Il Napoli l’anno prossimo tornerà al centravanti

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Le statistiche testimoniano una ridotta prolificità rispetto alla scorsa stagione: il Napoli può tornare al centravanti di ruolo

Altro pareggio in quel di San Siro, ancora a reti inviolate: dopo lo 0-0 ottenuto con l’Inter arriva l’analogo risultato con il Milan. Non che un pareggio alla Scala del calcio possa essere catalogato tra gli esiti negativi, fatto sta che la concomitante vittoria della Juventus sulla Sampdoria porta i partenopei a sei lunghezze dalla vetta. Sette considerando l’attuale vantaggio che gli uomini di Allegri vantano nel computo degli scontri diretti. In altre parole al Napoli servirà una sorta di miracolo per conquistare uno scudetto sempre più indirizzato sulla via della Torino bianconera. Eppure le occasioni, più contro l’Inter che ieri contro il Milan, sono arrivate: gli uomini di Sarri trovano la porta con minore semplicità rispetto a quanto avveniva nelle due passate stagioni sotto la guida dell’attuale allenatore?

Napoli e gol, il confronto

Se il parallelo con il primo anno (quello dei 36 gol di Higuain) tuttora regge, non tiene invece quello con la passata stagione, l’anno in cui il sarrismo ha prodotto tutti i suoi effetti: senza Higuain, senza un sostituto mai arrivato dal calciomercato e privati anche di Arkadiusz Milik per infortunio, le contromosse studiate ed attuate da Maurizio Sarri hanno dato il là al Napoli più prolifico di sempre. Circostanza che non si è ripetuta nell’arco dell’attuale campionato. Spieghiamolo con i dati: Serie A 2015-16 gol realizzati 80, alla media di 2.10 a partita; Serie A 2016-17 gol realizzati 94, alla strepitosa media di 2.47 a partita; Serie A 2017-18 gol realizzati 66 in trentadue gare finora disputate, alla media di 2.06 a partita. Dal secondo attacco del campionato nell’anno del record di Higuain si è passati al primo, salvo oggi ritrovarsi al terzo, alle spalle di Juventus (77) e Lazio (75). Tradotto: il Napoli segna di meno. E dunque ha ceduto il passo rispetto a quello che è il suo punto forte: in cambio si è maggiormente equilibrato rispetto al passato, ma il deficit di reti realizzate è costato qualche punto. Fattore potenzialmente decisivo quando ce la si gioca sul filo di lana.

Napoli di Sarri ora più prevedibile?

Entriamo nel dettaglio dell’argomentazione tattica: il calo di prolificità evidenziato nel terzo anno è dovuto alla maggiore prevedibilità di cui soffrono oggi le trame del calcio sarriano? In altre parole: la figura spuria di Mertens, nel ruolo di centravanti che però viene fuori per dialogare con il resto della squadra o per ricercarsi la mattonella di campo da cui incidere, è stata neutralizzata dagli allenatori avversari? Il consueto asse InsigneCallejon, con il talento partenopeo che serve la palla con il contagiri per il taglio dello spagnolo alle spalle della difesa avversaria, è ora più controllabile dalla linea difensiva opposta? Nel complesso, il meraviglioso e scientifico impianto di gioco confezionato da Maurizio Sarri sulla statura dei calciatori a sua disposizione, sorprende meno di un tempo la squadra avversaria? Su questo concetto può incidere anche l’impiego fisso dei soliti calciatori: l’undici base, mai sostanzialmente variato se non nelle coppe (quest’anno ritenute obiettivi secondari dal Napoli tutto), ha il vantaggio di permettere di affinare l’intesa tra i componenti nel tempo e renderla pressoché perfetta, ma lo svantaggio alla lunga di concedere qualcosa in termini di imprevedibilità. Necessaria in un campionato sviluppato tatticamente quale è e resta la Serie A italiana.

Napoli, contromossa presente e…

La variabile presente è sfortunatamente venuta meno per via di quello che a tutti gli effetti può essere definito un calvario: doppia rottura del legamento crociato per Arek Milik, un centravanti completo che avrebbe garantito l’alternativa necessaria allo scacchiere di Sarri. Lo abbiamo visto in questi ultimi frangenti a gara in corso, quando il centravanti polacco entra e puntualmente cambia il verso della gara con la sua fisicità e la sua qualità d’esecuzione, lo abbiamo visto in avvio della scorsa stagione, quando Sarri – nonostante il fresco approdo – lo lanciò subito nella sua compagine titolare. Prima di essere costretto ad inventarsi la soluzione Mertens. I risultati furono subito incoraggianti: capacità di trovare la via del gol, di dialogare con il resto della squadra, di sfruttare sia la sua statura – i due gol di testa in Champions League con la Dinamo Kiev soltanto un assaggio – che la qualità dei suoi fondamentali. Venuto meno per infortunio, le responsabilità della società sono probabilmente da rintracciare nella circostanza per cui non è arrivata una reale alternativa dal calciomercato. Poco convincente l’innesto di Pavoletti nella scorsa stagione, centravanti le cui caratteristiche difficilmente avrebbero potuto sposarsi con l’idea di calcio di Maurizio Sarri, ancor meno convincente l’immobilismo riscontrato nell’attuale annata. Quando in estate si scelse di puntare su Milik come unica risorsa alternativa al tridente titolare, nonostante fosse reduce da un infortunio di gravissima entità, quando nella finestra invernale di calciomercato – con uno scudetto in palio, da contendere punto a punto alla strutturata Juventus – si è optato per restare fermi.

… futura

Difficilmente lo status quo sarà confermato per la prossima stagione: lo ha ampiamente lasciato intendere Maurizio Sarri, che – per restare serenamente alla guida del Napoli – vorrà disporre di un organico più profondo. E con soluzioni nuove rispetto a quelle già in dotazione. Tradotto: la conferma di chi c’è già, l’aggiunta di pedine nuove. Di valore assoluto. Che per quanto concerne il pacchetto offensivo si sostanziano in due innesti: sicuramente un esterno che possa garantire un cambio di qualità ai vari Insigne e Callejon, ma – proprio per tutto quanto asserito finora – un centravanti che permetta di tornare all’antico. Alla eccellente tradizione proposta dal Napoli nel suo recente passato. Per alterare il suo attuale modello di gioco, forse più prevedibile di un tempo, o meglio per contare su due piani: quello del momento, e quello futuro con un centravanti di ruolo. Di alto livello. Se sarà Milik o meno lo dirà il tempo, se sarà Milik più un nuovo innesto anche: la certezza è che il Napoli qualcosa dovrà fare. In altro verso difficilmente potrebbero essere ritenute soddisfatte le esigenze di Sarri: il tavolo della trattativa passa anche da un nome forte in tal senso. Per tornare ad essere l’attacco più brillante.