Napoli, l’Aurelio furioso alza il tiro: i 4 motivi

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E se la sfuriata del presidente De Laurentiis servisse al bene del Napoli?

C’è chi parla addirittura di dimissioni tecniche evitate sul fil di lana, eppure non tutto il male viene per nuocere. L’oggetto è la forte esternazione del presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis nell’immediato post-partita del Bernabeu, con i partenopei usciti sconfitti per 3-1 dal Real Madrid campione in carica, nell’andata degli ottavi di Champions League. Dopo essere passati in vantaggio grazie alla perla di Insigne: episodio che, con ogni probabilità, al proprietario del Napoli aveva fatto pregustare tutt’altro epilogo. Proviamo a leggerla diversamente: e se fosse una sfuriata benefica per le ambizioni della squadra?

ASTICELLA ALZATA – Guardiamo innanzitutto al senso intrinseco delle parole di De Laurentiis: l’insoddisfazione per il risultato ottenuto. L’immediata reazione della massa è stata la seguente: ma cosa si era messo in testa il buon Aurelio? Di andare a vincere a Madrid? E viene subito da rispondere che in effetti – anche alla luce degli altri risultati della tornata internazionale, con l’Arsenal travolto a Monaco ed il Barcellona a Parigi – un 3-1 sul campo dei detentori del titolo, campioni del mondo e primi della Liga, ci possa anche stare. Così come ci sta che il numero uno del club, forte di una rosa costruita strutturalmente, non si dimostri entusiasta ma provi ad alzare l’asticella delle ambizioni. Se il popolo partenopeo chiede il definitivo salto di qualità, sappia che questo passa anche dal non accontentarsi e dal non piegarsi all’ovvio.

EFFETTI IMMEDIATI – Passiamo ora alle conseguenze delle affermazioni di Aurelio De Laurentiis: in altri tempi, non ci nascondiamo, il Napoli avrebbe perso la seguente partita di campionato se c’era da affrontare in trasferta un avversario ostico come il Chievo, riposato e che in settimana – a differenza di chi aveva un pensiero grosso quanto il talento del Real Madrid – aveva dedicato ogni energia alla preparazione della partita domenicale. Il Napoli è invece sceso in campo al Bentegodi con la manifesta volontà di spaccare il mondo: il risultato pieno è inevitabilmente arrivato, ad impressionare è stato il livello della prestazione. Che c’entri qualcosa l’intenzione dei calciatori di dimostrare al presidente che si stava sbagliando? Forse sì, aspetto che si va a sommare alla spettacolare identità di gioco raggiunta dal Napoli – merito dell’allenatore – ed al valore delle rotazioni a disposizione di Sarri. Mai il Napoli aveva avuto una rosa così completa: qualche merito alla società nell’averla edificata le andrà pure riconosciuto. Segnale evidente che sia opportuno non creare fazioni: l’unità di intenti è la condizione necessaria per il bene del Napoli.

EFFETTI DI MEDIO-LUNGO TERMINE – Ma andiamo oltre ed assumiamo per assurdo che non sia così: nelle ultime ore sono emerse indiscrezioni secondo le quali, nel post Napoli-Palermo (unica occasione in cui i partenopei non hanno vinto nel 2017, prima della trasferta di Madrid), si sia consumato un vero e proprio strappo tra Aurelio De Laurentiis e Maurizio Sarri. Acuito poi dalle esternazioni del Bernabeu, inerenti come noto anche all’operato del tecnico, reo di non aver sfruttato al meglio le dotazioni dell’organico e di aver osato oltremodo con la difesa alta. Questo presunto strappo, che se fosse veritiero troverebbe le sue radici in fatti accaduti di cui nessuno è ancora a conoscenza se non le parti in causa, avrebbe comunque compattato l’intero gruppo intorno alla figura del suo allenatore: testimonianza ne è un 2017 finora ai limiti della perfezione, così come lo sono le dichiarazioni degli esponenti di spicco dello spogliatoio azzurro – Reina in primis – tutte a totale difesa del lavoro tecnico del gruppo.

STRATEGIA? – Ed infine: se fosse stata una tattica del presidente? Se il tenore della sua intervista post-Bernabeu avesse l’unico obiettivo di compattare il gruppo? Di legarlo contro un nemico (immaginario) in modo tale da indurlo ad andare oltre il 100% in vista dell’imminente tour de force? Ed ancora, aspetto da tanti sottovalutato: se il fine fosse stato quello di attrarre su di sé i fari dell’opinione pubblica in modo tale da scaricare il gruppo dalle inevitabili pressioni del momento e consentirgli di lavorare al meglio? Il rischio ovviamente è dietro l’angolo: con un organico in parte giovane ed inesperto, l’ipotesi del fraintendimento va considerata. Comunque stiano le cose spetta ai calciatori più rappresentativi lanciare il finale di stagione di questo Napoli: l’impresa di ribaltare l’esito dell’andata di Madrid ha il sapore di una mission impossible. Ma in tal caso un osservatore giudizioso ben sa che il Napoli avrebbe avuto come unica colpa la tremenda sfortuna di incrociare – da prima forza del girone, mai accaduto nella sua storia – i detentori del titolo. Con il Real Madrid che, ad una manciata di minuti dal gong del suo girone eliminatorio, si trovava in doppio vantaggio sul Borussia Dortmund: quel 2-2 finale ha condotto a tutto ciò. Capitolo campionato: nessuno segna quanto un Napoli che viaggia alla media di 2.16 punti a partita. In proiezione finale: 82. Non sono pochi: basterebbero almeno a lottare per il titolo, se questo non accade è più merito del tritacarne Juventus che demerito (in piccola parte esistente) partenopeo. Sarà fondamentale però difendere il podio dal ritorno dell’Inter ed attaccare la seconda piazza occupata dalla Roma. La Coppa Italia assume valore ulteriore perché la semifinale si disputerà contro l’ex Higuain e la rivale meno amata: insomma tanta carne sulla brace di un Napoli che, passato il primo decennio dell’era De Laurentiis, vuole misurarsi a determinate altezze senza necessariamente essere costretto a calare gli occhi.