Immobile: «Al Dortmund avrei potuto fare di più»

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L’attaccante della Lazio e della Nazionale Italiana, Ciro Immobile, ha affrontato vari temi ai microfoni: dalla sua esperienza in Germania agli Europei di Francia

Ciro Immobile, attaccante della Lazio, autore di una delle reti messe a segno dall‘Italia contro il Liechtenstein, ha rilasciato un’intervista ai microfoni della rivista Kicker, affrontando diversi argomenti: «Italia – Germania? Dei tedeschi mi piace tanto Mesut Ozil, ma noi abbiamo Buffon, il miglior portiere al mondo. L’eliminazione agli Europei? Non ho mai sofferto così tanto nella mia carriera. Eravamo allo stesso livello, ma siamo dovuti tornare a casa a mani vuote. Mi sono serviti giorni per farmene una ragione. Adesso vedremo a che punto siamo e se ce la giocheremo alla pari. Il Napoli? Resta nel mio cuore, è non uscirà mai da lì. Ma sono un professionista e gioco per la Lazio. Ogni giorno auguro il meglio ai partenopei, tranne quando gioca contro il mio club. Il mio idolo? Del Piero, era all’apice della sua carriera quando ho cominciato. Anche se il migliore in area di rigore era Trezeguet. Quando lo vedevo in allenamento restavo a bocca aperta. Klose? Un mito. Sono contento del suo record di goal ai mondiali e che sia entrato a far parte della nazionale. Fa parte della storia della Lazio, mi servono solo 45 goal per superarlo nella classifica dei cannonieri della storia del club, un gioco da ragazzi (ride, ndr). Higuain? Un calciatore non ha molti anni a disposizione. Se si parla di sentimenti capisco i napoletani, se si parla da un punto di vista professionali, capisco l’argentino». 

SULL’ESPERIENZA A DORTMUND – «Non credo che la mia stagione fu negativa. C’erano problemi nello spogliatoio, non era il Dortmund che conoscevo. Perfino per i tedeschi la situazione era complicata, figuriamoci per un italiano appena arrivato. Avrei potuto fare di più, mi spiace per come sia finita. Avrei potuto gestire la cosa diversamente. In questo modo la fine ha avuto un sapore amaro. Ci sono state troppe polemiche su di me, tutto quello che si diceva era falso. Io e mia moglie non abbiamo rifiutato l’insegnante di tedesco. La realtà è che la lingua tedesca è difficile da imparare. Klopp permise l’aiuto di un traduttore, Tuchel no e non lo capivo. Se avessi voluto restare, avrei dovuto imparare la lingua e ci voleva tempo. Lewandowski? Probabilmente non avrei potuto raggiungere il suo livello, ma avrei potuto fare di più. Mi spiace per come sia andata. I compagni di squadra con cui ho legato? Aubameyang, Reus e Sokratis. Con loro stavo benissimo. La Serie A? E’ straordinariamente tattica, in Spagna si pensa al bel calcio. Della Bundesliga mi piace il fatto che nonostante il dominio del Bayern Monaco, ogni anno può esserci una sorpresa come sta accadendo quest’anno a Colonia o Hertha Berlino. I cori contro i napoletani? Sono odiosi. Vivo quest’odio ancora oggi, in tutta Italia. Siamo nel 2016 e il razzismo dovrebbe essere archiviato, ma in tanti non lo capiscono. Ricordi? Quando da giovane andai a Torino, mi ritrovai in un altro mondo. Culture diverse, ma con un unico scopo. Per questo funzionava. Dopo un anno poi, mi ritrovai in prima squadra con gente come Buffon e Del Piero. Fu un qualcosa d’incredibile».

 

 

 

 

 

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