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Editoriale

Verona-Juve, la rivincita di Tudor è un po’ anche quella di Pirlo

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Un sorprendente Verona-Juve regala una gustosa rivincita a Tudor e acuisce pesantemente la crisi della Vecchia Signora, alla seconda sconfitta in pochi giorni

Verona-Juve conclude una delle settimane più negative dell’ultimo decennio a tinte bianconere. E pensare che il pareggio strappato contro l’Inter grazie al rigorino di Dybala sembrava potesse essere un punto di partenza invece che un malinconico punto di arrivo.

Dall’imbarazzante contropiede concesso a Maxime Lopez mercoledì scorso alla scialba e disordinata prestazione del Bentegodi. In pochi giorni la Vecchia Signora ha letteralmente buttato nella spazzatura i vigorosi passi avanti, se non altro sul piano del risultato, compiuti nell’ultimo mese.

Come sostiene con logica Max Allegri, poco ha senso allo stato attuale discutere di obiettivi. C’è da lavorare. E parecchio, perché questa non può essere la vera Juve. Inchiodata nel giro di un quarto d’ora ed elettrizzata da un volenteroso, ma iellato, Dybala e nulla più. Senza continuità e mentalità, ecco che la figuraccia al cospetto dell’Hellas Verona è servita su un piatto d’argento.

Il redivivo Cholito Simeone confeziona un graditissimo regalo per il suo allenatore, protagonista di un lavoro straordinario sin qui sulla panchina scaligera. Perché per Igor Tudor, checché ne dica il diretto interessato, questa è una clamorosa rivincita sul suo recentissimo passato.

L’esperienza in bianconero, seppure solo da collaboratore di Pirlo, non rimarrà negli annali ma appare sempre più chiaro come il tecnico croato meritasse maggiore fiducia e considerazione. E anche il “Maestro” bresciano starà vivendo di luce riflessa considerato lo scempio dell’attuale gestione allegriana. Segnale tangibilissimo che forse i problemi più evidenti non erano (e non sono) al capitolo allenatore.

Eppure già impazza sui social l’hashtag #allegriout, tipica reazione di pancia e non di cervello. Colui che tre mesi fa veniva considerato il Messia cui sarebbe bastata la sola imposizione delle mani per restituire ai tifosi una Juve da primato, ora sbertucciato come l’ultimo dei dilettanti. Ci vuole “halma”.