Italia, la rivoluzione silenziosa di Mancini: idee, giovani e risultati

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Idee chiare, entusiasmo e innovazione. L’Italia di Mancini viaggia e ritmi impressionanti e convince tutti, ora Polonia e Olanda

La rivoluzione di Roberto Mancini è partita dal basso, e in poco tempo ha cambiato volto e destino della Nazionale. Il valore aggiunto è in panchina, le statistiche infatti incoronano Mancini come miglior ct azzurro negli ultimi 50 anni con 15 vittorie, 5 pareggi e 2 sconfitte (50 punti, tre in più di Sacchi e Vicini). L’ultima sconfitta risale al 10 settembre 2018, contro il Portogallo, gli azzurri con i risultati hanno ritrovato entusiasmo e quella mentalità che negli ultimi anni era venuta a mancare, Mancini non ha solo vinto ma ha anche innovato e sperimentato, battendo nuove strade e lanciando giovani e deb.

Sono 27 i giocatori che hanno esordito sotto la sua gestione limpida, senza preclusioni e meritocratica. Un’altra Italia rispetto al naufragio del mancato Mondiale 2020, con Mancini attento gestore, motivatore e recuperatore. Due esempi? El Shaarawy, fermo dopo lo stop del campionato cinese e protagonista con la sua prima doppietta azzurra contro la Moldavia, oppure Caputo, e il suo gol all’esordio, a 33 anni. Con leggerezza e esperienza Mancini ha rimodellato un gruppo che aveva bisogno di nuovi stimoli, lanciandolo verso gli Europei con percorso netto alle qualificazioni. Ora le due sfide di livello in Nations League contro Polonia e Olanda, per confermare i progressi anche contro le big.