Acciughina a chi? Allegri conquista la Juve con la forza, ma nulla sarà più come prima

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Il caso Bonucci, con l’inevitabile cessione al Milan, dimostra la forza di Allegri, leader indiscusso di una Juve che ha messo il tecnico al centro del villaggio: scelta giusta? Per l’allenatore il difficile viene adesso

Gli Autogol, celebre pagina Facebook che da sempre si prende gioco di allenatori e calciatori, ha fatto di Massimiliano Allegri un vero e proprio cult. Straordinaria l’imitazione del tecnico della Juve, diventato per tutta Italia “acciughina”. E celebri, per acciughina, sono i continui accostamenti a Conte, il duro, quello che ha segnato la grande rinascita dei bianconeri. La faccia da cattivo, da mostro insaziabile dell’attuale allenatore del Chelsea è stato uno spettro con il quale Allegri si è dovuto confrontare fin dai suoi primi anni di Juve. Perché nell’estate del 2014 il pessimismo era tanto, ma da buon livornese l’ex Milan ha preso tutto con sorriso, ironia e serenità. E si è conquistato l’amore dei tifosi bianconeri con la faccia da buono, sul campo, a suon di vittorie, aprendo un secondo straordinario ciclo.

Contro Bonucci ha vinto Allegri: Agnelli ha scelto Max

Ma quell’Allegri non esiste più. Non dopo il caso Bonucci. Il tecnico ha avuto il coraggio di affrontare a muso duro un leader dello spogliatoio che si era fatto prendere la mano da una personalità debordante ed eccessiva. Prima la lite di Palermo, poi la tregua armata dopo la tribuna di Oporto, ma il piatto conclusivo è stato il più amaro: quell’intervallo a Cardiff ha reso i rapporti fra Bonucci e Allegri sempre più tesi. E l’allenatore, prima di firmare il rinnovo di contratto, ha messo spalle al muro la Juve, dettando una sola condizione: o me, o Bonucci. Agnelli, Marotta e Paratici, vuoi che stima, gratitudine e fiducia nel progetto hanno scelto l’allenatore. Andando anche contro la parte più sanguigna del tifo, che da sempre ha elevato Leo a capopopolo.

Allegri è avvisato: un Bonucci-bis non sarà tollerato

Da acciughina, nei tre anni di Juve, Allegri si è trasformato in un allenatore cinico, orientato al risultato e con una personalità fortemente agentica. E il fascino dell’uomo duro, del padre padrone, ha sempre sedotto l’ambiente bianconero, affezionato a veri e propri mostri sacri come Lippi, Capello e Conte. Per conquistare la Juve Allegri ha avuto bisogno del pugno di ferro e la società lo ha appoggiato. Prima di tutto il rispetto, proprio per questo Bonucci è stato accompagnato con garbo alla porta.

Ma alla fine della fiera chi avrà ragione? Allegri o il difensore dissidente? Solo il campo potrà dire se la scelta di sacrificare il leader dello spogliatoio si rivelerà azzeccata. Intanto l’allenatore dovrà fare, se serve anche usando il bastone, una sola cosa: vincere. Ma stavolta la società avrà un pizzico di pazienza in meno. E al primo errore sarà difficile che possa vincere di nuovo Max il duro.

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