Pagina 159 – Calcio News 24

Dino Tommasi nuovo designatore ad interim per Serie A e B al posto di Rocchi. La decisione

Dino Tommasi è il nuovo designatore ad interim per Serie A e B al posto di Rocchi, che si è autosospeso nei giorni scorsi. La decisione

L’AIA corre ai ripari per tutelare e garantire la massima regolarità in questo delicato finale di stagione calcistica. Secondo quanto appreso dall’agenzia ANSA da autorevoli fonti interne all’associazione, è Dino Tommasi il designatore arbitrale ad interim per la Serie A e B. Una nomina d’emergenza, resa strettamente necessaria dalle recenti e turbolente vicende giudiziarie che hanno travolto i vertici istituzionali del sistema arbitrale italiano.

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Il passaggio di consegne dopo l’inchiesta su Gianluca Rocchi

Il nuovo vertice tecnico prende il posto di Gianluca Rocchi, il quale ha dovuto necessariamente fare un passo indietro a seguito del clamoroso polverone mediatico e legale esploso nelle ultime settimane. L’ex fischietto fiorentino risulta infatti indagato a Milano per concorso in frode sportiva, un’accusa pesantissima che ha portato a inevitabili e profondi scossoni all’interno dell’AIA e dell’intera FIGC. Per salvaguardare l’immagine del movimento calcistico e assicurare totale trasparenza nelle giornate conclusive dei campionati, l’istituzione ha optato per una rapida e decisa transizione della leadership.

Chi è Dino Tommasi: il profilo del nuovo responsabile

Il complesso compito di riportare serenità, equilibrio e concentrazione all’interno del gruppo dei direttori di gara è stato affidato a un profilo di assoluta garanzia. Tommasi, 50 anni, di Bassano del Grappa, vanta una lunga militanza e una solida esperienza nel mondo del calcio italiano. La sua profonda conoscenza delle dinamiche di campo e delle regole associative lo rende la figura più adatta per traghettare la classe arbitrale fuori da questa tempesta mediatica. Come specificato dalle fonti federali, il suo incarico è a tempo determinato: ricoprirà questo ruolo nevralgico fino al termine dell’attuale campionato.

Un finale di stagione sotto la lente d’ingrandimento

La sfida che attende il nuovo designatore arbitrale ad interim si preannuncia ardua. A pochissime giornate dal termine dei tornei di Serie A e B, con verdetti cruciali ancora da scrivere per lo scudetto, per i piazzamenti europei e per l’infuocata lotta salvezza, ogni singola designazione sarà esaminata al microscopio. Il suo obiettivo primario sarà isolare gli arbitri e gli addetti al VAR dalle inevitabili pressioni esterne generate dall’inchiesta in corso, restituendo credibilità al sistema e garantendo la regolarità sportiva.

Caso arbitri, tra gli indagati non ci sono tesserati di club di Serie A! Ultimissimi sviluppi sulla vicenda

Caso arbitri, non sono presenti tesserati di club di Serie A tra gli indagati! Ecco gli ultimi sviluppi sull’inchiesta

L’onda d’urto dell’inchiesta della Procura di Milano sul sistema arbitrale italiano continua a dominare le cronache sportive e giudiziarie, portando alla luce nuovi dettagli su una vicenda che sta scuotendo pesantemente le fondamenta del nostro calcio. Mentre emergono con maggiore chiarezza i contorni dell’indagine e si delineano i profili delle persone coinvolte, arriva una precisazione fondamentale e necessaria per sgombrare il campo da facili illazioni e speculazioni mediatiche: nessun tesserato di club di Serie A è indagato.

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I nomi iscritti nel registro degli indagati

Allo stato attuale e formale delle indagini, i nomi resi pubblici e iscritti nel registro degli indagati per la spinosa questione legata alle direzioni di gara e alla gestione della sala VAR di Lissone sono complessivamente cinque. Tra questi, spiccano senza alcun dubbio le figure di vertice dell’Associazione Italiana Arbitri, ovvero l’ormai ex designatore Gianluca Rocchi e il supervisore tecnico Andrea Gervasoni. Gli altre tre indagati sono altri 3 arbitri. Lo riporta l’ANSA.

De Meo (ex arbitro) fa una confessione shock: «Gesti dalle vetrate una consuetudine, tutti sapevano e vivevano con malumore. Così si falsava un campionato»

De Meo, ex arbitro, ha portato alla luce una confessione shock relativa al caos arbitri. Ecco cosa ha detto

Il caos giudiziario che ha travolto i vertici arbitrali italiani si arricchisce di un nuovo, inquietante capitolo. Al centro del ciclone ci sono la sala Var di Lissone e un presunto sistema di segnali gestuali, pianificato a tavolino, utilizzato per condizionare dall’esterno le decisioni dei direttori di gara durante le partite di Serie A.

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I codici segreti dietro le vetrate del VAR

Ad aggravare la posizione dei vertici dell’AIA sono le pesanti dichiarazioni dell’ex arbitro Pasquale De Meo, rilasciate all’agenzia AGI. Secondo l’ex fischietto, le comunicazioni irregolari rappresentavano una prassi sistematica, “conosciuta da tutti nell’ambiente“. De Meo accusa direttamente Gianluca Rocchi e Andrea Gervasoni di aver utilizzato dei codici visivi per correggere le valutazioni dei colleghi al monitor: “Erano gesti decisi nei raduni riservati degli arbitri che venivano stabiliti ogni settimana. Per esempio, uno era quello del ‘sasso-carta-forbice'”.

Questa pratica violava il rigido protocollo sportivo, creando un clima teso all’interno della categoria: “Quella di fare dei gesti dalle vetrate era una consuetudine. Tutti sapevano e vivevano con malumore“. L’indipendenza della cabina di regia veniva così annullata: “I Var e gli Avar sono designati proprio per essere autonomi: nessuno può intervenire dall’esterno”.

Campionato a rischio e carriere da proteggere

Il vero problema, sottolinea De Meo, risiede nella disparità di trattamento, un fattore che rischia di minare alla base la regolarità sportiva: “Perché in alcune partite scattava quel segnale e in altre no? In questo modo si finiva per falsare il campionato“. Sulle reali motivazioni dietro a questi interventi illeciti, l’ex direttore di gara ipotizza che il sistema non mirasse a favorire determinati club, ma piuttosto a proteggere le carriere degli arbitri. Evitare un errore non corretto, infatti, salvaguardava le valutazioni dei fischietti e le loro future designazioni.

Il vecchio esposto e l’intervento della magistratura

La vicenda attuale richiama alla memoria un esposto presentato dallo stesso De Meo nel 2023, che tirava in ballo Rocchi, Daniele Orsato e Paolo Valeri, ma che venne poi archiviato dalla Procura federale guidata da Giuseppe Chinè. Oggi, con l’apertura di un fascicolo penale a Milano, la prospettiva cambia radicalmente. L’ex arbitro ripone massima fiducia nella magistratura: “Non ho nulla da festeggiare, ma sono contento che sia intervenuta una Procura ordinaria. Ci sarà un giudizio imparziale, da un organo davvero super partes, su quello che accadeva”.

Inchiesta arbitri: 5 indagati ma le persone iscritte sarebbero di più. Tensione nella Procura di Milano, la ricostruzione di quanto sta accadendo!

Inchiesta arbitri: sono cinque gli indagati ma le persone iscritte sarebbero di più. Tensione in Procura a Milano, cosa sta accadendo!

Il terremoto che ha investito il sistema calcistico italiano si arricchisce di nuovi e inquietanti sviluppi. Attualmente sono cinque gli indagati noti nell’inchiesta della Procura di Milano sul sistema arbitrale, ma le indiscrezioni giudiziarie suggeriscono che il perimetro investigativo possa essere molto più esteso. Diverse ipotesi di frode sportiva vengono infatti contestate in concorso con “più persone“, lasciando presagire ulteriori clamorosi coinvolgimenti.

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L’indagine, avvolta in un clima di palpabile tensione interna alla Procura senza note ufficiali dal 25 aprile, prenderebbe le mosse da due episodi: una denuncia sporta nel 2024 da un tifoso veronese dopo Inter-Verona (match noto per la gomitata di Bastoni) e l’esposto dell’ex assistente arbitrale Domenico Rocca. Lo riporta l’ANSA.

Infortunio Calhanoglu: il turco a rischio per la finale di Coppa Italia contro la Lazio? Il comunicato dell’Inter sulle sue condizioni ufficiali

Infortunio Calhanoglu: il turco salterà la finale di Coppa Italia contro la Lazio? Il comunicato dell’Inter relativo alle sue condizioni ufficiali

L’Inter rischia di perdere uno dei suoi elementi più preziosi e insostituibili nel calare della stagione. Le indiscrezioni circolate nelle ultime ore hanno purtroppo trovato un tempestivo riscontro clinico: Hakan Calhanoglu è stato costretto a fermarsi per un fastidio fisico e potrebbe restare fuori per diverse settimane. Si tratta di un imprevisto particolarmente gravoso per l’equilibrio tattico della formazione milanese, un problema che mette a fortissimo rischio la presenza del centrocampista per la delicatissima finale di Coppa Italia Lazio-Inter. La gara di cartello, in programma per mercoledì 13 maggio sul manto erboso dello Stadio Olimpico di Roma, potrebbe dunque orfana di uno dei suoi protagonisti più attesi.

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Il comunicato ufficiale del club nerazzurro

Per fare totale chiarezza sulle reali condizioni di salute del proprio metronomo, la società ha diffuso tempestivamente una nota medica dopo le prime visite del caso. Rispettando fedelmente il bollettino diramato dai canali societari, ecco le parole esatte diffuse dal club:

“Hakan Çalhanoğlu si è sottoposto questa mattina a esami strumentali presso l’Istituto Clinico Humanitas di Rozzano. Gli esami hanno evidenziato un risentimento muscolare al soleo della gamba sinistra. La sua situazione sarà valutata nei prossimi giorni”.

I tempi di recupero e i prossimi esami strumentali

Alla luce dell’esito della risonanza, l’ambiente nerazzurro vive evidenti momenti di apprensione per il calciatore turco. Il danno diagnosticato a carico del soleo della gamba sinistra richiede infatti una gestione medica estremamente prudente, trattandosi di una fascia muscolare profonda del polpaccio notoriamente insidiosa e soggetta a ricadute se il percorso di recupero viene forzato.

Il risentimento muscolare impone un arresto obbligato dell’attività agonistica. Per delineare con maggiore esattezza le tempistiche di rientro in gruppo, saranno dunque necessari i prossimi controlli strumentali. Soltanto i futuri e programmati esami medici permetteranno allo staff sanitario di stabilire in maniera inequivocabile l’entità effettiva dello stop e di programmare un percorso riabilitativo mirato. Nel frattempo, lo staff tecnico dovrà inevitabilmente correre ai ripari per studiare nuove geometrie a centrocampo, preparandosi ad affrontare i prossimi incroci di Serie A senza il proprio infallibile rigorista e leader tecnico.

AIA, comunicato ufficiale dopo il caos arbitri: «Siamo rammaricati, ora verrà designato un supervisore». La presa di posizione e cosa succederà

AIA, comunicato ufficiale relativo al caso arbitri: «Siamo rammaricati, ora verrà designato un supervisore». Ecco la nota e cosa succederà

L’AIA ha emesso un comunicato ufficiale per ribadire la propria posizione in merito all’inchiesta in corso.

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NOTA AIA – «L’Associazione Italiana Arbitri esprime il proprio rammarico per quanto appreso dagli organi di stampa in relazione alla vicenda che coinvolge il designatore arbitrale della Can A e B, Gianluca Rocchi, e il componente Andrea Gervasoni. Il Comitato Nazionale, nella seduta odierna, provvederà alle determinazioni conseguenti e ad assicurare la continuità della funzione tecnica della citata CommissioneQuanto alla specifica vicenda , il Presidente dell’Aia, Antonio Zappi, ricevuto l’esposto presentato dal sig. Domenico Rocca dispose immediatamente l’invio della documentazione pervenuta alla Procura Federale della Figc. Successivamente, l’Associazione ha preso atto dell’avvenuta archiviazione del procedimento in ambito sportivo. Il nuovo regolamento tecnico dell’Aia, in vigore dal 1 luglio 2025, dispone ora che il Responsabile della Can, in occasione di ogni turno di gara dei campionati di Serie A e Serie B e nelle altre competizioni con Var, può designare, secondo le proprie valutazioni, un supervisore tra i componenti della Commissione, incaricato di svolgere un debriefing tecnico post-gara e di redigere una relazione sull’attività svolta, rimessa alla facoltà del Responsabile della Can».

Infortunio Mbappé, tegola per il Real Madrid! C’è lesione per il francese, le sue condizioni e quanto dovrà rimanere fuori

Infortunio Mbappé, c’è lesione per il francese del Real Madrid. Le condizioni ufficiali e i tempi di recupero

Brutte notizie in casa madrilena. La marcia del Real Madrid subisce un’inaspettata e pesante battuta d’arresto a causa dello stop fisico della sua stella più luminosa. Si ferma Kylian Mbappé. Il fuoriclasse transalpino è stato costretto ad alzare bandiera bianca, mettendo in allarme l’intero ambiente spagnolo in una fase cruciale dell’annata.

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L’infortunio contro il Real Betis e il responso medico

L’episodio chiave si è verificato durante gli sgoccioli dell’ultima combattuta sfida di campionato. Il classe ’98 ha dovuto abbandonare prematuramente il rettangolo verde nel finale della partita contro il Real Betis, visibilmente dolorante, lasciando il proprio posto in campo al giovane talento Gonzalo Garcia.

I controlli strumentali, effettuati tempestivamente nelle ore successive, hanno confermato le preoccupazioni iniziali, evidenziando un problema fisico non di poco conto. A comunicarlo è direttamente la società spagnola attraverso una nota clinica diramata sui propri canali ufficiali:

“A seguito degli esami effettuati oggi dallo staff medico del Real Madrid, al nostro giocatore Kylian Mbappé è stata diagnosticata una lesione al muscolo semitendinoso della gamba sinistra. Il suo recupero sarà monitorato”.

L’entità di questa lesione al muscolo semitendinoso della gamba sinistra richiederà ora un periodo di riposo forzato e terapie specifiche. Lo staff medico del club lavorerà quotidianamente per garantire un recupero ottimale ed evitare qualsiasi rischio di ricaduta.

La stagione mostruosa di Mbappé: statistiche da capogiro

L’assenza dell’asso francese rappresenta una grave perdita per le dinamiche offensive della formazione iberica. Fino a questo sfortunato intoppo, infatti, la prima stagione di Kylian Mbappé con la camiseta blanca è stata semplicemente devastante.

I numeri del suo impatto certificano un dominio assoluto: sono ben 41 i gol stagionali messi a segno dal fuoriclasse. Il suo strapotere si è suddiviso su tutti i palcoscenici principali: alle 24 reti in Liga, infatti, si aggiungono le straordinarie quindici in Champions League e le due in Copa del Rey. A completare e arricchire l’eccezionale bottino personale, a dimostrazione di una leadership tecnica totale, ci pensano i sei assist vincenti forniti ai compagni tra tutte le competizioni. Ora i tifosi del Real Madrid incrociano le dita, sperando in un rientro fulmineo del loro idolo.

UEFA prende posizione sul caso arbitri: «Nessun colloquio con la Lega Serie A ma seguiamo la situazione riguardante la FIGC». La nota ufficiale

UEFA ha preso posizione sul caso arbitri: ecco la nota ufficiale del presidente Ceferin dopo quanto successo in Italia per quanto riguarda Rocchi

Il recente terremoto giudiziario che ha travolto l’AIA e i vertici della classe arbitrale italiana ha generato un’onda d’urto capace di superare rapidamente i confini del nostro Paese. L’eco dell’inchiesta condotta dalla Procura di Milano ha inevitabilmente raggiunto i piani alti del calcio europeo, richiamando l’attenzione diretta della UEFA. L’organo di governo del calcio continentale, da sempre estremamente vigile e rigoroso quando si tratta di valutare la solidità, l’indipendenza e la stabilità delle federazioni nazionali affiliate, ha scelto di intervenire in prima persona. L’obiettivo primario è fare luce sulla propria reale posizione e dissipare le ombre create dalle continue indiscrezioni mediatiche emerse prepotentemente nel corso delle ultime e frenetiche ore.

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La smentita di Nyon e il monitoraggio sull’inchiesta

La tensione istituzionale attorno alla FIGC è altissima e i rapporti con le varie componenti del sistema calcistico italiano sono sotto la lente d’ingrandimento internazionale. Proprio per evitare pericolose strumentalizzazioni, l’istituzione con sede a Nyon, attualmente presieduta da Aleksander Ceferin, ha diramato una nota formale dai toni perentori. Il comunicato serve a smentire in modo categorico le indiscrezioni pubblicate da alcune testate giornalistiche (in particolare dal Corriere della Sera), che ipotizzavano presunti contatti segreti o dialoghi sotterranei tra i massimi dirigenti europei e i rappresentanti della Lega Serie A. Nonostante la netta smentita sui colloqui privati, la federazione europea non nasconde affatto la propria preoccupazione, confermando l’esistenza di un monitoraggio costante e meticoloso sull’evoluzione dell’intera vicenda giudiziaria.

Di seguito, la dichiarazione ufficiale e testuale diffusa dai vertici europei:

«Possiamo confermare che il Presidente della UEFA non ha avuto alcun colloquio con rappresentanti o esponenti della Lega Serie A. Al momento stiamo seguendo con la massima attenzione l’evolversi della situazione riguardante la FIGC e non intendiamo rilasciare ulteriori commenti»

Il calcio italiano resta un sorvegliato speciale

La comunicazione, nella sua estrema sintesi, fotografa una fase di delicatissima attesa. La UEFA sceglie saggiamente la via della prudenza diplomatica, evitando ingerenze dirette nell’operato della magistratura italiana e della giustizia sportiva. Tuttavia, il messaggio inviato è cristallino: il sistema calcistico italiano resta un sorvegliato speciale. Un eventuale aggravarsi del quadro accusatorio potrebbe spingere l’Europa a valutare misure future per salvaguardare l’immagine dello sport. Per ora, l’imperativo categorico è attendere che le indagini compiano il loro corso legale, con la chiara consapevolezza che la credibilità del sistema Serie A e dell’intero movimento nazionale si trova davanti a un vero e proprio crocevia.

Inchiesta arbitri, parla Capello: «Rocchi è solo indagato, piano con i giudizi. Aspettiamo a trarre conclusioni affrettate. I paragoni con Calciopoli…»

Inchiesta arbitri, Capello: «Rocchi è solo indagato, piano con i giudizi. I paragoni con Calciopoli…». Le sue dichiarazioni

L’inchiesta che ha travolto il settore arbitrale, con Gianluca Rocchi indagato per concorso in frode sportiva, continua a scuotere il calcio italiano. A commentare gli sviluppi è intervenuto sulle pagine del Corriere della Sera Fabio Capello, ex allenatore e oggi opinionista, uno che di scandali e tempeste sportive ne ha attraversati molti nel corso della sua lunga carriera.

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ROCCHI «Vorrei essere prudente perché l’ex designatore è solo indagato. Aspettiamo a trarre conclusioni affrettate, la mia speranza è che dell’accusa di concorso in frode sportiva non ci sia nulla di vero. Pensare a un nuovo illecito, dopo Calciopoli nel 2006, sarebbe grave»

«Già a livello sportivo-agonistico abbiamo commesso errori così gravi che non ci siamo qualificati al Mondiale per la terza edizione consecutiva. Immaginare condotte poco limpide della categoria degli arbitri sarebbe bruttissimo. Ma io sono contrario a emettere sentenze anticipate. Non siamo arrivati neanche al rinvio a giudizio su un singolo e sembra che debba crollare il sistema calcio. Circoscriviamo le responsabilità»

COMMISSARIAMENTO «In questo momento il mondo agonistico ha bisogno di certezze, e anche a breve termine. Occorre iniziare presto il percorso di riforme. Sono dubbioso che un commissario sia la panacea di tutti i mali: si perderebbe un sacco di tempo e le decisioni cruciali verrebbero rinviate. Io procederei con le elezioni federali, come da programma, e parallelamente lavorerei a un piano di rilancio del calcio. E vorrei fare un’osservazione… Se la memoria non mi inganna di recente sono stati due i commissariamenti, con Guido Rossi post Calciopoli e più di recente nel 2018 con Roberto Fabbricini. Non ricordo provvedimenti epocali, insomma i risultati li abbiamo visti…»

MALAGO’ – «Lo ha detto lei… per quanto mi riguarda io ho pubblicamente dichiarato che Malagò ha l’esperienza, dopo aver guidato il Coni per molti anni, per succedere a Gabriele Gravina e ricoprire il ruolo di presidente della Figc nel migliore dei modi. E vorrei aggiungere un’altra considerazione. Si parla tanto del commissario ma chi verrebbe scelto poi per assumere quell’incarico? Qui occorrono competenza e celerità per riportare il calcio ad alti livelli»

RIFORMA ARBITRI – «Non vedo come non lo possa essere. Io mi chiedo come sia possibile che nella folla di persone che abita le stanze di Lissone, fra Var e assistenti, arbitri che guardano e vivisezionano le immagini non ci possa essere spazio per un ex calciatore. Serve una figura che tecnicamente possa analizzare il frame e dire se è simulazione oppure fallo… Occorre un ex giocatore che possa con la sua esperienza leggere le situazioni più ambigue. Dovrà essere inserito nella squadra arbitrale. Il professionismo per gli arbitri? È un’urgenza non più procrastinabile. Impensabile che un comparto come il calcio che muove interessi economici incredibili e incide sul Pil nazionale per 12,4 miliardi abbia una componente al suo interno, decisiva per gli equilibri di tutto il sistema, formata da, se non dilettanti, diciamo semiprofessionisti. Bisogna seguire le orme della Premier che, sotto questo profilo, si è già mossa»

GIUDIZIO ARBITRI – «Ho letto con dispiacere ogni notizia relativa a questa nuova crisi che ha investito il calcio. Resto con tanti dubbi ma, come dicevo prima, piano a dare giudizi tranchant. È solo un avviso di garanzia»

Calciomercato Inter, la Roma fissa il prezzo per Koné: servono 45 milioni. Ecco la strategia nerazzurra

Calciomercato Inter, 45 milioni per Manu Koné. La Roma fa muro, i nerazzurri preparano la mossa a sorpresa! Le ultime

L’Inter di Cristian Chivu prepara le mosse per il mercato 2026/27 con l’obiettivo di aggiungere fisicità e dinamismo al centrocampo. Il nome in cima alla lista resta quello di Manu Koné, come riportato da Il Messaggero. Il francese, già vicino ai nerazzurri la scorsa estate, continua a essere monitorato dal ds Piero Ausilio, convinto che il classe 2001 sia il profilo ideale per completare la mediana. «L’Inter continua a seguirlo con attenzione e non è da escludere un nuovo affondo in estate», conferma il quotidiano.

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La trattativa, però, si annuncia tutt’altro che semplice. La Roma valuta Koné 45 milioni, cifra che garantirebbe una plusvalenza di circa 35 milioni, fondamentale per i conti giallorossi. Un’operazione che i Friedkin vorrebbero chiudere entro il 30 giugno, rendendo le prossime settimane cruciali per capire se esistono i margini per un accordo. Tempistiche strette e costi elevati rappresentano i principali ostacoli per l’Inter, che dovrà muoversi con decisione per evitare di essere tagliata fuori.

A complicare ulteriormente il quadro c’è la vetrina internazionale: Koné è ormai stabilmente nel giro della Francia di Deschamps e «ha anche estimatori all’estero e il Mondiale con la Francia potrebbe far aumentare ancor di più il suo valore». Per questo i nerazzurri valutano anche alternative interne, tra cui il nome ricorrente di Davide Frattesi. «Negli ultimi giorni i giallorossi avevano chiesto ulteriori informazioni (oltre al Napoli) ma visto il caos a Trigoria è ancora troppo presto per parlare di trattative in entrata». Gli intrecci tra Milano e Roma, però, promettono di animare una delle estati di mercato più calde degli ultimi anni.

Caso arbitri: Rocchi e Gervasoni potrebbero non presentarsi in Procura il 30 aprile. Tutti gli aggiornamenti

Caso arbitri, Rocchi e Gervasoni mossa a sorpresa: possibile assenza in Procura il 30 aprile. Tutti gli aggiornamenti

L’inchiesta della Procura di Milano che ha travolto il mondo arbitrale continua a generare tensione, e secondo quanto riportato dal Corriere dello Sport Gianluca Rocchi e Andrea Gervasoni potrebbero non presentarsi all’invito a comparire fissato per giovedì 30 aprile. Il designatore e il supervisore VAR, entrambi indagati, stanno valutando la loro posizione di fronte a una convocazione definita “al buio”, priva di indicazioni chiare sull’ipotesi di reato contestata, ovvero la frode sportiva, e senza l’indicazione di eventuali altri soggetti coinvolti.

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I rispettivi avvocati, Antonio D’Avirro e Michele Ducci, stanno analizzando la strategia difensiva più opportuna. D’Avirro ha sottolineato: “C’è il riferimento al 110 del Codice Penale, ma l’unico soggetto è Rocchi”, mentre Ducci ha ribadito: “E’ un invito a comparire al buio e quindi dobbiamo ancora valutare la strategia difensiva”. A complicare ulteriormente il quadro ci sono le anomalie procedurali evidenziate dai legali: i termini dell’indagine sarebbero scaduti il 26 aprile, motivo per cui il pm Ascione ha richiesto una proroga al gip, necessaria per evitare l’inutilizzabilità degli atti compiuti oltre la scadenza.

Il Corriere dello Sport sottolinea inoltre come la situazione sia resa ancora più intricata da possibili incroci con un’indagine parallela della Guardia di Finanza sui rimborsi arbitrali, che avrebbe coinvolto anche l’autista abitualmente impiegato nei trasferimenti Milano‑Lissone. In questo contesto, la scelta di Rocchi e Gervasoni di non presentarsi in Procura giovedì resta un’ipotesi concreta, mentre il fronte legale continua a muoversi in un quadro definito dagli stessi difensori come “un’inchiesta anomala, complessa”.

Alisson Juventus, passi avanti concreti dei bianconeri: il portiere brasiliano è sempre più vicino

Alisson Juventus, accordo sempre più vicino: la trattativa con i bianconeri adessp entra nella fase decisiva. Le ultime

La Juventus prosegue con decisione il proprio piano di rafforzamento in vista della prossima stagione, concentrandosi su un ruolo considerato prioritario: il nuovo portiere titolare. Come riportato da Tuttosport, la dirigenza bianconera ha intensificato i contatti e sta accelerando in modo significativo per assicurarsi un profilo di livello internazionale.

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In cima alla lista resta Alisson, il cui nome circola con sempre maggiore insistenza negli ambienti di mercato. Le indiscrezioni parlano di un interesse concreto e di una trattativa che sta assumendo contorni sempre più definiti, segno di una strategia chiara da parte del club per blindare la porta con un elemento di assoluta affidabilità.

Le voci sul possibile arrivo del brasiliano si fanno dunque sempre più robuste, delineando un piano preciso della Juventus: individuare un numero uno esperto, carismatico e già abituato ai grandi palcoscenici. Un investimento che rappresenterebbe uno dei passaggi chiave del progetto tecnico in costruzione.

Como, risveglio ‘aereo’ nel momento chiave: tre gol di testa in due gare per sognare la Champions

Como, la chiave per la Champions League arriva dall’alto: testa decisiva nello sprint finale in campionato

C’è una risorsa fondamentale che il Como ha improvvisamente riscoperto in questo infuocato sprint finale verso uno storico piazzamento in Champions League. Nelle ultime due giornate, la squadra ha ritrovato una via per il gol che sembrava ormai del tutto smarrita: il colpo di testa. Un’arma letale, tornata a brillare proprio nel momento più delicato della stagione.

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Un avvio promettente e il lungo letargo
I lariani avevano iniziato il campionato dimostrando un’ottima confidenza con il gioco aereo. Tra la 9ª e la 13ª giornata, la squadra aveva punito le difese avversarie per ben quattro volte sfruttando le palle alte, approfittando soprattutto dei cross dalla trequarti. Contro il Verona (3-1) avevano lasciato il segno Douvikas (imbeccato da Valle) e Posch (in anticipo netto su assist di Caqueret). Pochi turni dopo, Ramon aveva partecipato alla goleada contro il Torino (1-5) sfruttando un pallone liftato di Perrone, mentre Moreno aveva punito il Sassuolo (2-0) inserendosi puntualmente su un pallonetto centrale di Nico Paz.
Poi, un blackout inspiegabile. Per ben diciannove partite, dalla 14ª alla 32ª giornata, il Como ha vissuto un lungo addormentamento aereo, chiudendo del tutto i rubinetti di questa specifica soluzione offensiva.


Il risveglio nel momento decisivo
La scintilla si è riaccesa all’improvviso, suonando la carica per la volata europea. Alla 33ª giornata, contro il Sassuolo, è stato l’uomo di maggior classe a rompere il digiuno: Nico Paz. L’argentino si è esibito in un avvitamento pazzesco su cross di Smolcic, inventandosi un pallonetto di testa da lunghissima distanza. Una prodezza assoluta che lancia un messaggio chiaro: se il trequartista inizia a fare anche questi gol, la squadra cambia dimensione.
La conferma definitiva della ritrovata supremazia aerea è arrivata nell’ultimo turno, con il pesantissimo 0-2 inflitto al Genoa. Entrambe le reti sono nate dal cielo: prima Douvikas ha incrociato di testa un pallone delizioso di Da Cunha, poi Diao ha chiuso i conti sul secondo palo, mostrandosi reattivo e intelligentissimo nel leggere la situazione su una sponda volante di Caqueret (innescato da un’azione di forza di Baturina).


La mossa vincente per la Champions
Sette gol di testa stagionali, di cui ben tre arrivati nelle ultime due uscite. In una fase del campionato in cui le gambe diventano pesanti, il cinismo è tutto e le squadre avversarie tendono a chiudersi a riccio, il gioco aereo smette di essere un’opzione e diventa una necessità. Il Como si è svegliato al momento giusto: tornare a dominare l’area di rigore in elevazione potrebbe rivelarsi la spinta definitiva per afferrare la Champions League.

Roma, Gasperini può sorridere! Si ricompone il tridente dei sogni: Dybala Soulé Malen per lo sprint europeo

Roma, torna l’attacco pesante in casa giallorossa: Dybala e Soulé ritrovati, Malen trascina lo sprint finale in Serie A

A quattro giornate dal termine del campionato, la Roma si prepara per il decisivo sprint europeo con una ritrovata certezza offensiva. La rincorsa su Juventus e Como sarà complessa, ma Gian Piero Gasperini può finalmente calare l’asso: la potenziale ricomposizione del tridente formato da Paulo Dybala, Matías Soulé (recuperato dalla pubalgia) e lo straripante Donyell Malen. Una formula vista finora solo per 92 minuti tra Torino e Milan, capace però di creare innumerevoli occasioni da gol.

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L’apporto di Dybala
Sul Corriere dello Sport di oggi si legge come l’attesa adesso sia tutta per l’intesa tra la Joya e l’attaccante olandese.
Il loro primo incontro sul prato, lo scorso 18 gennaio contro il Torino, fu una folgorazione: dopo soli 26 minuti Malen trovò il primo gol giallorosso proprio su assist dell’argentino. Quell’idillio, durato appena 76 minuti complessivi, fu brutalmente interrotto dall’infortunio al ginocchio di Dybala. Sabato contro il Bologna, tre mesi dopo l’intervento, Paulo è rientrato in campo dando il cambio proprio a Malen. Ora, con Pellegrini ai box, la Roma ha quattro partite per sfruttare questa alchimia e blindare l’Europa, puntando su una ritrovata solidità difensiva (solo un gol subito nelle ultime tre uscite e uno Svilar in ripresa) e sull’efficacia dell’olandese in area.


Malen: la fine della maledizione del centravanti
L’arrivo di Donyell Malen a gennaio è stata un’autentica liberazione per l’ambiente romanista. In quattordici partite, il numero 14 ha siglato undici reti (una ogni 103 minuti), confermandosi il miglior centravanti del campionato per rendimento. I 16 gol di Lautaro Martinez (attualmente infortunato) distano solo cinque lunghezze, e l’olandese ha nel mirino il record di Mario Balotelli: l’unico giocatore ad aver segnato di più (12 reti) arrivando a gennaio, ai tempi del Milan (2012/13).


Ma soprattutto, Malen pone fine a un salasso economico e tecnico durato cinque anni. Dall’inizio dell’era Friedkin, il club ha bruciato circa 181 milioni di euro tra cartellini e stipendi inseguendo il bomber perfetto. Una lista infinita di delusioni o meteore: i prestiti di Mayoral, Azmoun e Ferguson; i costosi ingaggi di Abraham (41 milioni + 18 lordi) e Shomurodov (20 milioni + 8 lordi); l’ombra di Belotti a parametro zero; la parentesi illusoria di Lukaku e l’investimento poco continuo di Dovbyk (41 milioni + 13 lordi).


Costato solo 2 milioni per il prestito, con un riscatto già programmato a 25 e un ingaggio da 6 lordi, Malen ha azzerato gli errori del passato.
L’olandese non è solo un cecchino formidabile, ma un leader offensivo capace di cambiare il volto della stagione e attrarre gli sguardi internazionali in vista del Mondiale 2026. La Roma, finalmente, ha trovato il suo vero bomber.

Grealish nei guai: addormentato ubriaco in un rooftop di Manchester, esplode la polemica in Inghilterra

Grealish, nuovo clamoroso episodio fuori dal campo: addormentato al bar in stato di alterazione. Cosa è successo

Lontano dai campi per infortunio e ormai costretto a saltare i Mondiali del 2026, Jack Grealish torna a far parlare di sé per le sue vicende extracalcistiche. Secondo quanto riportato dal tabloid The Sun, sabato pomeriggio il trequartista inglese è stato avvistato in condizioni di forte alterazione alcolica in un rooftop bar di Manchester.

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Arrivato nel locale intorno alle 16:30 in compagnia di alcuni amici per un “pomeriggio di festa”, il trentenne si è letteralmente addormentato al tavolo meno di un’ora dopo il suo arrivo.


Il racconto dei testimoni
La scena non è passata inosservata e ha fatto rapidamente il giro dei social (ripresa anche da account come BeFootball). Un testimone oculare ha descritto così la situazione al Sun: “L’alcol deve avergli presentato il conto”. Nonostante i ripetuti tentativi da parte degli amici di svegliarlo, il giocatore è rimasto profondamente addormentato.


Le ripercussioni su Everton e Manchester City
Questo nuovo episodio si aggiunge a una lunga lista di eccessi fuori dal campo per Grealish. Attualmente in prestito all’Everton dal Manchester City, il giocatore sta affrontando il recupero da un recente intervento chirurgico al piede che ha chiuso in anticipo la sua stagione sportiva.
Sebbene il fantasista assicuri di lavorare duramente per tornare al top della forma fisica, la sua immagine pubblica continua ad alimentare feroci polemiche in Inghilterra riguardo alla sua professionalità e al suo stile di vita.

Una condotta che difficilmente verrà tollerata a cuor leggero dai Toffees e, soprattutto, dalla dirigenza del Manchester City, dove Pep Guardiola è da sempre noto per la sua assoluta inflessibilità sulla disciplina e la condizione fisica dei propri atleti.

Luiso si racconta: «Rovesciata al Milan? La gente ancora mi ferma per strada! Ricordo il gol al Chelsea, mi piacerebbe tornare nel mondo del calcio»

L’ex attaccante di Torino, Piacenza, Samp e molte altre, Pasquale Luiso, si racconta così riavvolgendo il nastro dei ricordi

Oggi Pasquale Luiso è un allenatore in cerca di occupazione. Negli anni ‘90 era un attaccante generoso, che ha giocato in diverse squadre, tra le quali Lecce, Torino, Piacenza, Sampdoria e Pescara. Su La Gazzetta dello Sport ha aperto l’album dei suoi ricordi: queste le sue dichiarazioni alla rosea.

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LA ROVESCIATA AL MILAN – «Ancora mi fermano per strada e mi parlano di quel gol. È un modo per tenere viva la memoria. Quello della rovesciata contro i rossoneri resterà per sempre uno dei giorni che porto nel cuore, come quando zittii Stamford Bridge…»

IL SOPRANNOME: IL TORO DI SORA – «Credo me l’abbiano dato per due motivi. Sia perché passavo dal Sora al Torino e sia perché somigliavo a un toro quando giocavo. Lottavo tanto, non mollavo mai. Per me la partita era una battaglia contro portieri e difensori. Quante ce ne siamo date con alcuni centrali…».

IL PIÙ CATTIVO – «Mah, era un altro calcio. In campo ci si menava. Ricordo gli scontri con Montero, ci picchiavamo per novanta minuti. Poi fuori dal campo eravamo amici. Stessa cosa con Andrea Sottil. Ma anche Ferrara, Nesta, erano difensori fortissimi con cui ogni sfida era una guerra».

DISSE: «LANCIATEMI UNA LAVATRICE E ROVESCIO PURE QUELLA» – «E lo pensavo davvero. Dopo il gol al Milan non si parlava d’altro: fu una prodezza e costò la panchina a Tabarez. Un gesto istintivo, folle. Ricordo la reazione di Baresi e Costacurta. Si guardarono e dissero “ma come ha fatto?”. Erano attoniti, come un po’ tutti in realtà».

QUANDO VIDE LA PALLA ENTRARE – «Non capii più niente. Bortolo Mutti mi venne incontro urlando “sei un pazzo”. È stato un gol che ha lasciato un segno. Ripenso anche al titolo della Gazzetta: “Luiso ribalta la Nazionale”. Mi ha regalato popolarità per oltre dieci anni. Anche se, in realtà, io i gol li ho sempre fatti. A volte ci scherzo su: mi parlate di quello al Milan, ma gli altri 200? Che poi in realtà quella rete fu un po’ una maledizione per me… Dopo aver segnato al Milan non la buttai dentro per oltre tre mesi. Sbagliai anche un rigore, parato da Pagliuca. Sembravo maledetto. E mi sbattevo come sempre, mica mi ero montato la testa. Eppure, non c’era verso, la palla non voleva saperne di entrare».

14 GOL IN A NEL 1996 – «Mi volevano sia il Milan che la Roma. L’anno dopo pure la Lazio. Ma io ho detto sempre no: volevo giocare, non fare la quarta punta. Preferivo essere un bomber di provincia che uno dei tanti in una big. Poi, certo, magari si fanno male due attaccanti e giochi tu, ma avevo paura di marcire in panchina».

IL VICENZA – «E non potevo prendere decisione migliore. Guidolin è stato un maestro, anche se non parlavamo molto. Anzi praticamente zero. Diceva che non voleva abbracciarci o farci i complimenti, per lui il calcio era un mondo finto. Si limitava al campo e allo spogliatoio, per il resto si isolava. E credo che l’abbia un po’ pagata. In più era scaramantico come pochi: si metteva i cerotti sulle dita delle mani per quanto se le mangiava…».

IL GOL A STAMFORD BRIDGE AL CHELSEA – «Quanti ricordi! Vincemmo all’andata al Menti, al ritorno segnai io e ammutolii i tifosi avversari. Gli feci anche il gesto di stare zitti, visto che fischiavano. E me ne annullarono pure uno regolare. Chissà come sarebbe andata, sennò. Contro di noi giocava Gianluca Vialli, che era il mio idolo assoluto. Io da piccolo giocavo con i calzettoni abbassati in suo onore. Mi diede la sua maglia, la conservo ancora oggi come una reliquia».

UN GIOCATORE “IGNORANTE” – «Mah, guardi io ero un calciatore “ignorante”. Non sapevo fare due palleggi di fila, sono arrivato con la fame e la voglia di spaccare il mondo. In campo ero insopportabile – sia per i compagni che per gli avversari – ed ero brutto da vedere. Già solo che Maldini pensasse a me, era motivo d’orgoglio. E poi, ai miei tempi, ci sarebbe dovuta essere un’epidemia. Davanti eravamo pieni di fenomeni».

OGGI – «Non lo dico per spocchia, ma penso che oggi farei gol a raffica e probabilmente sarei titolare in Nazionale. Quando giocavo io era tutto diverso. Era un altro calcio».

L’ESULTANZA CULT A PIACENZA – «La macarena! Che matti eravamo. Nacque tutto da una provocazione di Piovani: “Se segni oggi, esulti così”. Ne feci due. Con me la ballava anche Di Francesco».

UNA CARRIERA FATTA SGOMITANDO – «Eccome se ho sgomitato, un po’ come in area di rigore. Scherzi a parte, ho lavorato tanto prima di fare il professionista. Ho fatto il benzinaio, il cameriere e il carrozziere, poi la sera andavo al campo ad allenarmi».

OGGI COSA FA – «Mi godo la famiglia. Mi piacerebbe tornare nel calcio, ma non so. Nessuno mi ha mai chiamato. Sarà che sono poco social e non mi sono mai venduto. Ho un autonoleggio con mio fratello, ogni tanto vado anche io a dare una mano».

Caos arbitri, veleni e tensioni per dismissioni non trasparenti: la spaccatura dell’AIA! Cosa c’è dietro al caso Rocchi

Caos arbitri, veleni e tensioni per dismissioni non trasparenti: la spaccatura dell’AIA! Cosa c’è dietro al caso Rocchi? Il retroscena

Il caso Rocca-Rocchi non sarebbe un episodio isolato, ma l’ultimo capitolo di una storia più ampia fatta di contrasti, esposti e accuse interne al mondo arbitrale. È questa la chiave proposta da La Gazzetta dello Sport, che ricostruisce una lunga sequenza di scontri tra arbitri, ex arbitri e dirigenti dell’AIA, descrivendo un sistema attraversato da tensioni profonde e ricorrenti. Secondo la rosea, il filo conduttore sarebbe sempre lo stesso: arbitri o assistenti estromessi, declassati o penalizzati che contestano la trasparenza dei meccanismi di valutazione e selezione.

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Nel racconto della Gazzetta riemergono diversi precedenti. Uno dei casi più noti è quello di Claudio Gavillucci, dismesso al termine della stagione 2017-2018 e poi protagonista di una lunga battaglia contro l’associazione arbitrale. La rosea ricorda anche l’esposto del 2021 presentato da Daniele Minelli e Niccolò Baroni, con accuse relative a presunte manipolazioni nelle classifiche di rendimento degli arbitri di Serie B. Sempre nello stesso filone, il quotidiano richiama anche le frizioni tra Marcello Nicchi e Roberto Boggi, oltre ai contrasti successivi tra Nicchi e Alfredo Trentalange, culminati negli anni del caso Rosario D’Onofrio, vicenda che ha segnato profondamente la credibilità del sistema arbitrale italiano.

La tesi di fondo della Gazzetta è che dentro l’AIA esisterebbero da tempo contrapposizioni forti tra chi sta vicino ai vertici tecnici e chi, invece, si sente penalizzato o messo ai margini. In questo clima, lettere, denunce e uscite pubbliche diventerebbero l’effetto visibile di una frattura mai davvero ricomposta. Il caso attuale, con l’inchiesta della Procura di Milano e la nuova bufera sui vertici arbitrali, si innesterebbe quindi su un terreno già minato da anni di sospetti e rivalità. È questa, in sostanza, la lettura del quotidiano: per capire il presente non basterebbe guardare solo alle ultime contestazioni, ma bisognerebbe leggere tutto dentro una crisi interna che il mondo arbitrale si trascina da molto tempo.

Lewandowski Juve, le priorità dell’attacco per il prossimo anno: l’agente del polacco vola in Italia

Lewandowski Juve, le priorità dell’attacco per il prossimo anno: l’agente del polacco vola in Italia per trattare! La situazione

La Juventus guarda già alla prossima stagione e, secondo Tuttosport, il reparto offensivo resta il primo nodo da sciogliere. Il tema centrale riguarda il futuro di Dusan Vlahovic, il cui rinnovo viene descritto come sempre più complicato, in un quadro che impone al club di tenere insieme competitività tecnica e sostenibilità economica. Lo stesso Tuttosport ha scritto nelle scorse settimane che, in caso di mancata fumata bianca con il serbo, alla Continassa potrebbero servire addirittura due innesti offensivi.

Tra i profili monitorati, il nome che continua a far rumore è quello di Robert Lewandowski. Il polacco rappresenterebbe una soluzione di altissimo profilo e, sempre secondo il quotidiano torinese, il suo entourage starebbe valutando diversi scenari, anche se il centravanti non avrebbe ancora escluso del tutto una permanenza al Barcellona. Sullo sfondo, il testo che mi hai fornito richiama anche il Milan, ma la situazione rossonera sull’attaccante andrebbe letta in parallelo con altri obiettivi offensivi, come confermato da ricostruzioni recenti su piste differenti rispetto a quella juventina.

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La dirigenza bianconera starebbe poi valutando anche altri profili. Nel tuo testo compaiono Jonathan David, Lois Openda e Randal Kolo Muani, tre nomi che si inseriscono in scenari differenti. Su Jonathan David, però, va segnalato che fonti sportive aggiornate lo indicano già come giocatore della Juventus nella stagione in corso, quindi non come semplice obiettivo futuro. Su Kolo Muani, invece, Tuttosport ha effettivamente parlato di un’idea ancora viva in caso di cambiamenti nel reparto, mentre su Openda il quotidiano lo ha incluso tra i nomi valutati all’interno del ragionamento complessivo sull’attacco.

Il senso della strategia, in ogni caso, appare chiaro: la Juve vuole farsi trovare pronta a ogni scenario, soprattutto se il futuro di Vlahovic dovesse davvero portare a una separazione. In questo momento, più che un’unica pista dominante, emerge una lista di opzioni da tenere aperte, con la qualificazione in Champions League destinata a incidere in modo diretto sulla portata delle prossime mosse.

Marsiglia Nizza, Højbjerg esplode dopo il pari: «Dovevamo vincere, punto»

Marsiglia Nizza, Højbjerg esplode dopo il pari: «Dovevamo vincere, punto». Lo sfogo del centrocampista danese nel postpartita

Serata amarissima per l’Olympique Marsiglia, che non è andato oltre l’1-1 contro il Nizza e ha visto crescere tensione e frustrazione all’interno dell’ambiente. La rete del pareggio ospite, arrivata su rigore nei minuti di recupero, ha lasciato scorie pesanti nello spogliatoio marsigliese, già alle prese con un finale di stagione molto complicato. A metterci la faccia, al termine della gara, è stato Pierre-Emile Højbjerg, autore del gol dell’OM e protagonista di un intervento molto netto ai microfoni di Ligue 1+.

Il centrocampista danese ha voluto prima soffermarsi sul sostegno del Vélodrome, sottolineando l’impatto del pubblico anche in un momento difficile per la squadra. Højbjerg ha infatti riconosciuto apertamente la vicinanza dei tifosi, dichiarando: «Sinceramente, non mi aspettavo che i tifosi ci sostenessero fino a questo punto. Sapevamo di attraversare un momento difficile, ma loro erano tutti lì, a spingerci». Un passaggio importante, che fotografa il legame ancora forte tra la piazza e la squadra nonostante i risultati inferiori alle aspettative.

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Subito dopo, però, il tono del suo discorso è cambiato radicalmente. Højbjerg ha espresso tutta la sua rabbia per il pareggio e ha chiamato in causa direttamente il gruppo con parole molto dure: «Oggi non siamo riusciti a vincere e per me questo è inaccettabile… Dovevamo vincere questa partita, punto». E ancora: «Dobbiamo smetterla di parlare durante la settimana e iniziare a fare i fatti». Il danese ha poi rincarato ulteriormente la dose, aggiungendo: «Devo stare attento alle parole che uso, ma la verità è che dovevamo vincere. Dobbiamo darci un taglio, quello che stiamo facendo non va affatto bene».

Parole forti, che confermano il momento di alta tensione vissuto dall’Olympique Marsiglia. A tre giornate dalla fine, l’OM è sesto e in questo momento vedrebbe la Conference League, un traguardo considerato troppo modesto rispetto alle ambizioni iniziali. La distanza dal quarto posto resta significativa e il pareggio col Nizza rischia di pesare moltissimo. Lo sfogo di Højbjerg suona così come un richiamo duro, diretto, e soprattutto pubblico.

Moviola Torino Inter, i giornali concordi: giusto il rigore per il mani di Carlos Augusto! Voti super per Mariani

Moviola Torino Inter, i giornali concordi: giusto il rigore per il mani di Carlos Augusto! Voti super per Mariani: il giudizio dei quotidiani

La direzione arbitrale di Maurizio Mariani in Torino-Inter convince nel complesso i principali quotidiani sportivi italiani, che promuovono l’operato del direttore di gara con valutazioni tutte sufficienti e, in alcuni casi, anche superiori. La partita, secondo le analisi pubblicate da La Gazzetta dello Sport, Corriere dello Sport e Tuttosport, è stata gestita con buona personalità, soprattutto negli episodi più delicati maturati nelle due aree di rigore.

Per La Gazzetta dello Sport, Mariani merita un 7. Il quotidiano evidenzia in particolare la correttezza della decisione presa al 12’, quando il colpo di testa di Carlos Augusto finisce prima sulla coscia e poi sul braccio di Coco: in quel caso non ci sono gli estremi per il rigore, trattandosi di una giocata autonoma del difensore. Anche sull’episodio del 3’ della ripresa, con il contatto tra Ebosse e Darmian, la lettura viene considerata giusta, perché è il giocatore nerazzurro a creare il contatto dopo l’intervento sul pallone dell’avversario. La rosea sottolinea poi la bontà della revisione che porta al rigore per il Torino, assegnato per il tocco di braccio di Carlos Augusto, giudicato largo e sufficientemente alto da rendere punibile l’intervento.

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Anche il Corriere dello Sport valuta Mariani da 6,5, soffermandosi soprattutto proprio sull’episodio del penalty granata. Il quotidiano mette in evidenza il lungo controllo al monitor, utile per valutare bene un tocco arrivato da distanza ravvicinata. Alla fine, però, secondo il Corriere, la posizione del braccio di Carlos Augusto era innaturale e l’assegnazione del rigore risulta corretta. Lo stesso giornale considera giusto anche non intervenire sul tocco di Coco nel primo tempo e promuove la gestione disciplinare del finale, compreso il giallo a Ebosse per il fallo su Mkhitaryan, considerato corretto perché mancavano i parametri per la chiara occasione da gol. Corretta, inoltre, anche la decisione di annullare nel finale il gol dell’Inter per il fuorigioco di Thuram.

Più sintetico ma in linea anche Tuttosport, che assegna a Mariani un 6,5. Il quotidiano sottolinea come la gara si sia accesa soprattutto nella seconda parte e riconosce all’arbitro la giusta valutazione sull’episodio del rigore, nato da una posizione scomposta del braccio di Carlos Augusto. Nel complesso, dunque, la moviola di Torino-Inter restituisce un giudizio positivo sull’arbitraggio: pochi errori, letture convincenti e una gestione complessivamente solida dei momenti chiave del match.

FIGC, Buonfiglio ora si muove per il commissariamento, ma con prudenza! Contattati alcuni giuristi

FIGC, Buonfiglio ora si muove per il commissariamento, ma con prudenza! Contattati alcuni giuristi, intanto il Governo mette pressione

L’ipotesi di un commissariamento della FIGC torna con forza al centro del dibattito sul futuro del calcio italiano. Dopo il caso che ha coinvolto i vertici arbitrali e dopo le autosospensioni di Gianluca Rocchi e Andrea Gervasoni, la pressione politica su un possibile intervento straordinario è cresciuta in modo evidente. In questo quadro si inseriscono sia le prese di posizione del ministro per lo Sport Andrea Abodi, sia quelle di esponenti della maggioranza, che leggono il momento del calcio italiano come una crisi di sistema e non come una semplice emergenza contingente. Secondo le ricostruzioni giornalistiche, il tema sarebbe ormai entrato stabilmente anche nelle valutazioni del CONI, chiamato a capire fin dove sia possibile spingersi senza forzare il quadro normativo.

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Il punto decisivo, però, resta giuridico. Lo Statuto CONI prevede il commissariamento di una federazione in presenza di condizioni precise: gravi irregolarità nella gestione, gravi violazioni dell’ordinamento sportivo da parte degli organi direttivi, impossibilità di funzionamento degli organi oppure il mancato regolare avvio e svolgimento delle competizioni nazionali. È proprio su questo terreno che si misura oggi la prudenza del presidente del CONI Luciano Buonfiglio, che secondo le ricostruzioni emerse starebbe approfondendo il perimetro reale di un eventuale intervento, anche per evitare il rischio di impugnazioni o contestazioni sul piano amministrativo.

A rendere il quadro ancora più delicato c’è poi il profilo internazionale. FIFA e UEFA difendono da sempre l’autonomia delle federazioni calcistiche e i loro statuti prevedono sanzioni severe in caso di interferenze politiche, fino alla sospensione delle federazioni affiliate. Per questo motivo, ogni eventuale scelta sul fronte FIGC viene valutata con estrema attenzione anche sotto il profilo dei rapporti con il calcio europeo e mondiale. Il commissariamento, dunque, resta un’ipotesi concreta sul piano teorico, ma allo stato attuale appare ancora materia da maneggiare con estrema cautela.

Pagelle Fiorentina Sassuolo, i top e i flop dei giornali: promossi Fagioli e Turati, stecca Solomon

Pagelle Fiorentina Sassuolo, i top e i flop dei giornali: promossi Fagioli e Turati, stecca Solomon. Il giudizio dei quotidiani

La sfida tra Fiorentina e Sassuolo ha lasciato in eredità giudizi piuttosto netti sui protagonisti in campo, ma anche alcune differenze significative tra Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport. Tra i migliori della gara spicca Nicolò Fagioli, premiato con un 6,5 da tutti e tre i quotidiani. Il centrocampista viola viene riconosciuto come il vero cervello della squadra, capace di dare qualità alla manovra e di accendere le giocate più pericolose. Ottima anche la prova di Luca Ranieri, considerato il leader della difesa gigliata, efficace nelle chiusure e generoso anche quando si è spinto in avanti nel finale.

Sul fronte Sassuolo, il nome che emerge con maggiore forza è quello di Turati. Il portiere neroverde risulta tra i protagonisti assoluti del match grazie a una serie di interventi decisivi che hanno garantito sicurezza a tutta la squadra. Positive anche le prestazioni di Volpato e Laurienté, entrambi valutati bene per la loro capacità di creare problemi costanti alla retroguardia della Fiorentina. I due esterni offensivi si sono rivelati infatti i giocatori più vivaci e imprevedibili del reparto avanzato neroverde.

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Tra i flop, la bocciatura più netta riguarda Solomon, insufficiente per tutti i quotidiani. La sua prova viene giudicata negativa per la confusione nelle scelte, per i dribbling spesso inconcludenti e soprattutto per una clamorosa occasione fallita nel primo tempo. Non convincono del tutto nemmeno Mandragora e Balbo nella Fiorentina, mentre nel Sassuolo vengono giudicati sottotono Matic, Fadera e Lipani, poco incisivi nello sviluppo della partita e incapaci di alzare il livello del centrocampo.

Interessanti anche le differenze di voto. Luca Ranieri passa dal 6 di Tuttosport al 7 del Corriere dello Sport, che ne esalta l’autorevolezza difensiva e la spinta finale. Su Cher Ndour il divario è ancora più evidente: 5,5 per la Gazzetta, 6,5 per il Corriere, con letture opposte sul suo peso tattico. Infine Manu Koné, valutato 5,5 dalla Gazzetta e 6,5 da Tuttosport, a conferma di una prova letta in maniera molto diversa dai principali quotidiani sportivi italiani.

Commissariamento FIGC, Ceferin minaccia! Niente Euro 2032 in Italia e club fuori dalle coppe europee

Commissariamento FIGC, Ceferin minaccia! Niente Euro 2032 in Italia e club fuori dalle coppe europee. La posizione della UEFA

Il possibile commissariamento della FIGC continua a far discutere e, secondo il Corriere della Sera, il tema avrebbe ormai assunto anche una dimensione internazionale. Il quotidiano scrive che le pressioni della politica, unite agli effetti dell’inchiesta della Procura di Milano che ha coinvolto Gianluca Rocchi e Andrea Gervasoni, avrebbero spinto il CONI a valutare con maggiore attenzione la praticabilità di un intervento straordinario. Nello stesso quadro, il Corriere riferisce di contatti tra il presidente della Lega Serie A Ezio Simonelli e il presidente della UEFA Aleksander Ceferin, dai quali sarebbero emersi forti segnali di contrarietà da parte del calcio europeo rispetto a un’eventuale interferenza politica nella governance federale.

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Secondo la ricostruzione del Corriere della Sera, la UEFA avrebbe fatto arrivare un messaggio molto duro: in caso di commissariamento politico della Federcalcio, l’Italia rischierebbe di perdere l’organizzazione di Euro 2032 e, nello scenario più estremo evocato dal quotidiano, persino di vedere le proprie squadre escluse dalle coppe europee.

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In questo contesto si inserisce anche la prudenza del presidente del CONI Luciano Buonfiglio. Il quadro statutario, infatti, non consente scorciatoie: un eventuale commissariamento dovrebbe poggiare su presupposti giuridici solidi e passare anche attraverso un voto della Giunta CONI. È uno scenario che il CONI continua a trattare con grande cautela, anche per evitare contenziosi amministrativi o ricorsi. Per questo, al netto del clamore mediatico e delle spinte politiche, la questione resta ancora apertissima. Il punto fermo è uno solo: sul tema dell’autonomia federale, UEFA e FIFA hanno da sempre una linea rigidissima.

Inchiesta arbitri, l’AIA chiarisce: «Rammarico per l’accaduto. Noi inviammo subito l’esposto di Rocca alla Procura Figc»

Inchiesta arbitri, l’AIA chiarisce con una nota ufficiale: «Rammarico per l’accaduto. Noi inviammo subito l’esposto di Rocca alla Procura Figc»

L’Associazione Italiana Arbitri ha diffuso una nota ufficiale per chiarire la propria posizione in merito all’inchiesta in corso.

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NOTA AIA – “L’Associazione Italiana Arbitri esprime il proprio rammarico per quanto appreso dagli organi di stampa in relazione alla vicenda che coinvolge il designatore arbitrale della Can A e B, Gianluca Rocchi, e il componente Andrea Gervasoni. Il Comitato Nazionale, nella seduta odierna, provvederà alle determinazioni conseguenti e ad assicurare la continuità della funzione tecnica della citata Commissione.

Quanto alla specifica vicenda , il Presidente dell’Aia, Antonio Zappi, ricevuto l’esposto presentato dal sig. Domenico Rocca dispose immediatamente l’invio della documentazione pervenuta alla Procura Federale della Figc. Successivamente, l’Associazione ha preso atto dell’avvenuta archiviazione del procedimento in ambito sportivo. Il nuovo regolamento tecnico dell’Aia, in vigore dal 1 luglio 2025, dispone ora che il Responsabile della Can, in occasione di ogni turno di gara dei campionati di Serie A e Serie B e nelle altre competizioni con Var, può designare, secondo le proprie valutazioni, un supervisore tra i componenti della Commissione, incaricato di svolgere un debriefing tecnico post-gara e di redigere una relazione sull’attività svolta, rimessa alla facoltà del Responsabile della Can”.

Zaragoza Roma, niente riscatto e ritorno al Bayern Monaco: i giallorossi hanno deciso!

Zaragoza Roma, niente riscatto e ritorno al Bayern Monaco: i giallorossi hanno deciso! L’esperienza in giallorosso sta per terminare

La storia di Bryan Zaragoza con la Roma sembra destinata a chiudersi al termine della stagione. Secondo quanto riportato da Fabrizio Romano, il club giallorosso ha deciso di non attivare la clausola per l’acquisto a titolo definitivo dell’esterno offensivo spagnolo, che quindi farà ritorno al Bayern Monaco in estate. La formula dell’operazione, definita a febbraio, prevedeva infatti un prestito con opzione di riscatto, e più fonti nelle ultime settimane hanno indicato come molto improbabile la permanenza del giocatore nella capitale.

Per la Roma si tratta di una scelta già orientata da tempo. Già a marzo erano emerse indiscrezioni secondo cui il club avrebbe dovuto versare anche una compensazione economica al Bayern in caso di mancato acquisto definitivo, dettaglio che conferma come il dossier fosse già sul tavolo da settimane. In questo quadro, il ritorno di Zaragoza in Baviera appare come l’esito più naturale di una parentesi che non verrà prolungata oltre la scadenza del prestito.

La decisione chiude dunque l’esperienza dell’ala spagnola in giallorosso e rimanda ogni valutazione sul suo futuro al Bayern Monaco, che dovrà ora decidere se reintegrarlo in rosa oppure trovargli una nuova sistemazione. Per la Roma, invece, questa uscita rappresenta un tassello già definito nella pianificazione della prossima stagione.

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PAROLE – «🚨🇪🇸 L’AS Roma non attiverà la clausola di opzione d’acquisto per Bryan Zaragoza quest’estate. L’ala tornerà all’FC Bayern.».

Indagine arbitri, il fascicolo della Procura di Milano si allarga: altri due fischietti nel mirino!

Indagine arbitri, il fascicolo della Procura di Milano si allarga: altri due fischietti nel mirino! Gli sviluppi dell’inchiesta

L’inchiesta della Procura di Milano sui vertici arbitrali del calcio italiano potrebbe allargarsi ulteriormente. Secondo quanto riferito da Repubblica, oltre a Gianluca Rocchi e Andrea Gervasoni sarebbero finiti sotto indagine anche altri due arbitri, Rodolfo Di Vuolo e Luigi Nasca. Il quotidiano collega in particolare il nome di Nasca all’episodio di Salernitana-Modena dell’8 marzo 2025, gara nella quale il VAR avrebbe invitato il direttore di gara a rivedere la decisione iniziale sul rigore assegnato agli emiliani. Si tratta, è bene sottolinearlo, di ipotesi investigative ancora tutte da verificare nelle sedi competenti.

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Sempre secondo Repubblica, Di Vuolo e Nasca sarebbero stati presenti anche al VAR in occasione di Inter-Verona del 6 gennaio 2024, partita finita poi al centro di una denuncia presentata il giorno successivo dall’avvocato e tifoso dell’Hellas Verona Michele Croce. Il legale, intervistato dallo stesso quotidiano, sostiene che in quell’occasione il VAR avrebbe dovuto richiamare l’arbitro all’on field review per un presunto fallo di Bastoni su Duda nell’azione che portò al gol decisivo dell’Inter. Nella ricostruzione riportata da Repubblica, Croce avrebbe spiegato di aver ritenuto da subito quell’episodio meritevole di approfondimento giudiziario e di essere stato ascoltato dal pm prima dell’estate 2025. Anche questo resta, allo stato, un quadro accusatorio e non una verità accertata.

Il quotidiano parla inoltre di un presunto sistema di segnali e gesti tra l’esterno e l’interno della VAR Room, ironicamente chiamato “Gioca Jouer”, con significati associati a movimenti delle mani o pugni chiusi. Anche su questo punto, però, non esistono al momento accertamenti definitivi pubblici. Quel che è certo è che il caso sta producendo già effetti concreti: Rocchi e Gervasoni si sono autosospesi e l’AIA ha convocato il Comitato Nazionale per nominare un sostituto ad interim. Sullo sfondo, infine, continua a circolare anche il tema di un possibile commissariamento FIGC, con il nome di Marco Mezzaroma, attuale presidente di Sport e Salute, tra quelli evocati nel dibattito politico-mediatico. Il fatto che Mezzaroma ricopra oggi quella carica è documentato da fonti ufficiali.

Inchiesta Rocchi, quante parti ancora in ombra! I punti da chiarire tra designazioni e bussate

Inchiesta Rocchi, quante parti ancora in ombra! I punti da chiarire tra designazioni e bussate alla sala Var. La situazione

L’inchiesta che ha portato agli avvisi di garanzia per Gianluca Rocchi e Andrea Gervasoni continua ad allargarsi, ma secondo La Gazzetta dello Sport il materiale emerso finora lascerebbe ancora aperte diverse domande. Il quotidiano parte da un punto fermo: l’ipotesi di reato formulata dal pm Maurizio Ascione è concorso in frode sportiva e, nel caso di Rocchi, gli episodi contestati sono tre. Da un lato c’è la vicenda della presunta “bussata” nella sala VAR di Lissone durante Udinese-Parma del 1° marzo 2025; dall’altro il filone relativo alle designazioni di Andrea Colombo per Bologna-Inter del 20 aprile 2025 e di Daniele Doveri per la semifinale di ritorno di Coppa Italia Inter-Milan del 23 aprile 2025. La stessa Gazzetta, però, sottolinea che per capire davvero l’impianto accusatorio servirà capire su quali elementi specifici si fondi la Procura: interrogatori, nuove denunce, intercettazioni o altri atti ancora non noti.

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Uno dei punti che la Gazzetta considera meno lineari riguarda proprio la posizione di Doveri. Se davvero, come riportato nelle contestazioni, l’arbitro fosse stato ritenuto “poco gradito” all’Inter, si osserva che lo stesso direttore di gara avrebbe comunque arbitrato più volte i nerazzurri in quella stagione, compresa Parma-Inter del 5 aprile 2025, cioè pochi giorni dopo il presunto incontro del 2 aprile a San Siro in cui sarebbero state “combinate” alcune designazioni. Da qui il dubbio sollevato dal quotidiano: la ricostruzione accusatoria presenta ancora passaggi da chiarire anche sul piano logico, non soltanto su quello probatorio. La stessa domanda viene allargata al concetto di reato “in concorso”: con chi sarebbe stato realizzato e per favorire chi, visto che al momento non risultano altri indagati esterni al mondo arbitrale.

La Gazzetta pone poi interrogativi analoghi anche sul caso Gervasoni e, più in generale, sul filone VAR. Il supervisore è indagato per un episodio relativo a Salernitana-Modena dell’8 marzo 2025, mentre nello stesso quadro viene richiamato anche il vecchio esposto di Domenico Rocca sulla partita Udinese-Parma. Proprio per questo il quotidiano insiste su un concetto: oggi il fascicolo appare ancora incompleto e molte parti del quadro non si incastrano perfettamente. Il prossimo passaggio chiave sarà il 30 aprile, quando Rocchi è atteso in Procura a Milano e potrà scegliere se rispondere, fare dichiarazioni spontanee oppure restare in silenzio. È lì che, verosimilmente, l’inchiesta inizierà a chiarire meglio almeno una parte delle molte zone ancora in ombra.

Huesca Saragozza, derby infuocato in Spagna: pugno in faccia di Andrada, rissa e tre espulsioni. Succede di tutto!

Huesca Saragozza, derby infuocato in Spagna: pugno in faccia di Andrada, rissa e tre espulsioni. Succede di tutto! Cosa rischia il portiere

La sfida tra Huesca e Real Saragozza ha rispettato il clima tesissimo della vigilia, ma il finale è andato ben oltre il confine del derby acceso. All’Estadio El Alcoraz, in uno scontro diretto pesantissimo per la salvezza in Segunda Division, l’Huesca ha vinto 1-0 grazie al rigore trasformato da Óscar Sielva al 65’, riscattando così l’errore dal dischetto commesso in precedenza. Il successo ha permesso ai padroni di casa di salire a 36 punti e di scavalcare proprio il Saragozza, fermo a 35, nella zona calda della classifica. Reuters conferma il risultato e l’impatto della vittoria sulla lotta salvezza.

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A prendersi la scena, però, è stato il finale del match. Nei minuti di recupero il portiere del Saragozza, Esteban Andrada, già ammonito, si è avvicinato per protestare con l’arbitro Dámaso Arcediano Monescillo. In quel momento è intervenuto Jorge Pulido, capitano dell’Huesca, che ha rivolto qualche parola all’argentino. Da lì la situazione è degenerata: Andrada ha prima spintonato l’avversario, ricevendo il secondo giallo e quindi l’espulsione, poi si è girato, lo ha raggiunto e lo ha colpito con un violento pugno al volto, facendolo crollare a terra. L’episodio ha generato una maxi rissa con il coinvolgimento di numerosi giocatori e componenti delle panchine. Il pugno ha provocato una vistosa contusione sotto l’occhio di Pulido.

Il bilancio disciplinare è stato pesante: oltre ad Andrada, sono stati espulsi anche Dani Tasende del Saragozza e Dani Jiménez dell’Huesca. Proprio il portiere dei padroni di casa avrebbe reagito al gesto del collega argentino, finendo a sua volta allontanato dopo la revisione arbitrale. Il Real Saragozza, nelle ore successive, ha diffuso un duro comunicato ufficiale in cui ha condannato l’accaduto, definendo le scene finali indegne e incompatibili con i valori del club, annunciando inoltre provvedimenti disciplinari nei confronti di Andrada. Lo stesso portiere argentino ha poi chiesto scusa pubblicamente con un video sui canali ufficiali del club. Sul piano sportivo, il caso rischia ora di avere conseguenze molto pesanti: diverse fonti indicano per Andrada una possibile squalifica fino a 12 giornate, proprio per la natura violenta del gesto a gioco fermo.

Caos arbitri, la linea dell’Inter è netta: estraneità e sorpresa, ma nessuna preoccupazione

Caos arbitri, la linea dell’Inter è netta: estraneità e sorpresa, ma nessuna preoccupazione. Le parole di Marotta nel prepartita di ieri

L’Inter ha scelto di esporsi pubblicamente sul caso arbitrale che la coinvolge solo di riflesso nelle ricostruzioni dell’inchiesta milanese. Come sottolinea La Gazzetta dello Sport, il club ha deciso di far sentire la propria voce soprattutto attraverso le parole del presidente Beppe Marotta, intervenuto ai microfoni di Sky prima della sfida contro il Torino. La linea nerazzurra è netta: la società si considera totalmente estranea ai fatti oggetto dell’indagine e respinge con decisione ogni collegamento con presunte designazioni favorevoli. Marotta ha ribadito che l’Inter ha sempre agito correttamente e che non esiste alcun elenco di arbitri graditi o sgraditi. Anche la stessa Gazzetta evidenzia come, da Viale della Liberazione, filtrino soprattutto stupore e fastidio per una vicenda che il club starebbe seguendo apprendendone gli sviluppi dalle notizie di stampa.

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Il quotidiano ricostruisce poi il contesto nel quale la posizione dell’Inter si inserisce. Al centro dell’inchiesta della Procura di Milano ci sono tre episodi attribuiti a Gianluca Rocchi, due dei quali toccano indirettamente gare che coinvolgono i nerazzurri: Bologna-Inter del 20 aprile 2025 e la semifinale di Coppa Italia Inter-Milan del 23 aprile 2025, con le contestazioni sulle designazioni di Andrea Colombo e Daniele Doveri. La Gazzetta ricorda però che l’indagine è ancora tutta da sviluppare e che restano molti punti da chiarire, a partire dall’identità delle “altre persone” che, secondo i pm, avrebbero agito in concorso con Rocchi. In questo quadro, la stessa testata sottolinea come le mezze misure non abbiano spazio: c’è chi pensa a un’indagine destinata a ridimensionarsi e chi invece la legge come un possibile terremoto ancora tutto da scoprire.

Dal punto di vista dell’Inter, però, il messaggio resta coerente e compatto. Marotta ha insistito sul fatto che il club non è preoccupato, che non ha nulla da nascondere e che, anzi, nella stagione passata ha anche subito decisioni arbitrali poi riconosciute come sfavorevoli. La sensazione descritta dalla Gazzetta è che il club voglia tenere una linea di difesa molto semplice: piena correttezza, totale estraneità e nessuna intenzione di alimentare interpretazioni diverse. Il resto, adesso, spetterà agli sviluppi dell’indagine.

Infortunio Xavi Simons, tegola pesantissima per il Tottenham e per l’Olanda! Rottura del crociato e addio Mondiali

Infortunio Xavi Simons, tegola pesantissima per il Tottenham e per l’Olanda! Rottura del crociato e addio Mondiali: il messaggio dell’olandese

Brutte notizie per l’Olanda a poche settimane dal Mondiale 2026. Xavi Simons, trequartista del Tottenham e della nazionale Oranje, ha chiuso in anticipo la sua stagione dopo il grave infortunio riportato nell’ultima gara di campionato. Il club londinese e le fonti internazionali hanno confermato che il giocatore ha riportato la rottura del legamento crociato anteriore destro, un problema che lo costringerà a saltare non solo le ultime partite di Premier League, ma anche la prossima Coppa del Mondo. Si tratta di una perdita molto pesante sia per il Tottenham di Roberto De Zerbi, sia per il ct olandese Ronald Koeman, che perde uno dei suoi uomini di maggiore qualità e imprevedibilità.

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L’infortunio è arrivato nel corso della vittoria per 1-0 degli Spurs contro il Wolverhampton, quando Simons è stato costretto a lasciare il campo in barella dopo un movimento innaturale del ginocchio. Gli esami successivi hanno chiarito il quadro nel peggiore dei modi, mettendo fine alle speranze di vederlo protagonista in estate con la maglia dell’Olanda. Per il classe 2003, già reduce da una stagione importante sul piano tecnico, è un colpo durissimo proprio nel momento in cui sembrava aver raggiunto una nuova maturità. Reuters riferisce che il giocatore ha già totalizzato 34 presenze con la nazionale e che questo sarebbe stato il suo secondo Mondiale dopo quello del 2022.

Lo stesso Xavi Simons ha affidato ai social tutta la propria amarezza con parole molto forti: «La mia stagione è giunta al termine e sto ancora facendo fatica a processarlo. Volevo con tutto me stesso rappresentare il mio paese quest’estate al Mondiale, ma questa possibilità mi è stata strappata via. Servirà tempo per accettare questa cosa». Un messaggio che racconta bene la portata emotiva di questo stop, destinato a lasciare un vuoto importante anche nelle scelte future di Koeman. Per l’Olanda, adesso, si apre una riflessione inevitabile su come sostituire uno dei suoi talenti più decisivi.

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