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Di Maria, il Mondiale e la Juve: prima, durante e dopo

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Ecco come Angel Di Maria, attaccante della Juventus, ha vissuto e giocato gli ultimi tre Mondiali con l’Argentina

Si è molto parlato di come Angel Di Maria abbia vissuto questi mesi alla Juventus. E tra i più critici, c’è stato chi ha ipotizzato che l’argentino abbia guardato con maggiore attenzione al Qatar che a Torino. Difficile pensare che un professionista possa risparmiarsi nel club senza pagare un prezzo poi nelle gerarchie tendenzialmente mobili che si hanno in nazionale. Ma non c’è ombra di dubbio che dal punto di vista affettivo il Fideo abbia sentito più vicino il Qatar della Continassa e non deve nemmeno stupire più di tanto.

Oltre alle ragioni d’appartenenza, infatti, la motivazione con l’Argentina è certamente massima, visto che il titolo Mondiale sfugge dal 1986, ovvero quando ancora Angel non era ancora nato. «Mi diverto come la prima volta», ha dichiarato ieri dal ritiro dell’Albiceleste. Il biglietto da visita presentato al CT Scaloni in questo anomalo torneo di metà stagione è un po’ povero, sebbene lampi di classe si siano visti anche nei pochi minuti che lo hanno visto in campo in Juventus-Lazio. Ma come si era presentato agli altri 3 appuntamenti con la Coppa del Mondo. Ecco un excursus dal 2010 in poi.

1) Sudafrica, 2010. É il terzo, nonché ultimo anno al Benfica. Arriva in Sudafrica da campione del Portogallo e avendo saltato pochissime gare. Non solo: già si parla di lui come di una stella e come tale non può che passare al Real Madrid. Poco prima del Mondiale segna nell’amichevole con il Canada: davanti a godere dei suoi assist Higuain e Tevez, per un tridente juventino che abbraccia periodi diversi. A osservarlo dalla panchina un mister che qualche timore a un giovane può anche incuterlo, visto che è Diego Armando Maradona.

2) Brasile, 2014. Anche in questo caso, l’estate del Mondiale coincide con un trasferimento e ad agosto, dopo aver osservato dalla panchina il Real vincere la Supercoppa Europea, prende armi e bagagli e va a Manchester, sponda United. Prima dell’appuntamento che gli argentini vivono con grande trasporto (anche se il dispetto, e che dispetto!, ai verde-oro lo fanno i tedeschi), Di Maria confeziona le seguenti cose: 11 gol in stagione, il massimo fino a quel momento; la vittoria della Champions League (giocando da mezzala sinistra in un centrocampo con Modric e Khedira e un attacco con Balem, Benzema e Cristiano Ronaldo…). Prima di volare in Brasile ha un leggero fastidio inguinale di pochissima entità. Una volta arrivati lì, è lui a segnare la rete che elimina la Svizzera ai tempi supplementari. Ed un po’ di Juve c’è pure stavolta, visto che per la giocata decisiva sottrae la palla a Lichtsteiner.

3) Russia, 2018. Nel Mondiale che vince la Francia, da francese acquisito vince tutto quel che si può in patria con il Psg e tanto per dare coerenza robusta alla storia, è contro la Francia che segna il suo unico gol al Mondiale in quella meravigliosa partita che finisce 4-3. Prima di Russia 2018 non fa cose incredibili ed il motivo è molto semplice: le ha già fatte prima, non ce n’è più bisogno, come testimoniano i suoi 21 gol in stagione, il massimo mai toccato in carriera.

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