Roma, Montali insiste: “Il calcio non ha coraggio di cambiare”

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© foto www.imagephotoagency.it

Il coordinatore delle risorse umane della Roma, Gian Paolo Montali, intervenuto questa mattina ai microfoni di Radio Anch’Io lo Sport, in onda su Rai Radio 1, ha rilasciato alcune dichiarazioni per commentare quanto accaduto ieri sera all’Olimpico nel posticipo tra Lazio ed Inter: “Io penso che innanzitutto la cosa che dovrebbe indignare chi si occupa di sport in questo Paese è quello che è successo ieri sera all’Olimpico. Ieri chi era più in imbarazzo sul campo erano i giocatori dell’Inter, la società  ed il presidente. Si è scritta una delle più brutte pagine dello sport italiano. Ieri qualcuno ha detto che il calcio non è uno sport (Sconcerti a Sky Sport 24, ndr), ma non mi trovo d’accordo. Io ho tastato il calcio in prima persona, ed è uno sport. Vedere l’Inter ieri, una squadra così forte, così nobile, dover giocare in quelle condizioni è stato imbarazzante. Magari l’Inter ieri se avesse giocato come sa avrebbe vinto comunque, ma quella scritta ieri è veramente una brutta pagina di questo sport”.

Sulle gare da giocare in contemporanea: “Si era già  parlato e si era detto che fosse necessario. Ormai era stato deciso così, ma se le gare di ieri fossero state giocate tutte allo stesso orario sicuramente qualcosa sarebbe andato diversamente. Oggi sarebbe bello sentire chi si occupa di sport in questo Paese, ma quello che è successo ieri è bruttissimo. C’è la paura che il calcio sia condizionato da cose esterne che non abbiano niente a che fare con l’etica sportiva. Ricordo le parole di Fabio Capello che destarono molto clamore, ma in questo caso qua mi sembrano alquanto attuali. Noi mercoledì sera giocheremo contro l’Inter, una grande squadra, e se giocherà  l’Inter una partita straordinaria, saremo i primi a riconoscerlo e questo credo sia la vera realtà  dello sport in Italia”.

Sulla possibilità  di aver visto un Parma lassivo come lo è stata la Lazio: “Io c’ero a Parma e chi ha visto la partita non può pensare ad uno scenario simile. Noi a Parma abbiamo giocato contro una squadra che dal punto di vista delle motivazioni non aveva tanto da chiedere alla classifica, ma ha giocato con una determinazione ed un furore incredibile e si è comportato ad squadra con cultura sportiva ed etica sportiva. Se iniziamo a mettere in dubbio queste cose qua, sarà  molto difficile per questo Paese cambiare. Bisogna cambiare la cultura di questo Paese a partire da queste cose qua. L’odio tra Roma e Lazio ci sarà  sempre, ma rischiamo di far nascere quello tra altre squadre ed altre componenti. Possiamo anche fare gli stadi di proprietà , ma quello che dobbiamo bandire da questo mondo è l’odio così acccanito verso l’avversario. Qui però le persone hanno paura di cambiare e per questo non vogliono cambiare. Il mondo del calcio deve invece avere la paura di rimanere uguale, non di avere le motivazioni per fare qualcosa di forte e di voler cambiare. Oggi è toccato alla Roma, domani toccherà  al Milan, poi alla Juventus e così via…a livello istituzionale, con una cultura diversa, bisogna avere il coraggio di non rimanere uguali. E’ chiaro che l’interesse dello sport va tutelato prima di ogni altro interesse. Io credo che soltanto con la buona volontà , trovandosi intorno ad un tavolo, si potrà  discutere di tutto. Mercoledì si tornerà  a giocare e poi diventa una situazione simile a quella del Gattopardo…noi scenderemo per cercare di giocare al calcio con una passione che noi ci mettiamo tutti giorni”.

Infine, un commento sul gesto dei “pollici versi” di Francesco Totti al termine del Derby: “E’ un gesto molto particolare, fatto alla fine della partita, verso la propria curva, con la curva che chiedeva questo e lo si evince da alcune immagini. Questi sono episodi che rimangono nell’ambito degli sfottò tra le varie squadre. E’ chiaro che ora tutto diventa opinabile. Ognuno vede quello che vuole in qualunque tipo di gesto ed io credo che quello di Totti fosse rivolto verso i propri tifosi, non contro qualcuno”.