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Sticchi Damiani: «Per il mio Lecce guardo al modello Bundesliga»

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Sticchi Damiani

Il presidente del Lecce Sticchi Damiani ha rivelato a quale modello si ispira per far crescere il club salentino

Saverio Sticchi Damiani, presidente del Lecce, in una intervista a La Gazzetta dello Sport ha parlato del modello a cui si ispira per il suo club e ha analizzato la “questione Meridione” in Serie A.

MODELLO TEDESCO«Per il mio Lecce guardo molto alla Bundesliga. Molti club in Germania sono legati a realtà del territorio, con una quota di partecipazione di soggetti esterni. E io non vorrei mai perdere il legame con il Salento». 

QUESTIONE SUD«Io sono molto orgoglioso di portare in Serie A alcuni marchi del Salento. Ma fare calcio al Sud, nel Sud profondo considerando il caso di Lecce, è complicato. Viviamo in un contesto nel quale le amministrazioni pubbliche non hanno risorse per accompagnarci. Abbiamo dovuto intervenire con operazioni da alcuni milioni nello stadio. Tutte risorse tolte al club, ma intervenire sulle strutture era necessario». 

RESTRINGERE LA FORBICE«Oltre al problema delle infrastrutture c’è quello della difficoltà di attrarre grandi sponsor. Il tessuto imprenditoriale del Sud, e penso anche al Salento che pure ha molte eccellenze, non avrà mai la stessa capacità di raccolta commerciale del Nord. Il Salento vive da qualche anno un boom sul piano turistico, a livello internazionale, ma non sono fatti che producono un riflesso immediato nel settore sportivo». 

RITORNO IN SERIE A «Spaventato? No, perché sono per la conservazione del sistema di un tempo, del calcio della gente che non va snaturato. Bisogna restare legati al territorio e insieme guardare altrove. Abbiamo dei soci italo svizzeri e un indonesiano importante che si sta affacciando nel nostro calcio con prudenza. Penso che i fondi possano avere un ruolo importante per la diminuzione della forbice fra Nord e Sud, sempre che non si fermino al Nord. La sfida per il futuro è questa e dobbiamo attendere i risultati delle prime proprietà straniere nei club più piccoli per capire il calcio che verrà».