Pagina 180 – Calcio News 24

Calciomercato Lazio, clamoroso retroscena per i biancocelesti! Lotito aveva in pugno Olise: tutti i dettagli

Calciomercato Lazio, colpo Olise solo sfiorato: il retroscena clamoroso che coinvolge Lotito e i dettagli dell’operazione

La Lazio torna a fare i conti con un rimpianto di mercato che oggi appare ancora più pesante. Nelle ultime ore è emerso infatti un retroscena che racconta di quanto il club biancoceleste fosse vicino a mettere le mani su Michael Olise, all’epoca talento emergente del Crystal Palace e oggi uno dei profili più brillanti del calcio europeo con la maglia del Bayern Monaco. Una trattativa sfumata che riaccende il dibattito sulle intuizioni della società capitolina e sulle occasioni mancate che, col senno di poi, avrebbero potuto cambiare il volto della rosa.

Ascolta le nostre notizie!

Non hai tempo di leggere? Scopri la nuova sezione Podcast di Calcio News 24 e ascolta i nostri approfondimenti audio.

A ricostruire la vicenda è stato Nicolò Schira, intervenuto ai microfoni di Sportium. Secondo il giornalista, la Lazio aveva individuato con largo anticipo il potenziale del francese, provando a chiudere l’operazione oltre due anni fa, quando Olise non era ancora esploso definitivamente ma mostrava già qualità tecniche fuori dal comune. L’investimento previsto — circa 18 milioni di euro — sarebbe stato significativo per le casse biancocelesti, ma oggi appare quasi irrisorio rispetto alla valutazione raggiunta dal giocatore dopo la consacrazione in Premier League.

Le parole di Schira chiariscono la portata dell’occasione sfumata: «Due anni fa il presidente Lotito stava prendendo Olise. Era vicino alla Lazio, aveva offerto 18 milioni al Crystal Palace, lui evidentemente ambiva a qualcosa di più importante e disse di no. Poi annata clamorosa al Crystal Palace e l’hanno venduto a 50 milioni al Bayern, poi il resto lo conosciamo». Un rifiuto che ha chiuso una trattativa ormai concreta e che, alla luce dell’evoluzione del giocatore, resta uno dei rimpianti più evidenti della recente storia di mercato biancoceleste.

Cremonese, ipotesi vendita sul tavolo: Deutsche Bank incaricata di seguire l’intero dossier

Cessione Cremonese, si muove la finanza: Deutsche Bank guida il dossier per il possibile passaggio di proprietà

Il futuro societario della Cremonese è finito sotto i riflettori del mondo finanziario: secondo Il Sole 24 Ore, l’imprenditore Giovanni Arvedi starebbe valutando la cessione del club, attirando l’interesse di diversi investitori americani. Sul dossier è al lavoro Deutsche Bank, attraverso una divisione specializzata nel settore calcistico, già protagonista nel 2025 dell’operazione che portò alla vendita dell’Hellas Verona al fondo texano Presidio Investors.

Ascolta le nostre notizie!

Non hai tempo di leggere? Scopri la nuova sezione Podcast di Calcio News 24 e ascolta i nostri approfondimenti audio.

Tra i soggetti che avrebbero manifestato interesse figura anche un club deal guidato da Jamie Welch, imprenditore statunitense ed ex banker di Credit Suisse, noto per un approccio basato su data analytics e tecnologia applicata allo sport. Welch aveva già sondato il terreno per il Calcio Lecco nel 2023 e successivamente ha acquisito lo Yverdon‑Sport FC. A conferma del crescente appeal del calcio italiano, nel processo sarebbe coinvolta anche la società di advisory Tifosy, attiva in numerose operazioni internazionali.

Il possibile passaggio di proprietà della Cremonese si inserisce in un contesto in cui la Serie A è sempre più a trazione straniera: undici club sono oggi controllati da investitori esteri, di cui otto americani. Tra questi figurano Atalanta (Pagliuca Partners), Bologna (Saputo), Fiorentina (famiglia Commisso), Inter (Oaktree), Milan (RedBird), Parma (Krause Group), Pisa (Knaster), Roma (Friedkin) e Verona (Presidio Investors. A completare il quadro ci sono il Genoa di Dan Sucu e il Como della famiglia Hartono, ulteriore testimonianza di un campionato che continua ad attirare capitali internazionali.

Tonali svela: «Dopo la mia squalifica ho cambiato tutto con i social media, anche il mio modo di vivere fuori dal campo. Sul mercato…»

Tonali: «Dopo la squalifica ho cambiato tutto con i social media. Voci di mercato? Ecco cosa dico». Le sue parole

Sandro Tonali non vuole farsi distrarre dalle voci di mercato che continuano a circolare sul suo conto: «Sono normali, quando giochi bene», ha spiegato con lucidità. Il centrocampista azzurro è infatti uno dei protagonisti più brillanti della stagione in Premier League, e il rendimento offerto dopo il rientro dalla squalifica ha inevitabilmente acceso l’interesse di diversi top club, in Inghilterra e non solo. Una crescita che lo stesso classe 2000, approdato al Newcastle dopo l’addio al Milan nel 2023, riconosce come frutto anche di un percorso personale complesso.

Intervistato da Sky Sports UK, Tonali ha raccontato come quell’episodio lo abbia profondamente segnato e come oggi tutto, dentro e fuori dal campo, sia diverso per lui.

Ultime notizie Calciomercato LIVE: tutte le novità del giorno

PAROLE – «Non guardo i social media, non mi piacciono. Dopo la mia squalifica ho cambiato tutto con i social media, anche il mio modo di vivere fuori dal campo. Ora vado solo ad allenarmi e poi torno a casa e sto con la mia famiglia. La mia vita è molto migliore ora»

VOCI DI MERCATO – «Fanno parte del gioco. Nel calcio se giochi bene devi fare i conti con i rumors, ma devi restare concentrato al 100% sul gioco e sei felice, non devi pensare ad altro o parlare d’altro»

Nonostante Sandro Tonali provi a spegnere le voci di mercato, il suo nome resta tra i più caldi in vista dell’estate. La Juventus continua a considerarlo il grande sogno per il centrocampo, un obiettivo concreto solo in caso di qualificazione alla Champions, mentre il Milan rappresenta la destinazione del cuore, quella in cui il classe 2000 tornerebbe volentieri dopo l’addio forzato del 2023. Tuttavia, per entrambe le italiane l’operazione appare complicata: il contratto fino al 2028 e l’ingaggio da circa 8 milioni rendono Tonali un profilo più accessibile alle big inglesi. Arsenal, Manchester City e soprattutto Manchester United — pronto a spingersi fino a una maxi‑offerta da 100 milioni — guidano la corsa per portarlo via da Newcastle e affidargli la regia del proprio centrocampo.

“L’offerta giusta”, affare improvviso: si prendono Kvaratskhelia

La stella georgiana del Paris Saint-Germain può essere uno degli affari più importanti dell’estate: basta l’offerta giusta

La stella di Kvaratskhelia brilla sempre più luminosa nell’olimpo del calcio mondiale. Il georgiano, esplode con la maglia del Napoli sotto la guida di Luciano Spalletti, sta ora dipingendo poesia con la maglia del Psg.

C’è il suo zampino nella cavalcata europea della squadra di Luis Enrique, arrivata in semifinale dopo non aver lasciato scampo al Liverpool con un doppio 2-0. Ma c’è il suo zampino anche nella Champions vinta lo scorso anno dai parigini.

Fuori dal Mondiale, Kvaratskhelia riesce comunque a far parlare di sé grazie ai colpi di classe offerti in dote al pubblico del Psg. Tredici gol e nove assist in stagione, con le otto reti in Champions a impreziosire una stagione fin qui quasi perfetta. Inevitabile che il suo nome faccia gola ai migliori top club europei e chissà che in estate il nome di Kvara non diventi uno dei più ambiti sul calciomercato.

Colpo Kvaratskhelia, è pronto a dire sì

È di questo avviso anche David Webb, ex collaboratore della Nazionale georgiana, intervistato in Inghilterra da TalkSport.

Kvaratskhelia prima della partita con il Liverpool
La Premier League tenta Kvara (Instagram @kvara7) – Calcionews24.com

Proprio in Premier League potrebbe essere il futuro dell’ex 77 del Napoli visto che le squadre inglesi hanno la disponibilità economica per far cadere in tentazione il calciatore: “Credo che sarebbe fantastico per la Premier League se decidesse di trasferirsi in Inghilterra – le parole di Webb durante l’intervista -. Accetterebbe? Sì, se arrivasse l’offerta giusta”.

L’offerta che quest’estate potrebbe anche arrivare: di club interessati al calciatore non mancano di certo, partendo da quel Liverpool che perderà Salah a fine campionato o dal Chelsea che potrebbe voler inserire una stella di livello mondiale nella sua rosa.

Ma il nome di Kvaratskhelia potrebbe far gola a qualsiasi club del campionato inglese: dall’Arsenal, attuale capolista, al Manchester United alla ricerca di riscatto dopo anni difficili. Per Webb, il georgiano è pronto a dire sì davanti alla proposta giusta.

Quella che non potrà arrivare, almeno per il momento, dall’Italia: dopo aver incantato con il Napoli, Kvara è ormai fuori budget per tutti i club italiani.

Kessie Juventus, la mossa della dirigenza bianconera apre la strada: ecco come superare il nodo ingaggio

Kessie Juventus, primi contatti e strategia chiara: così i bianconeri puntano a ridurre l’ingaggio. Le ultimissime

La Juventus osserva con grande attenzione l’evoluzione della situazione di Franck Kessié, ormai vicino a chiudere la sua esperienza nel campionato arabo per tornare a misurarsi con il calcio europeo di alto livello. L’ex centrocampista del Milan, desideroso di ritrovare i ritmi e l’intensità della Serie A, rappresenta un’opportunità che la dirigenza bianconera sta valutando con estrema cura.

Ultime notizie Calciomercato LIVE: tutte le novità del giorno

Il primo passo compiuto alla Continassa è stato verificare le condizioni fisiche dell’ivoriano e la sua reale intenzione di non rinnovare il contratto con l’Al‑Ahli, in scadenza a giugno. Nonostante un tentativo di rilancio da parte del club saudita poco prima della primavera, Kessié ha confermato la volontà di guardare altrove e aprire un nuovo capitolo della sua carriera.

La Juventus è pronta a inserirsi, ma solo a condizioni economiche sostenibili: l’attuale ingaggio da 14 milioni di euro dovrà essere drasticamente ridotto, scendendo a poco più di un terzo della cifra attuale. La proposta bianconera prevederebbe una parte fissa contenuta e una componente variabile importante legata ai bonus. Lo riferisce Tuttosport.


Conferenza stampa Allegri: «Domani è una partita importante, bisogna tornare alla vittoria. Ci vuole una partita di squadra. Sulla classifica…»

Conferenza stampa Allegri: «Domani partita importante, bisogna tornare alla vittoria. Ci vuole una partita di squadra»

Massimiliano Allegri, allenatore del Milan, ha presentato la sfida di domani contro l’Hellas Verona al Bentegodi. Ecco le dichiarazioni del tecnico rossonero:

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

SULLA PARTITA CONTRO IL VERONA – «Domani giochiamo dopo le ultime due sconfitte, in cui non abbiamo segnato gol perché nelle ultime 4 abbiamo fatto 3 partite senza segnare. Domani è una partita importante perché bisogna tornare alla vittoria: contro una squadra di contropiedisti ancora molto viva. Ci vuole una partita di squadra. Nell’arco della stagione un momento difficile c’è, va affrontato con serenità e facendo le cose in maniera ordinata: contro l’Udinese siamo stati disordinati. Mancano sei partite e domani è una partita importante per il nostro obiettivo da raggiungere: bisogna solamente giocare a calcio in serenità, con grande compattezza e ordine».

SULLE PAROLE DI GABBIA A NOME DELLA SQUADRA – «A parte che mi hanno fatto molto piacere. Io credo che siamo arrivati a questo punto tutti insieme, a partire dai giocatori: io al massimo li faccio perdere ogni tanto… La società è stata sempre vicina, ieri c’era anche Furlani che ha pranzato con noi. A settembre nessuno parla di obiettivi, a marzo l’obiettivo è là e vorresti raggiungerlo in un colpo solo: bisogna fare un passettino alla volta e rimanere ordinati e tranquilli. Una squadra che fa 24 partite senza perdere è una squadra che ha valori tecnici e morali. Il vantaggio è che abbiamo recuperato tutti e per questo finale l’obiettivo totale deve essere superiore a quelli personali».

SUI FISCHI A LEAO – «Sicuramente a Leao sono serviti un po’ i fischi, ha capito che nella vita le cose non vanno sempre per il meglio. Avrà una bella reazione: ha fatto una buona settimana di allenamento come tutti. Sono convinto che gli attaccanti torneranno a segnare. La squadra dovrà tornare ad affrontare le partite con ordine. Con l’Udinese non siamo stati un minuto schierati in fase difensiva: eravamo troppo disordinati».

SE LA SUA PERMANENZA E’ LEGATA A QUELLA DEI GIOCATORI MIGLIORI – «Non lo so. So solamente una cosa: in questo momento tutte le energie vanno concentrate sull’obiettivo finale. Società, giocatori, allenatori, staff. Tutti lavoriamo per il club. Sopra a tutto ci sta sempre il club, il Milan. All’interno della storia sono passati dirigenti, presidenti, giocatori ma l’unica cosa che rimane è il club. Tutti dobbiamo lavorare per il club. Io sono sempre stato legato ai ragazzi: per me i miei giocatori sono i migliori di tutti. Vanno sostenuti e loro devono sostenere me, come hanno fatto. Credo che la società ha lavorato molto bene quest’estate, abbiamo una rosa di ottimi giocatori e con qualcuno straordinario: è una buona base, per rinforzare questa base dobbiamo arrivare in Champions. Gli step sono due: prima arrivare in Champions e poi programmare il futuro».

SULLA CLASSIFICA – «Primo bisogna vincere. Due, ieri il Como non ha vinto ma ci sono Juventus a tre punti e Roma a sei punti. 63 punti non bastano per entrare in Champions: domani affrontiamo la partita di Verona, una volta fatta quella penseremo alla Juventus e poi al Sassuolo».

LEGGI LE PAROLE INTEGRALI DI ALLEGRI SU MILANNEWS24

Finale Copa del Rey, tutto pronto per Atletico Madrid e Real Sociedad: sarà anche un ‘affare di famiglia’

Finale Copa del Rey, arriva la super sfida Atletico Madrid e Real Sociedad: sarà un ‘affare di famiglia’. I dettagli

Oggi si gioca la finale della Copa del Rey tra Atletico Madrid e Real Sociedad. E Marca racconta una bella storia di famiglia che vivrà un nuovo capitolo. Una Coppa del Re, quella che ha fatto da preludio al Doblete del 1996, è stato il primo trofeo sollevato da Diego Pablo Simeone con la maglia dell’Atlético Madrid. Un’altra Coppa, quella del 2013, ha rappresentato il capolavoro tattico e psicologico con cui il Cholo, ormai in veste di allenatore, ha lanciato un messaggio inequivocabile al calcio spagnolo e agli eterni rivali cittadini del Real: l’egemonia delle solite due stava per finire.

Ultime notizie Calcio Estero: tutte le novità del giorno provenienti da tutto il mondo


Durante il trionfo del 1996, il figlio Giuliano non era nemmeno nato. Nel 2013, invece, aveva appena dieci anni e visse quella notte in totale estasi davanti alla televisione, in Argentina. A raccontarlo è il fratello Gianluca, che all’epoca di anni ne aveva 14: “Non potevamo andare al Bernabéu perché c’era la scuola, Giuliano era troppo piccolo. Ma non dimenticheremo mai quella partita per tutto ciò che rappresentava: l’avversario, i 14 anni senza vittorie nei derby, la prima finale di papà. Il giorno dopo, ovviamente, andammo a scuola con la maglia dell’Atlético”.
In casa Simeone, a Buenos Aires, il calcio era – ed è – una religione fatta di rigide scaramanzie. Gianluca ricorda i rituali maniacali di quella sera indimenticabile: “Sempre lo stesso divano, bandiere e sciarpe posizionate in modo identico, l’inno suonato prima del fischio d’inizio. Non mancava nulla, siamo molto scaramantici”. Un ordine quasi sacro che si trasformò in pura follia collettiva al gol decisivo di Miranda ai supplementari: “Iniziammo a correre come pazzi verso la piscina per poi tornare indietro. I vicini si chiedevano chi avesse segnato, non capivano nulla perché non giocavano né Boca né River. Alla fine, pure loro sono diventati tifosi dei Colchoneros!”.


Giuliano era il tifoso numero uno, cresciuto poi col mito di Antoine Griezmann. Eppure, per quanto amassero visceralmente l’Atlético mentre muovevano i primi passi nelle giovanili del River Plate, era impossibile immaginare ciò che sarebbe successo.
Oggi, a 13 anni di distanza da quella notte magica, Giuliano è passato dall’essere un bambino scatenato sul divano a vero protagonista in campo. “Come fratello è un orgoglio immenso, nessuno gli ha mai regalato nulla”, conclude Gianluca. “Speriamo di poter festeggiare tutti insieme stasera a La Cartuja”.

Commisso, si ipotizza un presunto “sostegno economico” da un milione di euro alle cosche della criminalità organizzata

Commisso, ipotesi di un presunto “sostegno economico” da un milione di euro alle cosche della criminalità. Il punto del Corriere

Il nome di Rocco Commisso, l’ex patron della Fiorentina recentemente scomparso, è finito tra le carte di un’informativa antimafia del Ros dei Carabinieri di Reggio Calabria. Nelle 52 pagine dell’inchiesta, si ipotizza un presunto “sostegno economico” da un milione di euro alle cosche di Marina di Gioiosa Ionica. Tuttavia, emerge con chiarezza come Commisso sia totalmente estraneo alle indagini e non abbia mai avuto legami con la criminalità organizzata. Ne scrive oggi il Corriere della Sera.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano


Le intercettazioni dell’operazione “Risiko”
Tutto nasce il 14 luglio 2024. Le forze dell’ordine stanno intercettando Frank Albanese, originario della Calabria ma residente ad Albany (New York) e ritenuto dagli inquirenti una figura centrale della “Società di Siderno” negli USA
. Albanese viene poi arrestato a fine febbraio nell’ambito dell’operazione “Risiko”, che smantella un’estensione nordamericana della cosca Commisso di Siderno (famiglia mafiosa solo omonima di quella dell’ex presidente viola).
Durante un incontro in un bar, Albanese e altri interlocutori parlano del miliardario italo-americano. Stimando il suo patrimonio in sei miliardi di dollari, fantasticano ironicamente di chiedergli fondi per sostenere i detenuti delle cosche: “Vedi che ci servono cento milioni in famiglia, abbiamo un sacco di carcerati”, dice uno, per poi concludere subito dopo: “Se glielo dicevi così se ne scappava”. Nel corso della chiacchierata, tuttavia, Albanese afferma (senza alcun riscontro probatorio) che Rocco Commisso avrebbe versato “un milione di euro” all’associazione di Marina di Gioiosa.


I controlli del 2019
L’omonimia e il patrimonio di Commisso avevano già fatto scattare dei controlli nel 2019, quando il magnate acquistò la Fiorentina. Indagini discrete condotte tra Firenze e Reggio Calabria esclusero categoricamente ogni rapporto con ambienti mafiosi in Italia o negli Stati Uniti, sebbene fosse emersa l’esistenza di un lontano cugino in Canada affiliato a una cosca, con cui però Commisso non aveva alcun contatto.
La volontà dell’ex patron di tenersi a debita distanza dai parenti “scomodi” è confermata dalle stesse intercettazioni del 2024. Il boss Vincenzo Commisso, dialogando con Albanese, si lamenta dell’atteggiamento sfuggente del magnate durante le sue visite in Calabria: “Lui a Gioiosa viene in modo clandestino, esce di notte, sta a casa sua e non vuole vedere nessuno”. Inoltre, in una precedente indagine tra Toscana e Umbria, era emerso il tentativo fallito di un parente di avvicinare Commisso per sfruttarne la disponibilità economica.


La dura reazione della Fiorentina
I legali della famiglia Commisso e del club viola hanno reagito con fermezza, diffidando chiunque dal diffondere accuse ritenute diffamatorie. In una nota ufficiale, hanno ribadito come “la vita e la reputazione di Rocco B. Commisso siano in netto contrasto con le insinuazioni pubblicate”. La difesa ha ricordato la straordinaria ascesa di un uomo emigrato a 12 anni e formatosi in grandi istituti bancari prima di fondare Mediacom. “Per tutta la vita – concludono i legali – Rocco Commisso si è opposto agli stereotipi che associano erroneamente gli italo-americani alla criminalità organizzata”.

Manninger raccontato dal suo agente Franco Granello: «Mi sembra così assurdo, non potevo crederci…La Juve era nel suo destino, vorrei aver partecipato al suo momento più bello»

Manninger è stato raccontato così dal suo agente Franco Granello a due giorni dalla sua tragica morte. Le sue dichiarazioni

Franco Granello è stato l’agente di Alex Manninger. Su Tuttosport ha raccontato il portiere scomparso in Austria, in un incidente assurdo a un passaggio a livello.

Ascolta le nostre notizie!

Non hai tempo di leggere? Scopri la nuova sezione Podcast di Calcio News 24 e ascolta i nostri approfondimenti audio.

L’INCIDENTE «Mi sembra così assurdo. Era meticoloso, preciso, la persona più rigorosa al mondo. Quanti chilometri insieme, quanti viaggi. E quante prese in giro per quella sua pignoleria».

COME HA SAPUTO LA NOTIZIA «Sono stato avvisato dalla mia agenzia: non potevo crederci. Ci siamo visti a Torino qualche mese fa: veniva a trovare Chiellini, aveva una grande amicizia con Buffon».

QUANDO VI SIETE SENTITI L’ULTIMA VOLTA «Qualche giorno fa, aveva rilasciato un’intervista e gliel’ho commentata: “Sei il numero uno”. Mi ha risposto: “Sempre”».

UN PERSONAGGIO ATIPICO «Un ragazzo magnifico, un ufo rispetto a tante situazioni viste nel calcio. Puntuale, preciso, maniacale. Forse all’eccesso: magari questo l’ha un po’ frenato nella carriera».

GLI INIZI «Ricordo ancora quando ci siamo conosciuti: la mia agenzia aveva nomi di livello legati all’Arsenal, lui disponeva solo di un commerciale, ma poco a che vedere con il calcio. Ci aveva chiesto supporto. Era un grande amico di Tony Adams, che rappresentavamo: da lì siamo partiti».

POTEVA ARRIVARE PRIMA ALLA JUVE «Pensi: quando la Juve aveva deciso di cedere Peruzzi, nel 1999, ci convocarono con Alex a Manchester, dove i bianconeri hanno poi affrontato lo United nell’andata delle semifinali. Già allora avevano deciso di puntare su Manninger come numero uno, ma Wenger non ne voleva sapere: chiese Pessotto in cambio, perciò Giraudo e Moggi virarono su Van der Sar. Però la Juventus era nel suo destino».

LA FIORENTINA «Abbiamo colto l’occasione e siamo partiti da lì, iniziando questo percorso bellissimo. Era difficile non essergli amico: a volte in questo mestiere non paga, ma con lui era impossibile».

L’ARRIVO ALLA JUVE «Gliel’avevo detto: guarda che vedi poco il campo, meglio lasciar stare. Ma no, voleva fare un percorso di fianco a Buffon. A fine carriera si vantava di aver giocato con il migliore di tutti e i due hanno stretto un legame molto profondo».

IL CALCETTO «Erano i giorni prima dell’arrivo alla Juve. Il sabato era in albergo, in attesa del transfer e con le visite programmate il lunedì successivo. Mi ha telefonato subito: “Che programmi hai?”. La risposta: “Ho un calcetto”. Si è presentato con le scarpe con tacchetti 12, pronto a scendere in campo. Si è distrutto i piedi, ma non ha mollato nulla: andava a mille all’ora senza risparmiarsi. Alla fine mi ha detto: “Ho fatto un casino, vado a medicarmi”».

I TIFOSI LO RICORDANO CON ORGOGLIO «Perché era così: responsabile. All’epoca di Zaccheroni, in Europa League, contro il Fulham non c’era Buffon e lui aveva avuto un problema alla spalla, per il quale si faceva trattare dal fisioterapista del Bayern Monaco. Avevano provato a chiedergli uno sforzo, tanto l’allenatore quanto la dirigenza, ma aveva rifiutato: non poteva tollerare il fatto di poter creare dei danni alla squadra».

IL CALCIO L’AVEVA STUFATO «Ne abbiamo parlato cento volte. Gli chiedevo: vuoi fare un percorso televisivo? Vuoi cambiare prospettiva? Lui mi diceva che aveva fatto il calciatore per 20 anni, che avrebbe voluto dedicarsi ad altro. Si è sposato a fine carriera perché così poteva dare il 100% a moglie e figli. Doveva essere perfetto ed è sempre stato così. S’immagini che dopo l’allenamento, nel suo appartamento in zona Crocetta a Torino, andava a prendere i mobili e se li montava da solo».

I MOMENTI DURI «Nel suo ultimo anno di Juve, a 34 anni, voleva giocare di più. Avevamo strappato un buon accordo con la Sampdoria ma Conte non voleva lasciarlo partire, nonostante fosse arrivato Storari. Si arrabbiò molto. A fine stagione trovò da solo l’accordo con l’Augsburg, era amico di Stefan Reuter e aveva deciso perciò di andare in Germania. Mi disse: “Stavolta faccio da solo”. Ci rimasi male. E così ci siamo persi di vista per qualche anno».

QUANDO VI SIETE RITROVATI «A fine carriera. Mi ha chiamato per vederci e sono andato. “Ti devo dire tre cose – ha esordito -. La prima è ‘scusa’ per come si sono chiuse le cose; la seconda è ‘grazie’ per il percorso fatto insieme. La terza: mi sposo e non posso farlo senza il mio procuratore”. Era giugno, ma avevo un viaggio programmato negli Usa. Continuava a mandarmi messaggi, però non ho potuto. Oggi vorrei aver partecipato al suo momento più bello».

COME VORREBBE CHE VENISSE RICORDATO «Come una persona perbene. Come una persona onesta. Come un amico corretto. Che mancherà a tutti».

Di Carlo apre il cassetto dei ricordi: «Al Chievo gli anni migliori, alla Sampdoria in pochi mesi successe di tutto! Ecco la verità sul calcio di Baldini»

Di Carlo, allenatore, ha raccontato la carriera attraverso queste tappe fondamentali prima da calciatore e poi in panchina. Cosa ha detto

Giocatore di un grande Vicenza e poi allenatore della Sampdoria, Mimmo Di Carlo oggi ha raccontato la sua vita a La Gazzetta dello Sport.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

IL VICENZA «Da giovane speravo di scalare le categorie più in fretta, ma poi ho capito che dovevo concentrarmi solo su me stesso. Quando con Ulivieri in panchina il Vicenza è stato promosso in B, ero davvero felice. Poi con Guidolin siamo arrivati in A. Da tifoso nerazzurro, ho debuttato proprio contro l’Inter a San Siro: avevo già 31 anni, ma non respiravo per l’emozione. Da allora mi sono goduto ogni partita. E ho apprezzato ancor di più la fortuna di trovarmi in una piazza fantastica: dirigenti capaci, tifosi meravigliosi».

COSA’ERA QUELLA SQUADRA «Innanzitutto le idee di Guidolin: un gioco moderno, aggressivo, dinamico, verticale. E poi nello spogliatoio c’era un’alchimia particolare: io, Viviani, Lopez e D’Ignazio eravamo partiti dalla C. Ma chiunque arrivasse, veniva accolto nel modo migliore. E lo stadio faceva la differenza».

LA COPPA ITALIA «Battemmo il Milan nei quarti dopo due partite di un’intensità incredibile. In finale perdemmo l’andata a Napoli e al ritorno vincemmo ai supplementari. Io e altri due compagni eravamo in dubbio per una contrattura: giocammo tutti senza problemi. L’adrenalina e la voglia di vincere quella partita furono la cura migliore».

L’ELIMINAZIONE CON IL CHELSEA IN COPPA COPPE «Brucia perché con il Var sarebbe finita in un altro modo. A Vicenza 1-0 con gol di Zauli. A Stamford Bridge Luiso ci portò in vantaggio e poi sull’1-1 segnò ancora. Il bis, però, fu annullato per un fuorigioco inesistente: peccato, sarebbe stata dura per il Chelsea. La squadra inglese era forte ed esperta: c’erano Zola, Vialli, Poyet e Hughes che entrò nel finale e realizzò la rete decisiva. Ma quella resta un’avventura meravigliosa».

LA SUA SERIE A «Troppo bella. Il livello era altissimo, c’erano sei o sette squadre che partivano per vincere lo scudetto. Tantissimi fuoriclasse, ne cito quattro: Ronaldo, Zidane, Totti e Del Piero. Quando li affrontavo l’obiettivo era anticiparli perché se entravano in possesso della palla diventava durissima fermarli. Cercavo di rallentarli, di umanizzarli. E dopo la partita, sotto la doccia, sentivo gocciolare anche la soddisfazione di aver dato tutto me stesso per giocarmela contro campioni eccezionali».

CON LA SAMP DA ALLENATORE HA SFIORATO LA CHAMPIONS «Sì, perché uscimmo nei preliminari con il Werder Brema prendendo un gol al 93′ nell’ultima azione della partita: era fatta. Quello è stato il momento in cui la mia carriera sarebbe potuta cambiare. E invece in pochi mesi successe di tutto: a ottobre Cassano litigò con Garrone e non giocò più; a gennaio Pazzini fu ceduto all’Inter. Eravamo comunque sopra la zona retrocessione, ma fui esonerato. E la Samp andò in B. Con Cassano avevo un ottimo rapporto: siamo due persone schiette. Antonio è un vincente, ha personalità e bisogna tenerne conto responsabilizzandolo. Con me si è sempre comportato benissimo».

GLI ANNI MIGLIORI AL CHIEVO «Sicuramente. Ringrazio ancora oggi Campedelli e Sartori, due persone fantastiche che mi hanno permesso di lavorare in un ambiente sano. La mia forza è stata la loro vicinanza. Quando mi chiamarono, la squadra era in zona retrocessione. Nel girone di ritorno facemmo 28 punti e ci salvammo comodamente».

GLI ULTIMI ANNI «Soddisfazione a metà, purtroppo. Volevo riportare il Vicenza in A partendo di nuovo dalla C. Io abito a Vicenza, amo questi tifosi e desideravo fargli questo regalo. Siamo andati in B, ma il Covid ci ha frenato: stadio vuoto quando avremmo dovuto festeggiare e soprattutto quando avremmo potuto inseguire la A. Per il resto, mi rimprovero di aver accettato a volte delle proposte che avrei dovuto rifiutare. A Gubbio, adesso, stiamo facendo un buon lavoro».

IL CALCIO CHE GLI DIEDE BALDINI «Io e Silvio abbiamo un buon rapporto e risolvemmo in fretta la cosa. Parma-Catania, io mi lamentai con l’arbitro per le perdite di tempo, lui si arrabbiò, mi disse qualcosa, io risposi e mi girai. Poi sentii il calcio senza nemmeno capire cosa fosse successo. Per fortuna rimasi calmo. Non fu una bella scena e ancora oggi mi dispiace».

LA FAMIGLIA «Sharon è stata bravissima a seguire la sua strada. Ha iniziato in una tv a Bassano e adesso è a Sky. L’altra figlia Naomi lavora con Karla Otto, nell’organizzazione degli eventi. Mia moglie Anna Maria ha un negozio a Vicenza: è bellissima e io sono sempre innamorato di lei. Sono un uomo fortunato».

Stadi Euro 2032, è corsa contro il tempo: tre certezze ma anche tanti dubbi (e tensioni politiche). Cosa sta succedendo davvero

Stadi Euro 2032, è corsa contro il tempo in vista di luglio per la decisione sugli impianti del comitato UEFA. Cosa sta succedendo davvero

La strada verso Euro 2032 è in ripida salita. L’assegnazione congiunta con la Turchia è una sfida complessa che la FIGC dovrà difendere a ottobre, quando il comitato esecutivo UEFA selezionerà le 10 sedi definitive (cinque per Paese). La deadline operativa, però, è a fine luglio: entro quella data i dossier italiani dovranno essere blindati per superare il vaglio di Nyon, che valuterà impianti e mobilità. Ecco il quadro della situazione secondo Tuttosport.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

Le tensioni politiche

Il presidente dell’UEFA, Aleksander Ceferin, è stato spietato, definendo “una vergogna” lo stato degli stadi italiani, la cui età media supera i 60 anni. A complicare il quadro ci sono state le frizioni tra il ministro dello Sport Abodi e la FIGC sul lungo iter (durato oltre un anno) per la nomina del commissario straordinario Massimo Sessa. Una figura chiave, Sessa, destinata a sbloccare miliardi di investimenti privati e ad accelerare i cantieri, sopperendo all’assenza di fondi pubblici lamentata da Gravina.

Il tesoretto economico

Crederci è un dovere, considerando l’indotto pazzesco dell’evento. Se Euro 2024 ha generato in Germania un impatto di 7,44 miliardi di euro, in Italia un Europeo – pur dimezzato dalla co-conduzione – rappresenta un volano turistico inestimabile. Le stime parlano di circa 1 miliardo di euro di ricadute positive per ogni città ospitante.

La corsa delle città

Oggi le sedi candidabili sono otto, in attesa del prossimo aggiornamento:
• Le certezze: l’Allianz Stadium di Torino è il vero fiore all’occhiello, l’unico già pronto. A Roma, l’Olimpico rispetta i 130 requisiti UEFA, così come il Franchi di Firenze (attualmente cantiere aperto).
• Le candidature forti: c’è grande ottimismo per Palermo (spinta dalla potenza del City Group), ma anche per Cagliari, Salerno e Napoli (sebbene rallentata dalle divergenze tra Comune e De Laurentiis). Genova è pronta a rientrare in corsa.
Il nodo San Siro: l’attuale Meazza non rispetta i parametri. Inter e Milan puntano a costruire un nuovo impianto entro il 2031 dopo l’acquisto dell’area, ma le recenti inchieste e le dinamiche politiche meneghine aggiungono incertezza al progetto.
• Gli outsider e le escluse: fuori dai giochi Bari, Bologna e Verona. Lecce si è proposta: difficile che ce la faccia, ma è un bel segnale di vitalità.
La situazione di Milano è, in fondo, lo specchio del Paese: non siamo ancora pronti e il percorso è accidentato, ma l’Italia sa che fallire non è un’opzione.

Beretta ricorda Manninger: «Era il massimo per qualsiasi allenatore, chiacchierava poco ma faceva tanto. La sua morte è una mazzata tremenda. C’è un aneddoto che voglio raccontarvi»

Beretta, allenatore di Alex Manninger al Siena, ha voluto ricordare l’ex portiere dopo la sua tragica morte. Le dichiarazioni

Mario Beretta è stato uno degli allenatori di Alex Manninger. A Tuttosport ha raccontato il dolore per la tragedia avvenuta due giorni fa in Austria.

Ascolta le nostre notizie!

Non hai tempo di leggere? Scopri la nuova sezione Podcast di Calcio News 24 e ascolta i nostri approfondimenti audio.

L’ULTIMO RICORDO «Ci siamo visti quest’estate, a Salisburgo. Mi aveva prenotato lui l’albergo, il nostro rapporto è proseguito dopo gli anni di Siena. Siamo sempre rimasti in contatto, la notizia della sua morte è stata una mazzata tremenda».

IL DOVERE «Alex era molto ligio al dovere: per lui tutto doveva essere sempre fatto alla perfezione. Era il massimo per qualsiasi allenatore, non solo per me, era una persona che chiacchierava poco ma faceva tanto. Un esempio positivo, pur senza voler ostentare il suo spessore umano, riconosciuto da tutti i compagni».

IL SIENA «C’è un aneddoto che mi diverte ancora, quando ci penso. Eravamo in Liguria col Siena, stavamo svolgendo il ritiro invernale. C’era Ficagna che imitava tutti e faceva morire dalle risate: da questo punto di vista rischiavamo le sue prese in giro ogni giorno».

IN CHE MODO VENNE IMITATO MANNINGER «Per come piazzava la barriera sulle punizioni. Ovviamente rimarcando l’accento austriaco e un modo anche un po’ rude di schierarla. Aveva riso tanto quella sera, quando Ficagna lo prese in giro a tavola».

NON HA MAI PENSATO DI TORNARE NEL CALCIO «No, neppure in Austria. Dopo aver smesso di giocare ha sempre avuto un solo pensiero: vivere bene con moglie e figli, che sono ancora piccolissimi. Questa tragedia è un duro colpo, il mio pensiero va alla sua famiglia, alla moglie che perde un marito e ai figli che non avranno un grande padre».

UN LEGAME FORTE «Lui ha sempre riconosciuto in me qualcosa, questo mi lusinga molto soprattutto perché l’ho stimato tanto. Eppure ha avuto allenatori eccellenti: basti pensare a Klopp, Wenger e Ranieri, gente che ha vinto molto più di me. Alex è sempre stato carino nei miei confronti: per gli Europei del 2008, a Vienna, invitò me e mia moglie lì per farci visitare la città».

UN’IMMAGINE PER RICORDARLO «In rete circola il video di Totti che cercò di prendergli il pallone per battere velocemente il calcio d’angolo. Si vede Francesco che tira tre pugni sul pallone, ma Alex non lo molla. Era una testa dura, ma una persona seria, che non ha mai regalato niente a nessuno. Se lo ricorderà pure l’Inter di Mancini: nel 2008, a Siena, Manninger parò il rigore a Materazzi che rinviò la loro festa scudetto. Non stendeva tappeti rossi a nessuno».

Arianna Caruso a cuore aperto: «Lì ho capito che era il momento di lasciare la Juventus Women. Ecco cosa ruberei al calcio femminile tedesco»

Arianna Caruso, ex Juventus Women ora al Bayern Monaco, si è raccontata in questa intervista. Ecco le sue dichiarazioni

Arianna Caruso, centrocampista del Bayern Monaco ed ex Juventus Women, oggi è impegnata con l’Italia femminile di Soncin ad affrontare la Danimarca per le qualificazioni al Mondiale. Le sue parole a La Gazzetta dello Sport.

Ascolta le nostre notizie!

Non hai tempo di leggere? Scopri la nuova sezione Podcast di Calcio News 24 e ascolta i nostri approfondimenti audio.

IN AZZURRO CI SONO GIOCATRICI NEI CAMPIONATI ESTERI – «Non conta il campionato. Siamo una squadra di alto livello e tutte importanti allo stesso modo, a prescindere dai club».

LA PRIMA COSA CHE VI SIETE DETTE DOPO IL 6-0 ALLA SERBIA – «Che la vittoria è stata troppo importante. Mancava da 9 mesi. Eravamo contente ma anche già con la testa alla Danimarca. È stato un nuovo punto di partenza, non certo di arrivo».

IL MONDIALE – «Abbiamo una grande responsabilità. Noi supportiamo i colleghi maschi e la loro è stata in qualche modo una sconfitta anche per noi. Non mi piace pensare però che un nostro momento positivo debba emergere perché veniamo dal loro momento negativo. Non mi piace pensare che noi spicchiamo solo perché loro non ce l’hanno fatta. Nella mia visione siamo una Nazionale unica e vorrei che riuscissimo a raggiungere insieme traguardi importanti».

IL SUO MOMENTO DI SVOLTA IN AZZURRO – «La semifinale dell’Europeo dell’anno scorso. Siamo partite con un’aspettativa generale bassissima. È stata una rivincita per quello che si diceva sulla nostra Nazionale. È un percorso e si cresce con costanza».

IL TRASFERIMENTO AL BAYERN DALLA JUVE – «È aver avuto solo quelle 24 ore è stata la mia fortuna perché il cuore ha avuto poco spazio per reagire. Un’esperienza fuori volevo farla e quando è arrivata questa occasione mi sono guardata allo specchio e mi sono detta: “Ok, è il momento”».

SIAMO APPETIBILI ALL’ESTERO – «E ne sono contenta. È importante e tutto frutto di quanto abbiamo mostrato in campo qui».

COSA RUBEREBBE AL CALCIO FEMMINILE TEDESCO – «Al Bayern mi ha sorpreso che, nonostante i molti impegni, danno tanta importanza al recupero. In Italia c’è più il concetto di lavorare, lavorare, lavorare e che più fai e più rendi. Lì la visione è diversa».

COSA ESPORTEREBBE DEL NOSTRO CALCIO IN GERMANIA – «L’attenzione alla fase difensiva. Ma niente catenaccio, per carità».

I RICORDI DEGLI INIZI A OSTIA – «Proprio il primo cartellino che ho firmato con l’Ostiamare. All’inizio ero da sola, l’unica ragazza. Che felicità giocare in una squadra vera».

UN’ALTERNATIVA AL PALLONE – «Mia madre mi ha sempre detto di avere un piano-B, quindi a luglio mi laureo in Scienze motorie anche se nel futuro mi vedo in panchina».

MAGARI IN UNA SQUADRA MASCHILE COME ETA ALL’UNION – «Sì, e spero che quando smetterò questa sarà diventata la normalità».

Bologna in missione per le ultime 6 giornate: speranze Conference League e futuro di Italiano. Su quali tavoli giocano i rossoblù, l’analisi completa!

Bologna, ecco l’analisi completa delle ultime 6 giornate di campionato. Su quali tavoli giocano i rossoblù, tutti i dettagli

Il pesante 0-4 incassato giovedì sera al Villa Park, che fissa il computo totale tra andata e ritorno su un impietoso 1-7, chiude l’avventura europea del Bologna in malo modo. È innegabile che l’Aston Villa si sia dimostrato di un’altra categoria per qualità dei singoli, cinismo e letture di gioco, ma è altrettanto vero che i rossoblù hanno giocato ben al di sotto delle proprie reali potenzialità. La squadra si è sciolta come neve al sole dopo aver subìto il primo gol, affrontando la gara con un senso di ineluttabilità che ha finito per macchiare un percorso in Europa League che resta comunque importante. Il futuro rossoblu viene delineato così dal Corriere dello Sport.

Ascolta le nostre notizie!

Non hai tempo di leggere? Scopri la nuova sezione Podcast di Calcio News 24 e ascolta i nostri approfondimenti audio.

Le parole di Italiano: un addio cifrato?

A tenere banco, però, sono anche le dichiarazioni della vigilia di Vincenzo Italiano. Il tecnico ha invitato a non “ridurre al risultato di questa partita i nostri due anni meravigliosi di lavoro insieme“. Parole dal sapore malinconico, che suonano come un bilancio definitivo o un addio anticipato, nonostante l’allenatore abbia ancora un anno di contratto. È fondamentale che Italiano faccia chiarezza al più presto per non alimentare malintesi in una fase nevralgica della stagione.

L’obbligo di crederci fino alla fine

Il Bologna ha il dovere morale di chiudere a testa alta. Da domani sera a Torino contro la Juventus inizia un mini-torneo di sei giornate dal coefficiente di difficoltà altissimo, con incroci da brividi contro Roma, Napoli, Atalanta, Inter e Cagliari. La squadra lo deve al proprio pubblico, che non ha mai smesso di offrire sostegno e applausi nonostante i troppi scivoloni al Dall’Ara. L’obiettivo non può limitarsi a blindare un anonimo ottavo posto: l’Atalanta, attualmente settima, dista solo 5 punti. Con lo scontro diretto di Bergamo previsto alla penultima giornata, la fiammella per una qualificazione in Conference League va alimentata a tutti i costi.

Ritrovare la continuità perduta

L’impresa è ardua, specialmente per il Bologna di oggi, incline a rovinare prestazioni brillanti con errori grossolani e amnesie inspiegabili. Un atteggiamento distante parente da quello ammirato prima della trasferta in Arabia Saudita per la Supercoppa di metà dicembre. Da quel momento, qualcosa si è inceppato. Ora serve un colpo di coda per ritrovare l’identità perduta e chiudere l’annata senza rimpianti.

Dida svela sul Milan: «Felice che Maignan sia rimasto, è tra i migliori portieri d’Europa. Allegri in Nazionale? La penso così»

Dida, ex portiere del Milan, ha parlato così di alcuni temi d’attualità di casa rossonera. Queste le sue dichiarazioni

Nelson Dida, ex portiere del Milan, analizza il calcio italiano e le prospettive del suo Brasile su Tuttosport. Ecco le sue parole

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

IL MILAN POTEVA FARE DI PIU’ «È una squadra molto competitiva, ha dimostrato fin dall’inizio del campionato che voleva stare tra le prime quattro in classifica e fino a oggi è stato così. Ha vinto contro squadre forti, portando a casa partite che nessuno si aspettava riuscisse a fare sue, però ha poi lasciato alcuni punti importanti con avversari della metà destra della classifica. Nel complesso, dico di no: grosso modo il Milan sta facendo il suo campionato, il proprio dovere in linea con quello che c’era da attendersi a inizio stagione».

LO SCUDETTO «Sicuramente dovrà vincere tutte le partite e tifare contro quelle che sono davanti, Inter e Napoli. Ma il Milan deve pensare a fare il suo gioco, essere concentrato sulle propri impegni, per dimostrare una gran voglia in ogni gara al fine di raggiungere il suo obiettivo principale».

LA CHAMPIONS É RISCHIO «Penso che l’importante adesso sia pensare che ogni partita vale tanto e che si debba lottare sempre fino alla fine. Sappiamo sin dall’inizio di questa stagione che l’obiettivo di quest’anno sarebbe stato quello di partecipare alla prossima edizione della Champions e penso che il Milan abbia tutte le possibilità di farcela».

LEAO «Rafa ha fatto tanto per il Milan in tutti questi anni: penso che non si debba dimenticare tutto quello che ha fatto da quando è arrivato, ormai diverse stagioni fa. Così come quanto sia cresciuto in questo lungo lasso di tempo. Penso che, con la giusta tranquillità e una ritrovata serenità, Leao possa ritornare quello di prima e portare, come spesso è accaduto nelle sue stagioni in rossonero, tanta allegria ai tifosi e pure a se stesso».

ALLEGRI «Allegri è un grandissimo allenatore e secondo me sta provando a fare tutto quello che è possibile per raggiungere gli obiettivi che gli ha chiesto la società. Lui sa perfettamente la responsabilità che ha e cercherà di portare il Milan sempre più in alto».

LE VOCI SULLA NAZIONALE «Onestamente non sono preoccupato per le voci sulla Nazionale e non penso siano un motivo di distrazione per lui».

MAIGNAN «Mike per me è sicuramente tra i migliori portieri in Europa, è in una forma stupenda, si vede la sua determinazione in ogni momento. Sono felice che lui sia rimasto e che sia tornato ai livelli di rendimento a cui ci aveva abituato nelle prime stagioni in rossonero».

L’ITALIA FUORI DAL MONDIALE «Sono triste che la Nazionale italiana non si sia qualificata per il Mondiale. Speravo di vedere gli azzurri in campo in Nord America. Peccato, dovremo aspettare ancora altri quattro anni. Speriamo che il calcio italiano torni a essere forte come una volta e che sia di nuovo protagonista a livello internazionale. Dal mio punto di vista, per tornare a essere una grande nazionale, bisognerebbe fidarsi di più dei giovani italiani, farli giocare di più, dare loro più opportunità e continuità in campo».

IL BRASILE DI ANCELOTTI PUO’ VINCERE «Dico di sì, sì. Sono sicuro che, con Carlo al comando, avremo più possibilità di fare nostro il Mondiale 2026».

Scudetto Inter matematico se…Quanti punti servono ai nerazzurri per l’aritmetica! La metamorfosi Chivu e i numeri di una stagione strepitosa

Scudetto Inter matematico se…Ecco quanti punti servono ai nerazzurri di Chivu per ottenere l’aritmetica del titolo

Il countdown è ufficialmente partito: meno sette punti al tricolore. A differenza della notte trionfale vissuta nel derby di due anni fa, questa volta la festa dell’Inter richiederà solo un pizzico di pazienza. Con cinque partite a disposizione, ai nerazzurri bastano due vittorie e un pareggio per blindare il titolo, persino nell’ipotesi (tutta da dimostrare) in cui l’inseguitrice Napoli riesca a vincerle tutte.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

La metamorfosi di Chivu

Il dibattito sul reale valore di Cristian Chivu ha finalmente trovato risposte sul campo: c’è tantissimo del tecnico rumeno in questo sprint finale. Le differenze tra i primi e i secondi tempi delle ultime tre gare certificano il suo impatto a gara in corso:
Reazione: la rimonta sul Como ha dimostrato la capacità di incassare gli schiaffi e rialzarsi.
Maturità: la vittoria contro la Roma ha guarito la squadra dalla “sindrome” degli scontri diretti.
Flessibilità: il successo sul Cagliari ha evidenziato l’abilità di variare atteggiamento tattico quando la partita si blocca.

Dall’outsider reduce dalle salvezze col Parma nel giugno 2025, Chivu è cresciuto enormemente. Ha saputo ereditare i principi tattici di Simone Inzaghi, stringendo un patto d’acciaio con lo spogliatoio ed esaltando un attacco migliorato. La conferma da parte di Marotta è già blindata, con una sola richiesta per la prossima stagione: evitare inciampi europei come quello fatale contro il Bodo in Champions League.

Orizzonte “Double”

Vincere lo scudetto al primo anno intero in Serie A è un’impresa, ma all’orizzonte c’è anche la semifinale di ritorno di Coppa Italia contro un Como in flessione. L’Inter potrebbe monopolizzare le coppe nazionali, lasciando al Napoli di Conte la sola Supercoppa.
I numeri certificano un’annata strepitosa:
• Attacco letale: miglior attacco del torneo con 78 reti (+21 sul Como secondo) e 105 gol in 47 partite stagionali.
• I protagonisti: Marcus Thuram ha raggiunto gli 11 gol nonostante i continui infortuni, mentre Federico Dimarco ha toccato quota 16 assist, eguagliando il record del Papu Gomez (2019-20).
Milano è pronta a cucirsi sul petto il 21° Scudetto, un traguardo che amplierà il divario cittadino con il Milan, fermo a 19. La fatica non spaventa più; la prospettiva di una doppietta, invece, esalta un ambiente intero.

Udinese, Okoye si racconta: «Potevo andare all’Inter, ecco cosa successe! Ora sto bene qui, vi svelo chi è il nostro vero leader»

Udinese, Maduka Okoye – portiere dei friulani – si è raccontato attraverso questa intervista. Ecco le sue dichiarazioni

Il portiere dell’Udinese, Maduka Okoye, 26 anni, è nato in Germania, gioca per la nazionale nigeriana, parla cinque lingue e oggi si è raccontato al Corriere dello Sport.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

LA MUSICA NAPOLETANA «Mi piace. In assoluto la musica ha un ruolo fondamentale nella mia vita, Sal Da Vinci lo ascolto, è vero, ma anche altri cantanti italiani. Ho iniziato per imparare la lingua e, se capita, canticchio anche».

I SUOI 3 PAESI «In Germania sono nato e cresciuto. Ho tatuato il mio quartiere di Düsseldorf sulla pelle e anche il numero 40, il mio, è quello del distretto dell’infanzia. Vicino al centro della città, ma devi conquistarti tutto. La Nigeria è il Paese di mio padre e di mio fratello minore, quello per cui ho scelto di giocare, senza pensarci neppure un attimo, era il mio sogno. Mi sento nigeriano. In Italia sto bene, è casa mia».

STA BENE ANCHE ALL’UDINESE «Molto. Non so cosa accadrà in futuro, vorrei restare, ma anche salire di livello. Vedremo. Sono concentrato sul presente, ma certamente Italia tutta la vita».

I DUE MESI DI SQUALIFICA «Periodo duro, posso solo ringraziare l’Udinese per come mi è stata vicino. Sono grato di aver avuto la società al mio fianco, sono stato in mani d’oro e oggi mi sento cresciuto. Dico grazie e basta».

LA SUA PARATA SU SAELEMAEKERS «Istinto puro. Ho visto la palla partire all’ultimo, è andata bene».

COSA PREFERISCE «Io sono sempre per i risultati di squadra. E poi per un portiere, purtroppo, gli errori fanno parte del gioco più che per gli altri».

IL MIGLIORE NEL SUO RUOLO «In A Maignan. In Europa dico Neuer come parate e Donnarumma sulla linea».

QUANTO CONTA SAPER GIOCARE BENE CON I PIEDI OGGI «Molto. Ma un portiere deve parare, è la prima cosa. Se sai solo usare bene i piedi non servi a niente».

IL SUO IDOLO «Dida, sempre stato lui. Mi ha mandato un messaggio tempo fa, ero felicissimo».

POTEVA ANDARE ALL’INTER «Sì, due anni fa, poi hanno preso Martinez».

RIMPIANTI «Sto bene dove sto».

L’UDINESE DI OGGI «Siamo un gruppo compatto, confermo. C’è una bella energia che non è arrivata per caso. Ci abbiamo lavorato tanto e abbiamo un allenatore che ci prepara nel migliore dei modi».

I LEADER «Kabasele ci aiuta, porta esperienza e sicurezza. Poi il capitano Karlström e anche Zaniolo, che in campo fa la differenza. In generale, però, mi piace parlare di gruppo guidato da un allenatore come Runjaic: bravissimo».

IN CHE LINGUA PARLATE NELLO SPOGLIATOIO «Un mix: italiano, inglese e francese soprattutto».

LA COPPA D’AFRICA «Un torneo importante, peccato si sia giocato in inverno. Sono contento che torni in estate, è un evento grandissimo che merita la massima vetrina».

RAZZISMO IN CAMPO «No, sono stato fortunato. Al massimo qualche messaggio sui social. Ma per fortuna non sono la vita vera e non mi hanno mai toccato».

Roma, Ranieri al passo d’addio? Sviluppi importanti dopo il caos con Gasperini, c’è un dettaglio che non è passato inosservato nelle ultime ore!

Roma, Ranieri lascia il club giallorosso? Un dettaglio delle ultime ore non è passato inosservato, ecco gli ultimissimi sviluppi

Il momento in casa Roma è tutt’altro che sereno. Le recenti vicende interne hanno scosso l’ambiente giallorosso, portando alla luce una profonda frattura tra le figure di spicco del club. Al centro del dibattito c’è la posizione di Claudio Ranieri, la cui prolungata lontananza dal centro sportivo ha alimentato voci sempre più insistenti su dinamiche societarie compromesse, confermando che i segnali di un addio imminente non sono del tutto scomparsi. Lo riporta il Corriere dello Sport.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

L’assenza a Trigoria e il dubbio sull’Olimpico

Ieri, per il terzo giorno consecutivo, Ranieri non era a Trigoria. Un segnale forte, che dimostra come le tensioni non si siano placate. L’attenzione è ora rivolta alla gara di questa sera allo stadio Olimpico: in linea teorica, il dirigente dovrebbe affiancare Massara sugli spalti, come accade di consueto in ogni partita ufficiale della squadra. Tuttavia, visto il clima attuale, la sua presenza in tribuna autorità resta inevitabilmente un enorme punto interrogativo.

L’intervista della discordia e la reazione dei tifosi

La scintilla che ha innescato questo corto circuito è stata un’uscita pubblica dello stesso Ranieri. Nelle sue intenzioni, si trattava semplicemente di un intervento che il senior advisor considerava utile al bene della Roma. Invece, l’effetto è stato diametralmente opposto: ha prodotto una netta frattura interna in un momento delicatissimo della stagione. Dal canto suo, Ranieri non credeva assolutamente che la sua intervista potesse generare un caos simile nell’ambiente, né tantomeno si aspettava una presa di posizione così decisa da parte della piazza, con gran parte della tifoseria che si è schierata a favore dell’allenatore, difendendo a spada tratta il lavoro tecnico.

Dal web alla società: l’attesa per la proprietà

La querelle, ribattezzata sul web Gasperini contro Ranieri, non ha tardato a diventare virale. Questo caos societario ha immediatamente scatenato le ironie social dei tifosi e degli appassionati, che hanno paragonato le liti intestine giallorosse alle infinite trame della soap opera Beautiful o ai comici e storici battibecchi televisivi tra Sandra e Raimondo.

In questo clima surreale e di profonda incertezza, a dover riportare l’ordine sarà la proprietà americana. Per tentare di ricucire lo strappo e definire le gerarchie, resta infatti sempre in ballo lo sbarco di Ryan Friedkin nei prossimi giorni nella Capitale. Un intervento che appare ormai necessario per fare chiarezza sul futuro del club.

Lecce, Corvino in controtendenza: «Gravina è partito dal marciapiede del calcio e ha scalato tutte le categorie. Ecco di chi è la colpa!»

Lecce, Corvino – direttore dell’area tecnica – si è soffermato così sul momento del calcio italiano ma anche del club salentino

Pantaleo Corvino, direttore dell’area tecnica del Lecce, è stato intervistato dal Corriere dello Sport. Lunedì i salentini affrontano la Fiorentina in un match molto importante in chiave salvezza.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

LECCE-FIORENTINA «Non posso che essere orgoglioso dei 23 anni in cui mi sono diviso tra Lecce e Fiorentina. Da una parte, quella in cui sono ora, c’è anche il legame con la mia terra, il Salento. Lecce da sempre è la Firenze del Sud. Che segno del destino incredibile, vivere l’altro grande pezzo della mia carriera alla Viola, con la consapevolezza di essersi voluti bene. Un percorso tutto nel mio cuore».

PUNTI CHE PESANO «Devo essere sincero, lunedì sarà una gara che ha un peso enorme solo per noi, alla luce degli ultimi risultati la Fiorentina si è tirata fuori. Manca solo un mese per ripeterci ancora. A Lecce per anni, tra promozione e salvezze, abbiamo fatto sempre il possibile e anche l’impossibile. Sappiamo che le cadute fanno parte del gioco, ma bisogna fare di tutto perché questo non succeda. Con le forze rimaste dovremo gettare il cuore oltre l’ostacolo».

IL LECCE CAMPIONE D’ITALIA PRIMAVERA NEL 2023 CON UNA ROSA TUTTA DI STRANIERI «Sarò sincero e voglio urlarlo per l’ultima volta: non fa onore a nessuno trovare nel Lecce, nel momento storico che il calcio italiano sta attraversando, un esempio negativo. Come responsabile dell’area tecnica quando devi costruire per trasformare le migliori potenzialità in qualità, diventa necessario andare a cercarle dove sono, anche lontano; questo se ne trovi pochissime nel tuo territorio e non te lo puoi permettere economicamente in Italia. Come si fa a non capire che per club come il nostro tutto questo è una necessità, che diventa l’unica condizione e si trasforma anche in virtù? Tutto questo non è facile, ci vuole coraggio, ma è l’unica strada per sforzarsi a portare più risorse tecniche possibili in prima squadra sperando che si trasformino anche in risorse economiche. E questo ti consente allo stesso tempo di mantenere la Primavera 1 di Serie A e competere contro i club più blasonati. Il Lecce rimane sempre nelle regole. Se poi uno va a vedere la nostra storia, con me responsabile dell’area tecnica, si renderà conto che dalla Primavera sono venuti fuori scudetti e risorse tecniche con ragazzi italiani come Miccoli, Pellè, Rosati, Rullo, quando li ho potuti cercare e trovare».

LA CRISI DEL CALCIO ITALIANO «Non voglio fare il professore. Pensiamo veramente che gli insuccessi della Nazionale siano responsabilità dei presidenti federali o dei ct? Avete visto chi è stato chiamato a guidare l’Italia in panchina dopo gli insuccessi? Allenatori che avevano fatto bene nei club. Pensiamo che Gravina o chi lo ha preceduto sia davvero non all’altezza? Gravina è partito dal marciapiede del calcio e ha scalato tutte le categorie. Coverciano funziona. Abbiamo vinto quattro Mondiali e le strutture di allora non erano superiori rispetto a quelle di adesso. Dunque le ragioni saranno altre e andranno valutate bene. Forse la colpa è di un sistema strutturale che si fa fatica a cambiare. E non si cambia sparlando in tutte le sedi, anche chi non avrebbe alcun titolo: ma sedendoci a un tavolo o più tavoli per il bene della Nazionale».

DI FRANCESCO «Eusebio in questa stagione, per il lavoro che ha svolto e per come lo ha svolto, avrebbe meritato molto di più. Purtroppo abbiamo dovuto fronteggiare tanti infortuni. La squadra ha raccolto meno di quanto avrebbe meritato sul campo».

IL LECCE SEGNA POCO «A fare gol nel nostro campionato fanno fatica tutti, basta vedere nella classifica dei cannonieri quanti sono oltre i 10 gol oltre Lautaro: guardateli, sono due e parliamo di giocatori top. Noi abbiamo Stulic che viene dal Belgio, dove in un campionato qualificante, ha fatto 16 gol. Cheddira nell’ultima stagione in Italia, al Frosinone, ne aveva fatti 9. E per un attaccante ripetersi non è mai facile. Poi vale un po’ la storia della coperta corta. Per fortuna non abbiamo subito tanto, meno degli altri che lottano per non retrocedere. E abbiamo segnato meno, sì».

MESSAGGIO AI TIFOSI «Ci sono cose che vorresti dire ma il tifoso non ragiona con il sano realismo. E certe cose non le capirebbe mai. Bisogna partire dal presupposto che per rimanere nel tempo è necessario essere sostenibili economicamente. Un modello che il Lecce con a capo il presidente Sticchi Damiani – invertendo la rotta dopo l’ultima retrocessione – ha voluto fare suo e che, per quanto riguarda l’area tecnica, stiamo portando avanti insieme a Stefano Trinchera e al presidente stesso. Certo, per un manager sarebbe più facile non avere il vincolo della sostenibilità, ma sono figlio di questo territorio e vorrei sempre un Lecce presente nel tempo. Sono all’ultima curva e forse non farò in tempo a vedere, non il tifoso leccese, ma parlo di tifoserie in generale, capaci, come negli altri Paesi o come è successo ai modelli italiani Empoli e Sassuolo, di capire il club dopo le cadute. Perché il rischio è che si perda il sano realismo».

IL MERCATO «Lascia stare il mercato. Siamo tutti concentrati su questo mese di fuoco».

UN NOME RIFERIBILE AL PASSATO E ANCORA IN SQUADRA «Falcone, per quello che fa da anni meriterebbe una top».

UN ACQUISTO DECOLLATO «Tiago Gabriel».

NOMI PER IL FUTURO «Dico quattro italiani, così quelli del Lecce straniero se li appuntano: il difensore centrale Cafasso, le ali Persano e Cipressa. E il portiere Lupo. Sono tutti nazionali. E poi mi concedo due stranieri, 2007 e 2008: Dalla Costa, terzino sinistro belga, e il portiere bulgaro Penev».

Calciomercato Juve: piano Bernardo Silva attivato! Presentato il progetto per convincerlo a trasferirsi a Torino, spicca l’ingaggio fuori parametri

Calciomercato Juve: i bianconeri hanno presentato questo progetto a Bernardo Silva per convincerlo a trasferirsi a Torino. Ecco tutti i dettagli

Se l’anno scorso il colpo a sorpresa dell’estate era stato l’approdo di Kevin De Bruyne al Napoli, il protagonista indiscusso dell’attuale calciomercato internazionale è senza dubbio Bernardo Silva. Il fantasista portoghese ha ufficialmente salutato il Manchester City, scatenando una vera e propria asta europea che vede la Juventus in prima linea per assicurarsi le sue impareggiabili geometrie.

Ultime notizie Calciomercato LIVE: tutte le novità del giorno

Il progetto di Spalletti e i colloqui con Mendes

Nonostante i 32 anni da compiere il prossimo agosto, il talento dell’ormai ex Citizens rappresenta una garanzia di assoluta eccellenza. Secondo quanto riportato da Tuttosport, la dirigenza bianconera si è mossa con largo anticipo, avviando i contatti già prima di Pasqua e presentando un piano tecnico estremamente solido. Sotto la regia del potente procuratore Jorge Mendes, i dialoghi tra la Continassa e l’entourage del giocatore hanno assunto una cadenza settimanale. A convincere il portoghese è in primis l’ambizioso progetto di Luciano Spalletti, che gli garantirebbe un ruolo da assoluto protagonista sulla trequarti bianconera.

L’offerta economica: un’eccezione al tetto salariale

Per battere la concorrenza, la Juventus è pronta a un importante sacrificio finanziario. Se pilastri come Kenan Yildiz e Dusan Vlahovic rientrano in un rigido tetto salariale di 7 milioni di euro, per arrivare a Bernardo Silva la società è disposta a spingersi fino a 8-9 milioni netti a stagione. Si tratterebbe di un’operazione da oltre 30 milioni di euro complessivi tra ingaggio e commissioni, resa economicamente sostenibile solo attraverso la matematica qualificazione alla prossima Champions League.

La concorrenza del Barcellona e la scelta finale

La strada verso la fumata bianca presenta però ostacoli di altissimo livello. Oltre alle ricchissime offerte provenienti dalla Saudi Pro League e dalla MLS, la vera minaccia europea è rappresentata dal Barcellona. Il club catalano esercita infatti un fascino magnetico sul giocatore fin dalla sua infanzia.

Tuttavia, il fuoriclasse ha espresso un forte gradimento per la Serie A, rassicurato anche dai consigli di Pep Guardiola e del suo “sponsor” in bianconero Chico Conceiçao. Il portoghese si è preso ancora due settimane per decidere: Torino spera che la solidità del nuovo ciclo juventino possa prevalere sui petrodollari esteri e sul fascino della maglia blaugrana.

Ferrara a 360°: «Juve, giusto rinnovare Spalletti ma Vlahovic…La verità sul futuro di Conte. Ecco chi vedrei bene in FIGC»

Ferrara, ex difensore ed ora opinionista, ha rilasciato queste dichiarazioni per inquadrare la situazione attuale in Serie A. La sua intervista

Ciro Ferrara sarà uno dei talent del Mondiale 2026 raccontato da DAZN. Su La Gazzetta dello Sport oggi ha proposto queste riflessioni sul calcio italiano.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

GIUSTO RINNOVARE SPALLETTI «Sì. Su Dazn avevo detto che la permanenza di Spalletti doveva essere svincolata dai risultati perché stava lavorando bene e il ds Ottolini aveva confermato che il futuro sarebbe stato con lui. Per quello che Luciano ha fatto, direi che ci sono pochi dubbi: la squadra ha forse lasciato per strada qualche punto, per esempio contro il Cagliari, ma a livello di occasioni da rete ha sempre creato tantissimo. Fino a qualche settimana fa era in debito con la fortuna, ma a Bergamo ha centrato un successo… sofferto».

IL SUO PRINCIPALE MERITO «Ha lo spogliatoio in mano, ma soprattutto l’esperienza e la bravura per guidare la Juve».

RINNOVARE VLAHOVIC «Dipende dall’aspetto economico. Le cifre attuali (i 12 milioni netti che il serbo guadagna, ndr) sono da dimenticare. Se l’ingaggio fosse inferiore, penso che Vlahovic possa essere un giocatore da Juve. Non so se titolare, ma in rosa può starci».

COSA DEVE FARE LA JUVE «In Italia l’obiettivo di tante società è entrare in Champions perché economicamente è fondamentale. In passato alla Juve prima dovevi pensare a vincere lo scudetto perché quello automaticamente ti faceva partecipare alla Champions. Per questo dico che la Juve deve prima di tutto lottare per il tricolore. Non è detto lo conquisti per forza, ma l’obiettivo deve essere quello. Sarà avvantaggiata dal partire con Spalletti che conosce il gruppo».

LO SCUDETTO È DELL’INTER «Sì, direi di sì. Da qualche settimana, aggiungo… Chivu è stato bravo perché, anche se ha una squadra molto profonda, ha gestito bene il gruppo. Non era così scontato che un allenatore alla prima esperienza, pur bene inserito nell’ambiente, ci riuscisse. Ho vissuto una situazione del genere e non è andata bene… D’accordo c’è stata l’eliminazione dalla Champions contro il Bodo, ma tanto di cappello a Chivu».

IL GIOCATORE DECISIVO PER L’INTER «Calhanoglu, ma anche Pio Esposito ha dato un grande contributo».

IL NAPOLI SENZA INFORTUNI AVREBBE FATTO MEGLIO «Di sicuro. Antonio (Conte, ndr) è un vincente ed è stato bravo a gestire l’emergenza, a trovare soluzioni che gli hanno permesso di restare in zona Champions. L’annata resta positiva perché il Napoli ha vinto la Supercoppa e potrebbe arrivare secondo».

CONTE ANDRA’ VIA «L’anno scorso ero convinto che Antonio sarebbe rimasto e così è stato. In questa stagione, a un certo punto, ho avuto il dubbio che andasse avanti, poi mi sono ricreduto. Spero che l’incontro tra lui e il presidente ci sia presto e parlino del futuro».

CHI VORREBBE AL SUO POSTO «È un’eventualità che ora non prendo in considerazione. Conte è la persona perfetta per continuare questo progetto».

È ANCHE UNO DEI CANDIDATI PER GUIDARE LA NAZIONALE «È vero, in una situazione così difficile del calcio italiano, può essere la figura giusta, ma questo non vuol dire che sarà di sicuro il nuovo ct. Lui e a Allegri non sono liberi: dipende dai loro club».

ALLEGRI RIPORTERA’ IL MILAN IN CHAMPIONS «Deve, deve… Il Milan è sempre stato secondo in classifica e ha lottato per lo scudetto. Il ko con il Napoli è stato una bella botta e contro l’Udinese l’ho visto spento. A Verona non può sbagliare perché le altre corrono».

TRA GASP E LA ROMA È BUFERA «Come risultati Gasperini è in linea con quello che gli veniva chiesto. Questa diatriba dovrebbe essere portata avanti e conclusa internamente».

QUAL È LA SQUADRA CHE GUARDA PIÙ VOLENTIERI «Il Como lo vede sempre quando posso, anche se mi spiace che non schieri neppure un italiano».

IL TERZO MONDIALE SENZA ITALIA «Dobbiamo prenderne atto: non abbiamo i migliori in circolazione e gli italiani non crescono più. Bisogna dare spazio ai giovani. Non basta mettere una percentuale di italiani nelle rose: devono poi avere la possibilità di giocare, altrimenti è tutto inutile».

MALAGÒ O ABETE ALLA GUIDA DELLA FIGC «Malagò mi sembra che possa essere il profilo giusto anche per l’orientamento delle società di A. Anche Abete però è bravo e lo conosco bene visto che è stato il mio presidente. Di certo in Figc vedrei bene Maldini come riferimento per l’area sportiva».

Milan, Allegri a pranzo con Furlani e Tare: vertice per Champions, futuro e calciomercato. Di cosa si è parlato, ecco i temi sul tavolo

Milan, Allegri è andato a pranzo con Furlani e Tare: quali sono stati i temi sul tavolo del vertice tra l’allenatore e la dirigenza

Un incontro cruciale per definire il presente e pianificare il futuro. Al centro sportivo di Milanello, l’allenatore Massimiliano Allegri e l’amministratore delegato Giorgio Furlani si sono ritrovati a pranzo al termine della seduta di allenamento, sotto gli attenti occhi anche del direttore sportivo Igli Tare. Un vertice strategico per compattare l’ambiente a due giorni dalla fondamentale trasferta contro il Verona. Lo riporta La Gazzetta dello Sport.

Ultime notizie Calciomercato LIVE: tutte le novità del giorno

Unità d’intenti e l’obiettivo Champions League

L’obiettivo immediato è lasciarsi alle spalle la recente e dolorosa sconfitta casalinga subita contro l’Udinese. Il match del Bentegodi rappresenta un crocevia stagionale: approfittando del passo falso del Como contro il Sassuolo, il Milan ha infatti la grande opportunità di allungare a +5 sulla quinta in classifica, blindando così la qualificazione alla prossima Champions League. La dirigenza ha voluto manifestare la propria assoluta vicinanza alla squadra e al tecnico, considerato dal club il vero e proprio architetto della rinascita rossonera e della futura ricostruzione europea.

Calciomercato e il ruolo da manager di Allegri

Durante il pranzo di lavoro si è parlato ampiamente anche della programmazione per la prossima stagione. Le idee sono chiare: per affrontare al meglio i ritmi serrati dei match internazionali, Allegri chiede rinforzi di spessore, con l’innesto di almeno un top player per reparto. C’è già una totale convergenza con la società sulle priorità del calciomercato: serviranno un grande centravanti, un difensore affidabile e un centrocampista di livello. La dirigenza intende accontentare il mister, coinvolgendolo attivamente nella catena decisionale e cucendogli addosso un ruolo sempre più da manager. Il club non ha dubbi: vuole trattenere il tecnico toscano per aprire un lunghissimo ciclo.

Il richiamo al passato: Furlani come Galliani

A margine del vertice sportivo, non è passato inosservato un dettaglio stilistico carico di significati: Furlani si è presentato con una cravatta gialla, iconico accessorio simbolo della gloriosa era di Adriano Galliani. Proprio con lo storico dirigente, Allegri condivise una straordinaria comunione d’intenti, culminata con la conquista del suo primo scudetto rossonero e della Supercoppa Italiana. Un affascinante richiamo al passato vincente, per ispirare il Milan del futuro. Dettagli che il tecnico stesso approfondirà nella conferenza stampa di presentazione della sfida.

Yildiz in dubbio per Juve Bologna? ‘Allarme’ ginocchio e la verità sull’infortunio del turco. Così verrà gestito da qui a fine stagione

Yildiz resta in dubbio per Juve Bologna: la verità sul suo infortunio al ginocchio e come verrà gestito da qui a fine stagione

La marcia di avvicinamento della Juventus verso la delicata e decisiva sfida di campionato contro il Bologna all’Allianz Stadium è turbata da un ostacolo imprevisto e preoccupante. Al centro delle ansie dello staff tecnico c’è la condizione fisica di Kenan Yildiz, frenato da un’insidiosa infiammazione al ginocchio sinistro. Il gioiello turco, per tentare di superare questo fastidio persistente, è stato costretto a svolgere un lavoro differenziato in solitudine alla Continassa per cinque interi pomeriggi, mettendo a forte rischio la sua presenza nella volata finale della stagione.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

I numeri di una stagione logorante: l’imprescindibilità del “dieci”

Le origini di questo sovraccarico articolare sono facilmente rintracciabili analizzando le statistiche fisiche dell’atleta. Fino a questo momento, Yildiz ha accumulato la bellezza di 3.500 minuti stagionali con la casacca bianconera, sfiorando la soglia dei quattromila se si considerano anche i numerosi e dispendiosi impegni disputati con la maglia della Nazionale turca dallo scorso settembre a oggi. Si tratta di un carico di lavoro a dir poco enorme per un ragazzo giovanissimo, ma che è diventato rapidamente un pilastro intoccabile per lo scacchiere tattico dell’allenatore.

Il suo apporto tecnico e carismatico è certificato dagli 11 gol stagionali e da una straordinaria abnegazione in fase di copertura: il “dieci” non si limita alle consuete magie offensive, ma duella metro su metro con i difensori avversari. Da inizio anno ha saltato pochissimi impegni, rivelandosi spesso l’asso nella manica decisivo per ribaltare match complicati, specialmente in Europa.

Il dilemma della panchina e l’ombra del Mondiale

Questo forte logorio fisico pone ora la panchina di fronte a un bivio strategico e medico: chiedergli un ulteriore sacrificio chiedendo gli straordinari o fargli staccare la spina per evitare infortuni più gravi? La decisione finale verrà presa solo nelle prossime ore, valutando se il riposo forzato avrà attenuato il dolore.

Sullo sfondo, oltre alla rincorsa per la qualificazione in Champions e l’obiettivo del terzo posto, c’è il forte richiamo del prossimo Mondiale, che lo attende come protagonista assoluto. La prudenza è d’obbligo. Domani sera si capirà se il turco sarà in campo per guidare la Juventus o se vincerà la gestione cautelativa dei carichi di lavoro.

Napoli McTominay insieme fino al 2030? Lavori in corso per il rinnovo, ecco di quanto verrà aumentato lo stipendio! Ultimissime novità

Napoli McTominay, rinnovo fino al 2030? Di quanto verrà aumentato lo stipendio! Tutti i dettagli sul futuro dello scozzese

Se dentro un solo giocatore se ne nascondono almeno tre, la mossa più saggia da fare è blindarlo senza perdere tempo. Scott McTominay non è una semplice mezzala: è un mediano, un esterno, un centravanti ombra e un leader carismatico. Un autentico “uomo matrioska” che ha conquistato Napoli, spingendo il presidente De Laurentiis a definirlo un professionista dalla personalità pazzesca, elegante, serio e persino un amico. La Gazzetta dello Sport oggi gli dedica un focus.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

Arrivato nell’estate del 2024 dal Manchester United per trenta milioni di euro, una cifra che oggi suona come un clamoroso regalo degli inglesi ai quali andrebbero inviate mozzarelle ogni giorno per ringraziamento, lo scozzese ha impiegato pochissimo per imporsi. I numeri certificano un dominio assoluto, impreziosito dai titoli di MVP e di Campione d’Italia.
• Impatto devastante: in due stagioni all’ombra del Vesuvio ha già collezionato la bellezza di 20 gol in 61 partite. Basti pensare che in Inghilterra ne aveva segnati diciannove in ben centosettantotto presenze.
• Ruolo decisivo: quest’anno è a quota dodici reti, a un passo dalle tredici della sua prima trionfale stagione. Le firme in trasferta a Parma e Cagliari hanno portato punti d’oro, ora manca solo l’esultanza al Maradona che gli manca dallo scorso 7 gennaio.

Il rinnovo come priorità

Per questo rendimento eccezionale, il direttore sportivo Manna sta delineando il futuro. Il contratto attuale scade nel 2028, ma la volontà reciproca è chiarissima e i contatti sono eccellenti. L’obiettivo concreto è prolungare l’accordo fino al 30 giugno 2030, riconoscendo al giocatore un ingaggio da vera star che sfiorerà i cinque milioni di euro.

La notte contro la Lazio

Prima delle firme, però, conta il campo. La delicata sfida di stasera contro la squadra biancoceleste vale una stagione intera. Sfruttando la recente sconfitta del Como a Reggio Emilia, una vittoria del Napoli significherebbe ipotecare virtualmente la fondamentale qualificazione alla prossima Champions League. Un traguardo economico e sportivo vitale, che farebbe suonare la celebre musichetta e darebbe ulteriore solidità al progetto. E per guidare questo luminoso futuro azzurro, la prima imprescindibile pietra miliare non può che chiamarsi Scott McTominay.

Colpo Insigne in Serie A, dubbi spazzati via: contratto già firmato

Nei giorni scorsi si è parlato di Lorenzo Insigne in Serie A: ora arriva l’annuncio che spazza via qualsiasi dubbio

Ha voluto fortemente tornare a Pescara, ha preferito la squadra abruzzese a qualche offerta arrivata anche dalla Serie A. Lorenzo Insigne sta raccogliendo ora i frutti di quella decisione: gol, punti e amore per l’ex capitano del Napoli.

I gol sono quelli che lui ha fatto ed ha fatto fare: quattro reti, sei assist per rendere possibile ciò che al suo arrivo sembrava impossibile, salvare il Pescara. Ora, invece, la missione salvezza è a portata di mano: i playout distano soltanto due punti e c’è rammarico per la sconfitta nello scontro diretto contro la Sampdoria.

Un ko maturato nei minuti finali, ma che non ha cancellato quanto di buono ha fatto la squadra di Gorgone dall’arrivo di Lorenzinho. A 24 anni, il talento di Frattamaggiore ha dimostrato di saper fare ancora la differenza, almeno in Serie B.

Le motivazioni a Pescara non gli mancano, ma anche la forma fisica è quella dei tempi migliori, spazzando via anche i dubbi generati dai tanti mesi lontano dal campo. Ecco allora comparire i primi accostamenti e le prime suggestioni per un ritorno in Serie A.

Insigne può tornare in Serie A? Lorenzo dà la risposta definitiva

In particolare è emersa la pista Monza: i brianzoli sono lanciati verso la promozione (secondi a pari punti con il Frosinone) e un ritorno nel massimo campionato obbligherebbe il club ad alzare il livello qualitativo della rosa.

Insigne parla ad un evento a Pescara
Insigne vuole restare a Pescara (Instagram Pescara Calcio) – Calcionews24.com

Facile pensare ad Insigne per farlo: esperienza e talento al servizio degli uomini di Bianco per lottare per la salvezza. Un’idea però che Lorenzo in questo momento non ha intenzione di prendere in considerazione.

Nella sua testa c’è soltanto il Pescara e la voglia di conquistare una miracolosa permanenza nel campionato cadetto. Ecco allora che a margine di un evento, il capitano degli abruzzesi dice chiaramente qual è la sua decisione per il futuro: “Ho dato la parola al presidente: se rimaniamo in Serie B, c’è l’opzione automatica per la prossima stagione”.

Contratto già firmato in pratica e nessuna possibilità di romperlo per tornare a giocare nel massimo campionato: c’è la salvezza nella mente di Insigne e restare a Pescara sarebbe il regalo più bello.

Inter, Chivu nel post partita: «A 5 giornate dalle fine abbiamo raggiunto l’obiettivo Champions e ora guardiamo avanti per essere competitivi»

Inter Cagliari, nel post gara Chivu è intervenuto ai microfoni di Dazn per analizzare la sfida che si è giocata a San Siro

Nel post gara di Inter Cagliari, Cristian Chivu è intervenuto ai microfoni di Dazn. Queste le dichiarazioni del tecnico nerazzurro:

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

PAROLE – «Obiettivo Champions raggiunto? Mica tanto (ride, ndr). Siamo contenti. Eravamo consapevoli dell’importanza della partita. Nel primo tempo abbiamo avuto delle difficoltà nel giro palla, cosa che ha permesso a loro di occupare bene il campo. Nella ripresa abbiamo alzato l’intensità del palleggio e delle corse. L’abbiamo sbloccata e questa squadra quando ci riesce si rilassa e riesce a divertirsi. I giocatori? Sono tutti a testa bassa col telefono in mano, è una generazione così. Sappiamo tutto quello che di buono abbiamo fatto: a 5 giornate dalle fine abbiamo raggiunto l’obiettivo Champions e ora guardiamo avanti per essere competitivi.

Quanto manca per essere competitivi in Champions? Questi ragazzi si sono lasciati alle spalle quanto accaduto l’anno scorso, non era semplice, hanno sempre reagito e lavorato per mantenere quello che avevano costruito negli anni. In Champions non è mai semplice, affronti avversari di un certo livello e che si rinforzano ogni anno con una marea di soldi. Vogliamo essere competitivi anche lì ed essere sempre sul pezzo. Non è uno scherzo quando si parla di qualificazione in Champions, perché tutti vogliono giocarci. Rinnovo con l’Inter? Di queste cose non ho parlato col club, perché occupato con il raggiungimento dell’obiettivo. Avremo tempo di parlare anche di questo. E’ ancora lunga. Preferisco guardare al campo».

Cagliari, Pisacane dopo il ko: «In attacco serviva più cinismo ora ci rimbocchiamo le maniche e pensiamo a queste ultime 5 partite dove ci sarà da soffrire»

Inter Cagliari, nel post gara Pisacane è intervenuto ai microfoni di Dazn per analizzare la sfida che si è giocata a San Siro

Nel post gara di Inter Cagliari, Fabio Pisacane è intervenuto ai microfoni di Dazn. Queste le dichiarazioni del tecnico rossoblù:

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

PARTITA – «Io penso che a volte ci sono delle cose che se succedono più di una volta vanno analizzate. Se le analizziamo oggi è un difetto. La causa non so se è fisica o mentale. A Sassuolo penso sia stato anche un discorso mentale, oggi devo rivedere la gara. Potevamo gestire meglio l’1-0 Inter in modo diverso poi i valori sono venuti fuori. Come detto prima nel pre gara, anche dare il 100 per cento a volte non basta come oggi quindi dispiace ma siamo consapevoli di affrontare la squadra più forte del campionato, lo dice la classifica. Poi quel gol ha reso tutto più difficile».

VITTORIA CREMONESE E CONDIZIONE – «Io penso che l’Inter non è la prima volta che quando spinge sull’acceleratore fa male e ovviamente contro di noi, fino a quando abvbiamo retto, stavamo anche portando gli episodi dalla nostra parte ma non puoi sbagliare nulla e noi abbiamo concesso nei primi due gol. Con la Cremonese l’abbiamo vinta, 3 passi in avanti ma dobbiamo concentrare tutte le nostre forze. Anno molto intenso dove perdevamo sempre pezzi, squadra giovane ma io penso che questi giovani guidati da alcuni senatori sono quelli che poi ci faranno salvare. Io sono fiducioso».

ATTACCO – «Puoi costruire quando vuoi ma se non riempi l’area fai fatica. Noi abbiamo in alcune partite prodotto e tirato poco in alcune partite. Per cui quando arriviamo li a volte sbagliamo. A Milano abbiamo avuto 2-3 azioni nelle quali saremmo dovuti essere più pericolosi. In attacco serviva più cinismo ora ci rimbocchiamo le maniche e pensiamo a queste ultime 5 partite dove ci sarà da soffrire».

Champions League, volata infuocata: la situazione di Napoli, Milan, Juventus, Como, Roma e Atalanta! I calendari a confronto

Serie A, lotta Champions League aperta: classifica aggiornata e calendario di Napoli, Milan, Juventus, Como, Roma e Atalanta

Il Como di Cesc Fabregas incassa una sconfitta che rischia di pesare più del previsto nella corsa Champions. Dopo il rocambolesco 4‑3 subito dall’Inter al Sinigaglia, arriva il secondo ko consecutivo: al Mapei Stadium il Sassuolo di Fabio Grosso si impone 2‑1, frenando bruscamente la rincorsa dei lariani. Un risultato che complica il percorso di una squadra che, fino a poche settimane fa, sembrava pienamente in controllo del proprio destino europeo.

Ascolta le nostre notizie!

Non hai tempo di leggere? Scopri la nuova sezione Podcast di Calcio News 24 e ascolta i nostri approfondimenti audio.

Il passo falso pesa soprattutto in classifica: il Como resta fermo a 58 punti, scivolando a ‑2 dalla Juventus quarta e a ‑5 dal Milan terzo. Una situazione resa ancora più delicata dal possibile sorpasso della Roma, ora a quota 57 e con l’occasione di scavalcare i lariani, mettendo seriamente a rischio il sogno di qualificarsi per la prima Champions League della loro storia. In questo contesto, il calendario non concede tregua: i prossimi due turni saranno un crocevia decisivo nella lotta serrata per un posto tra le prime quattro.

Le sfide in arrivo – da Roma‑Atalanta a Juventus‑Bologna, passando per Bologna‑Roma e Milan‑Juventus – delineeranno il quadro di un rush finale che si preannuncia più avvincente che mai. Per il Como, però, la sconfitta di Reggio Emilia rappresenta un ostacolo pesante: la squadra di Fabregas dovrà ora trasformare la delusione in energia, perché la rincorsa alla Champions è diventata una vera impresa, dal sapore quasi epico.

Pagelle Inter Cagliari, ecco i TOP e FLOP ai i protagonisti della sfida di Serie A:

Pagelle Inter Cagliari: i Top e Flop tra i protagonisti del match, valido per la 33a giornata di Serie A 2025/26

Pagelle Inter Cagliari: i giudizi sui protagonisti del match, valido per la 33a giornata di Serie A 2025/26. Ecco i voti:

LEGGI ANCHE: Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

Un 3-0 maturato nella ripresa, per un verdetto netto, che avvicina l’Inter allo scudetto. Ecco i giudizi sulle prestazioni individuali più significative del match di San Siro.

I TOP

Nicolò Barella. Il motore inesauribile del centrocampo nerazzurro. Copre porzioni enormi di campo, si inserisce e fa perfettamente entrambe le fasi. Impreziosisce la sua prova raccogliendo una respinta al limite e trafiggendo Caprile con un gran destro all’angolino per il 2-0 che non festeggia in quanto ex. Esce tra la standing ovation di San Siro, sembra definitivamente tornato quello dei giorni migliori

Federico Dimarco. Una spina nel fianco costante sulla corsia mancina. Sblocca la partita con la sua solita qualità, scappando via sulla sinistra ed eludendo Ze Pedro per servire a Thuram il comodo pallone dell’1-0 (il suo sedicesimo assist stagionale).

Hakan Calhanoglu. Il regista imprescindibile di Chivu. Si abbassa sistematicamente per aiutare l’uscita del pallone eludendo la pressione del Cagliari e permettendo alle mezzali di alzarsi. Un lavoro tattico fondamentale che dà respiro ed equilibrio a tutta la manovra.

Piotr Zielinski. Entra a gara in corso e chiude il match con una giocata d’autore assoluta. Suo il meraviglioso gol del 3-0 in pieno recupero: un collo-esterno dal limite dell’area che si infila dritto all’incrocio dei pali, imparabile per il portiere.


I FLOP

Gennaro Borrelli. Troppo irruento e nervoso. Lotta su ogni pallone, ma si fa ammonire presto e rischia l’espulsione andando a saltare col braccio largo su De Vrij. Sostituito non a caso nel primo quarto d’ora della ripresa per evitare di lasciare il Cagliari in dieci.

Ze Pedro. La difesa sarda regge bene per tutto il primo tempo, ma è lui a commettere la sbavatura fatale in apertura di ripresa. Si fa saltare via troppo facilmente da Dimarco in occasione della prima rete interista, aprendo la crepa che farà affondare definitivamente il Cagliari.

Mercato Milan, accordo totale per Gila: indiscrezione sul difensore spagnolo, con cifre e dettagli dell’operazione

Mercato Milan, svolta per Mario Gila: raggiunto l’accordo totale secondo una clamorosa indiscrezione. Tutte le cifre e i dettagli

Il Milan rompe gli indugi e piazza il primo grande colpo in vista della stagione 2026/27. Come riportato da Daniele Longo su Calciomercato.com, i rossoneri hanno raggiunto un accordo di massima per portare a Milano Mario Gila. Il difensore spagnolo, già valorizzato da Igli Tare ai tempi della Lazio, ha dato il proprio sì al club accettando ingaggio e durata del contratto. La trattativa con i biancocelesti è ormai alle battute finali: l’operazione dovrebbe chiudersi attorno ai 25 milioni di euro, consegnando a Massimiliano Allegri un centrale moderno, affidabile e capace di muoversi sia in una difesa a tre che a quattro.

Ascolta le nostre notizie!

Non hai tempo di leggere? Scopri la nuova sezione Podcast di Calcio News 24 e ascolta i nostri approfondimenti audio.

Calciomercato Milan, Gila e la nuova architettura difensiva rossonera

L’arrivo dell’ex Real Madrid si inserisce nella strategia delineata da Allegri: un rinforzo di livello per ogni reparto. Con Gila, il pacchetto arretrato del Milan per il prossimo anno inizia a prendere forma:

  • Le conferme – Lo spagnolo si aggiungerà a Pavlovic, Gabbia, Tomori e De Winter, formando un reparto profondo e competitivo.
  • Il percorso dei giovani – Il talento David Odogu, arrivato dal Wolfsburg nel 2025, dovrebbe partire in prestito per accumulare minuti, mentre il nuovo acquisto Andrej Kostic (bloccato dal Partizan per 3 milioni) inizierà nel Milan Futuro di Massimo Oddo in Serie D, con l’obiettivo di aggregarsi presto alla prima squadra.

L’accordo per Gila, in attesa solo degli ultimi passaggi formali, rappresenta il primo tassello di un mercato che vedrà il Milan impegnato anche nella ricerca di un mediano e di un nuovo numero 9, per completare la rosa competitiva richiesta da Allegri e aprire ufficialmente il nuovo ciclo rossonero.

×