Italia-Svezia, paradossalmente ora può pagare una gara difensiva. Forsberg è l’incubo azzurro

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Italia-Svezia, domani nel tempio di San Siro il movimento calcistico italiano si gioca il suo nome: c’è da ribaltare lo scomodo 1-0 di Solna, ecco le possibili chiavi tattiche

ItaliaSvezia, la parola passa nuovamente al campo: gli azzurri hanno a disposizione novanta minuti per rispondere al loro nome, per dimostrarsi all’altezza del prestigio che questa nazionale si è faticosamente guadagnato negli anni. La pretesa non può essere quella di vincere il Mondiale, tenuto conto delle attuali contingenze: un lasso di tempo, quello recente, in cui il movimento calcistico italiano ha perso tecnica e solidità e si è visto superare da buona parte della concorrenza. Non esiste però che al prossimo Mondiale neanche si partecipi: l’Italia ha il dovere morale di essere una delle trentadue nazionali che – tra qualche mese nello scenario di Russia 2018 – prenderanno parte alla competizione sportiva più riconosciuta del pianeta.

Italia-Svezia, l’eredità di Solna

Di Svezia-Italia si è detto un po’ tutto e non occorre tornarci su, ora che tutte le sacrosante discussioni in merito hanno trovato sfogo e la necessità è quella di voltare immediatamente pagina e conquistarsi il pass per Russia 2018. L’eredità della sfida d’andata è piuttosto pesante sul piano del risultato: l’1-0 è notoriamente un punteggio scomodo. Oltre che storicamente, nessuno agli spareggi per il Mondiale è stato in grado di ribaltarlo, per quanto concerne le scelte che un allenatore deve compiere per porre rimedio: sei costretto ad attaccare perché devi segnare più di un gol ma allo stesso tempo sei tenuto a non scoprire troppo la coperta, pena la possibilità di incassare e rendere tutto irrimediabilmente complesso. Una sola rete della Svezia costringerebbe infatti gli uomini di Ventura a farne tre: una circostanza che, da queste parti ed in questo specifico lasso di tempo, non può essere data per scontata. Per servirci di un eufemismo. L’impostazione della gara dunque non è di immediata lettura: questo accade quando, in una contesa di andata e ritorno, non si riesce a segnare fuori casa. L’esposizione alla regola del gol che vale doppio si presta di per sé alla massima insidia.

Italia-Svezia, quale sarà la scelta di Ventura?

Non parliamo di uomini, il commissario tecnico in queste ore valuterà gli interpreti a disposizione e prenderà le sue scelte individuali, che piacciano o meno alla platea interessata. Appare più degno di menzione invece valutare di quale genere sarà l’impostazione che il commissario tecnico vorrà dare alla gara: la sensazione forte è che un approccio pesantemente offensivo possa non pagare. Il rischio è quello di lasciare campo ad una nazionale avversaria che sa mettersi tra le linee, con l’insidia di subire il gol e prestarci alle considerazioni precedentemente effettuate. Non siamo più di fronte a quel fortino di difesa che non lasciava transitare neanche uno spillo: le attuali contingenze impongono che la fase difensiva sia svolta accuratamente da un lavoro di squadra, con reparti legati che sostengano la copertura e l’equilibrio generale. Il gol in casa può arrivare, per diverse ragioni: innanzitutto per una chiara circostanza, l’Italia nelle sue cinque gare interne di qualificazione lo ha sempre realizzato. La seconda ragione: la Svezia lo ha incassato nelle sue tre trasferte significative, lasciando la porta imbattuta soltanto in Lussemburgo e Bielorussia. Lì dove era piuttosto logico attenderselo.

L’attenzione si sposta su Forsberg

Se la scelta del commissario tecnico Andersson nella gara d’andata è stata quella di puntare tutto sulla fisicità dei due centravanti, deputati a giocare al limite del fallo per tenere in apprensione la retroguardia italiana ed infondere nervosismo all’intera partita, ora questa strategia non pagherebbe. Fuori casa, quando è presumibile che il baricentro della Svezia in quel di San Siro arretri di qualche metro, lanciare sugli attaccanti per venir fuori dall’apnea potrebbe non funzionare. La Svezia si presterebbe all’anticipo sistematico dei difensori azzurri e rischierebbe di rendersi inoffensiva: situazione che non si può permettere, considerato il vantaggio risicato. Più plausibile che, soprattutto in caso di attacchi continui dell’Italia, possa far male ripartendo tra le linee: l’attenzione si sposta dunque da Berg e Toivonen al centrocampista Emil Forsberg. Il calciatore classe ’91 del Lipsia è l’interprete deputato a legare i comparti della squadra e dunque ad evitare l’isolamento degli attaccanti. Non ci giriamo intorno: soltanto lui ha la tecnica, la rapidità e dunque l’abilità per riuscire nell’intento. Incentra il suo raggio d’azione sulla sinistra, ma già nella gara d’andata abbiamo potuto intendere come sia l’unico calciatore sostanzialmente libero di svariare tra le linee avversarie e cercarsi la mattonella di campo da cui incidere sul corso della gara. La cura riservata a questo calciatore ed a questa specifica situazione tattica deve essere maniacale, nonché la chiave per prenderci il nostro futuro. Il Mondiale in Russia, neanche a dirlo.