Foto antisemite di Anna Frank all’Olimpico, frasi shock: «Contesto goliardico» – FOTO

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Le foto antisemite di Anna Frank sulle vetrate della Curva Sud dell’Olimpico hanno fatto il giro del web, scatenando la protesta della comunità ebraica. La Lazio rischia grosso – 24 ottobre, ore 9.55

Arrivano nuove notizie sul gesto dei tifosi della Lazio. Lotito in mattinata sarà in Sinagoga, mentre il volantinaggio shock è stato definito “contesto goliardico” dagli autori del gruppo Irriducibili Lazio, come riporta La Gazzetta dello Sport. La FIGC aprirà un’inchiesta, questo si sapeva già, ma non sono ancora noti i rischi per la Lazio. Si pensa che stavolta la mano possa essere pesante: può esser chiuso tutto l’intero Stadio Olimpico e non solamente una curva. I tempi comunque non saranno affatto brevi, perché il procuratore sportivo dovrà acquisire gli atti della Questura. Quest’ultima, inoltre, deve far luce sull’episodio e serviranno ancora molti giorni. I precedenti antisemiti per la Lazio non mancano, la pena dovrebbe essere piuttosto severa.

Foto antisemite di Anna Frank all’Olimpico: FIGC apre inchiesta

La Curva Nord era squalificata, così, in occasione di Lazio-Cagliari, ai tifosi biancocelesti è stato concesso l’accesso in Curva Sud, cuore pulsante del tifo romanista. Dove alcuni ultras hanno avuto la brillante idea di affiggere foto antisemite di Anna Frank, con la maglia della Roma addosso, alle vetrate che separano i vari settori dello stadio Olimpico. Inoltre sono stati distribuiti anche dei volantini raffiguranti la ragazzina simbolo della comunità ebraica. Quest’ultima ha prontamente dimostrato la propria indignazione in merito, tramite un tweet della Presidentessa della Comunità Ebraica di Roma: «Questa non è una curva, questo non è calcio, questo non è sport. Fuori gli antisemiti dagli stadi».

E’ notizia di pochi minuti fa, come riferisce l’Ansa, che la Federazione Italiana Giuoco Calcio ha aperto un’inchiesta in merito e i fatti riguardanti questi insulti antisemiti saranno vagliati da Giuseppe Pecoraro. Ennesimo, tristissimo, capitolo della questione della violenza negli stadi, territori franchi in cui dare libero sfogo ad ogni forma di manifestazioni di odio nei confronti di chi è diverso. Il calcio non è loro, ma nostro.