con la sua famiglia di etnia albanese, sopravvive alle bombe e cresce calcisticamente nel piccolo club della sua città, il Kosova Vushtrri. Fino a quando il Vitesse – club olandese ed in quanto tale assolutamente attento alle nuove generazioni di talenti gravitanti nell’intero pianeta calcistico – si accorge delle sue movenze, lo paga qualche migliaia di euro e lo porta in Olanda. Un campionato, l’Eredivisie, con l’età media complessiva più bassa d’Europa: se vuoi assistere alla nascita di un potenziale fenomeno insomma sintonizzati sulle frequenze olandesi. E’ un modus vivendi, è sempre stato così e così sempre sarà, superfluo sviolinare i nomi di calciatori che hanno mosso i primi passi in un terreno così fertile.

L’ATTUALITA’ – Primi passi con le nazionali giovanili albanesi, dall’Under 17 alla 21 passando per la 19, poi l’esordio nella nazionale maggiore prima della chiamata del cuore: Fifa e Uefa riconoscono il Kosovo, per i calciatori nati in un territorio tanto martoriato quanto amato è tempo di tornare a casa. Nella vera casa. Debole il fondamento giuridico: per chi ha già militato in una nazionale maggiore, non sarebbe tecnicamente possibile optare per una seconda nazionale calcistica. Ma il caso Kosovo non è mai accaduto prima e fa giurisprudenza: qualificazioni mondiali, sono tanti i calciatori che scelgono di disputarle per il Kosovo nonostante già avessero indossato la maglia di altre nazionali, su tutte la vicina – in tutti i sensi – Albania. Nel frattempo Rashica è il più conteso: alla sua prima in Eredivisie, all’età di 19 anni, da attaccante esterno ha siglato otto reti e cinque assist, firmando con il suo Vitesse una stagione da protagonista e dando luce ad una stella che avrebbe brillato ancor di più se non condizionata da un infortunio che ne ha disturbato la seconda parte.

SEGUITO IN ITALIA – Dalle movenze ed attitudini che spetta riconoscere a Josè Maria Callejon, il Napoli sembra aver puntato questo brillante talento dell’Est Europa: del resto il nuovo direttore sportivo Cristiano Giuntoli si è subito dimostrato attento a determinate dinamiche, si guardi alla trattativa Klaassen ed all’acquisto di Arkadiusz Milik dall’Ajax. Nel complesso può tornare utile a chiunque si serva di attaccanti esterni. Le caratteristiche: palla incollata al piede, rapidità e semplicità nel dribbling, letture di gioco un tempo avanti all’avversario, padronanza assoluta dei fondamentali. Parte da destra – proprio come Callejon – ma grazie alla sua enorme tecnica di base può disimpegnarsi anche a sinistra e rientrare sul piede forte (appunto il destro): se trova ulteriore lucidità negli ultimissimi metri – punto debole che a vent’anni possiamo tranquillamente concedere – può diventare un crac del calcio europeo. Ad esempio spettatrici interessate potrebbero essere Milan, Roma ed Inter – che proprio come il Napoli ma non ancora con quel livello di efficienza – sfruttano gli esterni offensivi come principale fonte di produzione. Ad oggi lo fa meno la Juventus. L’importante è arrivare prima degli altri e non lasciarsi soffiare questo gioiellino: Milot Rashica, figlio della terra di nessuno, ha invece radici ben solide. E la sua storia è in divenire.