Pagina 149 – Calcio News 24

Mbappé svela il rituale della passarella di Clairefontaine: «Ci piace, tutti stanno al gioco. Ognuno mostra la sua personalità»

Mbappé, attaccante della Francia e del Real Madrid, ha parlato di moda nel corso di questa intervista. Le sue dichiarazioni

A Madrid, l’attaccante del Real Madrid e capitano della Nazionale francese Kylian Mbappé ha aperto le porte per parlare di moda, stile e della sua mentalità. Una visione, quella del fuoriclasse ventisettenne, che è stata compresa alla perfezione da Hublot: in collaborazione con il celebre brand, Mbappé ha infatti co-creato un orologio a sua immagine, disponibile in un’esclusiva edizione limitata.

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La passerella di Clairefontaine

A poco più di un mese dall’inizio dei Mondiali, il campione del mondo ha concesso una lunga intervista a Paris Match per esplorare i suoi gusti in fatto di abbigliamento. Oggi i calciatori sono sempre più attenti al look, e i raduni della Francia a Clairefontaine si sono ormai trasformati in vere e proprie settimane della moda. Un rituale che l’attaccante apprezza molto: “Ci piace, tutti stanno al gioco. È una cosa simpatica e genuina“, spiega il giocatore del Real. “Ognuno arriva con l’idea di mostrare una nuova sfaccettatura della propria personalità. Penso che questo piaccia molto anche al pubblico, spero che resti così e che continui a lungo“.

L’outfit per gli appuntamenti

In veste di ambasciatore Hublot, Mbappé ha affrontato anche il tema di come ci si veste per un appuntamento romantico, sottolineando l’importanza della spontaneità. “Non tutti gli appuntamenti sono uguali: l’abbigliamento può essere informale oppure molto curato, dipende se vuoi fare colpo. Ma ciò che caratterizza la mia personalità è che non c’è mai nulla di preparato a tavolino. Non c’è nulla di robotico“. L’unico dettaglio su cui non transige è quello che porta al polso: “Per quanto riguarda gli orologi, ormai ho tantissimi Hublot. Ho la fortuna di possederne tutti i modelli”.

Sampdoria salva, Abildgaard regala la permanenza in Serie B! Lombardo gioisce: «Merito loro, mi hanno dimostrato un valore immenso»

Sampdoria ha centrato la salvezza matematica vincendo 1-0 con il Sudtirol grazie al gol di Abildgaard. Le parole di Attilio Lombardo

Il rettangolo di gioco dello stadio Ferraris ha emesso il suo verdetto definitivo: la Sampdoria è matematicamente salva. Grazie al successo di misura per 1-0 contro il Sudtirol, firmato dalla rete provvidenziale di Oliver Abildgaard, la compagine ligure scaccia i fantasmi della retrocessione e blinda la categoria. Il tecnico blucerchiato Attilio Lombardo ha così portato a termine la sua complessa missione. Intervenuto ai canali ufficiali del club nel post partita, l’allenatore ha analizzato il fondamentale traguardo raggiunto, lodando la resilienza del suo spogliatoio.

La tempesta superata e la forza del gruppo

Ripercorrendo le enormi difficoltà affrontate dai calciatori in questa travagliata annata sportiva, l’allenatore ha voluto esaltare la tenuta psicologica dei suoi ragazzi nei momenti di maggiore pressione: «È il traguardo che tutti noi auspicavamo, io in primis fin dal momento in cui mi è stata affidata la guida di questo gruppo. I ragazzi hanno dimostrato un valore immenso, più che nel seguire le mie tattiche, nell’avere la forza di mantenere la lucidità mentale. Ci siamo trovati nel cuore della tempesta, nel periodo più buio della stagione: a tratti riuscivamo a raddrizzare la rotta, altre volte venivamo travolti. Ma questa salvezza è indiscutibilmente merito loro e di ogni singolo professionista che ha dato l’anima in queste settimane».

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L’assunzione di responsabilità sulla panchina

Il mister ha poi sottolineato il proprio legame viscerale con la piazza genovese e la ferma volontà di mettersi in gioco senza alcun timore per il bene della società: «Non ho mai vacillato, non ho mai creduto che non ce l’avremmo fatta. Ho scelto di metterci la faccia non solo come un dipendente, ma come l’allenatore di questa squadra, forte del mio bagaglio di esperienze e della profonda stima che nutro per molti di questi calciatori, con cui avevo già condiviso l’emozione della vittoria nei plaout l’anno scorso insieme a Evani. Ero consapevole dei rischi, sapevo che l’esito poteva essere drammatico, ma la vicinanza della gente, quei “grazie” ricevuti per strada, mi hanno dato la calma necessaria. Non bisogna ringraziare chi è parte di questa famiglia; ho solo onorato il mio impegno fino in fondo perché ho avuto la fortuna di allenare uomini straordinari».

L’elogio ad Abildgaard, l’uomo della provvidenza

Una menzione speciale, da un punto di vista puramente tattico e tecnico, è stata dedicata all’autore del pesantissimo gol vittoria, capace di sbloccarsi nell’appuntamento più critico dell’intero campionato: «Da Oliver Abildgaard ci aspettavamo una risposta simile, perché possiede una forza mentale e fisica fuori dal comune. In questo periodo ci siamo chiesti spesso come fosse possibile che non riuscisse a impattare la palla con la cattiveria necessaria. Lui è un profilo eccellente nella fase di non possesso e sulle palle centrali, ma quando si trattava di aggredire l’area per segnare, aveva sempre riscontrato qualche difficoltà. Oggi è stato impeccabile: è stato lui a regalarci questi tre punti vitali e non posso che essergli profondamente riconoscente per questa prestazione decisiva».

L’abbraccio del pubblico di Marassi

In chiusura, per suggellare la giornata di festa, non poteva mancare un pensiero devoto alla calda tifoseria, rivelatasi ancora una volta l’autentico dodicesimo uomo in campo: «Un ringraziamento speciale va a questo pubblico meraviglioso. Lo stadio oggi ha trasmesso sensazioni irripetibili, un calore che tocca il cuore. Credo che chiunque abbia calpestato l’erba del Ferraris oggi, che fosse un giocatore della Sampdoria o del Sudtirol, abbia percepito chiaramente cosa significhi essere parte integrante di questa grande famiglia blucerchiata».

Venezia, è festa grande! Promozione in Serie A dopo un solo anno di B. Stroppa firma un altro capolavoro

Venezia promosso in Serie A! I lagunari completano la risalita dopo solo un anno in Serie B! Stroppa da record

Il Venezia torna in Serie A. È questo il verdetto maturato nella sfida contro lo Spezia: il 2-2 del Picco, unito alla sconfitta del Monza a Mantova, consegna ai lagunari la promozione con un turno d’anticipo. Dopo appena un anno in Serie B, la squadra di Giovanni Stroppa completa la risalita, centrando l’obiettivo dichiarato dalla società già all’indomani della retrocessione. Una promessa mantenuta sul campo, con un percorso lineare e costruito su basi solide.

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La scelta di puntare su Stroppa si è rivelata decisiva: reduce dalla promozione ottenuta con la Cremonese proprio contro lo Spezia, il tecnico ha firmato il suo personale bis, conquistando la quarta promozione in sei anni dopo quelle con Crotone, Monza e Cremonese. Fondamentale anche il contributo del mercato: dagli innesti estivi come Hainaut e Adorante (16 gol e 1 assist), fino ai rinforzi invernali, tutti inseriti in una rosa già competitiva e valorizzata dalla permanenza di giocatori chiave come Busio, Stankovic e Haps. Tra i protagonisti anche Yeboah, autore del gol che ha aperto la sfida del Picco.

Questa promozione non rappresenta solo il ritorno immediato nella massima serie, ma anche un nuovo punto di partenza per un progetto che vuole consolidarsi. Il Venezia si riaffaccia alla Serie A con maggiore consapevolezza, basi più solide e l’ambizione di crescere ancora, pronto a misurarsi nuovamente con le grandi del calcio italiano.

Coppa d’Africa 2022, il clamoroso caso dell’arbitro Sikazwe in Mali-Tunisia – VIDEO di Chiara Aleati

Coppa d’Africa 2022, cosa fece l’arbitro Sikazwe in Mali-Tunisia – VIDEO di Chiara Aleati con il racconto di quel caso clamoroso

Nella storia del calcio sportivo gli errori arbitrali sono all’ordine del giorno, ma ciò che è accaduto il 12 gennaio 2022 in Camerun, durante la Coppa d’Africa, ha sfidato ogni logica sportiva. La delicata sfida della fase a gironi tra Mali e Tunisia si è trasformata nel palcoscenico di uno degli episodi più assurdi e controversi mai registrati su un campo di gioco internazionale.

L’incredibile doppio fischio prima del novantesimo

Il match vedeva il Mali in vantaggio per 1 a 0. Considerando le numerose interruzioni dovute a sostituzioni, due calci di rigore assegnati e un cartellino rosso, il pubblico e le formazioni in campo si attendevano un corposo recupero. Tuttavia, l’esperto fischietto Janny Sikazwe ha letteralmente scioccato lo stadio. Raggiunto il minuto 85 e 6 secondi, il direttore di gara ha inaspettatamente decretato la fine delle ostilità. Lo staff tecnico tunisino, alla ricerca disperata del pareggio, è immediatamente scattato in campo per protestare animatamente, costringendo l’arbitro, in palese stato confusionale, a far riprendere regolarmente il gioco.

L’episodio, già di per sé clamoroso, si è sorprendentemente ripetuto. Arrivati al minuto 89 e 43 secondi, prima ancora dello scadere del tempo regolamentare, Sikazwe ha chiuso definitivamente l’incontro. È scoppiato il caos totale, tanto che l’ufficiale di gara ha dovuto abbandonare il rettangolo verde scortato dalle forze di sicurezza per sfuggire all’ira della panchina nordafricana.

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Il rientro fantasma e la vittoria a tavolino

Il colpo di scena finale si è consumato circa venti minuti più tardi. Mentre i commissari tecnici si trovavano già in sala stampa, i delegati della Federazione hanno ordinato alle squadre di tornare sul terreno di gioco per disputare i minuti mancanti. I calciatori del Mali si sono ripresentati in tenuta da gara, ma la Nazionale della Tunisia, con diversi atleti già sotto la doccia, ha opposto un netto rifiuto. Questa scelta ha sancito la definitiva vittoria a tavolino per il Mali.

Il dramma medico: colpo di calore e allucinazioni

Dietro questo cortocircuito agonistico si celava in realtà un dramma umano sfiorato. I referti medici ufficiali hanno confermato che le temperature estreme e l’altissima umidità avevano causato all’arbitro un grave colpo di calore. L’uomo era in preda a un severo crollo fisico, con battito cardiaco accelerato e conseguente perdita di lucidità. L’ufficiale ha in seguito confessato di aver sentito delle “voci interiori” che gli ordinavano di fermare tutto immediatamente per mettersi in salvo e tutelare la propria vita. Un retroscena inquietante per una partita passata di diritto alla storia.

Gil Puche a Juventusnews24: «Non ci credevo alla prima convocazione con la Juve. All’esordio non ci penso, ma sono pronto per ciò che arriverà» – VIDEO

Gil Puche ha rilasciato un’intervista nella quale ha parlato del suo percorso ma anche del suo futuro. Le dichiarazioni del difensore della Juve

Javier Gil Puche, difensore della Juventus Next Gen, ha rilasciato un’intervista esclusiva a Juventusnews24. Le sue parole.

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Voglio partire forte Javier: sei considerato uno dei talenti più importanti e promettenti di tutto il settore giovanile della Juventus. È un qualcosa che percepisci, senti l’affetto o comunque gli occhi posati su di te da parte di tifosi e appassionati?
«Ovviamente si sente anche nel quotidiano. Come ti aiuta lo staff tecnico, tutti i dirigenti del club, gli allenatori. Siamo in un club molto grande, anche con molta esigenza ed è chiaro che ogni giorno questo comporta una responsabilità e bisogna rispettarla».

Come vivi la pressione?
«Non sento pressione su questo aspetto. No, forse no, perché non ci penso o ho la testa altrove e non penso davvero a quello».

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Ci racconti la prima convocazione con Thiago Motta? Come lo hai saputo, come hai reagito e che notte è stata?
«L’ho saputo quando ero qui a Vinovo. Mi ha chiamato Marco Lombardo e mi ha detto che dovevo andare all’allenamento e che sicuramente sarei stato convocato il giorno dopo. Ero in un momento in cui non ci credevo, ma beh, poi a poco a poco lo vedi».

Era il 30 ottobre 2024, Juventus Parma 2-2. Come descriveresti l’atmosfera dell’Allianz Stadium?
«Mi ricordo che era in settimana, un mercoledì, lo stadio era pieno, la gente, un’atmosfera spettacolare».

Qualche consiglio particolare che hai ricevuto?
«Di fare quello che sapevo, di stare tranquillo. Alla fine quando vai lì non devi provare a fare nulla che non sai. Ti chiamano per quello che sei e questo è ciò che devi fare».

L’aspetto più impressionante di Yildiz?
«Sta volando».

E dei difensori? Cosa hai guardato maggiormente?
«L’intensità negli scontri e la leadership che ognuno ha, il modo di parlare con la squadra, come dirigono è la chiave».

L’esordio in Prima squadra non è ancora arrivato ma come te lo immagini? Ci hai già pensato?
«No, vivo un giorno alla volta e non ci penso. Potrebbe essere, ma sono pronto per ciò che arriverà e spero che sarà così».

L’INTERVISTA ESCLUSIVA DI JUVENTUSNEWS24 AD JAVIER GIL PUCHE

Guardiola scherza su PSG e Bayern Monaco: «Ho pensato che sarebbe stata una partita disastrosa con due allenatori poco capaci»

Pep Guardiola scherza su PSG e Bayern Monaco: «Ho pensato che sarebbe stata una partita disastrosa». Le sue parole

Il mondo del calcio continua a discutere della spettacolare semifinale d’andata di Champions League tra PSG e Bayern Monaco, un 5‑4 che ha incantato molti ma lasciato perplessi gli amanti delle difese più solide. Tra coloro che non hanno seguito la partita in diretta c’era anche Pep Guardiola, impegnato sugli spalti di un match delle serie minori inglesi.

In conferenza stampa, alla vigilia della prossima gara del Manchester City, l’allenatore ha spiegato il motivo della sua assenza e ha commentato a modo suo la sfida di Parigi, diventata immediatamente uno degli eventi più discussi della stagione.

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PAROLE – «È bello giocare così. È l’essenza del calcio. Ma io e te non siamo uguali. Il calcio è questo: ognuno ha il suo stile. È stata una bella partita, così come lo è stata Atletico Madrid-Arsenal. Certamente, quando vedi segnare nove goal in una semifinale, è fantastico. Il calcio deve essere accettato in modi diversi»

– «Perché ero a vedere Stockport-Port Vale? Il giorno prima ho guardato il calendario, ho visto PSG-Bayern Monaco e ho pensato: ‘Bah, che partita disastrosa sarà’. Gli allenatori non sono bravi, Luis Enrique e Kompany … Scherzi a parte, sono innamorato del calcio inglese e ho deciso di andare a Stockport. La prossima stagione, quando il Bayern giocherà contro la mia ex squadra, sarò in prima fila sul divano».

Gullit: «Leao è un grande giocatore, ogni tanto dà la sensazione di star combattendo i diavoli nella sua testa»

Gullit torna a parlare di Leao: «Un grande giocatore. Lui è un giocatore bravo, ma ogni tanto sembra che non sia qui»

In occasione del suo ingresso nella Hall of Fame rossonera, celebrato a San Siro prima della sfida contro la Juventus, Ruud Gullit ha rilasciato una lunga intervista all’emittente portoghese Sport TV. L’ex fuoriclasse olandese ha approfittato del momento per soffermarsi anche sulla crescita di Rafael Leao, uno dei talenti più discussi del Milan contemporaneo.

Gullit ha riconosciuto i progressi compiuti dal portoghese negli ultimi anni, ma ha sottolineato come al numero 10 manchi ancora un tassello fondamentale per diventare un campione completo: la continuità di rendimento. Un ultimo passo, secondo l’olandese, necessario per trasformare il suo enorme potenziale in una leadership stabile e riconosciuta a livello internazionale.

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PAROLE – «Leao è un grande giocatore, ogni tanto dà la sensazione di star combattendo i diavoli nella sua testa. Lui è un giocatore bravo, ma ogni tanto sembra che non sia qui. Penso che lui sia importante, mi piace molto. Deve trovare un modo per offrire, come minimo, prestazioni da 6 o 7. E dopo ci sono partite eccezionali da 9. Ma partite da 9 e poi partite da 4, no. Non voglio. Lui ha la forza e l’abilità per giocare sempre, almeno, da 6 o da 7. È un grande giocatore, mi piace vederlo, ma ogni tanto sembra che con la testa sia da un’altra parte. Deve essere più orgoglioso di fare quello che sa fare. Ma, quando non va, deve anche saper giocare semplice e crescere poco a poco durante la partita».

Juan Jesus non si presenta all’allenamento del Napoli: ore di mistero prima della versione ufficiale del club

Napoli, giallo Juan Jesus: il difensore non si presenta all’allenamento e scatta l’allarme a Castel Volturno. Poi la nota del club

Giallo in casa Napoli a poche ore dalla sfida di campionato contro il Como, in programma sabato 2 maggio allo stadio Sinigaglia. Juan Jesus non si è infatti presentato all’ultima seduta d’allenamento diretta da Antonio Conte, un’assenza improvvisa che ha immediatamente creato apprensione e agitato l’ambiente partenopeo.

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Secondo quanto riportato dal Corriere dello Sport, il difensore non ha fornito alcun preavviso né spiegazione al club, sparendo dai radar per diverse ore. La mancata comunicazione ha alimentato il mistero, anche perché nel frattempo il giocatore aveva disattivato i propri profili social, contribuendo a rendere la situazione ancora più anomala.

Solo in seguito è arrivata la versione ufficiale del Napoli, che ha chiarito la vicenda: l’assenza di Juan Jesus è stata dovuta a motivi di natura personale. Una spiegazione che ha riportato la calma, ma che non cancella l’inatteso caso scoppiato alla vigilia di una gara delicata per la squadra di Conte.

Romania, scena incredibile: l’ambulanza si impantana e i giocatori la spingono in campo – FOTO

Incredibile scena in Romania: l’ambulanza resta bloccata in campo, i giocatori la portano fino all’infortunato – FOTO

Una scena surreale ha segnato la sfida dei playoff di seconda divisione rumena tra Voluntari e Bihar FC, disputata su un campo pesantemente allagato dalla pioggia. Le immagini, rilanciate da diversi media sportivi come Digi Sport, mostrano un episodio destinato a fare il giro del mondo: un’ambulanza rimasta impantanata nel terreno di gioco, costringendo i calciatori a spingerla per permettere i soccorsi. Il match, già condizionato da condizioni meteo proibitive, era rimasto in equilibrio fino all’86’, quando i padroni di casa avevano trovato il gol decisivo con Radu Crisan.

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Il momento più drammatico è arrivato nel finale, quando Alexandru Git, giocatore del Voluntari, ha riportato un grave infortunio dopo uno scontro con Razvan Gunie. Le urla del calciatore hanno subito fatto capire la gravità della situazione, mentre l’arbitro espelleva Gunie. A quel punto è stato richiesto l’intervento dell’ambulanza, che però si è più volte bloccata nel fango. Per raggiungere il compagno a terra, i giocatori delle due squadre si sono uniti e hanno spinto il mezzo fino al punto dell’incidente, per poi aiutarlo a uscire dal campo. La partita è rimasta sospesa per diversi minuti.

Visibilmente scosso, l’allenatore del Voluntari Florin Pîrvu ha dichiarato: “II miei pensieri volano ad Alex Gît. Credimi, non vedevo i miei giocatori piangere così nello spogliatoio da tanto tempo…. Secondo quanto riportato da GSP.ro e DigiSport.ro, per Git si teme una doppia frattura a tibia e perone, un epilogo che rende ancora più amaro un pomeriggio già segnato da un episodio destinato a restare impresso a lungo.

Mourinho svela: «Nessuno del Real Madrid ha parlato con me! Mi resta un anno di contratto con il Benfica»

Mourinho: «Nessuno del Real Madrid ha parlato con me! Mi resta un anno di contratto con il Benfica». Le dichiarazioni

José Mourinho è tornato a parlare del suo futuro, rispondendo alle voci che lo accostavano alla panchina del Real Madrid. Lo Special One ha affrontato l’argomento in conferenza stampa, alla vigilia della sfida del suo Benfica contro il Famalicão, replicando a una domanda di un giornalista.

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PAROLE – «Nessuno del Real Madrid ha parlato con me, posso garantirlo. Sono stato nel calcio per troppi anni, come te nel giornalismo, e siamo già abituati a queste cose, ma niente del Real Madrid».

BENFICA – «Non posso dire altro. Ho già detto che riguardo al Real Madrid, niente, e riguardo al Benfica, si conosce la situazione. Mi resta un anno di contratto con il Benfica, e questo è tutto»

FINE STAGIONE «Mi preoccupo di dare il meglio di me, più per il club e i giocatori che per me stesso. Ora c’è il Famalicão, poi il Braga e l’Estoril, e dopo continuerò a lavorare ancora un po’ e solo allora arriveranno le vacanze».

Capello analizza: «Juve? Se arrivasse Alisson sarebbe un upgrade. Io non punterei su Lewandowski. Milan? Per me, la coppia Zirkzee Pulisic farebbe faville»

Capello: «Juve? Se arrivasse Alisson sarebbe un upgrade. Io non punterei su Lewandowski. Milan? La coppia Zirkzee Pulisic farebbe faville»

Ha giocato e allenato sia la Juventus che il Milan. Oggi Fabio Capello è un talent tv e su La Gazzetta dello Sport interviene abitualmente. Ecco i suoi pareri sul giornale rosa quando il campionato è arrivato allo sprint finale.

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COSA SERVE PER AMBIRE ALLO SCUDETTO «Vedendo la stagione corrente, viene da rispondere di getto: un centravanti. Ma vanno fatti dei distinguo. I bianconeri ce l’avrebbero già il “nove” e mi riferisco a quel Dusan Vlahovic che Spalletti non ha avuto quasi mai a disposizione da quando è arrivato a Torino. Certo, DV9 ha il contratto in scadenza e non voglio entrare nei discorsi economici. Se, però, ci fosse la possibilità di tenere il serbo, io lo farei e concentrerei gli sforzi in altri ruoli. Il Milan, invece, un centravanti vero all’altezza non ce l’ha e deve assolutamente reperirlo in estate sul mercato».
LEWANDOWSKI «Io non punterei sul polacco. Un campione e un bomber eccezionale – ci mancherebbe -, ma troppo in là con gli anni. Ad agosto Lewa taglierà il traguardo delle 38 primavere».
MODRIC HA 40 ANNI «Ma un centravanti non è un regista. Quando un bomber perde l’agilità dei tempi migliori, diventa più facile da marcare. Così, posto che alla Signora terrei Vlahovic, fossi il Milan guarderei altrove».
SORLOTH CONVINCE «Sì, è un attaccante dal peso specifico importante e una soluzione interessante anche in ottica Europa. Di sicuro lo vedo meglio di chi ha oggi in rosa Allegri».
SI RIFERISCE A LEAO «Non solo a lui, ma non ho mai fatto mistero di non riuscire a considerare Rafa un centravanti vero e proprio. E badate bene, io sono sempre stato un fan di Leao. Ultimamente, però, lo vedo imbolsito. Non ha più lo scatto bruciante di qualche anno fa e nel ruolo in cui gioca ora fatica molto».
LO UNITED DAREBBE ZIRKZEE «Fossi nel Milan farei subito lo scambio. Nel 3-5-2 di Max vedrei molto più adatto l’olandese di Rafa. Zirkzee è uno che fa giocare la squadra ed è bravissimo nel dialogare con i compagni. Per me, la coppia Zirkzee-Pulisic farebbe faville. Se poi come alternative ci fossero Sorloth e uno tra Gimenez e Nkunku, si potrebbe ben dire che l’attacco è a posto».
COSA CI VUOLE NEL MILAN «Andiamo con ordine. A centrocampo leggo dell’interesse per Goretzka del Bayern Monaco, che se non sbaglio piace anche alla Juve. Non è velocissimo, ma aggiungerebbe di sicuro esperienza e personalità. E poi in Serie A i ritmi non sono quelli della Bundesliga».
LA DIFESA «Un centrale che conosce già il nostro campionato. Gila della Lazio non mi dispiace, è bravo anche con la palla tra i piedi. Con questi acquisti il Milan avrebbe un undici competitivo e resterebbe poi giusto da puntellare la rosa nelle alternative, dato che si spera il Diavolo torni a giocare la Champions e il numero di partite aumenterà sensibilmente».
LA JUVE: IL PORTIERE «Beh, se arrivasse davvero Alisson sarebbe un upgrade, con tutto il rispetto per Di Gregorio. Il brasiliano ha 33 anni, quindi almeno tre stagioni ad alto livello le può ancora garantire».
BERNARDO SILVA «Sarebbe il vero colpo da novanta. Il giocatore che da solo sposta tutti gli equilibri. Il portoghese del Manchester City è uno che fa ancora la differenza ai massimi livelli e il suo innesto renderebbe automaticamente i bianconeri da corsa scudetto in Serie A».
COSA FAREBBE SPALLETTI «Immaginiamo Bernardo con Conceição (in grande crescita) a destra, Yildiz a sinistra e un ritrovato Vlahovic davanti: Spalletti si divertirebbe parecchio e pure i tifosi…».
COSA MANCHEREBBE ANCORA «Per me solamente la ciliegina sulla torta, cioè un centrale di difesa veloce da affiancare a Bremer. Personalmente, farei di tutto per riportare Kim in Italia, anche se so che non sarà facile perché ha uno stipendio altissimo al Bayern Monaco».

Allenatore Fiorentina, è già partita la corsa alla panchina: Sarri, Grosso e Vanoli i tre nomi in lizza

Allenatore Fiorentina, sono tre i candidati per il futuro: Sarri, Grosso e Vanoli sul tavolo della dirigenza dei viola. I dettagli

Nonostante la matematica certezza della salvezza non sia ancora in cassaforte, come sottolinea Alberto Polverosi sul Corriere dello Sport, «a Firenze è già partita la “bambola” sull’allenatore della prossima stagione». I nomi sul tavolo per guidare la Fiorentina sono attualmente tre: Sarri, Grosso e l’attuale tecnico Vanoli.

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I profili in lizza
• Maurizio Sarri: il Comandante vanta un’esperienza vincente in Italia e in Inghilterra, oltre a una spiccata capacità di gestire piazze complesse. Aveva già dato disponibilità l’estate scorsa, ma fu ignorato dalla dirigenza. «Il motivo non può essere calcistico e, vista poi come è andata la scelta di Pioli, si è trattato di un errore clamoroso». Se la presidenza Commisso non rimuoverà questo “veto”, Sarri resterà fuori dai giochi.
• Fabio Grosso: stimato dai dirigenti e forte di ottimi risultati, ha però allenato il Sassuolo, «ovvero col club dove le pressioni sono inferiori a quelle di tantissime piazze di Serie C». A Firenze, ambiente notoriamente esigente e pressante, la sua tenuta emotiva andrebbe severamente verificata. Sarebbe un salto enorme.
• Paolo Vanoli: ha ereditato una squadra ultima a -8 dalla salvezza e calcisticamente defunta, portandola a un passo dal miracolo. «L’impresa di Vanoli vale quella di De Rossi». Sebbene il gioco non sia scintillante (un difetto comune a molte squadre di vertice), la solidità dimostrata in diverse partite chiave è innegabile.


L’esame di coscienza della piazza
L’ambiente gigliato, tuttavia, storce il naso di fronte a una sua eventuale conferma. Ma Firenze ha una lunga storia di giudizi umorali. Claudio Ranieri, vincitore di due trofei in viola, fu salutato con lo striscione «Ranieri, facci l’ultima magia, sparisci», salvo poi prendersi una standing ovation anni dopo. Vincenzo Italiano ha lasciato per i malumori ambientali, tornando poi da vincitore con il Bologna. Palladino fu contestato dopo 65 punti, mentre per Pioli ci fu un innamoramento collettivo dall’esito disastroso.

Serve equilibrio. Vanoli, avendo vissuto questa annata tribolata, saprebbe esattamente dove operare sul mercato in uscita. La regola d’oro per il club resta una: «non conta chi va via, ma chi arriva». Se i sostituti si chiamassero Conte, Allegri o Spalletti, il cambio alzerebbe il livello in modo netto. Sostituirlo con un tecnico della stessa fascia, invece, avrebbe pochissimo senso.

Interrogatorio Gervasoni, l’avvocato svela: «Non c’è stata alcuna indagine per quanto riguarda il caso di Inter Roma»

Interrogatorio Gervasoni, l’avvocato: «Non c’è stata alcuna indagine per quanto riguarda il caso di Inter Roma». Le parole

Arrivano nuove dichiarazioni dall’avvocato di Andrea Gervasoni, Michele Ducci, intervenuto ai microfoni di Radio Crc. Il legale ha smentito in modo netto l’esistenza di un’indagine sulla partita Inter‑Roma, precisando che il PM Ascione avrebbe appreso quelle notizie esclusivamente dai giornali. Ducci ha ribadito che non esiste alcuna prova del coinvolgimento del suo assistito nella sala VAR di Lissone per quella gara.

Secondo la difesa, l’unico capo d’accusa che riguarda Gervasoni è legato al match Salernitana‑Modena, e non ad altre partite citate nelle ultime ore. Durante l’incontro di quattro ore con il PM, il team legale ha inoltre presentato materiale video e immagini a supporto della posizione dell’ex arbitro.

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PAROLE – «Non c’è stata alcuna indagine per quanto riguarda il caso di Inter-Roma. Il Pubblico Ministero Ascione mi ha riferito di aver letto dai giornali la notizia riguardante il caso della partita di Milano. Ad oggi, però, non ci sono prove che certificano il coinvolgimento del mio assistito nella sala Var di Lissone. Abbiamo incontrato il Pm Ascione e per quattro ore abbiamo parlato di calcio e gli abbiamo fatto vedere le immagini che abbiamo con noi. Dalle sue parole abbiamo capito che le indagini non si chiuderanno a breve. Infatti, come è stato notificato allo stesso Gianluca Rocchi, è stata disposta la proroga per il proseguimento delle indagini. Le accuse che sono state rivolte al mio assistito riguardano il caso di Salernitana-Modena.

Ci tengo a chiarire che se gli inquirenti avessero fatto degli approfondimenti in più sul caso saprebbero che le palazzine della Serie A e quella della Serie B sono separate quindi Gervasoni non può aver avuto alcun tipo di influenza nel processo decisionale del Var poiché si trovava nella palazzina della Serie A, ovvero dall’altra parte. Oltretutto, quella azione si è svolta nel giro di 15 secondi, quindi in un tempo così breve in cui Gervasoni non avrebbe potuto influenzare in alcun modo le decisioni della Sala Var o dell’arbitro di campo. Se ci fossero stati dei testimoni in più da ascoltare sarebbe stato divertente ascoltare quello che dicevano poiché dalle analisi dei video non emerge nulla».

Mazzarri Iraklis, trattativa sfumata: intesa economica lontana e niente ritorno in panchina per il tecnico italiano

Mazzarri Iraklis: accordo economico non trovato, salta il ritorno in panchina per l’allenatore italiano. Tutti i dettagli

Doveva essere il ritorno in panchina dopo due anni di stop, ma l’avventura di Walter Mazzarri in Grecia si è conclusa prima ancora di iniziare. L’allenatore, atterrato ad Atene per definire l’accordo con l’Iraklis, non è riuscito a trovare l’intesa economica con il club e ha quindi fatto rientro in Italia, lasciando sfumare una trattativa che sembrava ormai in dirittura d’arrivo.

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La società greca aveva individuato proprio Mazzarri come il profilo ideale per guidare la squadra nella stagione del ritorno in Super League. L’ex tecnico di Napoli, Inter e Torino era stato scelto per dare esperienza e solidità a un progetto ambizioso, costruito sulla scia dell’entusiasmo per la recente promozione.

Lo scorso 22 marzo, infatti, l’Iraklis aveva conquistato il primo posto nel Championship Round della Super League 2 grazie al successo per 3-1 contro l’Anagennisi Karditsas, completando così la risalita nella massima serie. Un contesto ideale per un nuovo inizio, che però non si concretizzerà: ora Mazzarri resta in attesa della prossima occasione per tornare in panchina.

Rinnovo Chivu, contratto fino al 2028 e stipendio da 4 milioni. Accelerata decisiva dei nerazzurri

Rinnovo Chivu, accordo vicino: prolungamento al 2028 e ingaggio ritoccato a 4 milioni. L’Inter adesso va veloce

L’Inter è pronta a blindare il proprio condottiero dopo una cavalcata scudetto che ha superato ogni aspettativa. Cristian Chivu, capace di ricompattare un ambiente reduce da una stagione complicatissima, ha conquistato la piena fiducia della proprietà Oaktree. Secondo Tuttosport, il club nerazzurro è pronto a premiarlo con un nuovo contratto: la scadenza verrà spostata dal 2027 al 2028, con un aumento dell’ingaggio dagli attuali 2,5 milioni ad almeno 4 milioni di euro. Forte del tricolore, Chivu potrà così proseguire il suo percorso puntando non solo alla conferma in Serie A, ma anche al ritorno dell’Inter tra le protagoniste della Champions League.

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Parallelamente, la dirigenza sta già lavorando per costruire una squadra all’altezza delle nuove ambizioni. Oaktree garantirà un budget minimo di 40 milioni, a cui si aggiungeranno gli introiti derivanti dalle cessioni gestite da Marotta, Ausilio e Baccin. Il nodo principale riguarda Alessandro Bastoni: in caso di cessione al Barcellona, unita alla già prevista uscita di Frattesi, l’Inter potrebbe arrivare a investire oltre 100 milioni; se invece il difensore resterà, il margine operativo si dimezzerà. Mentre i quattro attaccanti sono considerati intoccabili, ci si attendono movimenti significativi tra porta, difesa, centrocampo e fasce.

In attesa che Lautaro Martinez sollevi ufficialmente il 21° scudetto della storia nerazzurra, l’Inter guarda già al futuro con un piano ambizioso. Il 2027 dovrà essere l’anno della consacrazione definitiva del progetto, con una rosa rinforzata e un allenatore ormai pienamente al centro del progetto tecnico. Chivu, forte del rinnovo e del sostegno della proprietà, si prepara a guidare un’Inter che vuole restare protagonista in Italia e tornare a esserlo anche in Europa.

Meret Napoli, prove di addio: Milinkovic‑Savic lo supera nelle gerarchie. Il contratto e le possibili destinazioni

Meret Napoli, sorpasso di Milinkovic‑Savic: resta il nodo rinnovo e tutti scenari di calciomercato per i partenopei

Alex Meret, protagonista degli ultimi due scudetti del Napoli, si ritrova oggi ai margini. Le gerarchie tra i pali si sono infatti ribaltate: l’arrivo di Vanja Milinkovic‑Savic, capace di convincere Conte grazie alla sua personalità, alla qualità nel gioco con i piedi e alla fama di pararigori, ha spinto il tecnico a consegnargli stabilmente la maglia da titolare. Il portiere serbo, acquistato dal Torino per 20 milioni, ha così scalzato Meret, il cui futuro appare sempre più lontano dal Maradona, complice anche una situazione contrattuale tutt’altro che definita.

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A pesare sulla stagione del friulano c’è anche il solito tallone d’Achille: gli infortuni. Meret ha saltato ben 18 partite tra problemi al piede e alla spalla, un fattore che ha ulteriormente favorito la scelta di Conte. Pur essendo ora pienamente recuperato, non scende in campo dal 14 marzo, giorno di Napoli‑Lecce, sua ultima presenza prima dell’avvicendamento definitivo con Milinkovic‑Savic. Da allora, nelle successive sette gare, il serbo è sempre stato preferito. I numeri stagionali fotografano la distanza: Meret conta 10 presenze, 15 gol subiti e 2 clean sheet; Milinkovic‑Savic è a quota 36 partite, 35 reti incassate e 10 porte inviolate.

Il contratto di Meret scade nel 2027 e i discorsi sul rinnovo non sono mai realmente decollati. Per questo, immaginare una sua partenza in estate è tutt’altro che improbabile. Nelle ultime settimane si è parlato di un interesse dell’Inter, pronta a investire circa 15 milioni, anche se al momento si tratta solo di rumors. Con diverse big di Serie A — dalla Juventus alla Roma, che potrebbe cedere Svilar — destinate a cambiare portiere, un profilo come quello di Meret, potenzialmente disponibile a prezzo contenuto, potrebbe attirare più di un club.

Scudetto Inter, San Siro si prepara alla festa: i nerazzurri pronti a distribuire i premi ai suoi campioni

Scudetto Inter, si va verso la festa tricolore: San Siro si accende, in arrivo i premi ai giocatori nerazzurri. I dettagli

La prossima settimana in viale della Liberazione potrebbe essere la prima dell’Inter da neo‑campione d’Italia e, proprio per questo, una delle più intense. In calendario sono già previste numerose riunioni legate al tricolore, il numero 21 nella storia nerazzurra. La conquista dello scudetto attiverà automaticamente i bonus previsti nei contratti: tra squadra e staff si arriverà a una cifra complessiva vicina ai sei milioni di euro. Ma il tema più caldo resta quello dei festeggiamenti. Oltre all’organizzazione interna, inizieranno i contatti con prefettura e questura per definire la parata con due pullman scoperti, programmata per la penultima giornata, in occasione di Inter‑Verona del weekend del 17 maggio. Il match potrebbe disputarsi alle 15, fascia ideale per la consegna della coppa nelle mani di Lautaro. L’obiettivo, in casa Inter, è addirittura quello di presentarsi a San Siro con due trofei, considerando che il 13 maggio si giocherà la finale di Coppa Italia contro la Lazio.

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Un eventuale passo falso all’Olimpico non cambierebbe comunque i piani: lo scudetto, sfumato sul più bello un anno fa, verrà celebrato secondo il programma stabilito. Restano da definire tempi e percorso dei due bus, ma il modello è quello della festa oceanica del 2024 dopo la conquista della seconda stella. Anche questa volta il corteo nerazzurro dovrebbe confluire in piazza Duomo, prima della cena di squadra nella stessa terrazza utilizzata due anni fa. Già domenica notte, in caso di vittoria sul Parma e titolo matematico, migliaia di tifosi sono pronti a riversarsi in strada.

San Siro, per l’occasione, sarà gremito. I biglietti “normali” per la sfida contro gli emiliani sono esauriti da tempo e restano disponibili solo quelli rimessi in vendita dagli abbonati. Da monitorare anche il terzo anello blu, solitamente riservato agli ospiti: il Parma porterà soltanto 150 tifosi, motivo per cui il settore è stato parzialmente aperto ai nerazzurri, garantendo comunque la separazione e le condizioni di sicurezza necessarie.

Infantino ufficializza la ricandidatura alla FIFA: già incassati i consensi di Africa e Sud America

FIFA, Infantino si ricandida per il quarto mandato: ha già il sostegno compatto da Africa e Sud America. Tutti i dettagli

Gianni Infantino ha ufficializzato la propria intenzione di correre per un quarto mandato alla guida della FIFA. L’annuncio è arrivato durante il Congresso della federazione internazionale, davanti ai rappresentanti delle 211 federazioni membri. Una scelta che, di fatto, apre già la strada verso il ciclo 2027‑2031, sostenuta da un consenso internazionale ampio e consolidato. «Voglio dirvi innanzitutto – alle 211 federazioni membri della FIFA – che sarò candidato per l’elezione alla presidenza FIFA il prossimo anno», ha dichiarato Infantino, ringraziando poi per «il vostro sostegno negli ultimi dieci anni» e per «il vostro amore per il gioco». Eletto per la prima volta nel 2016, il dirigente ha poi ottenuto due rielezioni consecutive, entrambe senza opposizione, consolidando la propria leadership dopo l’era Blatter.

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Uno dei cardini della sua gestione è stato lo sviluppo globale del calcio. Negli ultimi dieci anni, la FIFA ha investito circa 5 miliardi di dollari attraverso il programma FIFA Forward, con un ulteriore incremento previsto per il ciclo 2027‑2031: le risorse cresceranno del 20%, raggiungendo i 2,7 miliardi di dollari. Secondo la federazione, ciò garantirà alle associazioni membri finanziamenti fino a otto volte superiori rispetto al periodo precedente al 2016, rafforzando la diffusione del calcio in ogni area del mondo. Infantino ha più volte rivendicato il cambio di immagine dell’istituzione, oggi – a suo dire – «rispettata, affidabile e realmente globale», capace di dialogare con organismi internazionali, governi e attori economici di primo piano.

Sul piano politico, il presidente parte da una posizione di forza. Durante il Congresso di Vancouver, le 54 federazioni della CAF hanno annunciato all’unanimità il proprio sostegno alla sua candidatura per il prossimo quadriennio. Un appoggio significativo, che si aggiunge a quello già espresso dalla CONMEBOL, che ha elogiato la «leadership» di Infantino e i «progressi compiuti» soprattutto sul fronte dello sviluppo del calcio mondiale. Un doppio endorsement che, a un anno dalle elezioni, delinea già un quadro favorevole per il numero uno della FIFA. Lo riporta Calcio & Finanza.

Ceballos Real Madrid, rottura totale: esclusione a tempo indeterminato e addio ormai inevitabile

Ceballos Real Madrid, faccia a faccia con il tecnico Alvaro Arbeloa e separazione con le merengues ormai conclamata

Dani Ceballos e il Real Madrid sono di fatto separati in casa. Il centrocampista andaluso si è virtualmente congedato dal club già da una settimana: pur continuando ad allenarsi regolarmente con i compagni, è stato escluso a tempo indeterminato dalle convocazioni. Salvo improbabili colpi di scena, la sua avventura con la maglia dei Blancos si conclude qui. L’analisi di Marca.


Il faccia a faccia a Valdebebas
La crisi definitiva è esplosa giovedì scorso al termine di un teso confronto nell’ufficio del tecnico Álvaro Arbeloa. Tornato nello spogliatoio, Ceballos ha confessato alla squadra di aver esplicitamente chiesto all’allenatore di “non avere più alcun tipo di relazione”, alludendo a profonde divergenze personali. Il giocatore ha giustificato l’avviso ai compagni con la volontà di tutelare il gruppo ed evitare che la tensione intaccasse lo spogliatoio.


La posizione del club e i precedenti
La dirigenza madrilena, tempestivamente informata, ha scelto di fare quadrato attorno ad Arbeloa. Il club non ha cercato di edulcorare la realtà, comunicando la mancata convocazione per la sfida contro il Betis come una netta “scelta tecnica”, senza filtri. Negli uffici della società serpeggia il sospetto che Ceballos abbia deliberatamente innescato l’incidente diplomatico per forzare la cessione e giustificare il suo scarso minutaggio. Tra i due c’era già stato un precedente alterco e l’andaluso non vede il campo dallo scorso 21 febbraio (sfida contro l’Osasuna, peraltro macchiata da un suo errore sul gol avversario).


Verso l’addio: gli scenari di mercato
Il divorzio estivo è ormai l’unica soluzione percorribile. Nonostante un contratto valido fino al 2027 (rinnovato nel 2023), il ventinovenne lascerà Madrid. Per il Real, la partenza sarà l’occasione ideale per alleggerire il monte ingaggi e liberare spazio per i giovani emergenti.


Quale sarà il futuro di Ceballos?
• Il sogno Betis: il ritorno in Andalusia rappresenta la meta emotiva e sportiva preferita dal centrocampista. L’operazione, però, è complessa a causa dei rigidi paletti salariali del club biancoverde.
• Le alternative in Europa: restano alla finestra diverse società, sia in LaLiga che nei campionati esteri (incluso l’Ajax, come riportato da alcune indiscrezioni), pronte ad approfittare di quella che si prospetta come una vera e propria occasione di mercato
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Milan, senti Damiani! «Prenderei Robert Lewandowski, può essere la soluzione migliore. Pulisic sia Leao sarebbero l’ideale per fargli da spalla. Rafa lo terrei!»

Milan, Damiani: «Prenderei Lewandowski, è la soluzione migliore. Pulisic sia Leao sarebbero l’ideale per fargli da spalla»

Ex giocatore del Milan, da tempo procuratore affermato che in rossonero ha portato campioni come George Weah, Jean-Pierre Papin e Andriy Shevchenko, Oscar Damiani su Tuttosport analizza la situazione in casa rossonera in un’intervista a Tuttosport.


COSA MANCA AL MILAN PER TORNARE A VINCERE «Se lo sapessi lo direi subito ai dirigenti (ride, n.d.r.). Scherzi a parte, questo Milan è già una buona squadra, ma da secondo-terzo posto. Per trionfare, però, serve altro».
COSA SERVE «Servono almeno un paio di giocatori di grande personalità e carisma per trascinare i compagni, alzando il livello complessivo della squadra, che sembra perdersi sempre sul più bello. In alcune gare in cui il Milan poteva e doveva fare il salto di qualità ha steccato e si è avvertita la mancanza di un paio di big».
IN QUALI RUOLI INTERVENIRE «Davanti soprattutto: nel reparto offensivo bisogna aggiungere un grande bomber, uno da una ventina di gol a stagione».
SU CHI PUNTARE «Un altro Ibrahimovic sarebbe perfetto. Prenderei Robert Lewandowski, anche se ha una certa età. Il polacco può essere la soluzione migliore, seppur momentanea per sistemare l’attacco. Non rappresenterebbe un investimento per il futuro e tantomeno l’elemento su cui fondare il Milan che verrà, ma Lewa per dodici mesi farebbe ancora la differenza. Sarebbe un bel colpo come lo è stato Modric».
JACKSON, RETEGUI, CASTRO E SORLOTH «Con tutto il rispetto: stiamo parlando di buoni giocatori, ma nessuno di loro ti cambia la squadra…».
IL SUO COLPO PIU’ DIFFICILE «Nessuno in particolare. Tutti e tre volevano indossare la maglia del Milan e hanno spinto per il trasferimento in rossonero. Quando la volontà del giocatore è così netta, alla fine la soluzione si trova sempre. Sheva e Weah erano molti bravi, ma si sono consacrati a Milano come campionissimi; mentre Papin aveva già vinto il Pallone d’Oro l’anno prima. Per questo fu più difficile strapparlo al Marsiglia, che voleva vincere la Champions e non intendeva rinunciarvi. Alla fine trovammo l’accordo grazie a uno sforzo importante del presidente Silvio Berlusconi, che investì 14 miliardi di lire per accaparrasi JPP dall’OM».
ALLEGRI IN DISCUSSIONE PER IL GIOCO «Non sono d’accordo. Allegri è il numero uno tra gli allenatori. Resta l’uomo giusto per riportare il Milan alla vittoria dello scudetto. Quest’anno ha fatto un ottimo lavoro, mettendo le basi per arrivare in alto: adesso serve che questi presupposti siano elevati in realtà con innesti di qualità».
PULISIC E LEAO «In coppia fanno fatica e non vanno bene con quel tipo di modulo, perché nessuno dei due può fare il centravanti. Sono perfetti entrambi come seconde punte al fianco di un centravanti d’area di rigore. Arrivasse Lewandowski, sia Pulisic sia Leao sarebbero l’ideale per fungere da spalla al fuoriclasse polacco».
UN’OFFERTA PER LEAO A 60 MILIONI «Terrei Rafa. Oggi con 60 milioni compri poco; perciò a quel punto tanto vale tenerti chi hai, invece di prendere un altro che non è detto possa avere lo stesso rendimento in rossonero».

Mercato Cagliari, asse caldo col Bologna: da Caprile a Liteta prende forma l’ipotesi scambio

Mercato Cagliari, dialoghi intensi con il Bologna: Caprile e Liteta al centro di un possibile scambio. Le ultimissime

Le strategie di mercato per la prossima estate iniziano a prendere forma, con Cagliari e Bologna protagoniste di un intreccio di trattative che potrebbe portare a diversi movimenti mirati a rinnovare le rispettive rose. Secondo Il Resto del Carlino, il club emiliano avrebbe messo gli occhi su alcuni profili di spicco della squadra sarda, aprendo la strada a un possibile asse di mercato tra le due società.

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Il primo nodo riguarda il ruolo del portiere. Il Bologna, complice lo stop di Skorupski, è alla ricerca di un nuovo estremo difensore e ha individuato in Elia Caprile il candidato ideale. Per arrivare al classe 2001, la dirigenza felsinea starebbe valutando uno scambio che coinvolgerebbe uno tra Ravaglia e Pessina, soluzione che il Cagliari potrebbe prendere in considerazione vista la sua tradizione nel valorizzare giovani portieri. Parallelamente, il club isolano guarda con interesse ai talenti del vivaio bolognese, in particolare Raimondo e Corazza, profili che rispecchiano la filosofia rossoblù orientata alla crescita di giovani di prospettiva.

Il dialogo tra i due club si estende anche al centrocampo, dove il nome di Joseph Liteta sta guadagnando terreno nelle valutazioni del Bologna. Il giovane mediano rappresenterebbe un innesto funzionale in vista delle possibili partenze di Freuler e Sohm, garantendo qualità nel palleggio e continuità tecnica. Il Cagliari, dal canto suo, osserva con attenzione l’evolversi delle trattative, pronto a cogliere eventuali opportunità di scambio che possano rafforzare la propria rosa senza rinunciare alla linea verde che caratterizza il progetto societario.

Tey non ha dubbi: «Ringrazio i tifosi della Sampdoria per la passione, la fedeltà e la fiducia che hanno continuato a dimostrare»

Tey ai blucerchiati: «Ringrazio i tifosi della Samp per la passione, la fedeltà e la fiducia che hanno continuato a dimostrare»

In una lunga lettera rivolta ai tifosi blucerchiati, Joseph Tey, nuovo proprietario della Sampdoria dopo l’addio di Matteo Manfredi, ha delineato gli obiettivi e la visione del club per il futuro. Un messaggio articolato, carico di intenzioni e prospettive, che mira a tracciare la rotta della società in una fase di profonda transizione.

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TEY «Desidero ringraziare i tifosi dell’UC Sampdoria per la passione, la fedeltà e la fiducia che hanno continuato a dimostrare e a riporre nel Club, soprattutto nei momenti più difficili. l nostro obiettivo è chiaro: riportare la Sampdoria in Serie A, ma la nostra ambizione non si limita alla promozione. Stiamo lavorando per costruire un Club forte, solido e sostenibile, all’altezza della sua storia e della passione dei suoi tifosi, investendo non solo nei risultati sportivi, ma anche nelle infrastrutture e nelle fondamenta necessarie a sostenere un progetto di crescita duraturo.

Vogliamo essere parte attiva e protagonisti nel percorso di riqualificazione dello Stadio Luigi Ferraris già intrapreso, contribuendo a dare vita a uno stadio che rispecchi il prestigio della Sampdoria e che offra ai nostri tifosi l’esperienza che meritano, nel sostenere e vivere ancora più intensamente la propria squadra. Allo stesso tempo, siamo impegnati a investire nella crescita dei giovani talenti di Genova attraverso il nostro settore giovanile, creando opportunità concrete per ragazze e ragazzi di crescere, sognare e indossare con orgoglio questi colori».

Yildiz Juve, parla Causio: «Con Spalletti potrà avvicinarsi a Kvara e Olise! Zhegrova? Non è un giocatore su cui punterei in futuro»

Yildiz Juve, Causio parla chiaro: «Con Spalletti potrà avvicinarsi a Kvara e Olise! Zhegrova? Non è un giocatore su cui punterei»

Il “Barone” Franco Causio ha rilasciato un’intervista a Tuttosport nella quale ha affrontato diversi temi legati alla Juventus, soffermandosi in particolare sul ruolo degli esterni e sulle prospettive future del club bianconero.

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YILDIZ – «È forte ed ha le qualità per fare la differenza, ma deve ancora crescere tanto. Bisogna lasciarlo tranquillo e sereno senza criticarlo al primo passaggio a vuoto come spesso sento fare. Ha una carriera davanti e moltissimi anni per migliorarsi».

KENAN PUO’ DIVENTARE COME KVARA E OLISE? – «Per me con Spalletti potrà avvicinarsi molto a questi giocatori. Luciano sa gestire nel modo migliore questo tipo di talenti e lui stesso ha detto che Kenan dispone di qualità ‘super top’. Sono fiducioso che Yildiz arriverà al livello massimo: deve imparare ad entrare più nel gioco, ad osare di più e a prendersi maggiori responsabilità. Ma come dicevo è fondamentale lasciarlo tranquillo».

CONCEICAO – «Sì perché ha delle qualità eccezionali e anche su di lui la mano dell’allenatore è evidente. Fossi nel portoghese non cederei alle sirene della Premier League, pur capendone il fascino, e resterei ancora a Torino dove si sta molto bene. Alla Juve in particolare! Può migliorarsi ancora molto e non c’è squadra migliore della Juve per farlo».

ZHEGROVA – «Sinceramente non è un giocatore su cui punterei in futuro. Con quelle caratteristiche hai già Yildiz e Conceicao, che è troppo simile ed è più forte di lui. Poi il kosovaro probabilmente avrebbe bisogno di più spazio ma quando è entrato non mi ha mai entusiasmato. Uno così dovrebbe emozionare e invece giochicchia».

CAMBIASO – «Quest’anno forse è mancato in qualcosa però è un giocatore importante, ancora giovane e a mio parere da prendere in considerazione anche per la Juventus del futuro. Se Guardiola gli ha messo gli occhi addosso un motivo c’è. In un percorso di crescita può succedere di essere ondivaghi nel rendimento e di fare una stagione bene e quella dopo un po’ meno bene. Sicuramente deve lavorare sui cali di attenzione che spesso gli capitano durante la partita ma lo reputo ugualmente un giocatore intelligente. Sicuramente Spalletti gli rompe le scatole su questa cosa, lui non lascia mai nulla al caso».

LEGGI L’INTERVISTA COMPLETA DI CAUSIO SU JUVENTUSNEWS24

Infortunati Bologna, Italiano può sorridere! Jonathan Rowe è tornato ad allenarsi con il gruppo. Le ultime sui rossoblù

Infortunati Bologna, sospiro di sollievo per Italiano: Rowe torna in gruppo. Le ultime sullla squadra rossoblù

L’eliminazione subita contro l’Aston Villa ha lasciato strascichi pesanti nella testa e nelle gambe del Bologna, che non è ancora riuscito a rialzarsi dopo quella battuta d’arresto. Le sconfitte contro Juventus e Roma hanno ulteriormente complicato la corsa europea della squadra di Vincenzo Italiano, ora chiamata a ritrovare equilibrio e fiducia in un momento delicato della stagione.

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In vista della sfida contro il Cagliari, però, arriva finalmente un segnale positivo per l’allenatore rossoblù. Come comunicato ufficialmente dal club, Jonathan Rowe è tornato ad allenarsi con il gruppo “a due giorni dalla sfida di Cagliari”. L’esterno inglese, classe 2003, è stato uno dei giocatori più ispirati negli ultimi mesi e il suo rientro rappresenta una notizia che contribuisce a rasserenare l’ambiente.

Accanto alle buone notizie, restano però le solite criticità legate agli infortuni. Skorupski, Joao Mario e Dallinga proseguono con il lavoro differenziato, mentre Nicolò Cambiaghi è impegnato in terapie individuali per superare il risentimento alla coscia sinistra. Un quadro che conferma come il Bologna debba ancora fare i conti con diverse assenze in un momento chiave della stagione.

Presidenza FIGC, Malagò stacca Abete grazie al consenso di calciatori e allenatori: le percentuali aggiornate in vista delle elezioni

Presidenza FIGC, Malagò stacca Abete grazie al consenso di calciatori e allenatori: le percentuali aggiornate in vista delle elezioni del 22 giugno

La corsa alla presidenza della FIGC registra una svolta importante. Secondo quanto riportato da La Gazzetta dello Sport, Giovanni Malagò, ex presidente del CONI, avrebbe incassato il sostegno di AIC e AIAC, le componenti di calciatori e allenatori. Un appoggio pesante in vista dell’assemblea elettiva del 22 giugno, quando verrà scelta la nuova guida del calcio italiano. Ai voti già garantiti da 19 club su 20 di Serie A, con l’eccezione di Claudio Lotito, Malagò può ora aggiungere il 20% dell’Assocalciatori e il 10% dell’Assoallenatori.

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Malagò FIGC, numeri vicini alla maggioranza

Il peso complessivo del blocco favorevole a Malagò arriverebbe così al 47,1%: il 17,1% della Serie A, il 20% dell’AIC e il 10% dell’AIAC. Per essere eletto serve il 50% più uno, ma il traguardo sarebbe ormai molto vicino. Nel comunicato congiunto, calciatori e allenatori avrebbero indicato in Malagò il profilo più adatto per affrontare le sfide del calcio italiano, citando temi come Club Italia, sostenibilità, riforme, progetto tecnico-sportivo e calcio femminile. Decisivo anche il forte impulso iniziale arrivato dalla Lega Serie A, raramente così compatta su una candidatura federale.

Malagò FIGC, Abete non si ritira ma il quadro cambia

Giancarlo Abete, presidente della Lega Nazionale Dilettanti, non sembrerebbe intenzionato a fare un passo indietro e potrebbe contare sulla base del 34% della LND. Tuttavia, il quadro interno ai Dilettanti non sarebbe totalmente compatto. Il Comitato regionale della Lombardia, che pesa circa il 3,7%, si era già astenuto nel primo passaggio interno e potrebbe orientarsi verso Malagò. In questo caso, l’ex presidente del CONI supererebbe quota 50%, avvicinandosi sensibilmente alla vittoria. La scadenza per la presentazione delle candidature è fissata al 13 maggio: fino ad allora, la partita resta aperta, ma l’appoggio di AIC e AIAC segna un passaggio decisivo.

Mercato Inter il doppio piano per Nico Paz e Palestra: la strategia di Ausilio per l’estate

Mercato Inter il doppio piano per Nico Paz e Palestra: la strategia di Ausilio per l’estate. Ecco come potrebbero arrivare entrambi

Non solo Nico Paz nei pensieri dell’Inter. La dirigenza nerazzurra continua a monitorare anche Marco Palestra, esterno italiano di proprietà dell’Atalanta e attualmente in prestito al Cagliari. Il giocatore piace da tempo a Piero Ausilio, direttore sportivo del club milanese, che non ha mai nascosto l’apprezzamento per un profilo giovane, duttile e già inserito nel contesto della Serie A. Secondo quanto riportato dal Corriere dello Sport, più avanti si capirà se ci saranno i margini per avviare un dialogo concreto con l’Atalanta sulla valutazione del cartellino.

Mercato Inter, per Palestra il futuro dipende anche da Dumfries

L’operazione Palestra non escluderebbe a priori quella per Nico Paz, fantasista argentino del Como seguito con grande attenzione dall’Inter. I due dossier, infatti, riguardano ruoli e strategie differenti. Per il laterale azzurro, però, un eventuale affondo dipenderà soprattutto dal futuro di Denzel Dumfries, esterno olandese della squadra nerazzurra. La sua clausola tornerà attivabile e potrebbe portarlo lontano da Milano davanti a un’offerta da 25 milioni di euro. In quel caso, l’Inter avrebbe la necessità di intervenire sulla fascia destra con un profilo giovane ma già pronto.

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Mercato Inter, possibile doppia uscita e scenario per l’estate

Un ulteriore margine economico potrebbe arrivare da una eventuale cessione di Luis Henrique, esterno brasiliano già cercato dal Bournemouth nella sessione di gennaio. In caso di doppio addio, quello di Dumfries e quello dell’ex Marsiglia, l’Inter avrebbe maggiore forza per presentare un’offerta importante all’Atalanta. In caso contrario, la trattativa sarebbe più complessa, considerando le richieste tradizionalmente alte del club bergamasco per i propri talenti. Sullo sfondo resta anche Andy Diouf, centrocampista francese che Cristian Chivu potrebbe provare ad adattare stabilmente sulla corsia destra. I presupposti per immaginare un doppio colpo Palestra-Nico Paz esistono, ma la direzione del mercato nerazzurro sarà più chiara nelle prossime settimane.

Inacio Borussia Dortmund, pronto il rinnovo anti-scippo: Barcellona e PSG sul talento italiano

Inacio Borussia Dortmund, pronto il rinnovo anti-scippo: Barcellona e PSG sul talento italiano. La strategia dei tedeschi per blindarlo

Il Borussia Dortmund è pronto a blindare Samuele Inacio, attaccante italiano classe 2008 e figlio dell’ex calciatore Inacio Pià. Il giovane talento sta vivendo una stagione di crescita costante con il club giallonero, che gli ha già concesso tappe importanti nel suo percorso professionale: l’esordio in Bundesliga nel finale della partita contro il Bayern Monaco del 28 febbraio, le prime convocazioni in Champions League proprio contro l’Atalanta, club che lo ha formato calcisticamente, e anche la prima presenza da titolare arrivata nell’ultimo weekend.

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Samuele Inacio Borussia Dortmund, nuovo contratto in arrivo

La società tedesca considera Inacio sempre più parte integrante del progetto tecnico guidato da Niko Kovac, allenatore del Borussia Dortmund. Dopo averlo prelevato dall’Atalanta nell’estate del 2024, operazione che aveva lasciato forte amarezza nell’ambiente bergamasco, il club giallonero starebbe lavorando per proporgli un nuovo contratto fino al 2030 o addirittura fino al 2031. L’accordo attuale scade nell’estate del 2027, ma il Dortmund vuole muoversi in anticipo per evitare assalti esterni.

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Samuele Inacio Borussia Dortmund, Barcellona e PSG alla finestra

Secondo quanto riferito da Sport, tra le società interessate a Samuele Inacio ci sarebbe anche il Barcellona, sempre attento ai profili giovani di maggiore prospettiva internazionale. Stando alla Bild, invece, anche il PSG avrebbe messo gli occhi sul talento azzurro. La crescita del classe 2008 non è passata inosservata nemmeno a livello di nazionale: Inacio è infatti un punto fermo delle selezioni giovanili dell’Italia, con cui si è messo in evidenza nelle ultime edizioni dell’Europeo Under 17 e del Mondiale Under 17 disputati nel 2025. Sullo sfondo resta anche il tema legato alle origini brasiliane del padre: la Seleçao potrebbe provare a inserirsi in futuro, ma al momento il percorso del giocatore resta fortemente legato all’Italia e al progetto del Borussia Dortmund.

Tare a Dazn: «Il Milan nel mio destino, voglio lasciare un segno. Modric? Voleva coronare il suo sogno di giocare per noi»

Il direttore sportivo del Milan, Igli Tare, ha parlato dei prossimi obiettivi dei rossoneri e del suo amore per il club in cui lavora

Intervistato da Dazn, il direttore sportivo del Milan, Igli Tare svela il suo amore innato per i colori rossoneri.

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SUL RAPPORTO CON IBRAHIMOVIC – «Non è vero che è abituato a fare tutto da solo. Se lo conosci è una persona molto sensibile. Ho un buon rapporto con lui, ci diciamo le cose in faccia, a volte anche in modo duro, ma arriviamo entrambi dai Balcani, quindi accettiamo entrambi che le cose vengano dette anche così».

SULLE DIFFERENZE TRA MILAN E LAZIO – «E’ un cambiamento sostanziale. Con il nome Milan è più facile convincere i giocatori rispetto a quando ero alla Lazio, per la storia del club e anche per le disponibilità finanziarie».

SULLA CHIAMATA DEL MILAN – «Ci speravo, poi quando si è concretizzata credo sia stato uno dei giorni più belli della mia vita».

SUL TIFO PER IL MILAN – «Facevo il tifo per il Milan di Van Basten, Gullit, Baresi, Maldini, tutti campioni veri. Da bambino gli ho sempre ammirati».

SUL MILAN – «Cerco di meritarmi di far parte di questo club. Per far parte di questa storia devi lasciare il segno».

SU ALLEGRI – «Con lui ho un rapporto molto buono. Ci siamo conosciuti ad inizio stagione, poi non abbiamo avuto molto tempo per conoscerci meglio, ma dopo la fine del mercato ci siamo frequentati in privato e abbiamo fatto qualche cena insieme. E’ una persona molto intelligente che sa gestire molto bene determinati spogliatoi. Cosa ci ha portato a scegliere Allegri? La sua storia, anche il legame che aveva con il Milan, la sua esperienza e soprattutto la sua capacità di saper gestire una piazza importante come quella rossonera».

SUGLI ATTACCANTI ROSSONERI – «Abbiamo giocatori importanti. Purtroppo capitano stagioni con delle difficoltà, per i nostri attaccanti è stata una stagione complicata dal punto di vista fisico perché parecchi di loro hanno avuto dei problemi fisici che non hanno permesso loro di trovare continuità».

SUL SOGNO SCUDETTO – «Non è solo Tare che ha questa ambizione, ma il club che vuole essere sempre competitivo. Avere in testa l’obiettivo scudetto è un nostro dovere».

SU LEAO – «Rispondo con le parole di Modric che ha detto che nemmeno Rafa sa quanto è forte. Io ho conosciuto un ragazzo perbene con un potenziale enorme, ma anche con grandi aspettative. Il suo problema forse è stato trovare un equilibrio con queste aspettative, ma il suo potenziale è fuori discussione».

SU MODRIC – «Sapevo che da bambino era un tifoso del Milan e quando ci siamo visti e abbiamo parlato del progetto ho visto che aveva delle conoscenze profonde. Aveva anche altre offerte, ma voleva coronare il suo sogno di giocare nel Milan. Il suo arrivo in squadra è stato molto importante, anche a livello di mentalità. Futuro? Potrebbe scegliere con il cuore, per me rimarrà al Milan».

L’INTERVISTA COMPLETA A TARE

Malesani consiglia Italiano: «Mi rivedo in lui, è normale che possa avere l’idea di puntare in alto»

Malesani consiglia Italiano: «Mi rivedo in lui, è normale che possa avere l’idea di puntare in alto». Le parole dell’ex allenatore del Bologna

Alberto Malesani, ex allenatore tra gli altri del Bologna, interviene su La Gazzetta dello Sport a proposito di Vincenzo Italiano. Il mister dei rossoblù resterà o no? Ecco le sue idee in merito.

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PSG-BAYERN 5-4 – «Perfetta per la gente che guarda. Imperfetta tatticamente. Ma la bellezza della partita è quello che la gente vuole, quindi…»

HA DEFINITO VINCENZO ITALIANO “EUROPEO” – «E dissi anche che in tante situazioni mi sono rivisto in lui, in “Ita” come lo chiamavo io».

ANCHE ITALIANO DICE LA FORMAZIONE ALL’ULTIMO – «Non so se anche Vincenzo, ma io facevo il “warm-up” mattutino e quindi avevo anche quel frangente pre-gara nel quale valutare. Sa cosa si vede, da quella scelta di dare la formazione un’ora prima? Si scopre bene il carattere di un giocatore: quello che non parte titolare può reagire in due modi, avere una rabbia addosso sconfinata che si porterà anche nel subentrare e quello che si abbatte perché non gioca. La psicologia è importante e incide molto. E sul secondo ti chiedi se ci puoi fare affidamento…».

RESTARE A BOLOGNA – «Eh…Di scelte sbagliate ne ho fatte tante in carriera… Uno deve cambiare aria nel momento in cui ha il presagio che vada a migliorare».

SE LO CHIAMASSE UNA BIG MIGLIOREREBBE – «Teoricamente è così. Vincenzo è da anni che sta facendo bene ed è normale che possa avere l’idea sempre di andare in alto. Normale e legittimo. Ma se vai a scontrarti con troppe incertezze, beh, meglio restare sul certo. Però le dico una cosa: fare bene e anche vincere come è successo a lui a Bologna, vale meno? Per me no, assolutamente».

IL DILEMMA – «Sia chiaro: nel momento in cui sai che ti cerca una grande, beh, che fai? Non accetti? Le occasioni nel mondo del calcio passano brevi e forse una volta sola, come puoi dire di no? Ma è un sentore che hai, un rischio che chissà se paga, devi fidarti delle tue sensazioni. Io per esempio a un certo punto andai al Genoa: ero convinto fosse una scelta perfetta, mi cacciarono da sesto e lo ritengo l’esonero più ingiusto della mia carriera. Tradotto: vero che da una parte ti accendono la luce ma è anche giusto tener conto di cosa Bologna ti ha saputo dare».

IL BOLOGNA – «Bologna non ha e non è una società qualunque: è ambiziosa, ha vinto dopo anni, ha intrapreso un tragitto ben preciso, è apprezzata in Italia e all’estero, c’è solidità, il lavoro è consolidato e da lì in poi si riparte. Ed è un insieme di cose che mi riporta alla risposta di prima: meglio il certo dell’incerto e Bologna è una certezza».

ITALIANO CHIEDE GARANZIE TECNICHE – «E’ ora che gli allenatori ragionino in altri termini. Le garanzie sono gli obiettivi da raggiungere. Vuoi vincere lo scudetto col Bologna? Al momento non è tempo. Ma se vuoi intanto tornare in Europa, magari senza l’Europa infrasettimanale nel prossimo anno, ecco quello sì. Oggi devi ottimizzare il tuo lavoro e renderlo sempre migliore. A me non piacciono, dico in generale, gli allenatori che polemizzano sul mercato: tecnico e società devono essere tutt’uno, una Grande Manager. Più anni stai in un posto e più sai come lavorare: più la piazza ti conosce e più capisci come orientarti. E questo è un grande valore».

THIAGO MOTTA – «Se devi dire sì alla prima offerta forte che ti capita e per caso sbagli, beh, dopo cinque giornate ti cacciano e devi ricominciare tutto. Prenda Thiago Motta: grande allenatore, ha fatto la propria scelta andando alla Juventus, non è andata bene e adesso deve rimettersi in gioco. Magari se fosse rimasto a Bologna si sarebbe potuto giocare la Champions League che aveva conquistato e acquisire ancor più esperienza… Oggi devi essere manager anche di te stesso».

CANNAVARO HA DETTO CHE LEI ERA AVANTI – «Sono contento di quel che ha detto, significa aver lasciato tracce che anche col tempo emergono perché riconosciute, apprezzate…».

Pisa Lecce, incendio vicino alla Cetilar Arena: occhio al rischio rinvio! Situazione da monitorare

Pisa Lecce, incendio vicino alla Cetilar Arena: occhio al rischio rinvio! Situazione da monitorare per la sfida di oggi alle 20:45

A poche ore da Pisa Lecce, gara in programma oggi, venerdì 1 maggio, alle 20:45 alla Cetilar Arena, resta da monitorare con attenzione la situazione attorno all’impianto toscano. Nella giornata di mercoledì 29 aprile, infatti, un incendio divampato sul Monte Faeta si è esteso rapidamente anche a causa delle raffiche di vento di grecale, creando forti disagi nella zona.

Il quadro più delicato riguarda Asciano, paese vicino allo stadio del Pisa, dove si conterebbero circa 3500 sfollati. Anche l’aria nei pressi della Cetilar Arena sarebbe diventata difficilmente respirabile, elemento che inevitabilmente aumenta l’attenzione sulla gestione dell’evento sportivo.

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Al momento, però, non sarebbe stata presa in considerazione in modo concreto l’ipotesi di un rinvio della partita. La gara resta dunque regolarmente in calendario, anche se le condizioni ambientali e la situazione degli sfollati potrebbero portare a ulteriori valutazioni nelle prossime ore.

Sul campo, Pisa Lecce può avere un peso enorme nella corsa salvezza: la sfida potrebbe infatti consegnare il primo verdetto ufficiale di questa Serie A, con la possibile retrocessione della squadra allenata da Oscar Hiljemark.

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