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Roma, benvenuti sulle montagne russe. Per Mourinho più ombre che luci

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Dopo un inizio di campionato col botto, la Roma di Mourinho ha intrapreso un cammino altalenante. L’apporto del portoghese divide la capitale

Era il 4 maggio quando in una mattina di primavera, l’uragano Mourinho si abbatteva su Roma. All’improvviso, come i giapponesi a Pearl Harbor, il portoghese irrompeva sulla scena giallorossa senza alcun preavviso nemmeno accennato. La piazza romanista ha il suo Messia sceso in terra. Dopotutto, storicamente, maggio è sempre stato il mese delle rivoluzioni. In molti nella Capitale, abbagliati dal fascino dello Special One, avranno pensato a una nuova era, che veramente «forza Roma, forza lupi, sò finiti i tempi cupi». Fonseca saluta, con il classico stile che lo contraddistingue, dicendosi disposto ad aiutare il collega ben più blasonato nella sua discesa in campo. Obrigado, Paulo (e mica tanto, avranno pensato i tifosi).

L’estate del calciomercato porta in dote Abraham, Shomurodov, Vina e Rui Patricio, mentre Dzeko saluta e vola a Milano sponda nerazzurra. L’inizio di Mourinho è scoppiettante: tre vittorie nelle prime tre giornate, si respira un’aria diversa dalle parti di Trigoria. Ma si fa ben presto a tornare sulla Terra. Sono probabilmente due le partite che più di tutte hanno smorzato gli animi dei giallorossi: il derby contro la Lazio perso 3-2 e la disfatta di Bodo in Europa League. Mourinho un po’ attacca l’arbitro, un po’ si assume le responsabilità, un po’ denuncia il livello della rosa secondo lui non all’altezza. Il tifoso romanista, da quel maggio sempre al fianco dell’allenatore, comincia a nutrire i primi dubbi, che in realtà avevano attraversato le menti di addetti ai lavori e non, estranei al mondo giallorosso. La squadra sembra non avere un’identità, né tantomeno un gioco, affidandosi a prestazioni d’orgoglio più che di consapevolezza.

Da una parte c’è chi difende a spada tratta l’operato del vate di Setubal, convinto che l’unico modo per risollevare la Roma (anche in ottica futura) sia mettere in mostra tutti i limiti di alcuni elementi e quindi abbattere più che costruire; dall’altra, una fetta di tifo è già stufa dei modi del portoghese e del suo apporto finora scarso alla causa dei Friedkin. La proprietà, a proposito, tace. E se l’obiettivo fosse veramente quello di attirare tutta l’attenzione sul tecnico, autentico parafulmine in una situazione di più ombre che luci?

Dicembre porta il gelo nella Capitale ma soprattutto due bruttissime battute d’arresto. La prima contro il Bologna, poi la disfatta contro l’Inter dell’ex rivale Simone Inzaghi all’Olimpico, con i giallorossi messi in campo in maniera quantomeno discutibile dal proprio tecnico, seppur falcidiati dalle numerose assenze. Come già detto, questa è una squadra che vive di prestazioni estemporanee. Il 4-1 sull’Atalanta sembra un nuovo inizio con il Natale alle porte, i più scettici si convincono in parte, ma passa qualche giorno e Abraham e compagni non vanno oltre il pari contro la Sampdoria.

Il girone d’andata si chiude con un sesto posto che da una parte scontenta chi in Mourinho aveva visto un salvatore, dall’altra permette ai giallorossi di restare a meno 6 dalla zona Champions e in orbita Europa League. Rimane una certa nebulosità, i dubbi aleggiano e resistono, l’anno nuovo dovrà certamente dare delle risposte. In un senso o nell’altro.