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Coppa Italia

Napoli Inter: Eriksen brilla ma la difesa azzurra regge – ANALISI TATTICA

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Napoli Inter: l’analisi tattica del match che ha qualificato la squadra di Gattuso alla finale di Coppa Italia

Il Napoli di Gattuso centra la finale di Coppa Italia in un match caratterizzato da due gol molto estemporanei. L’Inter, apparsa in buona condizione, si è fatta preferire per larghi tratti del match, trovando però sulla propria strada un Ospina che si è riscattato alla grande dopo il gol subito in avvio. In ogni caso, ci sono diversi aspetti positivi per Conte, tra cui la prestazione di un Eriksen finalmente convincente.

L’Inter inizia aggressiva

L’allenatore leccese ha utilizzato il un 3-4-1-2 con Eriksen dietro alle due punte e Brozovic e Barella davanti alla difesa, mentre il 4-3-3 di Gattuso ha schierato un undici privo di diversi titolari. Politano ha sostituito Callejon, mentre Elmas e Demme hanno preso il posto di Allan e Fabian Ruiz. Hysaj ha invece giocato come terzino sinistro adattato al posto di Rui.

Il gol (piuttosto casuale) di Eriksen a freddo non ha cambiato l’approccio tattico dei nerazzurri, che hanno iniziato con grande intensità. L’Inter intendeva recuperare palla in posizioni avanzate del campo, con un pressing offensivo che impedisse al Napoli di costruire in modo pulito. Tutta la squadra, difensori compresi, era brava ad accorciare con i tempi giusti accompagnando la pressione.

Lautaro e Lukaku si occupavano dei due difensori centrali, mentre Eriksen seguiva Demme quasi a uomo impedendogli di ricevere (il tedesco ha toccato la miseria di 37 palloni, meno della metà rispetto ai suoi standard). Barella si occupava di Zielinski, mentre Skriniar accorciava con grande tempismo e aggressività su Insigne, con uscite profonde anche nella trequarti avversaria. Pure nei frangenti in cui Mertens si abbassava c’era un difensore dell’Inter che non lo perdeva di vista (ossia De Vrij). Insomma, tutta l’Inter era alta e compatta in zona palla, nel tentativo di impedire al Napoli di consolidare il possesso.

Il Napoli prova a palleggiare a sinistra, ma l’Inter scivola compatta in zona palla. Da notare le uscite profonde di Skriniar e De Vrij: nessun giocatore del Napoli è libero di ricevere.

Nonostante l’indole molto rinunciataria senza palla, il Napoli di Gattuso si distingue solitamente per una prima impostazione assai elaborata. Contro l’Inter questa è spesso mancata a causa del contesto tattico imposto dagli avversari. I partenopei sono soliti risalire utilizzando molto le catene laterali, con continui triangoli in fascia. Sabato sera non sono però riusciti a cambiare velocemente il campo da un terzino all’altro, è così mancato lo sfruttamento dell’ampiezza e del lato debole. Il Napoli, aspetto rilevato da Gattuso in conferenza, ha anzi spesso giocato linea su linea, con prevedibili verticalizzazioni centrali che non hanno creato alcun problema ai difensori rivali. Gli azzurri raramente sono riusciti a consolidare il possesso.

Anche in questo caso, l’Inter è compatta nel pressare. Al Napoli mancano soluzioni di passaggio sul breve per risalire, si cerca quindi di verticalizzare da dietro per Elmas. Bastoni però lo sovrasta.

Nel post match, ai microfoni RAI, l’allenatore calabrese ha parlato come prima cosa delle enormi difficoltà nel pressare in modo offensivo. I partenopei sono infatti molto ordinati e compatti quando si schierano con un blocco basso, ma mostrano evidenti lacune se devono alzare il baricentro, con diversi buchi e spaziature sbagliate.

Eriksen tra le linee nel 3-4-1-2

Nel primo tempo, si è vista in modo evidente la pressione poco organica del Napoli. L’Inter ha infatti disordinato con grande tranquillità e sicurezza la struttura difensiva avversaria, trovando l’uomo tra le linee con facilità. Anche nei frangenti in cui sembrava mancassero spazi, l’Inter creava poi dei buchi semplicemente giocando all’indietro e poi tornando in avanti rapidamente. I calciatori più avanzati de Napoli, infatti, accorciavano, mentre i centrocampisti restavano bloccati. In tal modo, l’Inter riusciva a servire con agevolezza i propri mediani grazie a un giro palla convincente.

Un esempio nella slide sopra. Dopo che l’Inter ricomincia da dietro, Skriniar serve Barella libero di controllare alle spalle di Zielinski. Troppa distanza tra attacco e mediana del Napoli, che non accorcia.

Come si può vedere anche nell’azione sopra, Conte ha modificato il triangolo di centrocampo per esaltare Eriksen. Per quanto, a seconda della situazione, ci fosse una certa fluidità tra gli interpreti, l’Inter, come detto, ha adottato un 3-4-1-2 in cui il danese ha agito tra le linee. Se si guarda la Heat Map dell’ex Tottenham, si nota come si sia mosso quasi esclusivamente in zone centrali. Conte vuole evitargli di coprire porzioni troppo ampie di campo (le mezzali del 3-5-2 devono sapersi anche allargare), per farlo muovere quasi unicamente su tracce interne.

Lukaku e Lautaro, che nel 3-5-2 giocano molto stretti tra di loro, erano più defilati e lontani rispetto al solito. Spesso era Eriksen che andava a occupare il buco centrale liberato dalle punte. In generale, oltre ad aver reso più fluido il palleggio, il danese è stato imbeccato con molta più facilità e pericolosità rispetto ai mesi precedenti. La squadra, Lukaku soprattutto, era brava a liberargli lo spazio tra le linee che poi, come detto, Eriksen aggrediva. Il danese è quindi parso in crescita soprattutto senza palla, con letture di ottimo livello.

Lukaku viene incontro e porta fuori posizione Koulibaly. Fa da parete per Barella, il quale con un preciso tocco premia l’inserimento di Eriksen, che legge in anticipo l’azione. Grande movimento senza palla da parte del danese.

Oltre a costruire dal basso con facilità, l’Inter ha generato tanti spazi alle spalle della difesa avversaria, che si sono tradotti in ghiotte occasioni da rete. A causa di un Napoli lento nel coprire la palla, gli ospiti hanno effettuato ottimi cambi di campo, servendo Young e Candreva in diverse situazioni pericolose. Soprattutto quest’ultimo ha fatto la differenza, dimostrando un’ottima intesa sul breve con Lukaku.

Anche se meno appariscente rispetto ad alte volte, il belga è stato un determinante creatore di pericoli. Quasi tutte le chances più pericolose sono arrivate da lui, grazie a un prezioso gioco spalle alla porta che ha fatto nascere numerosi spazi. L’ex Manchester United si è defilato spesso sul centro-destra, per consentire all’Inter di attaccare con efficacia alle spalle di Hysaj, sfruttando così le sovrapposizioni di Candreva. I due hanno dialogato molte volte tra di loro.

Nell’azione sopra, si vede una delle azioni più pericolose del match, confezionata da proprio da Lukaku e Candreva. L’esterno riceve palla sulla linea di fondo e, appena parte il passaggio che serve Lukaku venuto incontro, inizia a correre aggredisce lo spazio. Il belga riceve spalle alla porta, si gira e chiude la triangolazione, imbeccando compagno in profondità alle spalle di Hysaj. In questo caso, il Napoli si fa perforare con facilità.

L’Inter ha utilizzato Lukaku anche per risalire il campo, verticalizzando spesso su di lui per approfittare della sua capacità di tenere palla e dialogare con i compagni. Al contrario, Lautaro Martinez è parso parecchio in ombra. I nerazzurri hanno attaccato soprattutto a destra (ossia, il lato del belga) con diverse rotazioni interessanti che creavano spazio a destra e mettevano in difficoltà Hysaj. Capitava che Skriniar si sganciasse in avanti (sostituito da Barella dietro), con Candreva che invece si accentrava.

Nel momento migliore dell’Inter, il gol di Mertens (nato da un lancio di Ospina) è stato uno spartiacque decisivo del match. Perché, nella ripresa, un Napoli in affanno ha potuto mettere la gara su binari più favorevoli alle proprie caratteristiche.

L’attenzione di Maksimovic

Con un risultato che avrebbe qualificato i partenopei, i padroni di casa hanno quindi potuto difendersi con uno schieramento tanto passivo quanto compatto, ossia il contesto tattico preferito. Inoltre, a causa di una più che comprensibile stanchezza, i nerazzurri sono parsi molto più lunghi nel corso del secondo tempo.

Dopo ogni palla persa, magari in cross sbagliati, il Napoli ha avuto diversi spazi per attaccare in transizione. A differenza del primo tempo, i difensori ospiti rimanevano bloccati dietro senza accorciare. Di conseguenza, i padroni di casa hanno incontrato molti più varchi tra le linee durante le ripartenze, una circostanza in cui è spiccato soprattutto Mertens. Il belga veniva infatti parecchio incontro, in zone libere da maglie nerazzurre, per poter essere servito non appena il Napoli recuperava palla. In questo modo, Mertens ha condotto diversi contropiedi pericolosi, e anche Insigne ha avuto più campo.

Su un cross intercettato dal Napoli, Zielinski serve immediatamente Mertens tra le linee, che ha tanto campo per condurre. Inter lunga e spaccata dopo ogni palla persa, con Skriniar e De Vrij che restavano bloccati.

Inoltre, il “bunker” eretto dal Napoli ha coperto in maniera egregia il centro del campo nel corso della ripresa, impedendo all’Inter di trovare calciatori tra le linee. Gli spazi tra mediana e difesa partenopea erano minimi, di conseguenza i nerazzurri non avevano alternative all’allargamento del gioco, nel tentativo di rifinire tramite cross.

Per dare imprevedibilità alla manovra, si sono anche viste situazioni interessanti. Per esempio, Bastoni si sganciava in avanti per accompagnare l’azione offensiva e a volte andare addirittura sul fondo. Il fortino di Gattuso ha però retto, con il Napoli che dimostra ancora una volta di esaltarsi quando riesce a difendersi con un blocco basso: si era anche visto nella gara di andata.

Va sottolineata la grande attenzione mantenuta dai difensori, Maksimovic in particolare, nelle prolungate fasi in cui l’Inter ha schiacciato il Napoli e inondato l’area di cross. La retroguardia partenopea ha quasi sempre letto bene i palloni che arrivavano dal fondo, gli ospiti hanno infatti azzeccato appena 4 cross sui 28 totali tentati.

Centro blindato, l’Inter è costretta ad andare in fascia.

La principale chance della ripresa (il tiro di Eriksen) è arrivata dopo un pallone perso da Ruiz, in una situazione di ripartenza. Nel secondo tempo, l’Inter ha faticato nel trovare varchi, dimostrando una certa prevedibilità nell’attaccare una difesa schierata. In ogni caso, ci sono diverse note liete per Conte, che ha visto una squadra in salute e complessivamente già abbastanza intensa.

Al contrario, pur con la gioia per il raggiungimento della finale, il Napoli di Gattuso è parso ancora indietro in tante fasi di gioco. Contro la Juve – che venerdì ha applicato un pressing molto convincente – servirà più brillantezza, soprattutto nell’uscita dal basso e nel consolidamento del possesso.

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