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Pandev: «Ritiro? Ora non ci penso. L’Ancona, la Lazio, il Triplete con l’Inter…»

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Goran Pandev si racconta tra passato e presente: ecco le dichiarazioni dell’attaccante del Genoa alla vigilia di Euro2020

Goran Pandev è stato intervistato da Cronache di Spogliatoio.

MOMENTO DI FORMA «Forse sono così carico perché sono alla fine. Sicuramente è il lavoro quotidiano, tutti i giorni. Alla mia età per star bene devi lavorare, devi allenarti più di prima, più di quando eri più giovane. Pensi a quello che stai mangiando, ad andare a letto prima, devi fare tanti sacrifici: li facevo anche prima, ma ultimamente di più perché a questa età i sacrifici ci vogliono per giocare a questi livelli, non è facile. Poi in Nazionale abbiamo fatto un’impresa bellissima».

ARRIVO IN ITALIA«Mi hanno mandato in prestito, ero all’Inter Primavera poi ho fatto Spezia in Serie C. Poi l’Ancona è salita fino in Serie A e mi hanno mandato in prestito là. Giocare in Serie A per me era un sogno, ho visto che giocatori aveva preso l’Ancona, fino al giorno prima li stavo guardando in TV e poi ho cominciato ad allenarmi con loro: una bella soddisfazione, anche se quell’anno siamo retrocessi per me è stata una bella esperienza per iniziare in un campionato molto importante perché la Serie A in quegli anni era il miglior campionato d’Europa».

DOPPIETTA CON LA LAZIO CONTRO IL REAL – «Grande difesa. A pensarci oggi mi sa che non tocco palla, ero più giovane. Sì mi ricordo quella partita, ho fatto 5 anni e mezzo alla Lazio, secondo me i migliori della mia carriera. Le partite più belle le ho fatte con la Lazio, con Delio Rossi che m’ha dato tanto, mi ha dato anche fiducia per giocare. Ho fatto tante belle partite alla Lazio e tanti gol, ho giocato in tanti ruoli, non solo attaccante, anche da esterno, quando è arrivato Di Canio. C’erano Rocchi, Muzzi, Peruzzi, Oddo, Inzaghi, giocatori importanti. Una bella esperienza».

COMPAGNO CHE GLI HA INSEGNATO DI PIU– «Zanetti, all’Inter. Lascia stare il giocatore, non se ne parla neanche perché è fortissimo. Una persona che veramente ti dà tanto e che ti parla, ti aiuta. Per me era molto importante».

TRIPLETE – «Mi ricordo che ero fuori rosa alla Lazio, abbiamo risolto la causa e mi sono liberato dalla Lazio. Dopo mezz’ora dallo svincolo, mi hanno chiamato: ‘Devi venire all’Inter, sono Mourinho, devi venire da noi’. Gli ho detto ‘Mister ma come faccio a giocare? C’è Eto’o, c’è Milito, sono stato fuori rosa 6 mesi, non ho fatto una partita, non voglio venire là così…’. Mi ha detto: ‘Se tu stai bene e meriti, giochi’. Poi il primo giorno l’ho incontrato alla Pinetina e mi ha detto: ‘Questo, questi, non li devi seguire, devi fare la tua vita…’. Poi lui è uno molto sincero, ti fa sentire importante anche se giochi poco. Mi ricordo all’Inter, anche quelli che giocavano di meno gli volevano bene in una maniera incredibile. Ogni giocatore quando non gioca ha sempre qualcosa contro l’allenatore. Noi eravamo un gruppo molto forte ma è tutto merito suo perché ha creato una famiglia. Anche se non eravamo i più forti abbiamo vinto la Champions».

GENOA – «Anche dentro lo spogliatoio siamo un bel gruppo. Anche nei momenti di difficoltà, ne siamo usciti fuori, anche negli anni precedenti. Tutti i giorni mi dicono: ‘Non scherzare, devi fare un altro anno’. Io sto bene fisicamente, ma per recuperare una partita mi ci vogliono 3 giorni, non è facile. Senti che qualcosa è cambiato. Come dicevamo prima, il calcio è cambiato tanto, ora ci sono i ragazzi che, tecnicamente non sono granché però corrono, è difficile. Vediamo dopo l’Europeo, adesso non voglio pensare a queste cose».

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