Panchine italiane all’estero – Walter Zenga

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Dagli Stati Uniti fino ad Abu Dhabi: le dieci panchine guidate dall’ “Uomo ragno” fuori dall’Italia

ZENGA ALLENATORE – Sul campo è stato uno dei portieri più forti di sempre. Lui, Walter Zenga, il calcio non l’ha mai lasciato, traslocando poi sulle panchine di mezzo mondo. Nel 1998, dopo un anno da portiere nella squadra statunitense dei New England Revolution, viene chiamato dal presidente Brian O’Donovan ad allenare fino a fine stagione. «Daro’ tutto quello che ho per aiutare questa squadra a prendere la giusta direzione», si presenta; qui, coadiuvato dal vice Giuseppe Galderisi, svolge il ruolo di giocatore-allenatore: la sua esperienza a Foxborough, nonostante risultati dignitosi, termina a due giornate dalla fine del campionato, quando viene rilevato da Steve Nicol. L'”Uomo ragno” torna così in Italia; la voglia di allenare lo porta a sedersi sulla panchina del Brera, la “terza squadra” della sua Milano, all’epoca ultima in Serie D. Di nuovo a casa, «per il fascino di quest’idea, e anche perchè abito a Brera. Per me si tratta di una sfida». Nonostante i buoni auspici, Zenga colleziona risultati negativi, restando sulla panchina del Brera solo due mesi.

LA ROMANIA E L’INIZIO DELL’ “ESILIO” – “Fermo”, calcisticamente parlando, per quasi due anni, nel 2002 arriva la prima chiamata di una certa importanza: Zenga approda in Romania, sulla panchina del National Bucarest, che rappresenterà l’inizio di una lunga esperienza sulle panchine straniere. I risultati sono discreti, con l’ottavo posto in campionato e la finale di Coppa nazionale (vinta dalla Dinamo). Nonostante il rinnovo e qualche tempo da direttore tecnico, l’ex portiere non vede prospettive di crescita e divorzia dal club rumeno. Le idee di Zenga paiono chiare: «Voglio fare l’allenatore e voglio farlo in Italia», ma la sua carriera è destinata a continuare all’estero. All’inizio della stagione successiva, lo Steaua Bucarest lo chiama in panchina al posto di Victor Piturca. Qui, i risultati sono importanti: conduce la squadra fino agli ottavi di Coppa Uefa (eliminata dal Villareal) e al primo posto in campionato, finchè, perso il derby contro il National a tre giornate dalla fine, viene sollevato dall’incarico. «Zenga è il responsabile del gioco scadente messo in mostra ultimamente dalla squadra. La Steaua potrebbe perdere il titolo e Zenga deve pagare per ciò» il commento diretto del patron Gigi Becali. Lo Steaua, con Dumitru Dumitriu in panchina nelle ultime giornate, vincerà poi il 22esimo scudetto della sua storia. Passa qualche settimana e, nel luglio 2005, l'”Uomo ragno” trova un altra panchina ad est: la chiamata, stavolta, arriva dalla Serbia ed è quella della Stella Rossa. L’annata è trionfale: Zenga porta il club serbo alla conquista del 24esimo scudetto della sua storia con tre giornate d’anticipo, dopo aver vinto tutte le partite giocate in casa (record); in più, arriva anche la Coppa nazionale. I tifosi serbi vogliono la permanenza dell’ex portiere, dato per partente; a dividere le strade contribuirà poi una rubrica a firma della moglie del portiere, Raluca, pubblicata da un giornale rumeno e offensiva nei confronti dei serbi. Tra smentite e ribattute, Zenga dirà: «Mi hanno voluto rovinare la festa» accusando i media rumeni.

GAZIANTEPSPOR, AL-AIN E RITORNO A BUCARESTNella stagione 2006-2007, Zenga approda nel campionato turco diventando l’allenatore del Gaziantepspor. L’avventura turca, però, non porta buoni risultati e finisce a metà stagione con la rescissione consensuale del contratto. Ad aspettarlo, di lì a poco, un nuovo mondo: l’Al-Ain, squadra tra le più titolate degli Emirati Arabi Uniti. «Giocherò la Champions asiatica, non è poco» dirà Zenga a inizio 2007, ammettendo: «Le trattative andavano avanti da tempo, senza contare che già quest’estate ero stato vicino ad allenare in Qatar. Di improvvisato non c’è niente. So quel che lascio. E so quel che mi aspetta». Subentrato al rumeno Iordanescu e con la squadra in una situazione difficile, Zenga viene accolto con grande entusiasmo. L'”Uomo ragno” contribuisce alla salvezza della squadra e raggiunge la finale della Coppa del Presidente, ma a fine stagione, le due parti si dividono nonostante un contratto di un altro anno. Quel passaggio dal Gaziantepspor all’Al-Ain è stato recentemente motivo di autocritica da parte di Zenga: «Nel dicembre 2006, quando ero ancora allenatore del Gaziantepspor andai a Dubai per vacanza. Dopo la sosta di Natale mi chiama l’Al-Ain chiedendomi di firmare per un anno e mezzo. Quello è stato un errore madornale, perché si può lasciare una squadra a fine anno ma a metà anno no. Di questa cosa mi vergogno profondamente, questo è stato uno di quegli errori madornali che mi ha ritardato quella che poteva essere una carriera di allenatore di un certo livello. Queste cose le paghi, non si può essere sempre attaccato ai soldi. Quando ho cercato di seguire i soldi l’ho sempre presa qua, invece quando ho lavorato con passione non seguendo il dio denaro i soldi son sempre venuti. Una cosa come quella che ho fatto io al Gaziantepspor è una cosa che si ritorce contro automaticamente, infatti sei mesi dopo chiuso il contratto con l’Al-Ain mi hanno mandato a casa. Giusto così…». La stagione 2007-2008 segna il ritorno di Zenga in Romania, che si accasa alla Dinamo Bucarest al posto del dimissionario Rednic. L’ex portiere diventa così l’unico ad aver allenato tutte le tre più importanti squadre di Bucarest. Nonostante un buon inizio, la sua terza esperienza a Bucarest si conclude dopo meno di tre mesi.

RITORNO IN ITALIA E ANCORA MEDIO ORIENTEAd aprile 2008, arriva una tappa fondamentale per Zenga allenatore: viene chiamato dal Catania al posto di Baldini. «Ho grande entusiasmo: ho voglia di fare e di trasmettere questa carica che ho dentro» le premesse dell’ “Uomo ragno” che deve evitare la retrocessione ai rossazzurri; alle parole seguono i fatti: la squadra etnea si salva all’ultima giornata. La stagione successiva, Zenga riesce ancora a salvare il Catania, contribuendo al record di punti in Serie A per gli etnei. Dopo la seconda salvezza consecutiva, Zenga dà l’addio al Catania: il futuro è sempre in Sicilia, sponda Palermo. «Voglio vincere lo scudetto» dichiara l’ex portiere quando si presenta ai rosanero, ma qui, viene sollevato dall’incarico dopo cinque mesi. A maggio 2010, è chiamato ad allenare l’Al-Nassr, squadra dell’Arabia Saudita. Qui, gli farà da vice Stefano Cusin, conosciuto ai tempi del Catania. Dopo la preparazione estiva in Trentino ed ottimi risultati in campionato, prima della fine della stagione, Zenga è costretto a lasciare il club: «Sono sei mesi che il club non paga, ne’ me ne’ i miei assistenti». Così, poco dopo, Zenga e Cusin vengono ingaggiati dall’ Al-Nasr, squadra di Dubai. I risultati ottenuti dalla coppia italiana sono ottimi: la squadra risale la china in campionato e termina al terzo posto, conquistando l’accesso alla Champions League asiatica. La stagione successiva, i risultati migliorano ancora col secondo posto in classifica, nonostante il breve cammino nella Champions League locale. La terza ed ultima stagione a Dubai (senza Cusin), l’allenatore milanese ritrova Enzo Maresca, suo ex giocatore a Catania; l’annata non è però delle migliori: l’Al-Nasr conclude al sesto posto in campionato e Zenga, a giugno 2013, viene sollevato dall’incarico. Per l'”Uomo ragno”, nell’ottobre 2013, si apre l’ultima esperienza negli Emirati Arabi Uniti: insieme a Cusin approda sulla panchina dell’Al-Jazira, club di Abu Dhabi di proprietà dell’emiro Mansour Bin Zayed Al Nahyan, lo stesso del Manchester City. La squadra è competitiva ed ottiene il terzo posto in campionato, raggiungendo anche la finale di Emirates Cup (vinta dall’Al-Ahly). Stefano Cusin, dopo questa annata, dirà: «all’inizio la squadra non aveva identità. Walter fa una rivoluzione complessiva e grazie al suo lavoro l’Al-Jazira disputa una stagione straordinaria». Il rapporto di Zenga con l’Al-Jazira s’interrompe a maggio 2014, dopo sette mesi. Zenga, accostato sia all’Inter che al Cagliari durante la stagione 2014-2015, è adesso pronto a ripartire davvero dall’Italia: la Sampdoria ha il suo “Uomo Ragno”, stavolta in panchina.