Bomber da retrocessione: quando i gol non bastano per salvarsi

falcinelli
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La storia recente della serie A è piena di bomber che hanno raggiunto la doppia cifra ma sono retrocessi. I numeri confermano che in Italia il singolo non basta, vince sempre il collettivo

Storie di retrocessioni e storie di bomber. In serie A non si vive solo di gol e per restare nella massima serie non bastano attaccanti che vanno in doppia cifra. Lo sa bene il Palermo che nonostante i 10 gol di Nestorovski è ultimo in classifica e attende solo la matematica certezza della retrecessione. L’attaccante macedone è a secco da 2 mesi ma nel resto dell’anno ha diviso in maniera equa i suoi gol. Ha vissuto il suo magic moment a cavallo tra ottobre e novembre segnando quattro reti consecutive e in totale le sue marcature hanno fruttato 10 dei 16 punti totali del Palermo. Discorso simile ma dai risvolti diversi per Diego Falcinelli. L’attaccante del Crotone, con il gol di domenica a Marassi, ha raggiunto quota 12 reti e sta trascinando i calabresi alla disperata rincorsa dell’Empoli per l’ultimo posto disponibile in serie A. Quando Falcinelli segna il Crotone vince quasi sempre, come successo nelle ultime quattro giornate in cui il numero 11 è andato a segno quattro volte tra le quali c’è la doppietta decisiva contro l’Inter.

Il pallonetto di Falcinelli in Crotone-Inter

Falcinelli e i suoi fratelli

Se il Crotone dovesse retrocedere, Falcinelli sarebbe in ottima compagnia tra quegli attaccanti che nonostante abbiano raggiunto la doppia cifra non sono riusciti a garantire la salvezza della propria squadra. Da quando esiste la Serie A a 20 squadre (stagione 2004-05) tra le squadre retrocesse c’è sempre stata almeno una formazione che aveva tra le sue fila un bomber in grado di raggiungere la fatidica doppia cifra. Le eccezioni sono rappresentate dalle stagioni 2014-15 e 2015-16 in cui nessun calciatore delle squadre retrocesse ha raggiunto i 10 gol. È singolare notare che nella maggior parte dei casi è la squadra ultima in classifica ad avere il “bomber da retrocessione”, come nel caso del Livorno che per tre volte è arrivato ultimo pur avendo tra le sue fila un attaccante prolifico. Addirittura nella stagione 2013-14 il brasiliano Paulinho realizzò la bellezza di 15 gol che tuttavia non bastarono ad evitare la retrocessione per gli amaranto. Lo scettro di questa speciale classifica marcatori è detenuto da Cristian Riganò che nella stagione 2006-07 mise a segno 19 gol con la maglia del Messina, anche in quel caso retrocesso come ultimo a fine anno.

Il gol numero 19 di Riganò con la maglia del Messina

Il singolo non basta: in Italia vince il collettivo

Questi numeri testimoniano una tendenza tipicamente italiana che esalta il collettivo a scapito del singolo: nella maggior parte dei casi i gol dei bomber citati rappresentano una fetta molto grande dei gol fatti dalla squadra nell’arco di tutta la stagione, con percentuali che oscillano tra il 30% e il 50% del totale. A questo dato si aggiunge che in quasi la totalità dei casi le squadre retrocesse hanno la peggior difesa del campionato. Poche alternative offensive e scarsa organizzazione tattica: un cocktail fatale che porta dritti in Serie B.

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