Miranchuk, un vino (buono) lasciato a lungo in cantina: ancora utile per il menù Atalanta?
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Miranchuk, un vino (buono) lasciato a lungo in cantina: ancora utile per il menù Atalanta?

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Miranchuk e quella terza occasione con l’Atalanta. Il russo sarà di passaggio oppure può ancora essere utile alla causa bergamasca

Situazione interessante: un po’ quando vai in cantina a prendere l’acqua e ti ricordi che hai ancora un vino rosso da utilizzare dopo che il caro amico Ivan lo ha riportato al gusto di un tempo. Miranchuk è rimasto alla corte bergamasca tra calciomercato, problemi sull’idoneità sportiva e un reintegro in gruppo passato in secondo piano, a tratti forse sottovalutato.

Aleksey nei suoi due anni a Bergamo si è sempre dimostrato un giocatore tanto tecnico quanto di qualità, ma senza la continuità esplosiva necessaria per fargli prendere le redini dell’Atalanta. Nel 2020-2021, annata dove serviva imparare, non è stata tutto sommato negativa con una crescita lenta e graduale. Segna all’esordio con Midtjylland e Inter tra Champions e campionato, viene utilizzato a sprazzi per tutto il girone d’andata e nel rush finale di stagione (messo come trequartista puro e beneficiato anche da un minutaggio maggiore) si dimostra anche assai costante riuscendo a portare a casa 2 goal e un assist nelle ultime 5 giornate, senza dimenticare la sua rete nel finale che garantì all’Atalanta la semifinale di Coppa Italia contro la Lazio in una gara ricca di polemiche. 6 reti 2 assist in 36 partite giocate: potrebbe sembrare un bottino povero, ma analizzando il suo impatto complessivo non c’è assolutamente nulla da lamentarsi.

L’anno dopo si spera nel definitivo salto di qualità, ma il ragazzo (come tutta la squadra) viene penalizzato da una serie di fattori: infortuni suoi e anche quelli di un reparto a pezzi, troppa panchina e lui nei panni della seconda punta dove fragilità e poco dinamismo non lo aiutarono. Una visione di gioco eccellente però incoerente su quello che pretendeva Gasperini in quella posizione: un po’ come bere il vino mangiando una pizza.

Viene mandato al Toro, in un contesto dove ad un’Atalanta embrionale e priva di qualità mancava un trequartista come lui: va bene Koopmeiners avanzato o il 3-4-3, ma dietro le punte serviva un pezzo qualitativamente più alto da aggiungere insieme a Hojlund e Lookman. Ora la domanda sorge spontanea: questo vino, inteso Miranchuk, può risultare buono per accompagnare queste portate nerazzurre? Sulla carta si, considerando che può giocare dietro a De Ketelaere e Scamacca, oppure in un contesto di falso nueve con anche l’aggiunta di Ademola, e con CDK più orientato a stare davanti, la trequarti vede Koop, Pasalic e anche lui: tre giocatori diversi che possono dare più soluzioni.

Tutto sta nella volontà del tecnico di credere in lui e inserirlo nell’Atalanta che dovrà affrontare tre competizioni: mettere nelle giuste condizioni una bottiglia forse giudicata troppo presto, ma che non è mai troppo tardi per essere stappata, bevuta e goduta da tutto il mondo nerazzurro.