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Verona, Simeone: «Giocare la Champions sarebbe bellissimo, ma qui sto bene»

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L’attaccante del Verona Simeone ha parlato della sua stagione all’Hellas e del suo futuro

Giovanni Simeone, attaccante del Verona, in una intervista a La Gazzetta dello Sport ha parlato della sua stagione all’Hellas e delle voci sul suo futuro.

STAGIONE PROLIFICA «Se me l’aspettavo? Forse non con questi numeri, ma sapevo che sarebbe andata bene perché ho creduto molto nel lavoro che ho fatto. Sto andando bene e posso crescere ancora».

NESSUN RIGORE – «Quando arrivo in una squadra c’è sempre lo specialista. Mi dico sempre, nella prossima li tiro io. Stavolta ci siamo detti con Toni (Barak, ndr) che dopo i 40 punti tiravo io. Così è stato ma abbiamo avuto un solo rigore».

TRE MOTIVI STAGIONE DA RECORD – «Direi questi: il fatto che ho trovato un mio equilibrio. Poi il gruppo Verona, fortissimo, che mi ha aiutato tanto: l’amicizia che ho avuto da loro è stata decisiva. Quasi una volta alla settimana usciamo insieme a cena, siamo almeno 6-7 a volta. Così stiamo più tempo insieme, ci divertiamo e nel frattempo cementiamo l’unione. Terzo motivo la società, intesa come filosofia, modo di essere Hellas che mi rispecchia molto».

OBIETTIVO EUROPA – «La speranza di poterci arrivare l’abbiamo sempre avuta, ma con gruppo e club c’erano patti chiari. Tudor lo diceva sempre: non è il risultato che conta, è l’atteggiamento, il rispettare il nostro gioco. E ci siamo riusciti».

OSCAR STAGIONALI – «Ok, disponiamo un 3-4-2-1, come il mio Verona. In porta Maignan senza alcun dubbio, è fortissimo. Che affare ha fatto il Milan. In difesa Becao, una vera “bestia”; Bremer, un centrale solidissimo e completo che mi ha impressionato. E poi Skriniar, che mi piace tantissimo. In mezzo non si può non mettere Tonali e Barella, in quella zona con la Nazionale siete a posto per un bel po’. Ai lati dico Faraoni che è una garanzia per le due fasi, dà una grande sicurezza. E Theo Hernandez: le sue enormi qualità sono sotto gli occhi di tutti. Dietro la punta, Barak e Caprari. Sarò di parte, ma hanno disputato una stagione fantastica e meritano di esserci. Davanti Leao: è letteralmente esploso, un campione che ha fatto la differenza nel Milan».

MIGLIORI GIOVANI – «Ne dico sei. Hickey, bravissimo, e Zalewski, mamma mia che giocatore. I nostri Ilic, un giovane che gioca come un senatore, e Coppola, che ha tante qualità che lo fanno diventare completo: alto, ma veloce, forte fisicamente e ha un fuoco dentro difficile da trovare in un 2003. Poi Scamacca, che questa stagione ha mostrato quanto sia forte. E infine Altare: gli manca un po’ d’esperienza ma nel giro di un anno, da quando stavo in ritiro con lui, è migliorato tantissimo e può ancora crescere. Sì, è già del ‘98, ma per l’Italia è giovanissimo».

LOTTA SCUDETTO – «Non è ancora finita ma penso di sì. Mi hanno impressionato sia l’Inter che il Milan. A dirla tutta, dentro il campo ho sofferto molto di più contro l’Inter, è dura giocarci contro. Ma il Milan merita perché, a parte la qualità del suo calcio, ha un’altra cosa, non so bene come spiegarla, diciamo un’energia diversa, che l’Inter non ha».

FUTURO – «Non so ancora cosa succederà, spero tanto che mi riscattino dal Cagliari (10,5 milioni di euro la cifra fissata ndr). Sto così bene con il gruppo che voglio godermi ogni minuto di allenamento. Dunque sinceramente non ho idea di cosa mi aspetti, ma sono felice qui e se dovessi restare sarei molto, molto contento».

GIOCARE IN EUROPA – «Normale che un giocatore con ambizioni cerchi la possibilità di crescere. Giocare in Champions o in Europa League è una delle cose più belle. Farlo col Verona sarebbe stato bellissimo, ma penso che se questo gruppo restasse lo stesso, ci potrebbe davvero arrivare. Liga o Premier? Non so, a me tutti dicono di vedermi in Inghilterra. Ma io sinceramente non so dove mi vedo. Se dovessero riscattarmi e poi rivendermi, mi piacerebbe anche andare a giocare contro mio papà, in Spagna. Vedremo, forse non ci crederete, ma ora come ora sono concentrato solo sulla sfida con la Lazio, per me è molto importante finire con 17 o 18 gol invece che 16. Sono fatto così. Tra una settimana mi sposo con Giulia a Firenze, la sua città. Tudor mi ha chiesto se sono pronto e io gli ho riposto: sì, mister, ma io ora penso solo a fare gol alla Lazio. Questo sono io».