Roma a Di Francesco, ma è all’altezza della situazione?

di francesco
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Ufficializzato l’addio di Luciano Spalletti, la Roma affida la panchina ad Eusebio Di Francesco: pro e contro della scelta

In mattinata la Roma ha diramato un comunicato ufficiale con cui ha annunciato la separazione da Luciano Spalletti, prossimo ad accasarsi all’Inter per rilanciare il nuovo corso nerazzurro. La panchina giallorossa sarà affidata all’attuale allenatore del Sassuolo Eusebio Di Francesco: soltanto un ostacolo legato alla clausola rescissoria pendente sul contratto che lo lega al club emiliano, prima dell’annuncio ufficiale. L’allenatore italiano è quello voluto dal nuovo direttore sportivo giallorosso Monchi, che in tal senso ha sin da subito imposto la sua scelta. Si punta ad archiviare il discorso entro la corrente settimana.

Roma-Di Francesco, i pro della scelta

Eusebio Di Francesco conosce la piazza giallorossa: ci ha giocato da calciatore dal 1997 al 2001, tra gli interpreti dunque del terzo ed ultimo scudetto vinto dalla Roma, l’indimenticabile trionfo della stagione 2000-2001. Considerato il carattere complesso e particolare della piazza, è un aspetto da tenere in dovuta considerazione: se sarà Di Francesco il prossimo allenatore della Roma ci troveremmo di fronte ad un profilo che già conosce il mondo a cui andrà contro. Potrebbe dunque apprestarsi a vivere la nuova esperienza forte di un background il cui picco si è concretizzato proprio nell’esperienza vissuta nella capitale. Certo, essere l’allenatore è altra roba: conoscere però l’ambiente in cui si va a lavorare mette quantomeno al riparo dai problemi di ambientamento che spesso si rivelano poi decisivi nei conteggi finali.

Roma-Di Francesco, i contro della scelta

Eusebio Di Francesco è l’allenatore giusto per le ambizioni che una squadra della caratura della Roma deve necessariamente avere? Ha accumulato la necessaria quantità – e qualità – di esperienze che portano poi a determinare le sorti di un grande club? L’attuale allenatore del Sassuolo è l’uomo giusto al momento giusto? La premessa è che appare necessario porsi dei punti interrogativi: innanzitutto proprio sul tenore della squadra che va a guidare rispetto a quelle che ha invece già allenato. Dal Sassuolo alla Roma il salto è talmente importante che apparirebbe superficiale non porsi determinate domande. Anche e soprattutto sulle ambizioni che la proprietà statunitense ha scelto di perseguire. Di Francesco nel quinquennio al timone del Sassuolo – la squadra più strutturata che l’allenatore ha guidato – ha messo in luce aspetti positivi e meno: traiettoria senz’altro ascendente dalla promozione nella massima serie fino alla scorsa estate, nel corso dell’attuale campionato le circostanze hanno mutato lo scenario che appariva ipotizzabile, con il Sassuolo che ha deluso le aspettative senza però che il suo tecnico fosse messo in discussione dalla proprietà. Il grande salto dunque non arriva nel punto massimo della carriera di Di Francesco, ma in un frangente in cui magari lo stesso allenatore può essere ulteriormente motivato a dimostrare il suo effettivo valore.

La questione tattica

Meglio non lanciarsi in analisi sul nuovo organico, nei pezzi che Di Francesco chiederà a completamento del puzzle Roma, o dei sacrifici che la società dovrà perseguire per far quadrare le risultanze del bilancio. Troppo presto, aspettiamo quantomeno l’ufficialità del nuovo sentiero. Quel che è lecito proporre è invece un discorso prettamente tattico: Eusebio Di Francesco ha fatto del 4-3-3 il suo credo inattaccabile ed è con questo che procederà nello sviluppo della sua carriera. Ed è dunque il modulo della sua prossima Roma: a bocce ferme, avrebbe gli interpreti per metterlo in atto efficacemente. Attaccanti esterni rapidi e di buona inventiva – Salah su tutti, Perotti ed El Shaarawy perfettamente adattabili al suo modello – in grado di garantire ampiezza all’impianto, un centravanti che anche nel campionato italiano ha ora mostrato l’attitudine palesata nel resto della sua carriera. Centrocampisti che si alternano tra specializzati in cabina di regia – De Rossi e Paredes – e mezzali di qualità abili ad aggredire lo spazio (Nainggolan, Strootman ed il recuperato Florenzi), difensori rapidi quali Manolas e Rudiger. Alla Roma di oggi, con Di Francesco domani, si dispone del necessario dinamismo per non rinunciare ad un ambizioso 4-3-3. Basterebbe dunque modificare il meno possibile.