Inter, basta cambi e turnover: ci vuole un Conte Anni ’60…

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conte inter
© foto www.imagephotoagency.it

I recenti passi falsi in casa Inter devono far riflettere Antonio Conte: per l’obiettivo Scudetto è necessario affidarsi a una filosofia ormai perduta nel tempo…

Inter e Scudetto, un amore che in molti sostengono debba compiersi da qui a pochi mesi. Eppure le prestazioni nerazzurre non giustificano ancora in pieno la teoria, a maggior ragione dopo i recenti scivoloni contro Samp e Roma.

Il tradimento di Sanchez dal dischetto di Marassi e le sostituzioni discusse e discutibili di Conte nella Capitale fanno serpeggiare il dubbio. Ma non è forse il caso di tornare indietro nel tempo di qualche decennio?

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Sarti; Burgnich, Facchetti; Bedin, Guarneri, Picchi; Jair; Mazzola, Milani (Peiró, Domenghini), Suárez, Corso. Allenatore Herrera. Non esiste tifoso interista che non conosca a memoria una formazione che è diventata leggenda prim’ancora che filastrocca. E per qualsiasi altro appassionato di calcio non risulteranno di certo parole al vento.

Erano gli Anni 60 ed erano i giorni di fuoco della Grande Inter, capace di collezionare trofei a ripetizione. Ma era soprattutto un altro calcio, un’epoca in cui la parola “turnover” non era ancora stata coniata e in panchina c’era un solo giocatore che poteva subentrare esclusivamente in caso di infortunio.

Ecco, forse Antonio Conte dovrebbe azionare la macchina del tempo e trarre qualche spunto dal passato. E mai come quest’anno ci sarebbero le condizioni per farlo, considerata la prematura eliminazione dalle competizioni europee. Ed effettivamente il tecnico salentino ormai da qualche settimana ha fortificato la sua formazione “base”.

In particolare il trio difensivo Skriniar-De Vrij-Bastoni è ormai intoccabile, al pari della coppia d’attacco Lukaku-Lautaro. In mezzo, se Hakimi, Barella e Brozovic si discutono poco o niente, i ballottaggi sembrano riguardare in prospettiva Vidal e Sensi, Young e Darmian. Stop.

Tredici-giocatori-tredici e gli altri ad adattarsi al ruolo di “panchinari”. Da chiamare in causa solo in casi di estrema necessità. O a risultato ampiamente in cassaforte e non come a Roma, dove gli ingressi di Perisic, Kolarov e Gagliardini hanno sostanzialmente bruciato due punti. Eccessivo? Forse. Anacronistico? Sicuramente. La ricetta vincente? Lo scopriremo…