Bonucci è la Juve: con Conte non sarebbe successo

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Juventus, scoppia il caso Bonucci – Allegri: l’analisi

Apriamo con i fatti: la lite BonucciAllegri, esplosa nel secondo tempo di una poco significante sfida di campionato tra Juventus e Palermo, costerà la tribuna al calciatore bianconero in quel di Oporto. L’occasione è di quelle rilevanti: andata degli ottavi di Champions League sul campo del temibile Porto di Nuno Espírito Santo. Decisione presa da Allegri in accordo con la società, dopo che qualche episodio palese di troppo – protagonisti altri calciatori, Dybala e Khedira su tutti – aveva già infastidito il tecnico bianconero nel corso della stagione.

INSOSTITUIBILE – Leonardo Bonucci è innanzitutto il difensore centrale più forte al mondo: al momento, considerate le fasi non particolarmente brillanti di Gerard Piquè e Thiago Silva, soltanto l’intramontabile Sergio Ramos resta al passo con il campione bianconero. In questa Juventus risulta essere insostituibile per due aspetti: la leadership riversata sul campo, unanimemente riconosciuta dai suoi compagni e dall’intera società, che per questa peculiarità lo ha trattenuto in prossimità dei trent’anni rifiutando offerte da oltre 60 milioni di euro, e l’unicità nel saper impostare il gioco già dalle primissime battute. Un difensore centrale che diventa playmaker della squadra, che regala un’ulteriore opzione ai centrocampisti quando asfissiati dal pressing avversario, un calciatore oggettivamente unico per caratteristiche, padronanza dei fondamentali tecnici e completezza: poi la partita singola la si può anche vincere senza Bonucci quando si è la Juventus, ma nulla toglie alla sua assoluta insostituibilità. Come il buon Leo non ce n’è.

ALLEGRI E I RUOLI – La scelta forte del tecnico bianconero va nella direzione del rispetto assoluto delle gerarchie: l’allenatore è sopra i calciatori ed in quanto tale va trattato. Se viene meno questo assunto crolla il palazzo: vista così insomma la decisione non farebbe una piega. E servirebbe da insegnamento futuro a chi abbia voglia di imitare il malcapitato di turno. Perché del resto lo abbiamo anticipato: il caso Bonucci arriva dopo altri fastidiosi episodi verificatisi qua e là ed è altamente probabile – come ammesso proprio da Allegri nella conferenza stampa di presentazione della sfida del Dragao – che il tecnico bianconero abbia fatto una somma dei fatti e che la fatidica corda si sia spezzata proprio venerdì sera allo Juventus Stadium contro il Palermo. Espletata la dovuta premessa, viene però da domandarsi: se fosse questo il metro decisionale nel complesso delle squadre esistenti, quanti calciatori resterebbero fuori ad ogni partita?

IL DIKTAT DEGLI OBIETTIVI: CON CONTE SAREBBE SUCCESSO? – Novantanove persone su cento, alla domanda su chi sia il sergente di ferro tra Massimiliano Allegri ed Antonio Conte, barrerebbero la crocetta su quest’ultimo. Eppure resta il sospetto che, se ci fosse stato ancora Conte al timone della Juventus, la vicenda sarebbe evoluta diversamente. Troppo fondamentale per lui il raggiungimento degli obiettivi, delle vittorie, tanto da accantonare in secondo piano ogni questione di principio. Guardate ad esempio a quanto accaduto ora con il Chelsea: Diego Costa non si è certo comportato con lui come il più educato degli scolaretti, eppure il sostituto ci sarebbe, quel Michy Batshuayi pagato la bellezza di 40 milioni di euro. Ma poche storie: Diego Costa è Diego Costa, irrinunciabile per questo Chelsea. C’è una Premier League da agguantare, le questioni d’onore sono rimandate al termine della stagione. Senza che la leadership di Conte sia stata intaccata. Allegri ha scelto diversamente e non si è servito di artifici: Bonucci fuori in Champions League, con tanto di motivazioni. E con tanto di imbarazzo misto a rammarico di Buffon, seduto al fianco del tecnico come in pieno stile Juventus quando c’è da ricorrere agli Stati generali. Comunque vada, non la riducete ad una questione di risultato.