Mertens e Insigne, l’adolescenza è finita

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Il Napoli prepara il rush finale: la corsa scudetto e il duello epico con la Juventus pasanno necessariamente dai piedi di Dries Mertens e Lorenzo Insigne

L’ultimo weekend senza il campionato di Serie A 2017-18 è definitivamente passato agli annali: da qui al 20 maggio si correrà senza tregua verso il traguardo più ambito. La Juventus di Allegri ed il Napoli di Sarri si sfidano nell’unico duello tuttora aperto sul palcoscenico dei più rilevanti campionati europei: altrove è tutto talmente definito da portare in dote sonnolenza. In Italia l’epilogo è interamente da scrivere e non può escludere scenari clamorosi: sempre se con questo termine si può descrivere il successo dell’una o dell’altra, quando il livello della competizione è stato così alto. All-in: nove gare per scrivere la verità. Nove per novanta: ottocentodieci minuti e relativi overtime per lasciarsi preferire alla concorrente. Per risultare la più forte: sarà ancora Juventus? O lo scettro della Serie A passerà al Napoli?

Juventus o Napoli? L’analisi del calendario

La risposta immediata, tenuto conto del fatto che i partenopei si siano già liberati delle pratiche Lazio, Roma ed Inter, mentre nel girone di ritorno la Juventus – in chiave di alta classifica – ha affrontato soltanto i biancocelesti, penderebbe dal lato del Napoli. Eppure alcune considerazioni si rendono necessarie: innanzitutto in merito allo scontro diretto, che la Juventus disputerà tra le sue mura e che, contestualmente alla vittoria nella gara d’andata, concede un considerevole vantaggio comparato ai bianconeri. Restassero così le cose infatti, il Napoli dovrebbe recuperare tre punti e non due sulla sua rivale, per via delle regole in caso di arrivo a pari punti. Poi spazio alle sfide che attendono la Juventus dopo lo scontro diretto, con chiaro riferimento alle trasferte sui campi di Inter e Roma: gare dallo spiccato tasso di difficoltà, che il Napoli non dovrebbe sostenere, ma a patto che le squadre di Spalletti e Di Francesco siano obbligate a vincere per centrare la qualificazione alla prossima Champions League. Qualora invece i giochi fossero già determinati, ecco come d’un tratto la difficoltà delle due partite in questione subirebbe un evidente ridimensionamento. Altro ago della bilancia è il Milan di Gattuso: la Juventus lo affronterà già sabato prossimo, con la sfida dei quarti di finale di Champions League al Real Madrid che incombe nelle menti dei calciatori bianconeri. Snodo cruciale. La rincorsa del Milan troverà sul suo sentiero anche il Napoli di Sarri, nel tempio di San Siro: dovessero i due risultati discostarsi, la classifica assumerebbe inevitabilmente tutt’altro significato.

Napoli, i fattori Mertens ed Insigne

Se ampio risalto va dato all’organizzazione collettiva, all’evoluzione di gioco ed insomma a tutti i fattori che trascendono da discorsi individuali (ci torneremo appena dopo), è impensabile non attribuire un peso rilevante alle espressioni dei migliori talenti a disposizione. Del resto si battaglia punto a punto e la giocata di un singolo farà necessariamente tutta la differenza del mondo. Se quelli di cui dispone la Juventus hanno già dimostrato di poter rappresentare fattori chiave per le vittorie bianconere, o comunque per le scalate al successo, tutta la responsabilità sta in tal senso sulle spalle dei migliori calciatori del Napoli. In altre parole: riusciranno Dries Mertens e Lorenzo Insigne a risultare decisivi nel rush finale per lo scudetto? A trovare la giocata che esula dalla proposta collettiva? Saranno in grado di fare la differenza contro una squadra palesemente più abituata a gestire momenti complessi? Più pronta a vincere, per farla breve. Ma la storia è fatta anche per essere cambiata, per essere clamorosamente riscritta. E questo Napoli ha il destino nelle sue mani: vincendole tutte da qui al termine del campionato, non ci sarebbe avversario che tenga. Ed avrebbe coronato il sogno di riportare il tricolore – il terzo della storia partenopea – all’ombra del Vesuvio. Il Napoli, come logico che sia, è strettamente dipendente dagli spunti fuori coro di Mertens ed Insigne. Nonostante il suo spiccato ed evoluto livello di gioco. Che non sempre può funzionare perfettamente, che non sempre può trovare la sua oramai abitudinaria fluidità: in quei momenti, quando non tutto gira alla perfezione, se mancano i singoli, se manca chi comunque è in grado di deciderti una partita, a questi livelli sono dolori. Vale, con le dovute proporzioni che tutto il mondo del calcio deve rispettare, il discorso che si faceva e tuttora si fa con il Barcellona di Messi: tutto bellissimo ed invidiabile, ma se in alcune circostanze non ci pensa la Pulce non se ne esce.

Mertens ed Insigne finora

Partiamo da Dries Mertens: il folletto belga, neanche a dirlo, ha risposto presente. Sfogo naturale della rete di passaggi minuziosamente costruita dal maniacale lavoro di Maurizio Sarri. Diciassette reti e sei assist serviti in ventinove gare di campionato disputate, un gol ogni centoquarantasei minuti di gioco: media in flessione se confrontata allo strepitoso andamento dello scorso torneo, quando fu in grado – nella sua prima parentesi da attaccante centrale – di andare in rete ogni novantuno minuti. Ventotto le firme di un campionato mostruoso, trentaquattro quelle di una stagione stellare: Mertens ha recentemente affermato di aver superato alcuni problemi fisici e di esser tirato a lucido per il finale di campionato. Che abbia in serbo di recuperare tutto in questo attesissimo epilogo? Numeri più contenuti per Lorenzo Insigne: rispetto a Mertens perché gioca in una fetta di campo differente, meno vicino alla porta avversaria, ma anche nel confronto con l’Insigne della Serie A 2016-17. Sette reti oggi (con otto assist all’attivo), alla media di una ogni trecentotrenta minuti, addirittura diciotto nell’exploit dello scorso campionato, quando ha trovato la porta ogni centosessantatré minuti. Ma in questo caso non è necessariamente rilevante recuperare in termini strettamente numerici, quanto invece farsi trovare pronto nell’occasione e nella situazione che conterà: tradotto, dovesse ricapitargli sui piedi la palla decisiva come in Inter-Napoli sul risultato di 0-0, vietato concedersi la cifra estetica del pallonetto. Vietato non concretizzare la superiorità espressa dalla sua squadra, consentito solo segnare. Che in quel frangente è l’unica cosa che conta. Perciò è stato scelto questo titolo: Dries Mertens e Lorenzo Insigne l’adolescenza l’hanno superata da un pezzo, sia individuale che calcistica, nella dimensione umana come in quella lavorativa. Ma l’esame odierno è di quelli da non fallire: proprio perché l’adolescenza è bella che finita.