Juventus, Allegri sbaglia tutto contro un Tottenham spettacolare

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Champions League, primo atto degli ottavi di finale: va male alla Juventus di Allegri, costretta ora a vincere sul campo del Tottenham per accedere ai quarti

Prima di tutto i fatti: la Juventus spreca amaramente un doppio vantaggio acquisito in appena nove minuti di gioco grazie alla doppietta di Higuain. Preludio di una serata gloriosa, concretizzatasi invece sotto tutt’altre note: il Tottenham inizia a macinare gioco – ci torneremo su – e trova i due gol del definitivo 2-2. Prima il solito Kane, poi Eriksen nella ripresa: nel mezzo il calcio di rigore fallito da Higuain ed ancor prima un penalty non concesso a Kane. Un risultato finale che complica i piani qualificazione della banda Allegri: Juventus infatti costretta a vincere la sfida di ritorno sul prato di Wembley, al Tottenham basterà anche pareggiare. Soltanto dal 3-3 in poi a passare il turno sarebbero i bianconeri: male, soprattutto in relazione a come si era messa.

Tottenham, personalità da urlo

Prima di analizzare quanto accaduto in casa Juventus appare doveroso concedere meriti all’avversario: una squadra normale, sotto di due gol in trasferta sul campo della recente finalista della competizione e dopo appena nove minuti, crolla. Questo Tottenham però di normale non ha nulla, a maggior ragione considerando la giovane età dei suoi leader: ventiquattro anni Kane, ventuno Dele Alli, venticinque Eriksen. La lungimiranza del club inglese – come invece non accade dalle nostre parti pensando che ancora oggi si ritiene plausibile rifondare il nuovo ciclo della nazionale italiana sul quarantenne Buffon, il reale fattore in cui paghiamo dazio nel parallelo – è stata quella di affidare a questi prospetti le chiavi della squadra quando erano ancor più giovani d’oggi, consentirgli di crescere insieme e di sbagliare, di maturare e plasmare una personalità. Il risultato è quello di non soffrire di crisi di panico neanche quando ti ritrovi sotto di due gol sul campo di una delle realtà più strutturate del pianeta: ma, forte della tua idea di gioco, la metti in atto convinto possa restituirti i frutti.

Juventus-Tottenham, a senso unico

Del risultato e della modalità con cui questo si è concretizzato abbiamo detto tutto. Va approfondita la prestazione: fatta eccezione per quell’avvio, la gara è stata dominata dal Tottenham. Gli inglesi hanno gestito a loro piacimento il polso della contesa, dando la sensazione di poter segnare ad ogni affondo: le trame nel breve sviluppate dagli uomini di Pochettino hanno creato un cortocircuito in una Juventus che non ha più contenuto le dimensioni del campo. Chiave della superiorità è stato Christian Eriksen: difficile persino leggerne la posizione, così abile a muoversi tra le linee ed a fungere da trequartista o centrocampista aggiunto in base alle necessità della sua squadra, alle contingenze della partita. La sua qualità, nell’idea di calcio di Pochettino, fa tutta la differenza del mondo: sono i suggerimenti di Eriksen ad innescare gran parte dei tagli di Kane, fotografia in tal senso è l’azione che porta alla parata d’istinto di Gigi Buffon. Una lettura ed un’esecuzione dell’assist che in pochi possono vantare. Corto quando c’è da giocare corto e lungo in caso opposto, capacità di districarsi con entrambi i piedi, la punizione del definitivo 2-2 è solo la ciliegina su una prestazione di rara materia: colpo astuto che ha beffato il colpevole Buffon. Barriera posizionata e gestita malissimo, tempi di reazione nel tuffo assai rivedibili.

Il grande errore di Allegri

Detto dei meriti del Tottenham c’è – come spesso accade – buona parte di demeriti altrui: se la Juventus aveva trovato la quadratura con il 4-3-3 (un solo gol subito nelle ultime sedici gare ufficiali), perché modificare l’assetto tattico proprio nella gara più attesa e complessa? Non convince lo switch – o meglio il ritorno – al 4-2-3-1: se il Tottenham può attuarlo perché prevede l’impiego di un trequartista atipico come Eriksen, la batteria offensiva della Juventus era sostanzialmente composta da tutti attaccanti di ruolo. Che difficilmente legano la squadra come ad esempio potrebbe riuscire ad un Dybala. La conseguenza è stata quella (prevedibile) di consegnare le chiavi del centrocampo al Tottenham: errore che Massimiliano Allegri ha pagato in termini di prestazione prima e conseguentemente di risultato poi. L’attuale Juventus gli ha già risposto: regge meglio il 4-3-3 rispetto ad un 4-2-3-1 che, per assurdo, aveva condotto all’unica rete subita negli ultimi due mesi, quella del secondo tempo del Bentegodi sul campo del Verona, per mano dell’ex Caceres. Con il livello raggiunto dalla difesa nella scorsa stagione era giusto rischiare un assetto tattico votato all’aggressione degli spazi: la musica però – complice la cessione di un perno storico della retroguardia bianconera quale Leonardo Bonucci – era inizialmente mutata. Si è reso necessario l’accorgimento tattico di Allegri (il passaggio al 4-3-3 con l’inserimento in pianta stabile di un centrocampista di sostanza quale Matuidi, in luogo di un attaccante) per tornare alla vecchia idea di Juventus inespugnabile. La squadra si era abituata e lo aveva fatto bene: cambiare il modulo stasera, pur con l’alibi dell’assenza di Matuidi, si è rivelato un azzardo.

Tottenham-Juventus, il ritorno

Bene ha fatto Allegri, nelle considerazioni espresse nel post-partita, a parlare di chance qualificazione immutate: non è una questione psicologica o l’incentivo per motivare un gruppo che ha ampiamente dimostrato nel tempo di saper reagire ad ogni batosta, ma deve realmente essere così se le ambizioni della Juventus sono quelle che abbiamo ammirato sotto la sua gestione tecnica in questi (quasi) quattro anni. L’appunto invece sta tutto nella scarsa considerazione che Allegri dà al cosiddetto bel gioco ogni qualvolta gli viene in tal senso domandato qualcosa: per lui non serve, o così afferma. La sensazione però è che la squadra di sia accomodata su tali parole e che neanche provi a sviluppare una proposta calcistica in linea con la somma dei valori individuali: non lo dimentichiamo, tra i migliori del pianeta calcistico. Così non fosse, nessuno gli muoverebbe una critica che sia una: si fa quel che si può con chi si ha, in altre parole. Ma Allegri invece vanta un organico di livello assoluto ed attendersi una proposta calcistica più brillante ed evoluta non è qualcosa di campato in aria. Nello scenario di Wembley – al Tottenham – si dovrà rispondere con il calcio: altrimenti ci si affiderà al classico miracolo all’italiana, con tutti i rischi che la parola miracolo si porta con sé.