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Napoli, Nino D’Angelo: «Scudetto come regalo di Maradona. La 10 a Insigne? No…»

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Nino D'Angelo

Il cantautore napoletano Nino D’Angelo ha parlato del suo rapporto con Maradona e del Napoli da scudetto

Nino D’Angelo, cantautore partenopeo e grande tifoso del Napoli, in una intervista a La Gazzetta dello Sport ha parlato del suo rapporto con Diego Armando Maradona e degli azzurri da scudetto in questa stagione.

PRIMO INCONTRO CON MARADONA – «Diego era appena arrivato. Il suo agente, Cyterszpiler, aveva letto su un muro: “A Napoli tre cose stann’ ‘e belle: Maradona, Nino D’Angelo e ‘e sfugliatelle”. S’infuriò. Pensava al solito napoletano che si faceva pubblicità. Gli spiegarono chi ero. Il Napoli mi telefonò: “Diego vuole conoscerti”. Andai al campo con mio figlio Toni. Mentre mi parlava, si passava la palla da una spalla all’altra. Siamo diventati amici. Ci si trovava a casa di Bruscolotti, perché adorava gli spaghetti aglio e olio di Mary, la moglie di Beppe che teneva una stanza vuota per ballare. Diego dava spettacolo. Quando si sedeva, si metteva il ghiaccio sulle ginocchia». 

SCUDETTO – «Dovevo giocare ad Ascoli con la nazionale artisti. A metà strada mi chiedo: “Il Napoli sta per vincere lo scudetto e tu vai ad Ascoli?”. Volto la macchina, raggiungo un amico a Secondigliano e seguiamo la partita sul suo terrazzo. Un secondo dopo la fine, la città è in strada. Alla sera abbraccio Diego a casa di Bruscolotti». 

MORTE MARADONA – «Mi ha telefonato mio figlio Vincenzo, che lavora alla Gazzetta: “Pà, Diego è morto”. Non è vero. “Abbiamo la conferma”. Mi sono seduto a quel piano, ho suonato “Ho visto Maradona” molto lentamente fino a scoppiare a piangere. Ho postato un pensiero su Facebook, poi ho scritto “Campiò”, la canzone che chiude il mio ultimo album: “Il Poeta che non sa parlare”». 

RISCATTO PER NAPOLI – «Lui moltiplicato per mille. Come canto in Campiò: “Tu sei un poco tutti quanti. Perché sei salito in cima al mondo e hai dato luce a chi non conta”. Diego è la persona più umile che abbia conosciuto. L’hanno costretto a essere dio. Come a me hanno imposto di essere per sempre quello di “Nu jeans e ‘na maglietta”. Mi sentivo altro. Ho pagato con la depressione, mi sono tagliato il casco biondo. Ho un’idea per il video di Campiò, se De Laurentiis ci sta. Quale? l piano al centro del Maradona, sotto la luna. “Tu che se chiamavi la luna, scendeva, ti metteva le scarpe, ti disegnava campo e porte. Tu solo contro tutti”». 

CORSA SCUDETTO – «Siamo quelli di prima con Anguissa in più. Sarebbe un regalo dal cielo, di Diego. Perché sì? «Perché la squadra è maturata e perché Lozano in qualsiasi altra squadra sarebbe titolare: abbiamo ottime alternative». 

AVVERSARIE – «L’Inter, anche se si è indebolita. E il Milan ha un gioco che mi fa paura. Pioli è bravo e sottovalutato. La Juve è un passo indietro, CR7 si è portato via 25-30 gol». 

OSIMHEN – «Magari non è bello da vedere, scoordinato, scomposto, ma quando parte lo fermi solo gettandogli una rete addosso. È migliorato tecnicamente. E se sbaglia lo stop, arriva comunque per primo sul pallone. Una furia». 

KOULIBALY – «Il comandante. Ha una tecnica da centravanti. Il difensore più forte del mondo». 

INSIGNE – «Napoli chiede sempre qualcosa in più a un napoletano. Non è facile. È capitato anche a me. Quando non volevano farmi cantare al San Carlo, la città si è spaccata. Poi sono riuscito a portare tutti dentro. Sembrava il Titanic: i poveri in alto, dove il biglietto costava meno; i ricchi vicini al palco con i biglietti omaggio… La numero 10? Per il bene che gli voglio, dico di no. Quella maglia è un macigno. Insigne è uno dei giocatori più forti d’Italia. È cresciuto, un vero uomo squadra. Ma Diego è meglio che resti al di sopra di tutti».