Leadership devastante e resilienza: Sarri avanti a tutti

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© foto Maurizio Sarri

Le ragioni per cui la stragrande maggioranza degli opinionisti vuole il Napoli in pole position per la conquista del prossimo scudetto

Napoli favorito, Napoli avanti a tutti, è l’anno del Napoli, Napoli unica anti-Juventus: oramai il coro è all’unisono ed anche dirigenti di altre concorrenti – vedi le parole rilasciate nelle ultime ore da Walter Sabatini, nuovo direttore sportivo dell’Inter – lanciano la corsa scudetto del club partenopeo. Una strategia per nascondersi e lanciare la propria volata per il momento più propizio? O più semplicemente una verità constatata in base a quanto emerso nelle ultime stagioni? C’entra qualcosa poter disporre di una guida tecnica del valore di Maurizio Sarri? Andiamo con ordine e procediamo per gradi.

Dipende ancora dalla Juventus

Sarebbe da stolti non riconoscere questo assunto: chi ha vinto gli ultimi sei scudetti consecutivi e centrato due finali di Champions League in tre anni merita oltre ogni ragionevole dubbio la pole position. Non c’è neanche da parlarne: è così, punto. Si tratta di un primato guadagnato sul campo, non c’è sessione di calciomercato o considerazione che possa scalfirne i connotati. Al contempo il calcio, per fortuna di chi lo guarda o lo analizza, segue traiettorie che rendono il tutto meno scontato di quanto emerga da considerazioni che, in questo caso, renderebbero inattaccabile la supremazia bianconera. Club già vincente, con consistenti capacità di budget, ed accreditato in tutto il pianeta. Come se non bastasse, già dopo la finale di Berlino persa con il Barcellona, in tanti avevano ipotizzato un declino del corso di questa Juventus, che puntualmente ha smentito tutti. Dunque, nonostante i casi Alves e Bonucci, nonostante le scorie di Cardiff e di una stagione in cui – a dispetto dei risultati – è filato tutto meno liscio di quanto si voglia far credere, è consigliabile andarci con i piedi di piombo. E riconoscere che, per accarezzare sogni di gloria, la concorrenza ha bisogno che questa Juventus mostri un volto più umano.

Sarri vs Allegri: oggi prevale la leadership di Maurizio

Attenendoci alle decisioni prese dalla società bianconera, la leadership di Massimiliano Allegri risulterebbe inattaccabile: la Juventus, tra lui ed il carismatico Leonardo Bonucci, ha scelto di disfarsi di quest’ultimo. E sta seguendo in pieno i diktat dell’allenatore per quanto concerne l’importante campagna di rafforzamento perseguita in questi giorni. Eppure ad un’analisi meno superficiale le cose appaiono diversamente: proprio la frettolosa cessione di Bonucci pone la posizione di Allegri più in bilico di un tempo. Qualora insorgessero le prime lacune difensive, il tecnico toscano si trasformerebbe nel primo responsabile. Non soffre di questa condizione Maurizio Sarri: ha chiesto ed ottenuto la conferma del blocco che ha fruttato i 168 punti degli ultimi due campionati ed i record nella storia del Napoli, non c’è intervista in cui uno dei suoi calciatori non lo esalti o non lo reputi l’artefice principale di questa ambiziosa costruzione. Siamo rimasti tutti qui per provare a vincere, tutti con Sarri, il succo del Napoli pensiero. I calciatori partenopei si riconoscono all’unanimità nel proprio allenatore e ne ha accettano incondizionatamente le scelte: chi gioca di più, chi gioca di meno. Senza alcuna distinzione, senza voci fuori dal coro, il suo Napoli è un carrozzone che rema nella stessa direzione. Quella univocamente dettata da capitan Sarri.

Napoli, la resilienza di Sarri

Entusiasmo alle stelle, ma consapevole: i tifosi partenopei vivono queste fasi con il migliore degli umori senza che sostanzialmente il calciomercato abbia offerto chissà quali colpi. Oltre alla leadership sussiste un elemento che pone effettivamente Maurizio Sarri avanti alla concorrenza: la resilienza. La capacità di reagire che ha mostrato nel suo percorso al timone partenopeo, soprattutto nell’ultima complessa stagione. Ma era un percorso nato sin dal primo giorno del suo approdo a Napoli: ha trasformato l’Higuain imbronciato nell’Higuain dei record con una pacca sulle spalle, quella datagli al momento delle presentazioni nel ritiro di Dimaro. Ha raccolto l’eredità di uno spogliatoio depresso dalle ultime fasi dell’era Benitez e lo ha trasformato in una macchina da calcio paradisiaco. Il capolavoro nell’ultima annata: si è ritrovato senza Higuain, senza un sostituto di pari valore, senza quel Milik che sostituto non lo era ma che sotto la sua guida lo stava diventando. Qualche settimana di capogiro e poi l’invenzione: Mertens riferimento offensivo. Il resto è storia. Si è ritrovato con un organico ricchissimo di alternative e qualità, lui che fino a due anni prima faceva la conta per trovare undici all’altezza: non si è lasciato intimorire ed ha ruotato le risorse con intelligenza e coraggio. Chi ritiene che non sia così ricordi che al Santiago Bernabeu di Madrid – nella gara più importante dell’anno – sono scesi in campo tali Diawara e Zielinski, entrambi nuovi innesti, in quel momento 41 anni in due. Questa resilienza pone il Napoli al riparo dagli scossoni, dagli imprevisti che inevitabilmente ti presenta una stagione ricca di impegni. Certezza che, della Juventus abbiamo detto, nessun’altra concorrente oggi può vantare. Roma ed Inter hanno cambiato allenatore: Di Francesco e Spalletti non vantano i due anni di illuminato lavoro che Sarri si porta dietro. Il Milan ha costruito uno squadrone e confermato il suo allenatore, quel Vincenzo Montella che si ritroverà però ad allenare un gruppo profondamente innovato dalle roboanti operazioni dei protagonisti dell’estate italiana, Marco Fassone e Massimiliano Mirabelli. La sensazione forte: se la Juventus presterà il fianco, al Napoli basterà restare così com’è per accarezzare sogni di gloria. In quel basterà, magari sommato ad una maggiore attenzione ai particolari in fase difensiva, pur ricordando che questo Napoli per sua vocazione concederà sempre qualcosa, c’è tutto il prossimo mondo di Maurizio Sarri.