Marotta Allegri, Inter Juve non c'entrano: da dove inizia lo scontro tra i due
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Marotta Allegri, Inter Juve non c’entrano: da dove inizia lo scontro tra i due

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Tutto ha avuto inizio a città invertite rispetto a oggi: Marotta viveva a Torino, Allegri stava a Milano in casa rossonera

Ha iniziato Beppe Marotta: «L’Inter è la lepre che deve schivare le fucilate dei cacciatori». Ha replicato dopo un po’ di tempo Massimiliano Allegri: «Inter-Juve è come giocare a guardie e ladri, uguale! I ladri scappano e le guardie rincorrono…». Magari non sono che le prime battute di un duello che vedrà altre sottolineature, punzecchiamenti e punture di spillo tra un dirigente e un allenatore che hanno lavorato insieme tanto e molto bene, come attestano i 5 scudetti conquistati da Allegri alla Juventus, in 4 e mezzo dei quali l’amministratore delegato dei bianconeri era Marotta. Che, magari, non avrebbe mai mandato via un mister fresco di tricolore, così come Max non avrebbe fatto a meno di uno come Beppe nel vivo della prima stagione di Cristiano Ronaldo.

Eppure i due si sono molto combattuti. Tutto ha avuto inizio a città invertite rispetto a oggi: Marotta viveva a Torino, Allegri stava a Milano in casa rossonera. E quando la Signora e il Diavolo si sono trovati a contendersi il campionato, non sono mancate dichiarazioni che, al confronto quelle di oggi non sono proprio nulla, se non ci fossero i social a rilanciare commenti su commenti praticamente ad ogni minuto.
Qual è la storia dei loro “litigi”? Ecco le tappe più significative di quel 2012 e l’appendice finale.

1) Tutta inizia da Peruzzo. Al termine di un Juventus-Siena, Marotta protesta per l’arbitraggio di Peruzzo e chiede direttori di gara esperti. Si noti la tempistica: Allegri reagisce e commenta alla vigilia di un confronto in Coppa Italia. Adeguatamente sollecitato in conferenza stampa, il tecnico non si sottrae: «Non so cosa creano le dichiarazioni di Marotta, ma io e il Milan abbiamo uno stile diverso. Si parla tanto di aiutare gli arbitri e invece alla prima decisione sfavorevole si solleva un polverone». Controbattuta del dirigente juventino, prima del match di ritorno: «L’uscita di Allegri? Io non metto bocca in casa altrui». E aggiunge: «Di demagogia negli ultimi giorni ne è stata fatta fin troppa, diventerebbe una cosa lunga andare a rispondere a tutti». Dallo scambio una cosa si capisce: si interviene prima delle sfide dirette. E si crea un clima che si estende ben oltre il singolo confronto, visto che le due squadre si stavano disputando uno scudetto come da tempo fra di loro non accadeva.

2) Il momento più alto. Lo scontro per definizione è quello inerente il match di ritorno che vale un pezzo di scudetto. L’1-1 finale, il gol di Muntari non visto, le polemiche incandescenti tra Conte e Galliani. C’è un livello di scontro come poche altre volte si è registrato. E Allegri lancia la stilettata, tra l’ironico e l’offeso: «Tutte le settimane chiederò l’autorizzazione a Marotta per parlare, su carta semplice. Credo che noi non ci siamo mai lamentati degli arbitri. Non ci siamo mai lamentati e mai ci lamenteremo ad esempio di un fuorigioco, perché è sempre difficile da giudicare, così come dei rigori. È normale che l’altro giorno, con la palla un metro dentro, la cosa ci ha lasciato un po’ dispiaciuti ma non vogliamo assolutamente creare tensione». Successivamente, nella conferenza stampa prima di una partita, il milanista ribadisce e precisa il concetto: «Confermo quello che ho detto prima, il teatrino prima e dopo la partita lo hanno fatto loro. Hanno fatto il finimondo per 20 giorni. Io, da quando sono in serie A, non ho quasi mai fatto riferimento agli arbitri e anche sabato non ho mai citato né l’arbitro né il suo assistente. Io ho tanta pazienza e adesso aspetto con calma e con ironia cerco di affrontare le situazioni ma sono curioso di vedere che reazione avranno al prossimo torto arbitrale. Stamattina, per fare la conferenza stampa, ho chiamato Marotta e gli ho chiesto il permesso…».

3) Il migliore. Terza puntata, molti anni dopo. Al termine di Juventus-Napoli nel 2018, Allegri viene a conoscenza dell’addio di Marotta. E il suo commento a caldo è un riconoscimento pieno: «Penso che con lui siano stati 4 anni e mezzo belli insieme. É il miglior dirigente europeo. Ha costruito la Juve insieme a tutti gli altri dirigenti, una squadra vincente. Non so cosa dire, ho saputo della cosa ora».