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Editoriale

Juve imbarazzante: come distruggere una dinastia in 3 mosse

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Nedved Paratici

Il clamoroso tonfo della Juve contro il Milan è solo l’ultimo di una stagione disastrosa: a prescindere da come finirà la corsa Champions League, la dinastia bianconera è affondata

C’è poco da girarci attorno, la Juve non esiste più. O meglio, non esiste più quella squadra (e quella società) che per quasi un decennio ha dominato in lungo e in largo il calcio italiano e raggiunto il top anche a livello continentale.

Insomma, è bastata meno di una stagione per cancellare il recente e glorioso passato. Ma la genesi del fallimento, al netto di una corsa Champions League ancora aperta e di una finale di Coppa Italia da giocarsi, va ricercata più in profondità. Ecco i tre principali capi d’imputazione che pendono sui vertici della società bianconera.

DIREZIONE CERVELLOTICA – In un gruppo ormai pronto per l’ultimo step, basta inserire il miglior calciatore del mondo per conquistare la Champions League. Il teorema con cui sbarcò a Torino Cristiano Ronaldo è clamorosamente naufragato, punto d’avvio di un tourbillon di mercato e di gestione sportiva caotica.

La separazione da Beppe Marotta ha responsabilizzato oltre modo Paratici e Nedved, ma a conti fatti il direttivo della Juve ne ha azzeccate pochissime. Acquisti onerosi e sballati, da Rabiot a Ramsey passando per Arthur, e la costruzione nel complesso di una rosa ben poco equilibrata e con evidenti mancanze.

Senza dimenticare la gestione discutibile di Paulo Dybala e di un rinnovo di contratto che forse non arriverà mai, svalutando un patrimonio milionario. E che dire della sciagurata vicenda Suarez? Dal fatto che nessuno sapesse fosse sprovvisto di passaporto comunitario all’imbarazzante quadro emerso nell’inchiesta di Perugia.

TARANTELLA IN PANCHINA – Dal post Allegri in poi, un incubo per davvero. L’anno di convivenza forzata tra Sarri e il club, mai evidentemente in sintonia, è stato mascherato dallo Scudetto arraffato per inerzia e assenza di avversari più che altro.

Poi, la scorsa estate, il capolavoro. Della follia, s’intende. Scegliere un allenatore senza la benché minima esperienza il più grave e dilettantesco degli errori. Affidargli la squadra più importante d’Italia pochi giorni dopo averlo presentato come nuovo tecnico della Under 23 la dimostrazione lampante di pianificazione inesistente. O quanto meno lacunosa.

E i risultati sono diretta conseguenza di scelte insensate. Troppo facile buttare la croce addosso a Pirlo, senza mordente, arrendevole nelle dichiarazioni e incapace di fornire motivazioni e identità collettiva. Ma in realtà, nulla più che vittima in una situazione più grande di lui.

FIGURACCIA SUPER LEAGUE – Dulcis in fundo, lo scottante capitolo più recente. Ancora ben lontano dalla sua definizione. Insieme a Florentino Perez, chi è uscito peggio dalla saga Superlega è senza ombra di dubbio Andrea Agnelli.

Umiliato davanti alle telecamere di tutto il mondo dal Presidente UEFA Ceferin, il numero uno bianconero ha proseguito per la sua strada arroccandosi, insieme a Real Madrid e Barcellona, su una posizione difficile da condividere e comprendere. Che ora rischia addirittura di estromettere il club bianconero dalle prossime competizioni europee. Una figuraccia planetaria, forse anche peggiore dello stucchevole siparietto tra insulti e gestacci con Antonio Conte. Che confusione, canterebbero i Ricchi e Poveri.

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