Pagina 148 – Calcio News 24

Genoa, sorpresa nelle convocazioni: Norton Cuffy resta fuori per la trasferta di Bergamo. La lista

Genoa, esclusione a sorpresa per i rossoblù: niente Atalanta per Norton Cuffy. Le ultime notizie verso la sfida di Serie A

Grossa sorpresa nella lista dei convocati pubblicata questa mattina dal Genoa: Brooke Norton‑Cuffy non partirà per Bergamo. Contrariamente a quanto dichiarato da Daniele De Rossi in conferenza stampa alla vigilia di Atalanta‑Genoa, l’esterno inglese non ha recuperato e resta fuori per l’anticipo della 35ª giornata di Serie A in programma questa sera al Gewiss Stadium.

Ascolta le nostre notizie!

Non hai tempo di leggere? Scopri la nuova sezione Podcast di Calcio News 24 e ascolta i nostri approfondimenti audio.

Il classe 2004, una delle rivelazioni della stagione rossoblù, è ancora alle prese con il problema muscolare accusato durante l’ultima sosta per le nazionali, lo stesso che lo ha già costretto a saltare cinque partite consecutive. Per lui un’annata comunque di grande crescita: 26 presenze, 2 gol, 1 assist, con media voto 5,92 e fantamedia 6,1, numeri che certificano il suo impatto nel sistema di De Rossi.

Il Genoa spera di riaverlo al più presto, ma per ora l’obiettivo è permettergli di recuperare completamente, evitando rischi in questo finale di stagione.

CONVOCATI

Amorim, Bijlow, Colombo, Cornet, Ekhator, Ekuban, Ellertsson, Frendrup, Leali, Malinovskyi, Marcandalli, Martin, Masini, Messias, Onana, Østigård, Otoa, Ouedraogo, Sabelli, Sommariva, Vasquez, Vitinha, Zätterström.

Morto Alex Zanardi, addio a soli 59 anni: il mondo dello sport perde uno dei suoi volti più amati

Morto Alex Zanardi, è scomparso a 59 anni la leggenda del motorsport ed ex pilota di Formula 1. Un’icona di coraggio e di sacrificio

Il mondo dello sport piange la scomparsa di Alex Zanardi, morto a 59 anni. L’annuncio è arrivato dalla famiglia, che in questi anni aveva sempre mantenuto il massimo riserbo sulle sue condizioni. Dopo il terribile incidente automobilistico del 2001, che lo costrinse all’amputazione delle gambe, Zanardi aveva riscritto la propria vita trasformando il dolore in una nuova, straordinaria carriera nel paraciclismo: quattro ori e due argenti tra Londra 2012 e Rio 2016, diventando uno dei simboli più luminosi dello sport paralimpico mondiale.

Ascolta le nostre notizie!

Non hai tempo di leggere? Scopri la nuova sezione Podcast di Calcio News 24 e ascolta i nostri approfondimenti audio.

Nel 2020 un altro drammatico incidente, durante una gara di beneficenza in handbike sulle strade del senese, aveva segnato l’inizio di un lungo percorso tra interventi e riabilitazione. Da allora, il silenzio della famiglia aveva accompagnato la speranza di milioni di tifosi. Bolognese, amatissimo per il suo coraggio e la sua inesauribile passione, Zanardi se n’è andato il 1° maggio, la stessa data in cui nel 1994 il mondo salutò Ayrton Senna. Un legame simbolico con un’altra leggenda della velocità.

Prima di diventare un’icona paralimpica, Zanardi era stato uno dei talenti più puri del motorsport degli anni ’90: dalla Formula 1 alla Cart, dove aveva lasciato un segno indelebile. La sua storia, fatta di cadute e rinascite, resta un patrimonio di forza e umanità che va oltre lo sport.

Alex Zanardi è stato l’emblema della resilienza, un campione assoluto dei motori e dello sport paralimpico. Tuttavia, come gran parte degli italiani, ha da sempre coltivato un legame profondo e genuino con il calcio. Il suo approccio al pallone non è mai stato quello del tifoso accecato dalla fazione, bensì quello di un sincero amante dello sport puro, vissuto come continua metafora di vita, duro lavoro e superamento dei propri limiti personali.


I valori sportivi nelle interviste
Quando ha parlato di calcio ai microfoni dei giornalisti, Zanardi ha spesso elogiato la passione genuina del calcio dilettantistico e dei volontari che lo tengono in vita.
Allo stesso tempo, ha sottolineato l’importanza dei settori giovanili, criticando a volte le mancanze di meritocrazia ma ribadendo che l’obiettivo finale deve essere sempre l’educazione dei ragazzi. Nel mondo del calcio professionistico è stato unanimemente considerato un faro morale: lo dimostrano i messaggi di affetto ricevuti nel tempo da figure come Sinisa Mihajlovic, che gli dedicò emozionanti parole di incoraggiamento dopo il suoi incidente e prima di una sfida di campionato con la Juventus: “Vedo che negli ultimi due giorni la situazione è stabile: spero che si risolva tutto per il meglio. Per quello che è successo, per la forza che è riuscito a dare a tutte le persone, a tutta la gente con la sua voglia di vivere, la sua voglia di lottare è un esempio per tutti. Spero che questa situazione si risolva il meglio possibile: facciamo tutti il tifo per lui”.


La conduzione di “Sfide” su Rai 3
Il contributo più iconico e affascinante di Zanardi al mondo del calcio è però arrivato attraverso il piccolo schermo
. Dal 2012 al 2016 Alex è stato lo storico volto e la voce narrante di “Sfide” su Rai 3. Con empatia e carisma, ha trasformato lo storytelling sportivo in pura poesia. Tra i protagonisti dei suoi racconti calcistici troviamo:
• Le Nazionali Azzurre: dal magico trionfo del Mondiale ’82 fino all’Europeo perfetto e alle storiche rivalità come Italia-Germania.
• Le grandi squadre: l’epopea della Grande Inter e i cicli storici dei club italiani.
• I fuoriclasse storici: le parabole umane e sportive di campioni leggendari come Roberto Baggio, Gigi Riva e il genio ribelle di Gigi Meroni.
• I volti moderni: Le carriere di personaggi divisivi e carismatici, da Mario Balotelli ad Antonio Conte.

Grazie al suo inimitabile stile narrativo, Zanardi ha dimostrato come un campo in erba e un pallone possano trasformarsi in un formidabile teatro dove celebrare il coraggio, la fatica e la resilienza umana.

Torneo delle Regioni 2026, Storico successo per il Piemonte VdA! Il secondo Scudetto arriva al termine di una battaglia epica – VIDEO

Torneo delle Regioni 2026: Piemonte VdA, impresa tricolore! le piemontesi vincono il secondo Scudetto della loro storia

Una finale da brividi quella andata in scena al Palazzetto dello Sport di Fondi tra Piemonte VdA e Lazio femminile, decisa solo ai supplementari dopo un equilibrio quasi totale. I tempi regolamentari si erano chiusi sull’1‑1, ma nell’extra‑time le ragazze di mister Pioli hanno piazzato l’allungo decisivo, resistendo al ritorno finale del Lazio. Il Piemonte VdA si è così laureato campione d’Italia per la seconda volta, replicando il trionfo del 2018 e superando 3‑2 le campionesse in carica.

Ascolta le nostre notizie!

Non hai tempo di leggere? Scopri la nuova sezione Podcast di Calcio News 24 e ascolta i nostri approfondimenti audio.

Determinante la prestazione di Valentina Cugnod, assoluta protagonista del torneo e della finale: la sua doppietta l’ha portata in vetta alla classifica marcatrici con 10 reti. A firmare il gol della sicurezza è stata Angelica Gulino, mentre il Lazio aveva aperto il match con la rete di Ilaria Quattrociocchi e aveva provato a riaprirlo nel finale con Santini. Le biancocelesti, pur lottando fino all’ultimo, non sono riuscite a bissare il successo del 2025, ma confermano un percorso di altissimo livello: per la Regione si tratta della sesta finale nella storia, con tre Scudetti in bacheca.

Al termine della gara, il Piemonte VdA ha ricevuto la Coppa dalle massime cariche della Lega Nazionale Dilettanti, tra cui il presidente Giancarlo Abete e il presidente del CR Lazio Roberto Avantaggiato. Premi e medaglie sono stati consegnati anche dai rappresentanti federali presenti, a coronamento di una finale intensa, equilibrata e decisa da dettagli che hanno premiato la maggiore lucidità delle piemontesi nei momenti chiave.

Mainoo rinnova fino al 2031: il gioiello dello United festeggia i 21 anni, la rinascita con Carrick e il sogno di una carriera tutta in ‘rosso’

Mainoo, firma fino al 2031 e nuova vita con Carrick: dai modelli nello spogliatoio al desiderio di restare allo United per sempre

Firmare un nuovo contratto con il club della propria infanzia è senza dubbio il miglior regalo possibile per i 21 anni. Per Kobbie Mainoo è una splendida realtà: ha prolungato il suo legame con il Manchester United fino al 2031. Un traguardo celebrato recentemente con un party a tema anni 2000, in cui ha sfoggiato un look ispirato all’hip-hop di quel decennio (pelliccia ecologica, jeans Rocawear e Air Force 1). Per festeggiare il contratto, invece, il pensiero va subito alla famiglia: “Comprerò una borsa a mia madre, è sempre la prima cosa che faccio”. Il giocatore si è raccontato a GQ.

Ascolta le nostre notizie!

Non hai tempo di leggere? Scopri la nuova sezione Podcast di Calcio News 24 e ascolta i nostri approfondimenti audio.

La rinascita con Michael Carrick
Il sorriso del centrocampista inglese è sempre più luminoso da quando Michael Carrick ha preso il posto di Ruben Amorim in panchina.
Con Carrick, Mainoo ha registrato 12 presenze da titolare su 12, e lo United è passato da metà classifica a un solo punto dalla qualificazione in Champions League. Il rapporto con il nuovo allenatore è solidissimo: “Per me lui è il ‘Boss’. I suoi consigli e la fiducia che ci trasmette sono incredibili. È un grande leader; avendo già vissuto da giocatore tutto quello che affrontiamo noi, riesce a darti una sicurezza totale”.


I modelli da seguire
Mainoo si appresta a tagliare il traguardo delle 100 presenze in maglia Red Devils, con la 99esima prevista proprio contro l’eterno rivale Liverpool. Cresciuto con il nome di Wayne Rooney stampato sulla maglietta, oggi Mainoo riconosce l’importanza dei veterani dello spogliatoio. I suoi punti di riferimento assoluti sono tre:
• Bruno Fernandes: per l’incredibile impatto sul club e lo stile di gioco.
• Tom Heaton: esempio fondamentale di professionalità.
• Casemiro: ai saluti a fine stagione, ha lasciato un segno profondo.
“Lo sceglievo sempre a FIFA. Imparare da lui ogni giorno è stata una benedizione, sarà molto emozionante vederlo andar via”.


Un futuro a tinte rosse
Nonostante si avvicini il Mondiale e le convocazioni di Thomas Tuchel siano imminenti, Mainoo resta concentrato sul presente: “Il modo migliore per gestire le speculazioni è ignorarle e concentrarsi sul finale di stagione”. Sul futuro a lungo termine, invece, il classe 2005 ha le idee chiare. Tifoso dello United fin da bambino, non esclude un giorno di farsi un tatuaggio dedicato al club e accarezza l’idea, sempre più rara nel calcio moderno, di legare l’intera carriera a un’unica maglia.

Calciomercato Inter, svolta nel caso Jones: per Romano il sì del centrocampista è già arrivato, ora la palla passa al Liverpool

Calciomercato Inter, Curtis Jones ha detto sì: Fabrizio Romano conferma, il Liverpool decide il destino dell’operazione

Il calciomercato dell’Inter continua a ruotare attorno al nome di Curtis Jones, individuato come il rinforzo ideale per elevare il livello tecnico e dinamico del centrocampo di Cristian Chivu. Il giocatore del Liverpool è considerato il profilo perfetto per dare qualità e intensità alla mediana nerazzurra. Secondo le ultime indicazioni di Fabrizio Romano, l’Inter può contare su un vantaggio importante: la volontà del calciatore, che guarda con grande interesse al progetto di Viale della Liberazione. L’operazione, però, resta complessa a causa delle richieste economiche dei Reds e del contratto del centrocampista, in scadenza nel 2027.

La dirigenza nerazzurra segue con attenzione ogni sviluppo in casa Liverpool, consapevole che Jones ha già manifestato un gradimento concreto per la destinazione Milano. Le prossime settimane saranno decisive per capire se i costi dell’affare potranno rientrare nei parametri fissati dal club, soprattutto in vista di una stagione che vedrà l’Inter impegnata su più fronti tra campionato, coppe europee e finali nazionali. Le parole di Fabrizio Romano:

Ascolta le nostre notizie!

Non hai tempo di leggere? Scopri la nuova sezione Podcast di Calcio News 24 e ascolta i nostri approfondimenti audio.

IL RETROSCENA DI GENNAIO – «Curtis Jones è ancora molto in alto nella lista Inter. C’è apertura da parte del ragazzo già da gennaio: a gennaio sarebbe andato all’Inter molto volentieri, ma mancava l’accordo con il Liverpool per le cifre e i Reds non avevano un sostituto».

POSIZIONE LIVERPOOL«Prima di dire che andrà all’Inter, bisogna capire cosa vorrà fare il Liverpool e che tipo di prezzo vorrà dare al giocatore, dato che ha scadenza nel 2027. Il discorso Jones dipenderà da quanto chiederà il club inglese e dalla concorrenza; ci sono anche club di Premier League e bisogna capire quanto offriranno. L’Inter aspetta di capire i costi di questa operazione».

Gabriel Jesus Milan, è lui il preferito di Allegri: i rossoneri hanno scelto il nuovo numero 9 per la prossima stagione

Gabriel Jesus Milan, il brasiliano è il prescelto di Allegri! Il tecnico ha individuato il nuovo leader dell’attacco rossonero

Il calciomercato del Milan entra nella fase decisiva e l’obiettivo principale è ormai definito: consegnare a Massimiliano Allegri un centravanti di livello internazionale. Secondo il Corriere della Sera, il nome in cima alla lista è quello di Gabriel Jesus. L’attaccante dell’Arsenal viene considerato il profilo ideale per completare il reparto offensivo: tecnico, dinamico, capace di legare il gioco e di muoversi tra le linee, caratteristiche che il tecnico toscano ritiene fondamentali per il suo sistema.

Ascolta le nostre notizie!

Non hai tempo di leggere? Scopri la nuova sezione Podcast di Calcio News 24 e ascolta i nostri approfondimenti audio.

A Casa Milan filtra grande fiducia sulla capacità del brasiliano di imporsi in Serie A. Nonostante una stagione altalenante a Londra, il suo valore non è in discussione e la dirigenza rossonera è pronta a muoversi con decisione per portarlo a San Siro. Parallelamente, restano vive due alternative di alto livello: Dusan Vlahovic, pista complicata per costi e rivalità con la Juventus, e Alexander Sorloth, profilo più fisico e d’area, molto diverso per caratteristiche rispetto a Gabriel Jesus.

Le prossime settimane saranno decisive: sono attesi nuovi contatti con l’entourage dell’attaccante dell’Arsenal e il Milan vuole accelerare. L’obiettivo è chiaro: chiudere l’operazione entro l’inizio del ritiro estivo, così da consegnare ad Allegri il nuovo numero 9 attorno al quale costruire l’attacco della prossima stagione.

Bernardo Silva Juventus, rivoluzione tattica inevitabile: ecco chi rischia il posto tra modulo nuovo e sacrifici pesanti

Bernardo Silva Juventus: cambio di modulo, gerarchie stravolte e diversi big a rischio esclusione. Tutti i dettagli

Il mercato estivo potrebbe ridisegnare profondamente gli equilibri tattici della Juventus. Secondo La Gazzetta dello Sport, l’eventuale arrivo di Bernardo Silva cambierebbe in modo significativo la struttura della squadra, spingendo Luciano Spalletti verso un 4‑2‑3‑1 più definito. L’inserimento del fuoriclasse portoghese ridurrebbe inevitabilmente lo spazio per diversi interpreti offensivi: i primi a essere sacrificati sarebbero Miretti e Adzic, destinati a finire sul mercato per trovare continuità altrove.

Ultime notizie Calciomercato LIVE: tutte le novità del giorno

L’impatto del possibile colpo si estenderebbe anche alle corsie esterne. Con Kenan Yildiz considerato intoccabile, l’altra fascia richiederebbe maggiore equilibrio difensivo: in questo scenario, McKennie potrebbe trovare più spazio rispetto a Conceição. Le rotazioni coinvolgerebbero anche la mediana, dove i due centrali dovranno garantire solidità assoluta. Locatelli appare il profilo ideale per questo assetto, mentre Thuram dovrà essere affinato in alcuni aspetti. Chi rischia seriamente è Koopmeiners, la cui coesistenza con Bernardo Silva sarebbe complicata: non a caso, l’olandese figura tra i possibili partenti.

Le riflessioni toccano anche il reparto offensivo. Nel nuovo scacchiere non ci sarebbe spazio per Loïs Openda, considerato fuori progetto, mentre Jonathan David vedrebbe ridursi il minutaggio, trasformandosi in una riserva di lusso. Paradossalmente, questo incastro potrebbe favorire Edon Zhegrova, che troverebbe collocazione come alternativa affidabile sulla destra, senza creare tensioni legate alle presenze. La dirigenza sta valutando ogni dettaglio con estrema attenzione: l’obiettivo è elevare ulteriormente la qualità complessiva della rosa, bilanciando con precisione ogni scelta tecnica e di mercato.

Cade in campo durante una partita e muore: tragedia assurda, aveva solo 25 anni

È caduto in campo mentre stava giocando, poi la corsa in ospedale, infine la notizia che nessuno vorrebbe mai ricevere. Una partita come tante, almeno all’inizio, si è trasformata in tragedia in pochi istanti, con quella brutalità che il calcio ogni tanto mostra senza preavviso, soprattutto quando si esce dal racconto pulito dei novanta minuti e si entra nella vita vera.

Le prime informazioni arrivate dalla Nigeria parlano di una caduta violenta, con un colpo alla testa. I soccorsi sarebbero stati immediati, il trasporto in ospedale anche, ma non sarebbe bastato. Il ragazzo aveva solo 25 anni.

Il calciatore in questione è Emmanuel King Okoye, centrocampista classe 2000, conosciuto anche in Calabria per il suo passaggio nell’Acri nella stagione 2019-20. La notizia è stata riportata da This Is Acri, che parla della morte del giovane mentre si trovava in Nigeria, in visita ai familiari.

Chi era Emmanuel King Okoye

Okoye non era un calciatore da copertina nazionale, ma nel calcio dilettantistico certi nomi restano lo stesso. Restano negli spogliatoi, nei gruppi WhatsApp delle squadre, nelle foto di fine stagione, nei ricordi di chi ci ha giocato insieme una domenica dopo l’altra.

In Calabria aveva vestito diverse maglie. Oltre all’Acri, aveva giocato anche con Palmese, Trebisacce, Campora e Promosport, lasciando il ricordo di un ragazzo serio, disponibile e legato al pallone in modo vero.

La dinamica, almeno per ora, resta quella delle prime ricostruzioni. Sarebbe caduto durante la partita, battendo violentemente la testa. Non risultano ulteriori dettagli ufficiali sulle cause esatte del decesso o su eventuali accertamenti successivi, e in casi come questi conviene non riempire i vuoti con ipotesi.

Pisa, Giovanni Corrado dopo la retrocessione: «Purtroppo non siamo una squadra da Serie A!»

Pisa, Giovanni Corrado ha parlato così dopo la sconfitta per 2-1 alla Cetilar Arena contro il Lecce. Le sue parole

La retrocessione del Pisa in Serie B è ormai una cruda realtà sportiva. Al termine di un’annata agonistica complessa, culminata con il ritorno in cadetteria, la dirigenza toscana ha tracciato un primo e doloroso bilancio. Intervenuto ai microfoni dell’emittente DAZN, l’amministratore delegato Giovanni Corrado non ha nascosto la propria amarezza per il duro verdetto del campo, analizzando con estrema lucidità gli errori di programmazione commessi in questa stagione:

“È una serata amara, perché perdiamo una categoria che abbiamo inseguito per anni, con un pubblico che l’ha meritata e sognata. E la perdiamo con una partita che è l’esempio di questa stagione. Dispiace, abbiamo fatto tutto quello che era nelle nostre possibilità. Probabilmente abbiamo anche sottostimato quello che era l’impatto con questa categoria all’inizio, abbiamo provato a correggere il tiro e questo non è bastato. Mi dispiace per questi ragazzi perché credo meritassero più punti in campo. Sono certo che tanti di questi ragazzi ritroveranno presto la categoria e spero lo faccia anche il Pisa”.

Il divario con la massima serie e le basi per il futuro

Interrogato sulle prossime mosse societarie e sulle evidenti discrepanze emerse tra la Serie B e il massimo campionato, il dirigente ha richiamato l’intero ambiente alla calma, sottolineando la necessità di ripartire con un progetto solido e senza farsi travolgere dalla negatività del momento:

“Credo che la cosa più importante sia pensare alle prossime 3 partite, perché anche una singola vittoria alla fine del campionato con un gruppo nuovo può portare le basi per creare qualcosa di positivo negli anni a venire. Noi abbiamo un gruppo di ragazzi molto giovani, quindi per noi sarà importante lavorare in queste settimane. Purtroppo Pisa non è una squadra da Serie A, non ha dimostrato di essere una squadra da Serie A, nonostante abbia un tifo e una città splendida che la merita. Però io l’ho sempre detto all’inizio dell’anno: vincere il campionato di Serie B non significa essere una squadra di Serie A. E quindi oggi retrocede una squadra che l’anno scorso è stata neopromossa e probabilmente non ha dimostrato di avere ancora le qualità per stare in questa categoria. Quindi dobbiamo fare tutti i ragionamenti, sapere che sarà estremamente difficile perché affrontiamo un campionato complicatissimo e non bisogna fare l’errore di pensare che sia retrocessa una squadra importante di Serie A. È retrocessa una squadra che sta crescendo, con un progetto importante, che si affacciava alla Serie A dopo 34 anni. E quindi dovremo avere molta lucidità e molta calma per valutare i passi giusti e poi ripartire nel migliore dei modi”.

Le difficoltà sul mercato e il nodo dell’appeal

Un passaggio fondamentale dell’intervista ha riguardato le oggettive difficoltà affrontate nel mercato di gennaio. Corrado ha spiegato come la ricerca di profili esperti si sia scontrata con la necessità di non compromettere la sostenibilità finanziaria del club:

“Purtroppo quando sei una società così piccola al cospetto della Serie A devi anche fare i conti con quello che è l’appeal che tu hai in un determinato momento. Noi per anni abbiamo percepito il piacere di venire a Pisa da parte dei calciatori, perché affrontavamo una categoria dove Pisa era qualcosa di straordinario all’interno di quella categoria. Per tanti elementi: la società, la piazza, il pubblico. Poi dopo sali in Serie A e ti rendi conto che quello che era straordinario prima diventa ordinario e quasi scontato. E allora a quel punto quello che tu devi fare per ottenere il sì di giocatori importanti che conoscano la categoria forse il primo anno è quasi impossibile. Lo devi fare perdendo un po’ di vista quello che è il progetto e la sostenibilità della società. E quindi noi a gennaio a un certo punto abbiamo pensato che potesse essere più utile sull’età dei ragazzi e sulle potenzialità, sperando di riuscire a intervenire ma senza perdere di vista che se l’obiettivo non fosse stato raggiunto, bisognava ripartire con una squadra forte e con dei ragazzi che potessero avete del potenziale. Bilanciare le due cose non è semplice, perché ovviamente l’esperienza costa e ha un’età diversa. E probabilmente non combacia con il processo e il percorso che deve fare una società come il Pisa all’interno di questo panorama. E quindi non è sempre semplice, perché poi da fuori uno può pensare che una scelta sia dipesa solo ed esclusivamente da una volontà, e purtroppo non sempre volere è potere”.

In chiusura, rivendicando comunque la grande qualità e il potenziale tecnico della propria rosa, il manager nerazzurro ha ammesso un eccesso di ottimismo nelle valutazioni iniziali:

“Noi abbiamo un gruppo di grandi uomini e di grandi calciatori. E molti li vedrete in Serie A nei prossimi anni. E quindi quello che è stato fatto oggi verrà valutato in maniera differente. Il problema è un altro: noi abbiamo probabilmente sovrastimato quello che avevamo fatto. Pensavamo di essere più pronti”.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

lo riporta gianlucadimarzio.com.

Lecce, Di Francesco esulta dopo il successo di Pisa: «Questa squadra è un gruppo, ha una mentalità che non ha eguali. Abbiamo confermato che non molliamo mai»

Lecce, Eusebio Di Francesco ha parlato così dopo la vittoria per 2-1 alla Cetilar Arena contro il Pisa. Le sue parole

Alla Cetilar Arena, il Lecce si è imposto contro il Pisa con il risultato di 1-2, un verdetto pesantissimo per la classifica. I salentini hanno espugnato il campo toscano grazie alle marcature decisive di Banda e Cheddira, rendendo del tutto vano il momentaneo pareggio firmato da Leris per la formazione nerazzurra.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

Fuga salvezza: Lecce a +4 sulla Cremonese

Con questo pesantissimo trionfo esterno, gli uomini di Di Francesco fanno un salto in avanti vitale, lanciandosi a +4 dalla Cremonese e compiendo uno step importante nel cammino salvezza.

L’intervista a DAZN: l’orgoglio di Di Francesco

Nel post-partita, Eusebio Di Francesco si è presentato ai microfoni di DAZN per commentare la prestazione dei suoi. Sull’importanza capitale della gara, l’allenatore ha esordito dicendo: ”Oggi era importante vincere, siamo stati più determinati sotto porta contro una squadra che ultimamente ha dimostrato di essere molto pericolosa.”

Il mister si è poi concentrato sulla straordinaria coesione della rosa: ”Questa squadra è un gruppo e l’ha sempre dimostrato, possiamo avere delle difficoltà tecniche ma dal punto di vista della mentalità questo gruppo non ha eguali. Oggi abbiamo confermato che non molliamo mai, i tifosi ci hanno spinto alla vittoria. Sono contento di questa partita e i ragazzi si meritano questa soddisfazione. Adesso testa alla prossima perché i conti si fanno alla fine.”

Il dualismo in attacco e l’analisi tattica

Qualche parola preziosa è stata spesa anche sulle scelte in attacco e sulle dinamiche delle sostituzioni: ”Ci tengo a chiarire che Cheddira non sarebbe uscito qualora non avesse segnato, sarebbe uscito Ngom e avrei giocato con due punte. In campo cerco di mettere chi ritengo più opportuno. Fino all’ultimo avevo il dubbio tra chi schierare tra lui e Camarda, mi serviva un giocatore più di gamba e quindi ho scelto Cheddira.”

In chiusura, il tecnico ha sottolineato il cambio di ritmo evidenziato nella ripresa: ”Ultimamente abbiamo fatto dei primi tempi con poca qualità, capisco però che questo tipo di partite risultano più difficili. Nel secondo tempo invece i ragazzi mi sono piaciuti nettamente di più.”

Pisa e Verona retrocesse aritmeticamente in Serie B: la vittoria del Lecce alla Cetilar Arena condanna i due club alla matematica

Pisa e Verona retrocesse matematicamente in Serie B dopo la vittoria per 2-1 del Lecce alla Cetilar Arena

Il Lecce sbanca la Cetilar Arena e conquista tre punti di platino nella corsa per restare nella massima serie. Con una prestazione di grande solidità e cinismo tattico, la squadra salentina ottiene un successo fondamentale in chiave salvezza, superando i padroni di casa per 1-2. Questa sfida, valida per le battute finali del campionato di Serie A, emette però sentenze amarissime: al triplice fischio arriva infatti il primo verdetto ufficiale, ovvero la retrocessione del Pisa in cadetteria, appena un anno dopo la promozione. Ma la giornata si rivela fatale anche per un’altra piazza storica.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

Falcone decisivo in un primo tempo bloccato

La prima frazione di gioco si sviluppa su ritmi blandi e con un prolungato studio tra le due formazioni. È il Pisa a farsi preferire sul piano della spinta offensiva, riuscendo a costruire le palle gol più importanti nel tentativo di sbloccare la gara. A mantenere in perfetto equilibrio il risultato e a tenere in piedi i salentini ci pensa un reattivo Falcone, provvidenziale per spegnere le speranze nerazzurre nei primi quarantacinque minuti.

Ripresa scoppiettante: Banda colpisce, Leris risponde

Il copione tattico cambia radicalmente nel secondo tempo. Al 52′ il Lecce passa in vantaggio con Banda. L’azione nasce da una grande ripartenza dei salentini, innescata da un preciso lancio lungo di Ramadani direttamente dalla propria trequarti. La sfera raggiunge Cheddira, abilissimo a portarsi dietro due difensori per poi servire Banda sulla destra: la sua conclusione di sinistro è letale e supera Semper. La gioia ospite, però, dura pochissimo. Il Pisa reagisce con grande orgoglio e, al 56′, trova il pareggio grazie a Leris, autore di uno splendido tiro al volo che rianima il pubblico di casa.

Il gol di Cheddira e il dramma sportivo di Pisa e Verona

Nonostante la rete subita, la reazione dei salentini non si fa attendere e la compagine di mister Di Francesco si riversa subito in avanti. Al 65′, innescata da un’altra ripartenza micidiale, arriva la rete che decide l’incontro. Il grande protagonista è Santiago Pierotti, che percorre palla al piede l’intera metà campo trascinandosi via la difesa avversaria, per poi scaricare su Cheddira. L’attaccante marocchino non perdona e con un preciso diagonale di destro trova il suo primo gol stagionale, siglando il definitivo 1-2.

Al fischio finale, l’esultanza del Lecce fa da contraltare alla disperazione della tifoseria toscana. Ma il risultato segna un altro verdetto spietato per la lotta in coda: per incroci di classifica, anche il Verona retrocede aritmeticamente in B. Una giornata di campionato destinata a lasciare il segno.

Pagelle Pisa Lecce: Pierotti ispira, Banda-Cheddira due sentenze! Leris non basta ai toscani VOTI

Pagelle Pisa Lecce: i voti e i giudizi ai protagonisti del match, valido per la 35ª giornata di Serie A 2025/26

Pagelle Pisa Lecce: i voti e i giudizi ai protagonisti del match, valido per la 35ª giornata di Serie A 2025/26

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

PISA: Semper 6; Canestrelli 6, Caracciolo 6, Bozhinov 6 (81′ Cuadrado SV); Leris 7, Akinsanmiro 5 (81′ Durosinmi SV), Aebischer 6, Vural 5.5 (71′ Piccinini 5), Angori 6 (64′ Tourè 6); Moreo 6, Stojilkovic 5.5 (71′ Meister 5.5). All. Hiljemark 5.5

LECCE: Falcone 7; Veiga 6.5, Siebert 6.5, Tiago Gabriel 7, Gallo 6.5; Ramadani 6.5, Coulibaly 7; Pierotti 7.5 (93′ Gandelman SV), Ngom 6, Banda 7.5 (71′ Jean 6); Cheddira 7.5 (71′ Camarda 6). All. Di Francesco 7

Moviola Pisa Lecce: gli episodi dubbi del match diretto da Doveri. Cos’è successo alla Cetilar Arena

Moviola Pisa Lecce: gli episodi dubbi del match diretto da Doveri, valido per la 35ª giornata di Serie A 2025/26

Il Lecce espugna il campo del Pisa superando i padroni di casa per 1-2 al termine di una partita vibrante e ricca di capovolgimenti di fronte. Sotto la direzione dell’arbitro Daniele Doveri, i salentini conquistano l’intera posta in palio grazie all’estro di Lameck Banda e al cinismo di Walid Cheddira, rendendo di fatto vano il momentaneo pareggio nerazzurro firmato da Mehdi Leris.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

Primo tempo: grande agonismo e Doveri in controllo

La prima frazione di gioco si distingue per un forte impatto fisico da parte di entrambe le formazioni. Doveri gestisce la gara con autorevolezza, fischiando con precisione alcune ingenuità e tocchi di mano (come quelli di Ngom e Caracciolo nei primi 30 minuti). Al 43′ arriva la prima sanzione disciplinare: Antonio Caracciolo rimedia un cartellino giallo per un contrasto decisamente duro. Da segnalare, in questa fase, la grande reattività di Wladimiro Falcone, provvidenziale nel negare il gol ai tentativi di Canestrelli e Stojilkovic.

Ripresa infuocata: i gol e le decisioni arbitrali

Il match si accende definitivamente nel secondo tempo. Al 52′ è Banda – tra i migliori in campo per onnipresenza e intraprendenza – a sbloccare il risultato finalizzando un perfetto contropiede. La reazione del Pisa è immediata: al 56′ Leris si coordina alla perfezione in area e sigla l’1-1 all’angolino basso.

La partita si fa tesa e il direttore di gara è costretto ad estrarre nuovi cartellini, ammonendo Michel Aebischer al 61′ per un’infrazione tattica. Al 65′, l’episodio che decide il match: Pierotti serve Cheddira, che brucia sul tempo due avversari e insacca la rete del definitivo 1-2. L’attaccante verrà poi ammonito da Doveri appena un minuto dopo per un’infrazione.

La Moviola: perfetto l’annullamento su Camarda

L’episodio più rilevante per la moviola si materializza all’80’. Il giovane Francesco Camarda, subentrato proprio a Cheddira, trova la via della rete, ma l’assistente ha la bandierina alzata. Doveri fischia e annulla il gol per fuorigioco: una chiamata che strozza in gola l’urlo del tris ai salentini.

Nel finale, i padroni di casa tentano il tutto per tutto gettando nella mischia forze fresche, tra cui l’esperto Juan Cuadrado al posto di Bozhinov e Piccinini per Vural. Il muro difensivo ospite però regge. Ammoniti Pierotti all’88’ e Meister al 90‘. Ottima la direzione della terna arbitrale, capace di tenere in pugno una sfida spigolosa senza commettere sbavature.

Caressa non le manda a dire dopo Psg Bayern Monaco: «In Italia invece tutti col 3-5-2, dribblo io? Quante pippe!». La sua accusa

Caressa, telecronista e giornalista di Sky, ha espresso questo duro giudizio sulla Serie A dopo Psg Bayern Monaco di Champions League

Il divario tra il calcio europeo di altissimo livello e l’attuale stato della Serie A continua a far discutere appassionati e addetti ai lavori. Durante il consueto appuntamento negli studi di Sky Sport, andato in onda a margine delle spettacolari semifinali di andata di Champions League disputate tra martedì e mercoledì, il noto giornalista e telecronista Fabio Caressa si è lasciato andare a un duro e appassionato sfogo, tracciando un impietoso paragone tra lo show continentale e la noia del campionato italiano.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

Lo spettacolo europeo: l’esaltazione per il match tra PSG e Bayern Monaco

Il punto di partenza dell’analisi del giornalista è stata la pirotecnica sfida ricca di gol e capovolgimenti di fronte, che ha incantato il pubblico internazionale. Riguardo al roboante e spettacolare 5-4 maturato sul campo, il telecronista ha espresso tutto il proprio entusiasmo: “La mia provocazione è sulla comunicazione arrivata dopo quel che abbiamo visto in Champions League. PSG-Bayern 5-4, ci siamo divertiti? Certo, mi ha scritto anche mio figlio per dirmelo, la partita più bella che ha mai visto.”

Il confronto impietoso: la noia di Milan-Juve e la paura di perdere

L’analisi si è poi spostata duramente sulle dinamiche tattiche e psicologiche del nostro campionato. Secondo l’opinionista, chi non si è divertito guardando la semifinale europea non comprende la vera essenza di questo sport. Se in campo fosse scesa una squadra con un tasso tecnico inferiore ad affrontare i bavaresi o i parigini, il passivo sarebbe stato tennistico, magari con un 7-1 o un 9-1 finale.

Il paragone con le big del nostro Paese è stato tranciante: mentre tutti si concentravano sull’attesissimo big match tra Milan e Juventus, Caressa ha confessato di essersi letteralmente addormentato a causa di una partita giudicata estremamente noiosa. La tesi del giornalista è chiara: per salvare il calcio italiano, le istituzioni sportive dovrebbero modificare in profondità il sistema, permettendo a squadre di vertice come i rossoneri e i bianconeri di affrontarsi a viso aperto, senza l’ossessione e il terrore di fallire la qualificazione alla successiva edizione della competizione europea. Un concetto riassunto dal giornalista con la frase: Tutti 3-5-2 in Italia, dribblo io? Quante pippe! PSG-Bayern, è da pazzi dire…”

L’accusa tattica: il dominio del 3-5-2 e la mancanza di talento

La critica non si è limitata solo all’atteggiamento rinunciatario, ma ha colpito direttamente anche le scelte degli allenatori e la qualità tecnica media delle rose a disposizione. Il modulo predominante in Italia frena la creatività offensiva e l’uno contro uno, elementi fondamentali per creare superiorità numerica. A tal proposito, la chiusura del commentatore è stata senza filtri: “Col 3-5-2 da noi ci sono i terzini sui lati, chi dribbla? Io? Abbiamo delle pippe in Serie A”.

Lazio, allarme Taylor in vista della Cremonese: novità importantissime dall’infermeria! Cos’è successo oggi in allenamento

Lazio, preoccupano le condizioni di Kenneth Taylor in vista della Cremonese: la situazione dall’infermeria dopo l’allenamento odierno

La Lazio si prepara ad affrontare una trasferta insidiosa allo stadio Zini. In vista della delicata sfida sul campo della Cremonese, appuntamento valido per la 35ª giornata di Serie A in programma lunedì, il tecnico Maurizio Sarri deve fare i conti con un’infermeria che non accenna a svuotarsi del tutto. Le ultime notizie provenienti dal centro sportivo di Formello non sono particolarmente incoraggianti per l’allenatore biancoceleste, costretto ancora una volta a rimescolare le carte.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

Le condizioni di Kenneth Taylor: la febbre frena l’olandese

A tenere banco in queste ore è soprattutto lo stato di salute di Kenneth Taylor. Il dinamico centrocampista ex Ajax, infatti, è ancora alle prese con un fastidioso attacco di febbre che lo sta debilitando. Il giocatore non si è allenato neanche oggi, saltando una seduta cruciale di preparazione tattica. La sua presenza in campo per il posticipo di lunedì resta dunque in forte dubbio. Tuttavia, lo staff medico non esclude del tutto una convocazione in extremis, considerando che c’è ancora tempo per recuperare e smaltire la sindrome influenzale prima della partenza.

I rientri strategici e il mirino sulla Coppa Italia

Se da un lato c’è forte apprensione per l’olandese, dall’altro emergono spiragli estremamente positivi per la rosa. Rovella era già rientrato nell’ultima giornata di campionato e ora punta a racimolare minuti nelle gambe per ritrovare la condizione ottimale in vista delle ultime partite. L’obiettivo primario per lui e per tutta la squadra è chiaramente la finale di Coppa Italia del 13 maggio all’Olimpico contro l’Inter. Per quanto riguarda gli altri infortunati, Gila e Zaccagni si sono allenati in gruppo: sarà Sarri a valutarne l’impiego e il minutaggio per la sfida di lunedì a Cremona.

Scelte obbligate e soluzioni inedite in mediana

Le vere criticità per lo staff tecnico riguardano la zona nevralgica del campo. A centrocampo, complice l’assenza certa e pesante di Cataldi, le rotazioni sono ridotte all’osso. In attesa di capire il destino di Taylor, il mister si dirige verso scelte praticamente obbligate per arginare l’emergenza. Si va verso un terzetto inedito composto da Basic, da Patric in regia – una soluzione d’emergenza già sperimentata in altre occasioni – e dalla fisicità e dinamismo di Dele-Bashiru. Un centrocampo reinventato per cercare di espugnare lo Zini e incamerare tre punti fondamentali.

Calciomercato Inter: cosa pensa Bastoni del passaggio al Barcellona e qual è il vero ostacolo nell’operazione. Nuovissima rivelazione

Calciomercato Inter: Alessandro Bastoni ha aperto al trasferimento al Barcellona ma rimane un grande ostacolo nell’operazione

Il futuro di Alessandro Bastoni all’Inter è sempre più un rebus. Pur essendo un pilastro insostituibile per i colori nerazzurri e per lo scacchiere tattico di Cristian Chivu, il difensore della Nazionale italiana è finito prepotentemente nel mirino del Barcellona. Le sirene spagnole sono insistenti e la necessità di sistemare le casse societarie potrebbe spingere la dirigenza milanese verso un sacrificio doloroso. Dal canto suo, il centrale sembra aver già scelto la sua eventuale prossima destinazione.

Ultime notizie Calciomercato LIVE: tutte le novità del giorno

La preferenza del giocatore: solo i blaugrana in caso di addio

A fare luce su questa intricata situazione di calciomercato è l’esperto Matteo Moretto, intervenuto sul canale YouTube di Fabrizio Romano. Il giornalista ha svelato l’assoluta preferenza del difensore per il progetto catalano, riportando il seguente scenario:

«In Spagna aggiornano quotidianamente sulla trattativa col Barcellona: i termini contrattuali tra il giocatore e il club catalano non sono un problema, lui ha già dato massima apertura. Se dovesse lasciare l’Inter, accetterebbe solo il Barcellona: è una scelta di vita e personale».

Il nodo economico: la valutazione dell’Inter

La fumata bianca, tuttavia, è tutt’altro che imminente. Se l’intesa con il giocatore appare in discesa, l’Inter non ha alcuna intenzione di svendere il proprio gioiello e chiede una cifra molto importante. A pesare sarà la reale disponibilità finanziaria del Barcellona. Sulle dinamiche tra le dirigenze, Moretto ha precisato:

«Manca l’accordo tra club: non si sono ancora contattati ufficialmente, ma il Barça è al corrente dei costi dell’operazione, circa 60-65 milioni di euro. Aveva in testa anche di inserire contropartite: bisogna capire se la trattativa prenderà corpo».

I dubbi tattici di Hansi Flick

Oltre al grande ostacolo economico legato al costo del cartellino, esiste un nodo puramente tecnico da sciogliere in terra spagnola. L’allenatore Hansi Flick sta infatti soppesando attentamente le necessità della sua retroguardia prima di dare il definitivo via libera:

«Vi aggiungo un dettaglio: Flick sta facendo valutazioni interne insieme alla dirigenza su alcuni aspetti tattici relativi a Bastoni, ovvero il fatto di puntare su un centrale mancino con determinate caratteristiche oppure se puntare su un destro con caratteristiche atletiche diverse. Ma il punto principale è lo scoglio economico tra club».

Barcellona, conferme sul rinnovo di Flick: quando arriverà la fumata bianca e per quanti anni firmerà il tecnico blaugrana

Barcellona, arrivano conferme sul rinnovo di Hansi Flick: quando arriverà la firma e per quanti anni estenderà l’accordo il tecnico blaugrana

Il futuro della panchina catalana si tinge sempre più di certezze. Il progetto tecnico avviato dal club spagnolo sta dando i frutti sperati e la dirigenza è pronta a premiare il lavoro del proprio allenatore con una conferma a lunghissimo termine. La notizia del giorno riguarda proprio la blindatura dell’attuale guida tecnica: il Barcellona è ormai a un passo dal chiudere ufficialmente la fondamentale pratica relativa al prolungamento contrattuale del proprio allenatore Hansi Flick. Lo conferma Florian Plettenberg di Sky Sport Deutschland.

Ultime notizie Calcio Estero: tutte le novità del giorno provenienti da tutto il mondo

Accordo di massima raggiunto: la scadenza del nuovo progetto

Il feeling tattico e umano tra l’allenatore tedesco e la piazza blaugrana è stato immediato, spingendo le alte sfere dirigenziali a muoversi con largo anticipo rispetto alle canoniche tempistiche del mercato europeo. Come emerso in queste ore, Flick e il suo entourage hanno tracciato la strada definitiva per proseguire insieme questa fortunata avventura sportiva. Nello specifico, l’allenatore e il suo noto agente Pini Zahavi hanno brillantemente raggiunto un solido accordo di principio per il prolungamento del contratto.

La ferma volontà della società iberica è quella di continuare questo ciclo vincente e – si spera – duraturo: la ricca proposta che è attualmente sul tavolo delle negoziazioni prevede infatti un nuovo contratto fino al 2029, nel quale sarà inoltre inclusa un’opzione per un’ulteriore estensione temporale.

Il blitz in Catalogna e i dettagli finali

Per trasformare questa virtuale stretta di mano in un vero e proprio comunicato ufficiale mancano ormai soltanto pochissimi passaggi formali. Le tempistiche per la definitiva chiusura dell’operazione sono già state delineate con assoluta precisione: i dettagli finali saranno chiariti in sede la prossima settimana. Per l’occasione, è previsto un summit dirigenziale a cui prenderanno parte i vertici del Barca e lo stesso Zahavi, pronto a viaggiare in direzione Spagna per definire gli ultimi dettagli.

Calciomercato Napoli: Lukaku proposto a due big italiane, ma il suo futuro potrebbe riportarlo in Premier League! Fissato il prezzo per la cessione

Calciomercato Napoli: Lukaku potrebbe tornare in Premier League! Fissato il prezzo per la sua partenza in estate

Il futuro di Romelu Lukaku sembra essere sempre più lontano dalle pendici del Vesuvio. Dopo un’annata agonistica decisamente da dimenticare, il centravanti belga sta seriamente valutando la possibilità di lasciare l’Italia durante l’imminente sessione estiva di mercato. Stando alle ultime indiscrezioni esclusive diffuse dal portale TEAMtalk, il Napoli sarebbe ormai pronto a separarsi dal suo esperto attaccante, aprendo le porte a un suggestivo ritorno in Inghilterra.

Ultime notizie Calciomercato LIVE: tutte le novità del giorno

Una stagione da incubo e la scelta Rasmus Hojlund

L’avventura partenopea del trentaduenne si è rivelata estremamente frustrante. A causa di una lunga e sfortunata serie di fastidi muscolari, in particolar modo legati al bicipite femorale, l’impatto del giocatore è stato praticamente nullo. I numeri parlano da soli: appena sette apparizioni stagionali e poco più di un’ora di gioco effettivo collezionata in totale. Questa evidente mancanza di continuità atletica ha spinto la dirigenza azzurra a cambiare radicalmente i propri piani. La conferma di questo netto cambio di rotta tecnico è rappresentata dall’acquisto a titolo definitivo di Rasmus Hojlund dal Manchester United, una mossa di mercato che certifica la nuova strategia offensiva voluta dal club campano per il prossimo futuro.

Sondaggi a vuoto in Serie A: Milan e Inter si sfilano

Con un contratto che andrà in scadenza tra poco più di dodici mesi, il Napoli ha dato il via libera alla cessione per rimodellare il proprio reparto avanzato. Il desiderio principale dell’attaccante sarebbe stato quello di restare in Serie A, un campionato in cui ha spesso dominato. Gli intermediari hanno effettuato vari sondaggi preliminari nel nostro Paese, proponendo il profilo del belga sia al Milan che all’Inter. Tuttavia, nessuna delle due dirigenze milanesi ha manifestato un interesse concreto per imbastire una reale trattativa.

L’opzione Premier League e le richieste del Napoli

Di fronte alla scarsità di opzioni italiane, l’entourage del centravanti ha dovuto ampliare il proprio raggio d’azione. Attualmente, i rappresentanti stanno esplorando attivamente diverse opportunità per un ritorno in Premier League. Il calcio d’Oltremanica non è certo un territorio inesplorato per il bomber, che in passato ha già indossato le gloriose maglie di Chelsea (la sua ultima esperienza inglese risale al 2022), Manchester United, Everton e West Bromwich Albion. Diversi club britannici sono stati contattati in queste ore per sondare il terreno. La fattibilità dell’intera operazione dipenderà strettamente dalle reali garanzie fisiche offerte dal giocatore e dai parametri economici: per lasciar partire il proprio tesserato senza creare minusvalenze, il club partenopeo si accontenterebbe di una cifra vicina ai 20 milioni di sterline.

Inler celebra la Premier League vinta con il Leicester: «Ricordo ancora tutto ma quella stagione fu un macigno nella mia carriera. Però mi dissi ‘Perché dovrei scappare?’»

Inler ha ricordato la vittoria di dieci anni fa della Premier League con il Leicester. Queste le sue dichiarazioni

Dieci anni fa il Leicester vinse la Premier League. In quell’incredibile avventura c’era lo svizzero Gökhan Inler, oggi direttore tecnico dell’Udinese. A Tutosport ha raccontato i suoi pensieri nel rivivere a distanza di tempo quell’evento che ha segnato la storia del calcio.

Ultime notizie Calcio Estero: tutte le novità del giorno provenienti da tutto il mondo

2 MAGGIO 2016 «Ricordo ancora tutto come se fosse oggi. Jamie Vardy ci aveva invitato a casa sua per vedere Tottenham-Chelsea (il 2-2 finale diede al Leicester la matematica certezza della vittoria in Premier, ndr). Problema è che non fu neanche facile raggiungere la sua abitazione perché tutto intorno era pieno di tifosi. Davanti al televisore stavamo tutti in piedi, sembrava che fossimo noi quelli in campo. Quando l’arbitro ha fischiato, beh vi basta andare a vedere i filmati per capire cosa è successo. Il segreto di quella vittoria stava tutto in quella serata: davanti a quella tv c’era un grande gruppo».

COME ARRIVO’ AL LEICESTER «Sono arrivato a fine mercato perché a Ranieri, dopo la partenza di Cambiasso, serviva un centrocampista di esperienza e un leader. Io avevo fatto carriera giocando per otto anni in Italia e avrei dovuto dare anche un po’ di supporto all’allenatore che mi aveva voluto proprio per questo motivo».

L’OBIETTIVO DI PARTENZA «Ottenere una salvezza tranquilla, perché la stagione precedente si erano salvati all’ultimo».

L’IDEA DI POTER VINCERE LA PREMIER «Eravamo davanti e perdevamo poco – alla fine sarebbero state solo tre le sconfitte – ma per tutto l’inverno nessuno si era messo in testa che avremmo potuto arrivare in testa fino in fondo. Poi, a inizio febbraio, prima abbiamo battuto 2-0 il Liverpool a casa nostra, poi Mahrez, giocando una partita strabiliante, ci fece vincere 3-1 a Manchester col City. Lì c’è stato il clic e da lì alla fine abbiamo perso solo una partita, a Londra con l’Arsenal».

RANIERI USAVA IL CAMPANELLO «Sì, sì…. Lui, quando ha visto che la squadra andava avanti con il pilota automatico, ha puntato tutto sul riuscire a creare un gruppo monolitico e quello era uno degli escamotage che aveva escogitato per tenere alta l’attenzione nelle riunioni tecniche. Il suo più grande merito è stato creare quella famiglia, portando, allo stesso tempo positività e ambizione».

NON FU UN’ANNATA SEMPLICE «No, anzi: è stata la più difficile della mia carriera. Arrivavo da otto anni in Italia, ero capitano della Svizzera e alla fine ho giocato solo cinque partite. È stato complicato durante la stagione trovare motivazioni: dopo sei mesi potevo cambiare squadra però non ho mai mollato. Mi sono detto “perché dovrei scappare?” e così sono rimasto a giocarmela con Kanté, Drinkwater ed Andy King. Per restare a Leicester ho anche perso l’Europeo visto che il ct Petkovic mi aveva anche avvertito che se avessi continuato a non giocare non sarei andato in Francia. Tuttavia ho preferito restare lì a spingere in allenamento e tenere sulla corda Kanté e Drinkwater, che formavano una coppia eccezionale. Non ho mai fatto casini, sono sempre restato rispettoso delle gerarchie e per questo ancora oggi loro mi ringraziano. Ho sofferto tanto ma, alla fine, mi sono detto “Gökhan, anche questo ti darà forza per il futuro”. E se oggi sono dirigente è anche grazie a quella esperienza perché ho vissuto pure le dinamiche di chi in squadra non gioca mai. Quell’esperienza a Leicester è stata un macigno nella mia carriera, è stata tosta, ma ho vinto la Premier contro ogni pronostico e nel mio cuore resto convinto che mi sono meritato in tutto e per tutto quella gioia finale. Quella medaglia dimostra che ce l’ho fatta».

IL PRESENTE A UDINE «Sì, quella stagione mi è rimasta tatuata dentro. Perché in Italia, tra Udinese e Napoli avevo giocato oltre trecento partite e lì mi sono trovato a non giocare, perché la Premier è un torneo globale e perché lì ho toccato veramente con mano tutto quello che può provare un calciatore. Questo oggi mi aiuta a trovare le chiavi giuste per gestire i talenti che abbiamo a Udine. Questo club, dove convivono ragazzi di tante culture diverse è una grandissima scuola perché devi capire chi ti trovi di fronte, sapere che usare certi toni con un europeo può servire ma non essere efficace con un ragazzo che arriva dal Sudamerica. Le regole devono essere tutte uguali, però ogni giocatore va gestito in modo diverso».

L’UDINESE VUOLE I 50 PUNTI «Noi lavoriamo tantissimo per motivare i ragazzi a fare bene ogni partita, vogliamo giocare sempre per vincere e quest’anno la squadra ha dimostrato di crederci molto. Chiudere a cinquanta punti è tosta, ma lavoriamo per questo. In questi due anni abbiamo fatto uno step in avanti e ora dobbiamo puntare a fare ancora meglio».

IL FUTURO DEI BIG «Le somme le tireremo a fine campionato. Loro sono tutti giocatori importantissimi per noi, e hanno fatto bene anche perché si sono trovati in un ambiente sano che li ha messi nelle migliori condizioni per rendere a quei livelli».

IL LEICESTER É FINITO IN TERZA SERIE «Il “papà” di quel Leicester era Vichai Srivaddhanaprabha, il boss dei boss: il club per lui era come un bambino, era sempre sorridente e davvero trasmetteva a tutti un’energia positiva. Dopo la sua scomparsa, tra l’altro avvenuta in quel modo così scioccante (Il suo elicottero si schiantò e prese fuoco il 27 ottobre 2018 dopo il decollo nei pressi del King Power Stadium al termine del match tra Leicester e West Ham, ndr) si è spento il cuore di quel Leicester. E il calcio, purtroppo, è così rapido…».

Lecce, Di Francesco avverte pre Pisa: «In ritiro abbiamo toccato tante corde. Dobbiamo smorzare le pressioni e lasciarci andare»

Lecce, Eusebio Di Francesco ha rilasciato queste dichiarazioni prima del match contro il Pisa, valido per la 35ª giornata di Serie A 2025/26

Eusebio Di Francesco a DAZN prima di Pisa Lecce.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

RITIRO«Nel ritiro abbiamo toccato tante corde, i ragazzi sanno quanto è importante questa gara. Dobbiamo smorzare un po’ le pressioni e lasciarci andare, dobbiamo viverla con un po’ di spensieratezza. Il Pisa nelle ultime partite ha fatto ottime prestazioni, creando tante occasioni. È una squadra viva, non esistono gare facili in A, dal mio punto di vista non meritano questa classifica».

CAMARDA«È rientrato da poco, non giocava da quattro mesi ma non sapendo la sua tenuta forse è più utile a gara in corso».

Pisa, Hiljemark prima del Lecce: «Una vittoria non cambia la classifica ma la squadra è ancora viva e non ha mollato mai»

Pisa, Oscar Hiljemark ha rilasciato queste dichiarazioni prima del match contro il Lecce, valido per la 35ª giornata di Serie A 2025/26

Oscar Hiljemark a DAZN prima di Pisa Lecce.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

PISA LECCE«Vogliamo regalare una bella soddisfazione alla nostra gente, la vittoria non cambia nulla per la classifica ma l’obiettivo è portare a casa i tre punti. La squadra è ancora viva, non ha mollato mai: dobbiamo mettere in campo una grande prestazione, cercando di concretizzare le occasioni che si creano».

SCELTE DI FORMAZIONE«Ho dato continuità perché nell’ultima partita la squadra ha fatto bene per 80 minuti».

Aston Villa, Emery perde le staffe: «Ma dove siete!?». Non gli è andato giù quell’episodio contro il Nottingham, ecco cos’è successo

Aston Villa, Unay Emery non ha perdonato quell’episodio avvenuto contro il Nottingham durante il match di Europa League

Il tecnico dell’Aston Villa, Unai Emery, non ha usato mezzi termini per esprimere tutta la sua rabbia e frustrazione nei confronti del VAR. Al termine della gara di andata di Europa League, che ha visto i suoi Villans uscire sconfitti per 1-0 nel derby inglese contro il Nottingham Forest, l’allenatore basco si è scagliato contro la tecnologia per un episodio controverso che, a suo dire, avrebbe potuto cambiare le sorti del match e mettere seriamente a repentaglio l’incolumità del suo attaccante.

Ultime notizie Calcio Estero: tutte le novità del giorno provenienti da tutto il mondo

L’episodio incriminato: il fallo su Watkins

Sotto la lente di ingrandimento di Emery è finita un’entrata durissima di Eliot Anderson ai danni di Ollie Watkins. Nel tentativo di recuperare il pallone, il giocatore del Forest è intervenuto in tackle, prendendo la sfera ma finendo per colpire successivamente in pieno la caviglia dell’avversario con i tacchetti spianati. Un intervento molto ruvido, che il VAR ha revisionato solo in maniera fugace, decidendo di non richiamare l’arbitro al monitor e lasciando correre il gioco senza estrarre il cartellino rosso.

L’attacco agli addetti video e le lodi all’arbitro

Nel post-partita, lo specialista spagnolo delle coppe europee ha sfogato tutta la sua incredulità: “È un’espulsione netta. Non capisco davvero come il VAR non abbia richiamato il direttore di gara, un intervento del genere è evidente a chiunque“. Paradossalmente, Emery ha voluto assolvere totalmente l’arbitro di campo, elogiando la sua conduzione e puntando il dito in modo esclusivo su chi si trovava dietro ai monitor: “L’arbitro ha fatto un lavoro fantastico, gli darei un 10 su 10 e ho apprezzato molto come ha gestito i novanta minuti. Ma quando ho rivisto le immagini dell’intervento… Wow! È stato brutale. Watkins avrebbe potuto rompersi la caviglia”.

“State facendo un lavoro pessimo”

Il tecnico ha poi rincarato la dose, rivolgendosi in modo diretto e infuocato ai responsabili della sala video: “È un errore madornale, un abbaglio enorme. La responsabilità in questo caso è tutta del VAR. Ma dove siete? Vi prego, siamo professionisti. State facendo un lavoro pessimo, perché un fallo del genere era palese agli occhi di tutti“.

Per la cronaca, la gara di andata è stata decisa al 71esimo minuto da un calcio di rigore trasformato da Chris Wood. L’Aston Villa sarà ora chiamato a centrare la rimonta nel match di ritorno, ma lo farà portandosi inevitabilmente dietro un pesante strascico di polemiche arbitrali.

Formazioni ufficiali Pisa Lecce: le scelte di Hiljemark e Di Francesco per il match di Serie A

Formazioni ufficiali Pisa Lecce: le scelte di Hiljemark e Di Francesco per il match di Serie A, valido per la 35ª giornata di Serie A 2025/26

La 35esima giornata di Serie A si apre con un delicatissimo anticipo in terra toscana. Sotto i riflettori della Cetilar Arena, a partire dalle ore 20:45 di venerdì 1 maggio, andrà in scena la sfida che vedrà protagoniste il Pisa e il Lecce.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

Il momento nerazzurro: crisi profonda per Hiljemark

I padroni di casa si presentano a questo fondamentale appuntamento sportivo attraversando, purtroppo, uno dei periodi più complessi e bui della loro intera stagione. I nerazzurri, guidati in panchina dal tecnico Oscar Hiljemark, sono infatti reduci da un pesantissimo filotto negativo, caratterizzato da ben 5 sconfitte consecutive. Questo disastroso ruolino di marcia non ha aiutato la compagine a smuovere la classifica, lasciando la squadra in evidente difficoltà con un magro bottino di soli 18 punti.

La situazione dei salentini: Di Francesco cerca il guizzo

Sul fronte opposto del campo, gli ospiti salentini atterrano a questa gara esterna con l’obiettivo mirato di ritrovare la via del successo pieno. Il Lecce di Eusebio Di Francesco giunge alla partita odierna dopo aver collezionato due pareggi di fila in campionato: prima il combattuto 1-1 interno contro la Fiorentina, e successivamente lo scialbo 0-0 strappato al Bentegodi contro l’Hellas Verona. I giallorossi cercheranno di sfruttare le palesi vulnerabilità psicologiche degli avversari per conquistare l’intera posta in palio.

Le scelte degli allenatori: le formazioni ufficiali

In attesa del calcio d’inizio, sono state diramate le decisioni tattiche definitive prese dai due allenatori per questo snodo cruciale. Ecco i ventidue protagonisti che scenderanno sul prato verde dal primo minuto:

PISA (3-5-2): Šemper; Canestrelli, Caracciolo, Božinov; Léris, Akinsanmiro, Aebischer, Vural, Angori; Moreo, Stojilković. Allenatore: Oscar Hiljemark.

LECCE (4-2-3-1): Falcone; Danilo Veiga, Siebert, Tiago Gabriel, Gallo; Ngom, Ramadani; Pierotti, L. Coulibaly, Banda; Cheddira. Allenatore: Eusebio Di Francesco.

Mendes rifà la Juve: non solo Bernardo Silva, ne porta un altro dalla Premier

Quando si muove lui, difficilmente è per un solo nome. Le operazioni iniziano a intrecciarsi, le piste diventano doppie, a volte triple, e la sensazione è che dietro non ci sia solo un affare ma una strategia più ampia. La Juventus, in questa fase, sembra essere tornata dentro questo tipo di dinamiche.

Non è ancora una trattativa vera e propria, almeno non nei termini classici. Più che altro è un’offerta, una proposta che arriva da fuori e che il club deve decidere come leggere. Perché accettare un giocatore significa anche accettare tutto quello che gli gira attorno.

Ugarte proposto alla Juventus, stesso agente di Bernardo Silva

Il nome nuovo sarebbe quello di Manuel Ugarte, centrocampista uruguaiano oggi al Manchester United. A proporlo alla Juventus sarebbe stato Jorge Mendes, uno che quando entra in scena raramente lo fa per caso.

Ugarte non arriva da solo, almeno a livello di logica. Fa parte della stessa galassia di Bernardo Silva, altro nome accostato alla Juve e soprattutto altro assistito di Mendes. Entrambi sono sotto la sua agenzia, la Gestifute, che da anni muove una parte consistente del mercato europeo.

Questo cambia il modo in cui va letta la situazione. Non è solo un centrocampista in più sulla lista, ma un possibile tassello dentro un pacchetto più ampio, fatto di rapporti, opportunità e incastri.

Il punto è capire quanto questa proposta sia davvero in linea con le idee del club. Perché accettare Ugarte significherebbe anche entrare più a fondo nel sistema Mendes, con tutto quello che comporta in termini di scelte future.

Venezia, Stroppa dopo la promozione in Serie A: «Grandissima cavalcata, meritavamo questo risultato. Il mio futuro lo deciderà Antonelli»

Venezia, Giovanni Stroppa ha commentato così la promozione in Serie A dei lagunari. Queste le sue dichiarazioni

Il grande calcio torna ufficialmente in laguna. Il Venezia è promosso in Serie A, un traguardo ampiamente meritato che fa esplodere di gioia l’intera tifoseria arancioneroverde. A margine dei festeggiamenti, il tecnico Giovanni Stroppa ha analizzato l’eccezionale percorso stagionale durante la consueta conferenza stampa, mettendo in luce l’impegno incondizionato del gruppo e la grande solidità del progetto societario.

Ascolta le nostre notizie!

Non hai tempo di leggere? Scopri la nuova sezione Podcast di Calcio News 24 e ascolta i nostri approfondimenti audio.

I ringraziamenti alla dirigenza e il ruolo di Antonelli

Per raggiungere un simile traguardo sportivo, la coesione tra i vertici societari, lo staff e lo spogliatoio è stata un fattore essenziale. L’allenatore ha voluto esaltare in modo particolare il prezioso lavoro del direttore sportivo, considerato il vero collante dell’ambiente. Suddividendo i meriti di questo successo, il mister ha dichiarato: “Gli episodi dovevano andare così. Per quello che abbiamo fatto durante la stagione meritavamo questo risultato e di portare a casa il campionato. È stata una grandissima cavalcata, iniziata dal primo giorno in cui sono arrivato a Venezia. Voglio ringraziare Filippo Antonelli, che è riuscito a ricompattare l’ambiente e a dare entusiasmo a tutti, facilitando il mio lavoro in maniera incredibile. I giocatori non vedevano l’ora di essere allenati da me e hanno creduto fin da subito in questo obiettivo. Ringrazio anche i soci e tutta la società: abbiamo un centro sportivo che ci permette di lavorare al meglio. Quando si ottengono risultati così, è giusto condividere i meriti con tutti”.

L’impatto dei tifosi e il cuore della squadra

Un ruolo determinante per conquistare la matematica promozione in Serie A lo ha giocato il calore del popolo veneziano. Lo stadio si è trasformato mese dopo mese in un autentico fortino inespugnabile. Riguardo al supporto della piazza e all’abnegazione dei suoi ragazzi, l’allenatore ha aggiunto: Vedere lo stadio pieno ha fatto la differenza. Ai giocatori devo dire grazie: hanno dato tutto. Abbiamo giocato tante partite al massimo e spesso meritavamo di portare a casa il risultato”.

Le prospettive e il futuro sulla panchina

Nonostante il meritato clima di festa, l’attenzione dei cronisti si è spostata rapidamente sulla programmazione del prossimo campionato. L’esperto mister, diventato ormai un autentico specialista dei salti di categoria, ha mantenuto grande serenità sul proprio destino sportivo: “Per il prossimo anno deciderà Antonelli, io sono tranquillo. Questa è la mia quinta promozione in otto anni, con una persa proprio a Venezia. Questa promozione è per noi stessi, per tutto il Venezia”.

Tottenham, De Zerbi ‘sveglia’ squadra e ambiente: «Basta piangere, i perdenti lo fanno. Non siamo ancora retrocessi, dobbiamo morire in campo»

Tottenham, Roberto De Zerbi ha suonato la carica alla squadra in vista del match contro l’Aston Villa. Le sue parole

Alla vigilia del delicatissimo scontro d’alta quota in Premier League, il tecnico degli Spurs Roberto De Zerbi ha deciso di farsi sentire con fermezza. L’attesa sfida tra Aston Villa e Tottenham rappresenta uno snodo fondamentale per le ambizioni salvezza dei londinesi, ma a tenere banco a ridosso del fischio d’inizio è soprattutto l’atteggiamento mentale dell’intero ambiente. Nel corso della consueta conferenza stampa, l’allenatore italiano ha voluto lanciare un segnale inequivocabile, richiamando tutti all’ordine e alla massima compattezza.

Ultime notizie Calcio Estero: tutte le novità del giorno provenienti da tutto il mondo

La battaglia contro il disfattismo e gli alibi

Il manager del club londinese si è scagliato apertamente contro il clima di negatività che ha recentemente avvolto la sua rosa, respingendo al mittente le lamentele legate alla sfortuna, alle condizioni delle strutture e all’affollamento dell’infermeria:

“Ascoltate, voglio essere chiaro una volta per tutte. La sfida più importante ora è zittire la voce dentro di noi — nei giocatori, nello staff, nei tifosi. Questa voce genera pensieri negativi e ci dice che siamo sfortunati, che abbiamo troppi infortuni, che abbiamo perso Xavi Simons — che nelle ultime due partite era uno dei nostri giocatori migliori e più importanti — che il nostro staff medico non è all’altezza, che il campo dello stadio e del centro di allenamento non è buono, che è impossibile vincere due o tre partite di fila perché nel 2026 non ne abbiamo vinte abbastanza. Penso che siano tutte cose negative e sciocchezze, perché voglio mantenere il focus su di noi e sulla qualità dei miei giocatori.”

Il rispetto per Emery e la profondità della rosa

Pur riconoscendo l’ottimo momento di forma dei Villans, il mister ha sottolineato la grande caratura tecnica a sua disposizione. Invece di piangersi addosso per i giocatori ai box, ha esaltato le eccezionali alternative presenti in organico:

“Andiamo a giocare contro una delle squadre migliori del momento in Premier League. Ho grande rispetto per Emery come allenatore, ma se il Tottenham vince a Villa Park non è un miracolo. Forse perderemo, ma abbiamo la qualità per vincere questa partita — e non sarebbe un miracolo. Dobbiamo essere positivi e sentirci fortunati perché lavoriamo in un grande club. Se Solanke e Simons sono infortunati, possiamo giocare con Kolo Muani, Tel, Richarlison — e non sono giocatori peggiori. Sono diversi, con caratteristiche differenti, ma sono giocatori molto validi. Abbiamo Pedro Porro, Udogie, Micky van de Ven, Bentancur, Palhinha, Gallagher. Per tutte queste ragioni, non ho tempo per stare ad ascoltare queste cose.”

L’imperativo categorico: vietato piangere

A chiusura del suo intervento, il condottiero del Tottenham ha suonato la carica, pretendendo uno scatto d’orgoglio da parte dei suoi uomini per invertire il trend stagionale e zittire i critici sul campo:

“Basta piangere: i perdenti lo fanno. Non siamo ancora retrocessi, dobbiamo morire in campo”.

Flamengo, parla il direttore sportivo Boto: «Danilo e Alex Sandro ci danno una mentalità vincente. Paquetà l’acquisto che più mi rende orgoglioso»

Flamengo, il direttore sportivo Boto ha rilasciato un’intervista nella quale ha raccontato a 360 gradi la filosofia del club brasiliano

José Boto, direttore sportivo del Flamengo, ha rilasciato un’intervista esclusiva a Tuttosport. Le sue parole.

Ultime notizie Calcio Estero: tutte le novità del giorno provenienti da tutto il mondo

MENTALITA’ – «Danilo e Alex Sandro ci danno una mentalità vincente che non tutti hanno. Tutti vogliono vincere, è quasi una banalità. Per noi sono calciatori chiave perché lo provano ogni giorno, per come si allenano, per il tempo che spendono prima e dopo l’allenamento, sono un esempio per gli altri».

DANILO – «Aveva altre scelte, molto importanti. Come Jorginho, aveva il desiderio di tornare in Brasile e rimanere ad alto livello. Forse anche di vincere qui, perché era andato via presto per giocare al Porto. Ovviamente per attirare alcuni profili devi avere la loro preferenza, perché ci sono club importanti che li vogliono. Lo abbiamo fatto venire qui e abbiamo presentato il progetto di essere la migliore società in Sudamerica e ci hanno scelti per la filosofia che ci siamo dati».

LA FILOSOFIA DEL CLUB – «Il club è molto grande con tanta pressione, la necessità di vincere ogni gara e ogni competizione. Perdere non ha scuse».

L’ACQUISTO CHE LO RENDE ORGOGLIOSO – «Direi Paquetà. Quando compri un giocatore così, al picco più alto e l’età giusta… Aveva l’opportunità di proseguire in Europa e ora è qui».

FORZA ECONOMICA – «Sappiamo di potere competere con diversi club in Europa, ma il giocatore deve essere convinto. Se non ha intenzione di giocare in Brasile è molto difficile».

GLI INIZI AL BENFICA LANCIANDO GIOVANI – «Non era così, prima. Avevamo una buona rete di scouting, abbiamo preso David Luiz, Di Maria, vendendoli poi per molto. Era il modello del club: acquistare a poco e rivendere».

COSA É CAMBIATO – «A un certo punto il presidente è venuto da me e mi ha chiesto come mai non riuscissimo a produrre talenti. Abbiamo fatto un giro per l’Europa guardando club come l’Ajax, lo Schalke 04, e siamo arrivati a una conclusione. Che non importa vincere nelle giovanili. Ed è il problema in Italia: mi ricordo Scamacca quando era alla Roma, era molto più forte dei suoi coetanei. Devi creare difficoltà per arrivare ad alto livello. È inutile che uno sia troppo migliore degli altri perché non cresce. Quello è stato uno dei nostri segreti, imporre sfide ai giovani più bravi».

C’É IL TALENTO – «Sì, ma l’ambiente è fondamentale. Anni fa la Juventus mi invitò a una partita in Primavera contro l’Inter: c’erano giocatori maturi, ma non di prospettiva. Se sei ossessionato dal risultato tendi a far giocare i primi. È una questione di fiducia, in Italia avete perso il genio perché preferite il fisico. 25 anni fa in Portogallo noi non producevamo talento, ora siamo una macchina».

L’ITALIA – «Gli altri si muovono, studiando. L’Italia non va a tre mondiali di fila».

ALLO SHAKHTAR HA PORTATO DE ZERBI – «Un genio tatticamente. Non ho mai visto nessuno convincere i suoi giocatori così rapidamente. Però ci sono sempre due facce e l’altra forse non è così buona per la sua carriera. Personalmente posso dire solo cose buone».

Udinese, e se Runjaic salutasse a fine stagione? C’è un nome che sta scalando le gerarchie per sostituirlo. Tutti i dettagli

Udinese, questo allenatore sta scalando le gerarchie nel caso in cui Kosta Runjaic dovesse partire a fine stagione. Ultimissime

Il valzer delle panchine in Serie A inizia già a riscaldarsi in vista della prossima stagione e potrebbe presto coinvolgere attivamente anche l’Udinese. La dirigenza bianconera sta infatti iniziando a pianificare con attenzione le strategie future per non farsi trovare impreparata. Al centro delle valutazioni societarie c’è, inevitabilmente, la guida tecnica della prima squadra: qualora si dovesse concretizzare il possibile addio di Kosta Runjaic al termine del campionato, la dirigenza avrebbe già iniziato a sondare il terreno per il sostituto. Secondo Orazio Accomando, all’Udinese piace il profilo di Alberto Gilardino, considerato uno degli allenatori emergenti più interessanti e preparati del panorama calcistico italiano.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

Se le strade tra il club e Runjaic – che fin qui ha fatto un lavoro egregio in terra friulana – dovessero effettivamente separarsi, l’Udinese ha la chiara necessità di affidare la propria rosa a un allenatore moderno e ambizioso, capace di inserirsi rapidamente in un ambiente storicamente esigente ma ideale per fare calcio ad alti livelli.

Perché Gilardino rappresenta il candidato ideale

In questo specifico scenario, l’ex attaccante Campione del Mondo rappresenta un’opzione tecnica di grandissimo fascino. Nel corso delle sue recenti avventure in panchina, Alberto Gilardino ha dimostrato ampiamente il suo valore, mettendo in mostra una notevole flessibilità tattica, idee propositive e un’eccellente capacità di gestione del gruppo squadra. Le sue spiccate doti di leadership e, soprattutto, la comprovata abilità nel far crescere e valorizzare i giovani talenti, si sposano alla perfezione con la storica filosofia aziendale dell’Udinese, da sempre celebre per il suo formidabile scouting internazionale.

I prossimi passi in vista dell’estate

Le prossime settimane saranno inevitabilmente decisive per delineare in maniera definitiva il futuro della panchina bianconera. Molto dipenderà dall’esito dei vertici societari e dai colloqui di fine annata con lo staff attuale per tracciare un bilancio definitivo. Tuttavia, il casting per l’eventuale successione è già ufficialmente aperto e il nome di Gilardino resta saldamente in cima alla lista dei desideri per aprire un nuovo e stimolante ciclo sportivo in Friuli.

Mbappé svela il rituale della passarella di Clairefontaine: «Ci piace, tutti stanno al gioco. Ognuno mostra la sua personalità»

Mbappé, attaccante della Francia e del Real Madrid, ha parlato di moda nel corso di questa intervista. Le sue dichiarazioni

A Madrid, l’attaccante del Real Madrid e capitano della Nazionale francese Kylian Mbappé ha aperto le porte per parlare di moda, stile e della sua mentalità. Una visione, quella del fuoriclasse ventisettenne, che è stata compresa alla perfezione da Hublot: in collaborazione con il celebre brand, Mbappé ha infatti co-creato un orologio a sua immagine, disponibile in un’esclusiva edizione limitata.

Ultime notizie Calcio Estero: tutte le novità del giorno provenienti da tutto il mondo

La passerella di Clairefontaine

A poco più di un mese dall’inizio dei Mondiali, il campione del mondo ha concesso una lunga intervista a Paris Match per esplorare i suoi gusti in fatto di abbigliamento. Oggi i calciatori sono sempre più attenti al look, e i raduni della Francia a Clairefontaine si sono ormai trasformati in vere e proprie settimane della moda. Un rituale che l’attaccante apprezza molto: “Ci piace, tutti stanno al gioco. È una cosa simpatica e genuina“, spiega il giocatore del Real. “Ognuno arriva con l’idea di mostrare una nuova sfaccettatura della propria personalità. Penso che questo piaccia molto anche al pubblico, spero che resti così e che continui a lungo“.

L’outfit per gli appuntamenti

In veste di ambasciatore Hublot, Mbappé ha affrontato anche il tema di come ci si veste per un appuntamento romantico, sottolineando l’importanza della spontaneità. “Non tutti gli appuntamenti sono uguali: l’abbigliamento può essere informale oppure molto curato, dipende se vuoi fare colpo. Ma ciò che caratterizza la mia personalità è che non c’è mai nulla di preparato a tavolino. Non c’è nulla di robotico“. L’unico dettaglio su cui non transige è quello che porta al polso: “Per quanto riguarda gli orologi, ormai ho tantissimi Hublot. Ho la fortuna di possederne tutti i modelli”.

Sampdoria salva, Abildgaard regala la permanenza in Serie B! Lombardo gioisce: «Merito loro, mi hanno dimostrato un valore immenso»

Sampdoria ha centrato la salvezza matematica vincendo 1-0 con il Sudtirol grazie al gol di Abildgaard. Le parole di Attilio Lombardo

Il rettangolo di gioco dello stadio Ferraris ha emesso il suo verdetto definitivo: la Sampdoria è matematicamente salva. Grazie al successo di misura per 1-0 contro il Sudtirol, firmato dalla rete provvidenziale di Oliver Abildgaard, la compagine ligure scaccia i fantasmi della retrocessione e blinda la categoria. Il tecnico blucerchiato Attilio Lombardo ha così portato a termine la sua complessa missione. Intervenuto ai canali ufficiali del club nel post partita, l’allenatore ha analizzato il fondamentale traguardo raggiunto, lodando la resilienza del suo spogliatoio.

La tempesta superata e la forza del gruppo

Ripercorrendo le enormi difficoltà affrontate dai calciatori in questa travagliata annata sportiva, l’allenatore ha voluto esaltare la tenuta psicologica dei suoi ragazzi nei momenti di maggiore pressione: «È il traguardo che tutti noi auspicavamo, io in primis fin dal momento in cui mi è stata affidata la guida di questo gruppo. I ragazzi hanno dimostrato un valore immenso, più che nel seguire le mie tattiche, nell’avere la forza di mantenere la lucidità mentale. Ci siamo trovati nel cuore della tempesta, nel periodo più buio della stagione: a tratti riuscivamo a raddrizzare la rotta, altre volte venivamo travolti. Ma questa salvezza è indiscutibilmente merito loro e di ogni singolo professionista che ha dato l’anima in queste settimane».

Ascolta le nostre notizie!

Non hai tempo di leggere? Scopri la nuova sezione Podcast di Calcio News 24 e ascolta i nostri approfondimenti audio.

L’assunzione di responsabilità sulla panchina

Il mister ha poi sottolineato il proprio legame viscerale con la piazza genovese e la ferma volontà di mettersi in gioco senza alcun timore per il bene della società: «Non ho mai vacillato, non ho mai creduto che non ce l’avremmo fatta. Ho scelto di metterci la faccia non solo come un dipendente, ma come l’allenatore di questa squadra, forte del mio bagaglio di esperienze e della profonda stima che nutro per molti di questi calciatori, con cui avevo già condiviso l’emozione della vittoria nei plaout l’anno scorso insieme a Evani. Ero consapevole dei rischi, sapevo che l’esito poteva essere drammatico, ma la vicinanza della gente, quei “grazie” ricevuti per strada, mi hanno dato la calma necessaria. Non bisogna ringraziare chi è parte di questa famiglia; ho solo onorato il mio impegno fino in fondo perché ho avuto la fortuna di allenare uomini straordinari».

L’elogio ad Abildgaard, l’uomo della provvidenza

Una menzione speciale, da un punto di vista puramente tattico e tecnico, è stata dedicata all’autore del pesantissimo gol vittoria, capace di sbloccarsi nell’appuntamento più critico dell’intero campionato: «Da Oliver Abildgaard ci aspettavamo una risposta simile, perché possiede una forza mentale e fisica fuori dal comune. In questo periodo ci siamo chiesti spesso come fosse possibile che non riuscisse a impattare la palla con la cattiveria necessaria. Lui è un profilo eccellente nella fase di non possesso e sulle palle centrali, ma quando si trattava di aggredire l’area per segnare, aveva sempre riscontrato qualche difficoltà. Oggi è stato impeccabile: è stato lui a regalarci questi tre punti vitali e non posso che essergli profondamente riconoscente per questa prestazione decisiva».

L’abbraccio del pubblico di Marassi

In chiusura, per suggellare la giornata di festa, non poteva mancare un pensiero devoto alla calda tifoseria, rivelatasi ancora una volta l’autentico dodicesimo uomo in campo: «Un ringraziamento speciale va a questo pubblico meraviglioso. Lo stadio oggi ha trasmesso sensazioni irripetibili, un calore che tocca il cuore. Credo che chiunque abbia calpestato l’erba del Ferraris oggi, che fosse un giocatore della Sampdoria o del Sudtirol, abbia percepito chiaramente cosa significhi essere parte integrante di questa grande famiglia blucerchiata».

×