Pagina 143 – Calcio News 24

Ausilio sicuro: «Bastoni? Non è arrivata nessuna chiamata e a maggior ragione non saremo noi a chiamare nessuno»

Ausilio: «Bastoni? Non è arrivata nessuna chiamata e a maggior ragione non saremo noi a chiamare nessuno». Le parole

Nel post‑partita di Inter‑Parma, la gara che ha consegnato matematicamente lo Scudetto ai nerazzurri, Piero Ausilio è intervenuto ai microfoni di QSVS. Il direttore sportivo dell’Inter ha commentato la serata tricolore e il percorso della squadra. Queste le sue parole.

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E’ ARRIVATA UNA TELEFONATA DA BARCELLONA PER BASTONI? «La mia era una battuta. Il fatto della chiamata era una risposta ed una domanda. Continuo a precisare che noi Bastoni ce lo vogliamo tenere, siamo contenti di averlo e non sarà certo l’Inter a chiamare qualcuno per proporre la cessione. È un capitale dell’Inter, dell’Italia, forte, un ragazzo incredibile e vogliamo tenercelo stretto».

PERO’ NON MI HAI RISPOSTO… «Non è arrivata nessuna chiamata e a maggior ragione non saremo noi a chiamare nessuno: era questo il senso della mia risposta!».

Bernardo Silva Juve, affondo di Spalletti: colloquio diretto col giocatore e novità sul possibile trasferimento

Bernardo Silva Juve, i bianconeri accelerano: ecco il retroscena del contatto e aggiornamenti sull’affare

Il calciomercato della Juventus entra nel vivo con una suggestione che sta accendendo l’entusiasmo dei tifosi bianconeri. Le recenti indicazioni tattiche hanno confermato che Luciano Spalletti ha chiesto un rinforzo di altissimo livello nel ruolo di trequartista, un giocatore capace di legare centrocampo e attacco con qualità, estro e visione. In questo quadro, la pista Bernardo Silva‑Juve è diventata la priorità assoluta della dirigenza.

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Il fantasista portoghese, colonna del Manchester City e della sua nazionale, rappresenta il profilo ideale per alzare il tasso tecnico della rosa e dare una svolta al progetto bianconero.

Spalletti chiama Bernardo Silva

Secondo La Gazzetta dello Sport, Spalletti non si sarebbe limitato a indicare il nome: avrebbe già contattato personalmente Bernardo Silva per illustrargli il ruolo centrale che avrebbe nel nuovo progetto tattico. Una telefonata mirata a capire la reale disponibilità del classe ’94 a lasciare la Premier League dopo anni di successi e a misurarsi con la Serie A.

La Juventus, insomma, non sta solo sondando il terreno: sta provando a costruire un’operazione concreta per ridisegnare la propria identità tecnica.

La concorrenza e il nodo stipendio

La strada, però, è tutt’altro che semplice. Bernardo Silva sta valutando diverse opzioni per il futuro e la Juventus dovrà superare la concorrenza di numerosi top club europei. A pesare c’è anche il tema economico: i bianconeri non potrebbero avvicinarsi ai circa 18 milioni lordi percepiti dal giocatore in Inghilterra. L’investimento resterebbe comunque molto impegnativo, anche con una proposta più contenuta.

La dirigenza punta però su due leve: il fascino della maglia e la possibilità di mettere il portoghese al centro del progetto, come leader tecnico assoluto.

Il valore aggiunto di Bernardo Silva

L’arrivo di Bernardo Silva cambierebbe radicalmente il volto della Juventus. Spalletti gli affiderebbe le chiavi della manovra, con il compito di dettare i ritmi, creare superiorità e ispirare le punte. Un innesto del genere non significherebbe solo rinforzare un reparto, ma lanciare un segnale forte al campionato e all’Europa: la Juventus vuole tornare protagonista.

Il sogno è ambizioso, la trattativa complessa, ma la volontà di Spalletti e della dirigenza è chiara. E il nome di Bernardo Silva continua a rimanere in cima alla lista.

Crollo Milan, il girone di ritorno è un incubo: numeri impietosi e prestazioni da zona retrocessione

Crollo Milan, ko verticale nel girone di ritorno: statistiche allarmanti e ritmo da retrocessione. Tutti gli aggiornamenti

Il momento del Milan è tutt’altro che rassicurante. Pur restando ancora in zona Champions, i numeri raccontano una realtà molto più complessa. Il calo di rendimento delle ultime settimane è evidente e va oltre le sensazioni dei tifosi: «Le statistiche delle ultime cinque giornate, unite a quelle del girone di ritorno, delineano uno scenario quasi desolante. I rossoneri restano nei primi quattro, ma il crollo preoccupa».

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La squadra di Massimiliano Allegri sembra aver perso identità e continuità, scivolando in una spirale di risultati negativi che mette seriamente a rischio gli obiettivi stagionali.

Un girone di ritorno da dimenticare

Analizzando il percorso recente, il quadro si fa ancora più allarmante. Nelle ultime cinque partite il Milan ha raccolto una sola vittoria, contro il Verona, subendo tre sconfitte pesanti contro Napoli, Udinese e Sassuolo, oltre al pareggio nel big match con la Juventus.

Il bilancio del girone di ritorno parla chiaro: 25 punti in 16 gare, numeri da metà classifica. La solidità difensiva non basta a compensare un attacco poco incisivo: 16 gol segnati e 14 subiti, rendimento che vale solo l’ottavo posto nella classifica parziale della seconda metà di stagione.

Crisi Milan: attacco sterile e ritmo da zona retrocessione

Il dato più preoccupante riguarda la produzione offensiva. In questo periodo, il Milan ha segnato più solo di squadre invischiate nella lotta salvezza come Cagliari, Bologna, Parma, Lecce, Pisa, Verona e Cremonese. Una statistica impietosa per un club con ambizioni da vertice.

Nelle ultime cinque giornate, i rossoneri sono terzultimi per rendimento, con un bottino di una vittoria, un pareggio e tre sconfitte. Se il trend non verrà invertito immediatamente, la permanenza nei primi quattro posti rischia di diventare un miraggio, con ripercussioni pesantissime sul futuro tecnico ed economico del club.

Il Milan è davanti a un bivio: reagire subito o compromettere una stagione che, fino a poche settimane fa, sembrava sotto controllo.

Sarri Lazio, scenario in evoluzione: spunta anche il Milan sulle tracce di “Mau”. Ecco cosa filtra

Sarri Lazio: il Milan si aggiunge alla lista delle pretendenti per il tecnico biancoceleste. Ecco cosa sta succedendo

La Lazio si gioca il finale di stagione su un doppio fronte: risalire fino al decimo posto e provare a conquistare la Coppa Italia, strada più diretta per accedere alla prossima Europa League. Ma, come evidenziato da Il Messaggero, il vero nodo resta il futuro di Maurizio Sarri, ormai arrivato a un bivio decisivo nel suo rapporto con il club biancoceleste.

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Il confronto Sarri–Fabiani–Lotito

Subito dopo la finale di Coppa Italia, il “Comandante” incontrerà Fabiani e Lotito. Nonostante i due anni di contratto ancora in essere, Sarri pretende risposte chiare. La priorità resta la Lazio, ma il tecnico vuole garanzie precise sul progetto e, soprattutto, sulla strategia di mercato. Il punto non è solo il budget, ma il metodo: si potrà investire liberamente o si continuerà con la logica del saldo zero, come sembra più probabile?

Sarri e il valzer delle panchine

In assenza di certezze, Sarri è pronto a valutare alternative. Le ultime prestazioni hanno rilanciato il suo nome e, con la rivoluzione delle panchine in arrivo in Serie A — e la scelta del nuovo CT — il tecnico toscano è tornato nel mirino di diverse società. Napoli, Fiorentina e Bologna osservano con interesse, mentre Atalanta e Milan restano alla finestra.

Le richieste tecniche del Comandante

Per continuare insieme, Sarri vuole un quadro operativo definito. Secondo Il Messaggero, il tecnico pretende chiarezza totale su budget, tempistiche e modalità di intervento sul mercato, per evitare le incertezze vissute negli ultimi anni. Dopo una stagione altalenante, solo un progetto solido e condiviso potrà convincerlo a restare e respingere le sirene delle concorrenti.

Marotta dice tutto: «Fabregas? Lo stimo ma c’è stato solo un contatto preliminare. Chivu era il profilo che cercavamo. Su Bastoni e il Barcellona…»

Marotta: «Fabregas? Lo stimo ma c’è stato solo un contatto preliminare. Chivu era il profilo che cercavamo. Su Bastoni e il Barcellona…»

Nel pieno dei festeggiamenti per il 21º scudetto, il presidente dell’Inter Giuseppe Marotta ha rilasciato dichiarazioni significative ai microfoni di Radio Anch’io Sport. Il dirigente nerazzurro ha commentato il tricolore appena conquistato, il lavoro di Cristian Chivu e il percorso che ha portato la squadra al successo. Le sue parole:

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SUL PROGETTO NERAZZURRO – «Abbiamo dato spazio alla continuità di un progetto che portiamo avanti da alcuni anni. Sottolineo con umiltà ma con molto orgoglio il fatto che questo management ha vinto 3 scudetti in 5 anni con 3 allenatori differenti. A dimostrare come le proprietà erano diverse ma entrambe hanno dato delega ampia al management. Abbiamo costruito questo modello che contiene dei valori importanti che ha dato la possibilità a questi tre professionisti di vincere lo scudetto».

SUL TENTATIVO FATTO IN ESTATE PER FABREGAS – «Vorrei essere preciso in questo: stimo moltissimo Fabregas che è molto bravo, ma c’è stato solo un contatto preliminare. Quando in un’azienda devi assumere un direttore generale fai delle consultazioni, noi abbiamo avuto un contatto ma mai andati oltre. Abbiamo scelto Chivu perché poi c’erano degli impedimenti oggettivi dall’altra parte. La nostra scelta è caduta su Chivu perché rappresentava il profilo che cercavamo ed era adatto al modello di riferimento dell’Inter di queste stagioni».

SE LA CHAMPIONS SARA’ L’OBIETTIVO DELLA PROSSIMA STAGIONE – «La Champions sul piano personale che sul piano dell’Inter è un obiettivo straordinario che tutti vogliono vincere. Io ho avuto fortuna e sfortuna 4 finali e purtroppo le ho perse tutte, è un traguardo che mi manca e che sarei orgoglioso di raggiungere però non ci si può lamentare. Sono molto contento di quello che ho fatto, Il prossimo anno proveremo a migliorare le performance in quella competizione».

SULLA SCELTA DI CHIVU – «Non abbiamo mai avuto dubbi per due motivi: primo perché è nella cultura nostra e soprattutto nella mia il non utilizzare lo strumento dell’esonero. Non l’ho mai fatto a stagione in corso, l’allenatore è il leader e spesso si prendono colpe che non hanno. Di mio sono convinto di questa riflessione. L’inizio è coinciso con qualche sconfitta ma non ha coinciso con prestazioni negative. Con Udinese meritavamo di vincere, a Torino stavamo vincendo, nel derby meritavamo di vincere. Abbiamo proseguito tranquillamente forti del fatto che accanto a lui c’era una squadra era forte e una società lo supportava sempre».

SU BASTONI E LE VOCI SUL BARCELLONA – «E’ un talento, è stato sfortunato negli episodi o nelle manifestazioni che ha avuto. Su di lui c’erano gli occhi puntati da parte di tutti. Si è reso protagonista di quella ingenuità con la Juventus con la simulazione, sicuramente è stato il primo ad accorgersene ma noi lo abbiamo aiutato. Quando un giovane sbaglia va aiutato a ripresentarsi ai nastri di partenza. E’ un grande campione, su di lui ci sono gli occhi puntati così come su altri da parte di club prestigiosi in Europa. Non nascondo un interessamento da parte del Barcellona, ma ancora superficiale e non concreto. Un giocatore va via se esprime la volontà di andarsene, in questo momento è un nostro giocatore, ha voglia di rimanere e noi siamo felici di lui».

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Vlahovic Juve, Bargione non ha dubbi! E’ lui l’unica nota positiva della sfida contro il Verona! – VIDEO

Vlahovic Juve, per Bargione non ci sono dubbi: il serbo è l’unica vera nota positiva del match col Verona. L’analisi – VIDEO

Nonostante l’amarezza per il pareggio allo Stadium, la Juventus può aggrapparsi a una nota decisamente positiva: il ritorno al gol di Dusan Vlahovic. Il centravanti serbo, reduce da un lungo periodo segnato da problemi fisici e continui stop, ha finalmente ritrovato la rete, un segnale che va ben oltre la semplice statistica.

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In un finale di stagione senza margini d’errore, la ritrovata brillantezza del numero nove può diventare la spinta decisiva per blindare la qualificazione alla prossima Champions League. È questo il fulcro dell’analisi firmata da Andrea Bargione nella nuova puntata di Upload: il recupero psicofisico di Vlahovic non rappresenta un dettaglio tecnico, ma il vero pilastro su cui Luciano Spalletti deve ricostruire certezze e solidità.

La Juventus, fragile e discontinua nel momento più delicato dell’anno, ha bisogno del suo bomber al massimo. E il gol contro il Verona potrebbe essere il punto di ripartenza che i bianconeri aspettavano.

Bastoni, ringraziamenti all’Inter dopo lo Scudetto e un’annata complicata: «Non sono mai stato da solo, affrontando tutto, ho sentito il supporto»

Bastoni ha scritto questo messaggio all’Inter dopo la vittoria dello Scudetto al termine di un’annata per lui complicata

La grande festa per il 21esimo scudetto dell’Inter continua a far vibrare il mondo dei social network, dove i protagonisti assoluti di questa trionfale cavalcata condividono la loro immensa gioia. Tra i simboli di questo straordinario successo c’è senza dubbio Alessandro Bastoni, colonna portante che ha blindato la difesa nerazzurra per l’intera durata della stagione.

Il difensore centrale, ormai considerato uno dei leader indiscussi all’interno del gruppo sapientemente guidato dal tecnico Cristian Chivu, ha scelto il proprio profilo Instagram per celebrare lo storico traguardo. Attraverso un post dal forte impatto emotivo, ha voluto rimarcare il solido legame con l’ambiente e il valore inestimabile della forza collettiva.

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Le parole del difensore: un inno all’unità del gruppo

Nel suo lungo messaggio, il difensore italiano ha voluto sottolineare l’importanza del supporto ricevuto nei momenti più cruciali e delicati dell’annata sportiva, evidenziando il concetto di unione. Le sue dichiarazioni sono state molto chiare: «Questo vale di più: non sono mai stato da solo, affrontando tutto, ho sentito il supporto. 21esimo scudetto. Insieme».

A rafforzare questo profondo senso di appartenenza e sacrificio, Bastoni ha aggiunto una frase sintetica ma estremamente emblematica, accompagnata ai colori sociali e all’immancabile tricolore: «Questo significa di più. 21». Una testimonianza diretta di quanto questo traguardo sia stato intensamente voluto, sudato e infine conquistato, superando con grandissima determinazione ogni ostacolo.

L’omaggio dell’ex presidente Steven Zhang e l’affetto dei tifosi

Il post celebrativo del pilastro nerazzurro ha immediatamente innescato una pioggia di reazioni e condivisioni da parte dei sostenitori. Tuttavia, a rubare la scena tra i tantissimi commenti di giubilo è stata l’interazione di una figura cardine della storia recente del club. L’ex presidente Steven Zhang non ha voluto far mancare il proprio appoggio virtuale ai festeggiamenti, commentando lo scatto del difensore con sette emoticon con i muscoli e una coppa.

Questo gesto social rappresenta un forte segnale di continuità e affetto, a dimostrazione del fatto che la conquista di questo campionato affondi le proprie radici nella costante crescita societaria degli ultimi anni. Per Bastoni, certezza assoluta per il presente e per il futuro dell’Inter, il tricolore sancisce la consacrazione definitiva all’interno della famiglia nerazzurra.

Dimarco si toglie più di un sassolino: «Dedico questo Scudetto a chi mi dava per finito alla fine della scorsa stagione»

Dimarco, esterno dell’Inter, ha parlato così dopo la vittoria dello Scudetto dei nerazzurri. Le sue dichiarazioni

A Inter TV, Federico Dimarco ha parlato così dopo lo Scudetto vinto dall’Inter.

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PAROLE – «Ha il sapore della ripartenza, dopo le brutte delusioni dell’anno scorso siamo ripartiti con staff e squadra, abbiamo lavorato e coronato il sogno del 21^ Scudetto. Siamo coesi come squadra, anche nei momenti di difficoltà siamo stati uniti, quando venivamo massacrati a destra e sinistra. Abbiamo sempre risposto presenti, ora ci dobbiamo godere questo scudetto, vale tantissimo dopo quello dello scorso anno. Lo dedico a tutte le persone che mi stanno vicine, in particolare a chi mi dava per finito alla fine della scorsa stagione».

Hojlund non segna più! 49 giorni e 6 partite di astinenza per l’attaccante del Napoli: ‘maledizione’ doppia cifra. Il focus completo

Hojlund sta vivendo un momento di astinenza dal gol! 49 giorni e 6 partite senza segnare per l’attaccante del Napoli: ‘maledizione’ doppia cifra

Come riferito dal Corriere dello Sport, il momento di appannamento di Rasmus Hojlund prosegue. L’attaccante danese non ha smesso di correre e lottare, come dimostrato anche sabato contro il Como nella morsa dei difensori Ramon e Diego Carlos, ma il suo digiuno realizzativo si è ulteriormente allungato. L’ultimo acuto risale alla sfida casalinga contro il Lecce dello scorso 14 marzo: un’astinenza che ha toccato i 49 giorni e le sei partite, complice anche il forfait contro il Milan per un virus influenzale. Non si tratta del suo record negativo assoluto in campionato, ma è evidente come il giocatore stia pagando un notevole stress psicofisico, derivato dall’essere l’unico vero centravanti di riferimento per il Napoli su tutti i fronti stagionali.

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La maledizione della doppia cifra e l’usura fisica

La quota di 10 reti in campionato sta quasi assumendo i contorni di un vero e proprio muro. In carriera, l’ex atalantino non è mai andato oltre questo traguardo, eguagliando l’identico bottino registrato con il Manchester United nella stagione 2023-2024. Le ultime tre sfide stagionali contro Bologna, Pisa e Udinese rappresentano le occasioni ideali per ritoccare il suo primato di gol nei top cinque campionati europei.

I numeri, tuttavia, spiegano chiaramente l’affaticamento del centravanti: con 3.357 minuti totali giocati (di cui 2.492 in Serie A), è il calciatore azzurro più impiegato alle spalle del solo McTominay. Hojlund non ha praticamente mai potuto rifiatare: Lukaku è stato a disposizione solo per una breve parentesi, Lucca è stato ceduto in prestito al Nottingham Forest a gennaio e il neoacquisto Giovane non è una prima punta di ruolo. A questo pesante carico si sommano anche le amarezze vissute in Nazionale, culminate con la dolorosa sconfitta nei playoff per accedere ai Mondiali.

Il crocevia contro il Bologna: l’Europa e le clausole di mercato

Dopo la complicata trasferta lariana, chiusa con soli 18 tocchi e nessun duello aereo vinto, il numero 10 cerca il rilancio totale nella sfida di lunedì al Maradona contro il Bologna. Sul piatto ci sono motivazioni cruciali: la matematica qualificazione del Napoli alla prossima Champions League farà scattare in automatico l’obbligo di riscatto del suo cartellino dal Manchester United, fissato a 44 milioni di euro. Sarà un lunedì da leoni per ritrovare la rete e blindare definitivamente il proprio futuro sotto il Vesuvio.

Manchester United in Champions League, impresa incredibile di Carrick. Ma ora? La critica si divide sul futuro della panchina dei Red Devils

Manchester United si è qualificato in Champions League, impresa grandiosa di Carrick ma resta il grande interrogativo su quello che sarà il futuro

Il Manchester United ha blindato la qualificazione alla prossima Champions League con una vibrante e rocambolesca vittoria per 3-2 contro gli storici rivali del Liverpool. Un traguardo straordinario che, fino a pochi mesi fa, sotto la deludente e fallimentare gestione del tecnico esonerato Ruben Amorim, sembrava a tutti gli effetti un miraggio irraggiungibile. Il grande artefice di questa inaspettata rinascita sportiva ha un nome e un cognome: Michael Carrick. Da quando ha assunto l’incarico ad interim, l’ex centrocampista inglese ha collezionato ben 10 vittorie in 14 partite di Premier League, portando i Red Devils a un solo successo dalla conquista aritmetica di un impensabile terzo posto finale.

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Nonostante i risultati inequivocabili, il dibattito sul suo futuro come allenatore permanente è più acceso che mai, dividendo nettamente l’opinione delle leggende del club.

L’endorsement totale di Bryan Robson

Per Bryan Robson, indimenticato capitano dello United, non ci sono dubbi: le chiavi dell’Old Trafford devono essere consegnate immediatamente a Carrick.
• Impatto tattico e psicologico: “Quando ha assunto il ruolo ad interim, ha dovuto rimboccarsi le maniche. Ha cambiato modulo, ha rimesso i giocatori nelle loro posizioni preferite e ha restituito fiducia al gruppo. Ecco perché stanno andando così bene“, ha dichiarato Robson ai microfoni di Bet St George, precisando che lo confermerebbe all’istante dopo aver centrato la qualificazione in Champions League.
• Una chance per i tecnici britannici: Robson sottolinea l’importanza di premiare un allenatore locale che conosce l’ambiente: “Ultimamente tutti puntano solo su manager stranieri, negando l’opportunità ai britannici. Sarei davvero felice se un ragazzo inglese avesse la possibilità di gestire e costruire qualcosa in un top club. Al contrario, sarei molto deluso se non gli dessero questa chance”.

La cautela di Gary Neville

Dall’altra parte, Gary Neville frena gli entusiasmi, pur riconoscendo con onestà l’ottimo lavoro svolto dal suo ex compagno di squadra.
• Il nodo dell’esperienza: l’ex terzino e attuale opinionista non disdegnerebbe un prolungamento di un anno per stabilizzare ulteriormente l’ambiente, ma avverte la dirigenza sui limiti strutturali: “Non sarei contrario a un contratto breve per dare continuità. Tuttavia, se si rendesse disponibile un manager di livello mondiale, con titoli in bacheca, lo United dovrebbe seguire senza indugi quella strada. Gli ultimi cinque allenatori non avevano quella specifica esperienza da ‘super club’, e anche Michael purtroppo non ce l’ha ancora“.

Il board del Manchester United si trova ora davanti a una scelta cruciale: premiare il merito e il senso di appartenenza di Carrick, o inseguire un nome di risonanza internazionale per tentare il definitivo salto di qualità.

Zanetti scrive all’Inter e ai tifosi dopo lo Scudetto: «Vincere è sempre difficile e noi l’abbiamo fatto superando degli ostacoli dentro e fuori dal campo. Ancora una volta più forti di tutto e tutti»

Zanetti, vicepresidente dell’Inter, ha commentato così la vittoria dello Scudetto dei nerazzurri. Le sue parole

La conquista aritmetica del 21esimo scudetto dell’Inter ha inevitabilmente scatenato la gioia incontrollabile di tutto il popolo nerazzurro. A farsi portavoce di questo travolgente entusiasmo è stato Javier Zanetti. Attraverso i propri canali social, lo storico ex capitano e attuale vicepresidente ha voluto pubblicare un messaggio profondo, condividendo la propria felicità con l’intera tifoseria ed esaltando il formidabile percorso di una squadra capace di dominare la stagione calcistica.

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La forza del gruppo e il superamento delle difficoltà

Il dirigente argentino ha tenuto a rivendicare con estrema fermezza i meriti sportivi della rosa, respingendo sul nascere qualsiasi tentativo di sminuire la fantastica cavalcata tricolore. Rivolgendosi direttamente ai cuori dei sostenitori milanesi, ha scritto: «Famiglia interista, siamo noi, siamo noi… i campioni dell’Italia siamo noi! Nessuno potrà ridimensionare il lavoro che è stato fatto. Vincere è sempre difficile e noi l’abbiamo fatto superando degli ostacoli dentro e fuori dal campo».

Questa dichiarazione certifica come il meritato trionfo in Serie A non sia affatto casuale. Al contrario, rappresenta il coronamento di una solidissima mentalità vincente, grazie alla quale la formazione ha saputo resistere alle enormi pressioni mediatiche e alle inevitabili difficoltà incontrate durante l’anno sportivo, impreziosendo ulteriormente la gloriosa storia del club.

L’elogio a mister Chivu e la perfetta sintonia societaria

Nel suo appassionato intervento digitale, Zanetti ha voluto riservare un ringraziamento speciale all’allenatore Cristian Chivu, grande condottiero dalla panchina, e a tutti i preziosi collaboratori dello staff tecnico: «Oggi un’altra pagina importante si aggiunge alla storia del nostro club. Questo grazie a un enorme lavoro da parte di Cristian che ci ha creduto sempre, dal primo giorno; un grande staff e un grande gruppo di ragazzi che si sono messi a disposizione dando tutto per i nostri colori. Un tifo sempre incredibile, la nostra certezza».

Il vero segreto di questa entusiasmante cavalcata risiede nella granitica compattezza dell’universo interista. Il vicepresidente ha infatti concluso spiegando il valore inestimabile dell’unione d’intenti: «Un risultato così importante si ottiene solo stando uniti a prescindere da ogni momento, e noi lo siamo stati. Società, squadra, tifosi. Un blocco unico e vincente. Questi siamo noi con i nostri valori e il nostro DNA. Ancora una volta più forti di tutto e tutti. CAMPIONI D’ITALIA!!!!». La stagione del dominio assoluto si chiude idealmente così, proiettando il club e la sua gente verso i meritati e festosi bagni di folla nelle piazze.

Fiorentina inquadra il match point salvezza: contro la Roma una partita che può davvero valere una stagione

Fiorentina è arrivata al match point salvezza: contro la Roma potrebbe arrivare la matematica e il sospiro di sollievo dopo una complessa stagione

La Fiorentina si prepara a vivere una serata cruciale allo Stadio Olimpico. Nonostante il rassicurante margine di nove punti di vantaggio sulla Cremonese e le sole quattro partite ancora da disputare da qui al termine del campionato, la certezza matematica della permanenza in Serie A deve essere ancora conquistata. Contro la Roma, la squadra toscana ha il dovere di tentare di chiudere i conti per suggellare in via definitiva una rimonta straordinaria. Un prezioso assist, peraltro, potrebbe arrivare poche ore prima: la Lazio, impegnata sul campo dei grigiorossi nel tardo pomeriggio, potrebbe rivelarsi un’inaspettata alleata. Lo riferisce il Corriere dello Sport.

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Evitare le trappole del calendario

Tuttavia, De Gea e compagni sono consapevoli di dover contare esclusivamente sulle proprie forze, come hanno sempre fatto da gennaio in poi, momento in cui hanno cambiato identità e passo. La formazione gigliata ha la necessità vitale di porre il sigillo sulla salvezza, cancellando una volta per tutte l’incubo della retrocessione che ha aleggiato a lungo sopra il Viola Park.

Basterebbe anche un solo punto per archiviare la pratica ed evitare di infilarsi nei meandri di un calendario finale decisamente insidioso. Dopo l’incrocio contro i giallorossi, infatti, i toscani dovranno affrontare Genoa e Atalanta al Franchi, per poi chiudere contro la Juventus a Torino. Per uscire imbattuti dalla Capitale, contro una compagine con ambizioni d’alta classifica, servirà la miglior versione della squadra, capace di raccogliere ben tredici punti nelle ultime sette gare.

Concretezza e testa solo al presente

L’imperativo assoluto per stasera è la concretezza. La Fiorentina degli ultimi tre mesi è una macchina pragmatica: una sola sconfitta nelle ultime undici partite di campionato e un ruolino di marcia in trasferta di altissimo livello. Il gruppo ha saputo subordinare l’estetica al risultato, rincorrendo un traguardo che a metà stagione sembrava quasi un miraggio.

Per questo motivo, all’interno dello spogliatoio viola non deve esserci spazio per distrazioni. Sono da accantonare le ipotesi e supposizioni, così come i prematuri e martellanti discorsi legati al futuro dell’allenatore. Fino a quando la matematica non darà l’ok definitivo, l’attenzione deve restare focalizzata solo sul presente. Soltanto dopo aver blindato la categoria si potrà pensare a costruire una squadra ancor più forte e competitiva.

Calciomercato Roma, colpo Alajbegovic grazie a…Pjanic! La (lunga) lista delle cessioni estive di Gasperini

Calciomercato Roma, Pjanic sponsorizza il colpo Alajbegovic mentre il tecnico Gasperini stila la lista delle cessioni. Tutti i dettagli

Il calciomercato Roma entra nel vivo tra ambiziosi obiettivi in entrata e una profonda riorganizzazione della rosa per assecondare le richieste del tecnico Gian Piero Gasperini. Il nome in cima alla lista dei desideri per rinforzare l’attacco è quello di Kerim Alajbegovic, talentuoso fantasista classe 2007, pronto a disputare il prossimo Mondiale con la sua Bosnia.

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Summit nella Capitale: la Roma in pole per Alajbegovic

Il Bayer Leverkusen, dopo averne appena riscattato il cartellino per circa 8 milioni di euro, fiuta già l’affare. Il club tedesco ha fatto sapere all’entourage del giocatore di essere disposto a cederlo a fronte di offerte tra i 25 e i 30 milioni di euro, puntando a una massiccia plusvalenza. Lo scorso 20 aprile, il padre e agente del ragazzo ha fatto tappa a Roma accompagnato dall’ex giallorosso Miralem Pjanic, in veste di intermediario.

Nonostante l’interesse di Milan, Inter e Napoli, la Roma è la società che si è mossa con maggiore concretezza, grazie anche ai continui contatti con il diesse Massara. Gli osservatori giallorossi hanno visionato nuovamente il giocatore dal vivo durante la recente sfida in Austria tra Salisburgo e Sturm Graz. Il gioiello bosniaco potrebbe essere il primo vero colpo della famiglia Friedkin, da finanziare attraverso un corposo risparmio sugli ingaggi e mirate cessioni.

Il piano delle uscite: l’addio di Dovbyk e i mancati riscatti

Per fare cassa, il primo grande indiziato a salutare Trigoria è Artem Dovbyk. L’ucraino, di rientro dalla Finlandia per tornare a disposizione in vista della gara contro il Parma, non scalda il cuore di Gasperini. La Roma conta di cederlo incassando non meno di 20 milioni di euro.

Certi dell’addio anche diversi giocatori a titolo temporaneo: Tsimikas tornerà al Liverpool per fine prestito, non verrà esercitato il diritto di riscatto per Ferguson (Brighton) e restano dubbi su Venturino, per il quale difficilmente verranno versati i 7 milioni richiesti dal Genoa. Oltre a loro, anche Zaragoza saluterà la squadra.

Il rebus legato ai rinnovi

A completare le intricate dinamiche societarie c’è il delicato nodo dei contratti in scadenza. Si lavora per decifrare il futuro dei senatori Dybala, Pellegrini ed El Shaarawy, mentre appare ormai lontanissimo dal rinnovo il difensore turco Celik. Lo riferisce il Corriere dello Sport.

Milan, cosa è successo davvero nel finale di partita con Maignan: perché la squadra non ha salutato i tifosi. Emerge il retroscena!

Milan, perché la squadra non è andata a salutare i tifosi dopo la sconfitta col Sassuolo? Emerge il retroscena del gesto di Maignan

La trasferta al Mapei Stadium si è rivelata una vera e propria disfatta per il Milan di Massimiliano Allegri. I rossoneri sono sprofondati in una crisi perdendo per 2-0 contro il Sassuolo di Fabio Grosso. A condannare il Diavolo sono state le marcature di Berardi e Laurienté, in un match reso ancor più in salita dalla fatale espulsione di Tomori giunta ad appena 24 minuti dal fischio d’inizio. La prestazione, apparsa stordita e priva di mordente, ha scatenato la dura reazione dei tifosi milanisti giunti in Emilia: al termine dell’incontro, infatti, «Dal settore ospiti si sono alzati fischi assordanti all’indirizzo dell’ennesima, brutta prova del Milan nell’ultimo periodo».

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Il gesto del capitano: Maignan allontana la squadra

In un’atmosfera carica di estrema tensione, a catalizzare l’attenzione mediatica è stata l’inaspettata direttiva di Mike Maignan. Il portiere e capitano rossonero ha esortato l’intera squadra «di ritirarsi subito negli spogliatoi, al fischio finale della partita, senza andare a ringraziare i tifosi nel settore ospiti per il loro supporto». Inizialmente, questa drastica scelta è stata interpretata dai più come una clamorosa frattura tra i giocatori e la curva, un sintomo gravissimo del momento vissuto dal club meneghino.

Il chiarimento: un segnale arrivato direttamente dagli spalti

Le ore successive hanno tuttavia fatto emergere una spiegazione più complessa e meno divisiva. Stando alle indiscrezioni filtrate dall’ambiente rossonero, il fuoriclasse transalpino non ha agito con arroganza. Al contrario, la sua è stata una tempestiva lettura della situazione: «Il numero 16 del Milan avrebbe semplicemente dato seguito all’invito degli stessi ultras milanisti. Infatti, il cuore pulsante della tifoseria rossonera, durante i fischi, avrebbe chiesto – a gesti – ai giocatori di non avvicinarsi al loro ospite».

Da vero leader e fine conoscitore delle dinamiche della piazza, Maignan ha compreso immediatamente che «non tirasse buona aria». Per tutelare i compagni da una contestazione durissima e da un faccia a faccia che avrebbe potuto degenerare, ha preferito fare scudo. Il confronto con la tifoseria è dunque rimandato, nella speranza che il ritorno al successo sul campo possa ripristinare la necessaria serenità.

Roberto Vecchioni si lascia andare: «Inter, questo Scudetto ha tratti epici e il sapore della rinascita! Guarire dalle ferite passate era una necessità emotiva»

Roberto Vecchioni, cantautore di fede nerazzurra, ha celebrato così il 21^ Scudetto della storia dell’Inter. Le dichiarazioni

Cantautore tifosissimo nerazzurro, Roberto Vecchioni racconta su La Gazzetta dello Sport il significato dello scudetto dell’Inter.

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SONO 21 «Finalmente, aggiungerei. Questo scudetto ha tratti epici, ha il sapore della rinascita, è una ventata d’aria buona per noi tifosi interisti. Ma era soprattutto una vittoria… necessaria. Guarire dalle ferite passate era una necessità emotiva, anche se le delusioni fanno parte della nostra profonda identità».

L’IDENTITA’ «L’Inter è una squadra che, quando vince, lo fa in modo travolgente, come quest’anno. E quando perde, diventa tragedia, come nell’ultima finale di Champions o in altri episodi della nostra storia. Siamo gloria e crolli improvvisi, a volte per una sciocchezza, come un portiere che si fa sfuggire una palla, vedi Radu, o come quella mano sul rigore di Inter-Lazio dell’anno passato. Ma la colpa è nostra, di noi tifosi perché non pensiamo mai di poter battere il destino, la natura, la vita. Quando succede, è un sorso di felicità meraviglioso. Quando non succede, dobbiamo trovare un colpevole, ma in realtà siamo sempre noi, identici alla squadra che amiamo. Lo ammetto, siamo degli squilibrati…».

I TIFOSI SONO UN PO’ SQUILIBRATI «Sì, ma le nostre risposte non hanno mai, mai, mai equilibrio, sia alle vittorie che alle sconfitte. Non esiste una squadra così: i milanisti, pur essendo sempre della stessa città, sono più regolari. Non hanno momenti di rabbia o disperazione così forti. L’Inter è un amante eccitato che corre con ardore dall’amata e poi spesso… si spegne sul più bello. Quest’anno, però, non è successo».

I MERITI «Del cambiamento portato da Chivu, uomo curioso della vita e non solo del calcio: non paragonatelo a Mourinho perché è molto più offensivo e vuole sempre un gol in più. Di certo, ha saputo parlare al cuore dei giocatori, che sono tutti forti, compresi i nuovi. Penso che Inzaghi fosse un po’ stanco alla fine e che avremmo dovuto vincere più scudetti perché eravamo sempre superiori agli altri. A volte, però, ci guardiamo troppo allo specchio, ci vediamo troppo belli. Quest’anno, invece, c’era una convinzione diversa, più forte. Basti pensare alle ultime rimonte sul Como».

QUANTA LUCE C’É IN QUESTO SCUDETTO «Ne ho vissuti di luminosi, accecanti, soprattutto nell’epoca di Helenio Herrera: il 1962 è, forse, il mio preferito nella geografia del cuore. Ma ogni scudetto ti mette allegria e questo, poi, è meritato completamente, anche perché non abbiamo lasciato niente in giro. In piazza Duomo, quando ci sarà la sfilata, sarò regolarmente al mio posto. Del resto, a me piace esserci, nel dolore e nel trionfo: ero allo stadio nelle finali vittoriose della Grande Inter, a Vienna contro il Real Madrid e nel diluvio di San Siro contro il Benfica di Eusebio. Ma, purtroppo, c’ero anche nello spareggio perso con il Bologna all’Olimpico del 1964 o il 5 maggio: quella del 2002 è la ferita più grande, più di qualsiasi finale…».

LAUTARO NELLA STORIA «Meazza lasciamolo stare, lassù in alto, come una stella. Lautaro, però, può raggiungere Altobelli: non avrà la stessa capacità realizzativa di Spillo, ma è un trascinatore a tutto campo e non solo un uomo d’area. Ha un tratto malinconico, ma gli argentini hanno inventato il tango: come fanno a non esserlo almeno un po’? Lo vedo come un “bandolero”, ma mai stanco, ancora pieno di battaglie e sogni».

MARCUS THURAM «Ma altrettanto importante per i successi di questa epoca. È più sorridente, solare, dalla natura imprevedibile e, quindi, indecifrabile. Lautaro dà l’anima anche quando non è la sua giornata, Thuram a volte è il migliore di tutti, altre sparisce e finisci per dubitare di lui. Deve tenere accesi sempre i sentimenti, gli canterei “Sogna, Marcus, sogna”…».

ESPOSITO «Sono ben contento che sia con noi, basta che non lo si paragoni a Van Basten: per favore… Ha qualità e amore, lotta tanto e non perde palloni, ma deve migliorare in molte cose».

IL GIOCATORE CHE CANTA «Dico Calhanoglu, giocatore cerebrale, regista sopraffino, anche un po’ sentimentale. Mi fa pensare a una canzone d’amore. Direi “Vorrei essere tua madre”, che racconta di un sentimento puro, del saper sentire i bisogni dell’altro. È perfetta per lui che ha scelto di rimanere qua, nella sua casa. Istanbul può attendere».

BASTONI «Nella vita ci sono alcune azioni ragionate e altre istintive. A lui è venuto istintivo fare quella esultanza, quel balletto sciagurato davanti a Kalulu. Credo non se la perdonerà, ma bisogna vedere il contesto: era dentro alla partita, in un momento di tensione. È una sciocchezza, ma può capitare. E purtroppo la sta pagando, sia nella forma psico-fisica sia negli eventi che lo riguardano, dai fischi al rosso in Nazionale. Se non si fosse fatto espellere in Bosnia, saremmo ai Mondiali».

COS’É L’INTER «È divenire, non essere. Attesa, non arrivo. Per questo, è la parte più bella della vita».

Cremonese Lazio, destini opposti ma un ‘problema’ comune: la grande verità che emerge dal posticipo dello Zini

Cremonese Lazio sono accomunate da un problema comune: ecco l’analisi del posticipo dello Stadio Zini

Allo stadio Zini va in scena un posticipo cruciale che incrocia due destini opposti. Da una parte la disperata rincorsa salvezza della Cremonese, dall’altra le ambizioni europee della Lazio. Il filo rosso che unisce le due formazioni? Una cronica e condivisa difficoltà a trovare la via del gol in questa fase cruciale della stagione. Ecco la presentazione del match da parte de la Gazzetta dello Sport.

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Il bivio della Cremonese: vietato sbagliare

Per i grigiorossi di Marco Giampaolo è una vera e propria ultima spiaggia. Il recente scatto in avanti del Lecce (vittorioso sul Pisa e ora a +4) obbliga la Cremonese a conquistare i tre punti per non veder svanire le speranze di permanenza in Serie A.
L’attacco: In attesa di ritrovare la forma migliore di Jamie Vardy – che partirà dalla panchina ma è pronto a giocare uno spezzone – il peso dell’attacco graverà su Bonazzoli (7 reti stagionali, ma a secco da un mese).
• La carica del mister: Giampaolo non usa mezzi termini: “È la partita più importante della stagione. La Lazio si comporterà da grande club, mi aspetto una gara durissima contro una squadra ordinata. Ma noi non dobbiamo guardare in faccia a nessuno e giocare senza paura”.

Lazio: prove generali per l’Inter e rincorsa in campionato

Per Maurizio Sarri, la trasferta di Cremona ha una doppia e fondamentale valenza. In Serie A, il passo falso dell’Atalanta ha riaperto uno spiraglio per il settimo posto (che garantisce un pass europeo in caso di sconfitta in Coppa) e per blindare l’ottava piazza, utile a evitare i fastidiosi preliminari estivi di Coppa Italia del prossimo anno.

Tuttavia, la mente vola già al 13 maggio, data della finalissima di Coppa Italia contro l’Inter. Poiché il prossimo turno di campionato vedrà la Lazio affrontare proprio i nerazzurri (circostanza che costringerà Sarri a fare pretattica e nascondere le carte a Chivu), la gara dello Zini rappresenta le vere prove generali in vista dell’atto conclusivo del torneo.

Le scelte di Sarri

L’allenatore biancoceleste gestirà le energie in vista dell’appuntamento clou:
• La conferma: Piena fiducia a Maldini, premiato con la titolarità dopo il gol salvifico al 95′ contro l’Udinese.
• Gli assenti: Gila e Cataldi restano a riposo per smaltire i problemi fisici in tempo per la finale, mentre Marusic e Taylor partiranno dalla panchina perché non al top.
• Staffette e rientri: Zaccagni partirà titolare ma cederà il posto a Noslin a gara in corso. C’è grande attesa per il rientro di Rovella, pronto a giocare uno spezzone a due mesi e mezzo dall’operazione alla clavicola.

Altobelli esalta Marotta e Ausilio post Scudetto Inter: «Bisogna far loro una statua a Milano. Non avevano tanti soldi da investire sul mercato, ma hanno costruito ancora una volta una rosa vincente»

Altobelli ha celebrato così l’Inter dopo la vittoria dello Scudetto. Queste le sue dichiarazioni il giorno dopo i festeggiamenti

Con l’Inter Alessandro Altobelli ha vinto lo scudetto del 1980. Su Tuttosport dice la sua su quello odierno conquistato da Lautaro e compagni, facendo una valutazione a tutto tondo sulla resa dell’organico di Chivu.

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I PORTIERI «Sommer ha commesso qualche errore, ma chi non li fa? Possiede personalità, carattere e abilità. Ha fatto bene. E lo riconfermerei per il prossimo anno. Josep Martinez è un ragazzo che sa stare al suo posto, ci vuole anche una panchina di calciatori che sappiano quello che possono fare e quello che ci si aspetta da loro».

I DIFENSORI «Bastoni, a parte quella simulazione e l’esultanza sbagliata per il rosso a Kalulu contro la Juventus, ha avuto un rendimento importante. E per me pure lui dovrebbe essere nella lista degli incedibili. Bisseck è un buon difensore, si è adeguato bene, ci si può contare quando serve. Akanji ha subito dimostrato di poter essere un pilastro di questa Inter. De Vrij è ottimo centrale, la verità è che sa davvero comandare la difesa, come Acerbi: lui è uno dei più anziani della rosa, non è semplice farsi trovare pronti alla sua età».

GLI ESTERNI «Dimarco è un fenomeno, ha sfornato assist su assist. Non ricordo di avere mai avuto come compagno di squadra un laterale come lui, è un terzino d’attacco con un mancino che parla per lui. E non dimentichiamo la sua corsa e i gol realizzati. Carlos Augusto non è un super titolare, può ricoprire più ruoli, è affidabile. Dumfries va su e giù sulla fascia mille volte a partita, segna e fa segnare, peccato per l’infortunio che l’ha tenuto fuori tre mesi. Su Darmian vale il ragionamento di chi serve all’occorrenza».

IL CENTROCAMPO «Calhanoglu è un altro fenomeno. Non so ancora come l’Inter abbia fatto a portarlo via al Milan. Speriamo resti ancora a lungo, è determinante per Chivu. Barella è uno dei capitani della squadra, sa fare bene la fase difensiva e quella offensiva. Sucic, al primo anno di Inter, ha fatto vedere belle cose, i compagni lo reputano forte, si capisce. Frattesi è un bel giocatore, magari ha avuto un calo rispetto alla passata stagione, ma comunque quando serve, risponde presente. Zielinski? Quest’anno estremamente bene: ha segnato tanti gol decisivi, vedi quello alla Juventus, o esteticamente stupendi, come il destro sotto l’incrocio col Cagliari, mentre un Mkhitaryan lo vorrebbero avere tutte le squadre: quando gioca, performa, quando sta fuori, resta zitto e non fa mai polemica. Ad avercene…».

I NUOVI ACQUISTI «Diouf a me piace parecchio come esterno, quando è in giornata ti può cambiare la partita, magari ci è riuscito di più in Coppa Italia rispetto al campionato, ma è un profilo che apprezzo. Luis Henrique è ordinato, dopo un normale periodo di adattamento oggi conosce entrambe le fasi di gioco».

L’ATTACCO «Bonny si è messo in luce segnando più di una rete importante. Esposito? Grande Pio! Dà sempre l’anima, corre, rincorre gli avversari, lotta su ogni pallone. Deve imparare a risparmiare energie quando gioca per essere più lucido sottoporta, ma il futuro, oltre al presente, è suo. Thuram è un attaccante appassionato, non si fa intimorire da nessuno, bravo in area di rigore e di testa, fa un ottimo lavoro per la squadra. E poi c’è lui, il capitano…».

LAUTARO «A lui do come voto 11: è l’uomo dello scudetto, il calciatore che tutti vorrebbero avere. Punto di riferimento e goleador del campionato, da tenerselo strettissimo».

CHIVU E LA DIRIGENZA «Chivu ha preso in mano la squadra in un momento complicato e l’ha portata al 21° scudetto. Si è fatto valere. A Marotta e Ausilio bisogna fare una statua a Milano. Non avevano tanti soldi da investire sul mercato, ma hanno costruito ancora una volta una rosa vincente».

IL FUTURO «Mi piacerebbe arrivasse un campioncino non molto conosciuto, magari puntando su qualche profilo in Argentina o in Brasile, dove i prospetti interessanti ci sono sempre. Nico Paz? Certo che lo vedrei bene all’Inter, un altro che non bisognerebbe farsi sfuggire. Palestra? Anche lui mi piace, dimostra come in Italia ci siano ancora i giovani forti».

Capello celebra l’Inter dopo lo Scudetto: «Chivu ha scacciato i fantasmi, Lautaro ha fatto davvero il capitano. Per il futuro prenderei questi tre giocatori»

Capello, allenatore ed ora opinionista, si è soffermato così sulla vittoria dello Scudetto dell’Inter. Le sue parole

Specialista in scudetti (in Italia li ha vinti con Milan, Roma e Juventus), Fabio Capello analizza su La Gazzetta dello Sport le ragioni del trionfo tricolore dell’Inter edizione 2025-26.

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CHIVU «È stato molto bravo a far sì che fosse dimenticata rapidamente la sconfitta contro il Paris Saint-Germain nella finale di Champions dell’anno scorso. Si può dire qualsiasi cosa, ma quella ahimé resta in testa e non è facile da superare. Chivu ha avuto il merito di riportare i giocatori sulla strada giusta, ha fatto in modo che tutti avessero di nuovo fiducia in loro stessi, nelle loro capacità e, non ultimo, anche in lui e in quello che diceva. Così hanno costruito un buon percorso».

INIZIO ANNO «Era per me l’unica squadra che, a inizio anno, sulla carta poteva competere col Napoli. Conte ha avuto non pochi problemi con gli infortuni ma non dimentichiamo anche quelli avuti da Chivu. Su tutti, gli stop di Calhanoglu e quello lungo di Dumfries: si è sentita tanto la mancanza dell’olandese lì sulla fascia. Ma nonostante questo si è vista una squadra che sul lungo periodo ha avuto qualità e forza superiori a quelle degli avversari. Certo, a volte è mancata un po’ di continuità in alcune partite. Mi spiego: magari dominava quel quarto d’ora o venti minuti per tempo e dopo si appisolava, e si è visto. Poi purtroppo non ha fatto bene in Champions League, uscendo ai playoff contro il Bodo, e dopo il cammino dell’anno scorso ci si aspettava potesse arrivare un po’ più avanti. Ora però col doppio trofeo alla portata, ovvero l’abbinata scudetto e Coppa Italia, non si può più parlare nemmeno tanto di quanto successo in Europa ma solo guardare avanti e capire cosa e dove migliorare l’anno prossimo. Ma anche in questo si è vista la bravura di Chivu che ha fatto sempre capire a tutti che potevano farcela e rialzarsi dopo una sconfitta».

L’IMPATTO DEL NUOVO MISTER «Sembrava la stessa situazione di quando io ho preso il Milan. E ritengo che lui con questa Inter abbia fatto la stessa cosa che feci io, ovvero un grande lavoro psicologico innanzitutto. Andavano scacciati alcuni fantasmi e ci è riuscito».

IL GIOCATORE DA COPERTINA «Il capitano, Lautaro. Perché è stato quell’elemento che per tutto il corso della stagione ha fatto davvero il capitano, in campo e nello spogliatoio. È ed è stato fondamentale per questo. In ogni momento si è dimostrato grintoso, in grado di stimolare i compagni, anche quando si è infortunato e non è potuto scendere in campo. Lui comunque c’era. È andato sempre oltre i gol che faceva, si distingueva per l’esempio che dava in campo e non».

IL BLOCCO ITALIANO «Io sono molto contento che ci sia in Serie A una squadra con una importante rappresentanza di italianità. È quello che manca a tante altre. Probabilmente forse anche questo blocco azzurro è stato estremamente importante per Chivu, per una questione di attaccamento alla maglia. Certo, anche loro hanno avuto qualche momento di flessione o di difficoltà, chi più chi meno, ma hanno dato tutto».

PIO ESPOSITO «Il pulcino è diventato grande».

IL MIGLIORE DEI NUOVI «Akanji non aveva bisogno di presentazioni, lo conoscevamo già da tempo. Era una sicurezza e tale si è dimostrato. Quindi dico Sucic. Credo che il croato abbia tutte le potenzialità per essere, nei prossimi anni, un vero giocatore da Inter».

COSA SERVE PER IL FUTURO «Penso inevitabilmente al mercato ma questo dipenderà molto dalle casse della società. Comunque credo che servirà un portiere, poi un difensore centrale e un centrocampista, non tanto un profilo offensivo ma uno che possa sostituire Calhanoglu quando non c’è. In attacco invece sta bene così e non toccherei niente».

Inchiesta arbitri: la Procura di Milano valuta la convocazione di Schenone. Spuntano contatti con altri club

Inchiesta arbitri, secondo Repubblica la Procura di Milano sta valutando la convocazione di Giorgio Schenone. Ci sono però contatti con altri club

L’inchiesta della Procura di Milano sul mondo arbitrale italiano si arricchisce di nuovi e delicati capitoli. Sotto la guida del Pm Ascione, gli inquirenti continuano a indagare con la pesante ipotesi di reato di concorso in frode sportiva a carico, tra gli altri, dell’ex designatore Gianluca Rocchi e di Andrea Gervasoni. Le indagini si stanno ora concentrando su alcune intercettazioni chiave che potrebbero allargare ulteriormente il raggio d’azione.

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Il possibile ruolo di Giorgio Schenone

Secondo quanto riportato dal quotidiano La Repubblica, i magistrati starebbero valutando l’imminente convocazione in Procura di Giorgio Schenone, attuale addetto agli arbitri dell’Inter. Il suo profilo sarebbe emerso da alcune conversazioni captate dagli investigatori in cui si fa riferimento a un certo “Giorgio”. I pubblici ministeri ritengono altamente probabile che si tratti proprio del referee manager nerazzurro, il quale vanta un lungo trascorso al fianco di Rocchi, essendo stato spesso designato come suo guardalinee in passato. È fondamentale precisare che, al momento, Schenone non risulta iscritto nel registro degli indagati, poiché le persone attualmente sotto indagine appartengono esclusivamente alla sfera arbitrale. La sua eventuale audizione servirebbe unicamente a chiarire la natura dei rapporti intercorsi con l’ex designatore.

Le intercettazioni e il coinvolgimento di altre società

Gli sviluppi dell’indagine non si limitano però all’ambiente milanese. Dalle intercettazioni telefoniche in possesso degli inquirenti sarebbero emersi anche diversi colloqui tra Rocchi e dirigenti di altri club, le cui identità non sono state ancora rese note al pubblico. Non è dunque escluso che nei prossimi giorni la Procura decida di ascoltare formalmente anche questi esponenti per fare piena luce sulle dinamiche relazionali tra i vertici arbitrali e le varie società calcistiche.

La reazione dell’Inter: le parole di Beppe Marotta

Nonostante il clamore mediatico sollevato dalla vicenda, l’Inter, fresca vincitrice del suo ventunesimo Scudetto, mantiene una posizione di totale e assoluta serenità. Ai microfoni di Sky Sport, il presidente nerazzurro Beppe Marotta ha chiarito la posizione ufficiale del club respingendo ogni illazione: “C’è grande amarezza. Non posso far altro che ripetere quello che ho già detto prima della partita con il Torino: non esiste un elenco di arbitri graditi o sgraditi. Ci siamo sempre comportati con grande correttezza. Sono tranquillo e ho voluto trasmettere tranquillità anche ai tifosi.Non abbiamo nulla da temere, ci siamo sempre comportati con grande correttezza e lealtà”.

Juve Verona, la moviola ai raggi X: due mesi dopo, tante perplessità sul ritorno di Ayroldi in Serie A. L’analisi degli episodi

Juve Verona, i giornali hanno analizzato così gli episodi da moviola del match diretto da Ayroldi. Ecco cosa è emerso

Il ritorno di Giovanni Ayroldi in Serie A dopo due mesi di assenza lascia diverse perplessità. Se da un lato l’arbitro non commette disastri sui macro-episodi all’interno delle aree di rigore (guadagnandosi un 6 risicato dalla Gazzetta dello Sport), dall’altro mostra evidenti lacune nella coerenza del metro di giudizio e nella gestione dei cartellini. Ecco l’analisi degli episodi chiave secondo i tre principali quotidiani sportivi.

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Il rischio iniziale: Gagliardini su David (5′) Subito un episodio spigoloso: Gagliardini interviene in ritardo su David con la gamba tesa.
• Il verdetto: Giallo corretto. Le tre testate concordano sul fatto che non ci siano gli estremi per il rosso. Manca la giusta violenza e velocità per considerarlo un grave fallo di gioco (Gazzetta e Tuttosport). Il Corriere dello Sport aggiunge un dettaglio cruciale: a salvare l’ex interista dall’espulsione è il fatto che David avesse la gamba staccata da terra al momento dell’impatto.

IL FLOP: l’invenzione della simulazione di Locatelli (33′) È l’errore che unisce la critica sportiva in una bocciatura totale. Locatelli cade in area dopo un contrasto con Akpa Akpro (che anticipa lo juventino toccando il pallone). Locatelli si rialza senza nemmeno protestare, consapevole del tocco sul pallone dell’avversario, ma Ayroldi estrae il cartellino giallo per simulazione.
• Il verdetto: Errore netto. Corriere e Tuttosport sono categorici: “Mai simulazione”. C’è un tocco lieve tra i due giocatori che giustifica la caduta, rendendo il cartellino un abbaglio clamoroso e ingiustificato.

Il paradosso: il tuffo di Vlahovic (90′) L’incoerenza disciplinare di Ayroldi emerge in pieno recupero. Vlahovic si lascia cadere in area senza subire alcuna pressione né contatto da parte di Slotsager, chiedendo platealmente il rigore.
• Il verdetto: Se il contatto (esistente) di Locatelli è stato sanzionato con il giallo, perché il tuffo evidente di Vlahovic è stato ignorato? Sia Gazzetta che Corriere sottolineano questa grave disparità di trattamento, con il quotidiano romano che ipotizza una maldestra “compensazione” da parte del fischietto pugliese.

Gli altri episodi nelle aree e il fischio finale Nessun dubbio sulle altre proteste in area scaligera. Le cadute di Jonathan David (in particolare quella a inizio ripresa a contatto con Frese) vengono giudicate unanimemente come contrasti di gioco troppo lievi per portare all’assegnazione di un calcio di rigore.

Bocciata, infine, la gestione dei falli nei minuti terminali. Tuttosport e Corriere evidenziano l’errore tecnico sull’ultima punizione fischiata ad Harroui su Kalulu: un fallo giudicato inesistente che ha portato a un’ammonizione “davvero poco coerente”. Gestione VAR (affidata a Di Bello) senza sbavature, limitandosi al controllo di routine.

Sassuolo dominante contro il Milan, i giornali esaltano i neroverdi di Grosso! Nessun dubbio sull’MVP, ma c’è un giocatore che ha diviso la critica. Ecco tutti i voti

Sassuolo ha dominato contro il Milan, ecco le pagelle dei giornali dopo il match del Mapei Stadium. Cosa emerge

Nella netta vittoria del Sassuolo sul Milan per 2-0, i giornali sportivi esaltano la prestazione dei neroverdi, premiando in particolare la facilità e la fluidità di gioco della squadra di Fabio Grosso. Spiccano prestazioni individuali dominanti, ma non mancano lievi differenze di giudizio tra le tre principali testate.

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IL TOP: Armand Laurienté (Voto medio: 7,8)

È l’incubo ricorrente del Milan. Il francese domina le pagelle con due 8 pieni (Gazzetta dello Sport e Corriere dello Sport) e un 7,5 da Tuttosport.
• Gazzetta (8): Condivide la palma di migliore in campo. Sforna l’assist per l’1-0, provoca l’espulsione di Tomori e chiude la partita in prima persona col 2-0.
• Corriere (8): “Quando vede Milan, è imprendibile: 5 gol in 5 partite.”
• Tuttosport (7,5): Il suo gol è il punto esclamativo sulla partita.

Menzione d’onore: Prestazione mostruosa anche per Thorstvedt (voto medio 7,6). La Gazzetta gli assegna un roboante 8 (“Prestazione enorme per volumi e qualità”), mentre le altre testate si fermano a 7,5.

IL FLOP: Manu Koné (Voto medio: 6)

Trovare un “peggiore” nel Sassuolo di domenica è difficile, ma la Gazzetta dello Sport “punisce” il centrocampista.
• Gazzetta (5,5 – Il Peggiore): Unico insufficiente. Giudicato sottotono (“l’unico sassolino stonato”), colpevole di aver regalato al Milan due occasioni da gol a causa di passaggi sbagliati.
• La differenza di voto: Completamente opposto il giudizio degli altri giornali. Il Corriere dello Sport lo premia con un bel 6,5 (“Si capisce perché piace alle big, sa fare tutto e bene”), mentre Tuttosport gli dà un tranquillo 6.

LE DIFFERENZE PIÙ MARCATE

Nemanja Matic: Il veterano divide la critica.

• Gazzetta (6,5) & Tuttosport (6,5): Viene esaltato per la regia d’altri tempi. “Quasi da fermo, detta i tempi e i modi” (Gazzetta); “Porta sulle spalle l’onere di tenere alto il buon nome dei registi d’antan” (Tuttosport).
Corriere dello Sport (5,5): Lo boccia. Pur riconoscendogli i palloni recuperati, lo penalizza per due gravi errori tecnici palla al piede.
Domenico Berardi: Il capitano torna e segna.
• Gazzetta (7) & Corriere (7): Il gol lo porta al 7, ma la Gazzetta sottolinea come, dopo il diagonale dell’1-0, l’attaccante si “ritragga fino a scomparire”.
• Tuttosport (7,5): È più generoso e ne premia l’impatto da “sentenza” assoluta contro il Diavolo.

L’Allenatore – Fabio Grosso: Unanime l’elogio per il tecnico, ma la Gazzetta dello Sport alza l’asticella votandolo con un 7,5 (rispetto al 7 degli altri due). Viene definito “un Fabregas mediopadano” per aver capito che il calcio moderno richiede “immediatezza e pochi tocchi”.

Superga, il 4 maggio il ricordo del Grande Torino: 77 anni dopo, il club onora gli Invincibili tra l’epica del passato e le inquietudini del presente

Superga, il 4 maggio è una data scolpita nella storia per i tifosi granata, nel segno del ricordo del Grande Torino. A 77 anni di distanza

Il 4 maggio non è mai una data qualunque. Alle 17:03 del 1949, nel cielo piovoso sopra Superga, l’aereo che trasportava il Grande Torino non rispose più ai comandi. Caddero in 31. Scomparve non solo una squadra leggendaria, ma un simbolo di rinascita, pulizia e libertà per un’Italia che provava a rialzarsi. A 77 anni di distanza, il sangue granata scorre ancora fiero e denso nelle vene di un popolo intimamente legato a quegli Invincibili. Tuttosport oggi dedica un approfondimento a questa importante giornata per il popolo granata e l’Italia tutta.

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Tra l’epica del passato e la sofferenza del presente

Oggi il tifoso del Toro guarda al cielo e manda un bacio a chi ha reso immortale quell’ideale. Il Grande Torino rappresenta un’identità che va ben oltre la pura “materialità” del calcio. È proprio aggrappandosi a questi valori che il popolo granata onora la propria storia, pur implorando una svolta per il futuro. C’è stanchezza per il grigiore sportivo che ha caratterizzato il ventennio della presidenza Cairo e, più in generale, la mediocrità vissuta dalla fine degli anni ’90 a oggi.
Essendo un giorno feriale, non si assisterà all’imponente marcia cittadina che lo scorso anno colorò le strade di Torino, ma il malcontento per il presente e l’amore viscerale per l’essenza granata restano intatti.

Le commemorazioni: il programma di oggi

In un 4 maggio che si preannuncia nuvoloso e con pioggia nel pomeriggio — quasi a rievocare il clima di quel tragico giorno —, il ricordo seguirà i suoi riti solenni:
• Ore 12:00 – Cimitero Monumentale: Si terrà la prima commemorazione davanti alla lapide dei caduti e alle tombe dei giocatori. Saranno presenti i parenti delle vittime, una delegazione dirigenziale del club, numerosi tifosi e le autorità cittadine, tra cui gli assessori Foglietta e Carretta.
• Ore 17:03 – Basilica di Superga: Nell’ora esatta della tragedia, verrà celebrata la Messa alla presenza del sindaco Lo Russo e delle istituzioni regionali. A officiare la funzione sarà don Gian Luca Carrega, che sostituirà il cappellano granata don Riccardo Robella, attualmente in riabilitazione dopo un grave incidente.
• La lettura dei nomi: Al termine, toccherà al capitano Duván Zapata il compito di leggere i nomi dei 31 eroi davanti alla lapide.

Spiccherà, quasi certamente, l’assenza del presidente Urbano Cairo. Una scelta, in linea con quella dell’anno scorso, per evitare che la sua presenza inneschi nuove contestazioni. Ma il 4 maggio supera ogni polemica: è il giorno del rispetto, del culto e della memoria incancellabile. Passa il Grande Torino.

Thuram si sbilancia: «Per me Barella è il miglior giocatore italiano, non capivo perché venisse messo in discussione!»

Thuram, attaccante dell’Inter, ha parlato così dopo la vittoria dello Scudetto dei nerazzurri. Le sue dichiarazioni

A DAZN, Marcus Thuram ha parlato così dopo lo Scudetto vinto dall’Inter.

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PAROLE – «Barella non è mai stato in discussione, è uno dei migliori calciatori al mondo, uno che sa fare tantissime cose, ha aiutato l’Italia e l’Inter. Per me è il migliore giocatore italiano, non capivo quando veniva messo in discussione, ma anche i più grandi al mondo sono stati messi in discussione. Lui ha dato tutto, in campo e fuori, è anche il nostro capitano e questa vittoria è anche per lui. Il segreto? Da quando sono arrivato ho visto un gruppo che ama stare insieme, non solo in campo».

Lautaro rivendica: «Non ci davano favoriti, Chivu ha portato nuove energie. Non era facile ripartire dopo l’ultima annata in cui abbiamo perso ogni trofeo!»

Lautaro, capitano dell’Inter, ha parlato così dopo la vittoria dello Scudetto dei nerazzurri. Le sue dichiarazioni

A DAZN, Lautaro Martinez ha parlato così dopo lo Scudetto vinto dall’Inter.

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LA RIVINCITA DOPO CHARLOTTE – «In quel momento ho detto la cosa che sentivo e che tenevo dentro. Non era pensata, ho visto cose che non mi erano piaciute e in quel momento ho detto ciò che pensavo. Sono fatto così. Oggi è tutta felicità per il lavoro fatto: non era semplice ripartire dopo l’ultima annata molto dura dove abbiamo perso ogni trofeo a disposizione. Sono contento di questo traguardo, era un obiettivo importantissimo per noi. All’inizio non ci davano forse favoriti ma abbiamo lavorato tantissimo e abbiamo fatto qualcosa di importante».

IL FUTURO DELL’INTER – «Sicuramente. Questo siete voi a dirlo, noi da anni stiamo facendo un lavoro importante anche in Europa con le due finali di Champions. È importante il lavoro che stiamo facendo, dobbiamo continuare su questa strada perché quando vinci vuoi continuare a vincere. Il bello di questo sport è arrivare al traguardo, siamo rimasti concentrati come gruppo in un torneo equilibrato. Il gruppo è stata la cosa più importante che mi porto dentro».

IL RUOLO DI CHIVU – «Lui è stato bravissimo a portare nuove energie ed entusiasmo, a fare partecipare tutti. Anche se con Simone Inzaghi abbiamo fatto quattro anni impressionanti dove ci siamo messi sempre a disposizione quest’anno serviva un cambio d’aria perché era scritto così. Alla fine Chivu ci ha dato nuove energie e questo ha portato soddisfazione a tutti, questo conta tanto».

MENTALITÀ VINCENTE – «Lo spazio si trova sempre, quando vinci la cosa più importante è volere continuare a vincere. Questa è la mentalità mia e dell’Inter, sono orgoglioso di indossare questa maglia».

Inter in versione festa grande a Milano dopo il 21^ Scudetto: dall’evento privato allo Sheraton all’esplosione in Piazza Duomo. Cronaca di una notte di forte entusiasmo!

Inter ha festeggiato così a Milano il 21^ Scudetto: dall’evento privato allo Sheraton all’esplosione in Piazza Duomo. Cosa è successo

Un brindisi per celebrare il presente e tracciare il futuro, nel segno di una dolcissima tradizione. L’Inter festeggia il suo 21esimo scudetto e, proprio come accaduto due anni fa in occasione della seconda stella, la location scelta per dare il via alle danze è l’hotel Sheraton San Siro. Subito dopo aver battuto il Parma e conquistato matematicamente l’ennesimo tricolore, la squadra guidata da Cristian Chivu si è riunita in forma privata nella rinomata struttura a un chilometro dallo stadio. Lo riferisce La Gazzetta dello Sport.

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I vertici societari e la festa privata

Il primo a varcare la soglia, intorno a mezzanotte e un quarto, è stato il vicepresidente Javier Zanetti, seguito a ruota dallo staff tecnico e dalla dirigenza al gran completo: presenti il presidente Beppe Marotta, il ds Piero Ausilio e il vice Dario Baccin. A rappresentare la proprietà americana targata Oaktree c’era Katherine Ralph, membro del CdA del club.

Dimarco capopopolo e l’entusiasmo di Thuram

All’arrivo del bus nerazzurro, la scena è stata dominata da Federico Dimarco: in pura versione capopopolo, l’esterno urlava e batteva i pugni sui vetri per incitare i tifosi. Altrettanto euforico Marcus Thuram, presentatosi all’evento con occhiali “veloci”, da serata techno, sfoggiando un look da “Ritorno al Futuro”. Dopo i consueti gavettoni negli spogliatoi, il gruppo ha indossato una maglietta celebrativa bianca, godendosi un’ora di canti, balli con dj set e il simbolico taglio della torta.

L’esplosione di Piazza Duomo e l’attesa per il bus scoperto

Le prime uscite dall’albergo si sono registrate intorno all’una con Alessandro Bastoni e, poco dopo, con Marotta. La notte milanese, però, era solo all’inizio. Come promesso via social, dopo le 2 del mattino Dimarco e Thuram hanno raggiunto il mega-raduno spontaneo in Piazza Duomo. Dalla celebre Terrazza 21 si sono affacciati anche Pio Esposito e il capitano Lautaro Martinez, mandando in visibilio la folla.

Nel frattempo, il maxi-scudetto con il numero 21 ha lasciato l’hotel tra le mani del segretario generale Cristiano Mozzillo. Il prossimo grande appuntamento per l’Inter e i suoi tifosi è fissato per il 17: sarà il giorno della consegna ufficiale della Coppa e della sfilata trionfale sul bus scoperto per le vie di Milano.

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Chivu dopo la vittoria dello Scudetto: «Sono nella storia dell’Inter? Lo ero già prima. I ragazzi si sono rimboccati le maniche da chi ha cercato di denigrarli»

Chivu, allenatore dell’Inter, ha parlato così dopo la vittoria dello Scudetto dei nerazzurri. Le sue dichiarazioni

A DAZN, Christian Chivu ha festeggiato così lo Scudetto dell’Inter.

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PAROLE – «Sono nella storia dell’Inter? Credo che lo ero anche prima. Ma sono felice per questo gruppo e per questi meravigliosi tifosi. Non posso dire quella che è stata la narrativa dell’anno scorso, chi ha cercato di denigrare questa squadra e questa società. Questi ragazzi si sono rimboccati le maniche e hanno fatto una stagione importante e questa è una tappa importante nella storia del club. Il merito è di questi ragazzi, sono stati meravigliosi. Quando ho capito di aver vinto? Avevamo l’obbligo di provarci ed essere competitivi. Per fortuna ce l’abbiamo fatta, dando continuità a quello che abbiamo fatto dall’inizio e accettando qualche sconfitta. Ma ci siamo sempre rialzati e abbiamo inseguito fino in fondo il nostro obiettivo. Tra gennaio e febbraio in 15 partite abbiamo fatto 14 vittorie e abbiamo capito di potercela fare. Siamo usciti dalla Champions e abbiamo perso il derby, ma siamo sempre rimasti a testa altaFesteggiamenti? Sono felice e contento, ma sto anche pensando alla finale di Coppa Italia. Giusto che i calciatori festeggino. Avevamo l’opportunità di chiudere il discorso davanti ai nostri tifosi. Io a un certo punto sono sceso negli spogliatoi a fumare una sigaretta. Questi giocatori se lo meritano davvero. Un mio merito? Sono atipico, perché ho dovuto parlare con me stesso per una questione di vita o di morte e lì ho perso l’ego, non parlo di me. Questi ragazzi a volte hanno bisogno di bastone, a volte di carota, cerco di capire i momenti e non fare errori che ho subito da giocatore. Mi sono proposto di fare l’allenatore a modo mio, di essere empatico e non pensare al consenso. Penso sempre a quelli che mi vogliono bene e a dare il massimoSo cosa vuol dire essere allenatore, magari fra un mese se le cose non vanno bene verrò messo in discussione. Lo accetto col sorriso. Parlo anche del mio staff, che merita i ringraziamenti. Volevamo essere sempre propositivi, poi in base all’avversario facevamo dei cambiamenti. Bisogna adattarsi e capire i momenti della partita. Siamo stati bravi, anche perché i miei predecessori hanno fatto un grande lavoro e bisogna dare meriti anche a loro. Per me è stato tutto più semplice. I miei avversari sono grandi allenatori che hanno fatto la storia, ho solo da imparare da loro».

Il Milan rischia di perdere Bartesaghi: emissari bianconeri in azione

Non è ancora una trattativa, ma quando gli scout iniziano a farsi vedere con una certa frequenza, qualcosa vuol dire sempre.

Il segnale, se lo si vuole leggere, è abbastanza chiaro: c’è attenzione, interesse e, probabilmente, anche una valutazione già avviata.

Il nome che esce fuori è quello di Davide Bartesaghi. Un profilo giovane, cresciuto nel Milan sotto la guida di Max Allegri, che in questa stagione è finito più volte sotto la lente di diversi club stranieri.

A raccontare il quadro è stato Matteo Moretto su X, spiegando che emissari di squadre di Premier League, tra cui il Newcastle, sarebbero stati presenti non solo a San Siro, ma anche in altre occasioni per seguirlo da vicino.

Tra rinnovo col Milan e tentazioni inglesi per Bartesaghi

Il Milan, da parte sua, non è fermo. Un eventuale rinnovo viene considerato una possibilità concreta, anche se non è ancora chiaro quanto veloce possa essere questo processo. Ed è proprio qui che si crea quella zona grigia tipica del mercato: da una parte la volontà di trattenere il giocatore, dall’altra l’interesse crescente dall’estero.

La Premier League, in questo senso, continua a fare la differenza. Non solo per le cifre, ma per il tipo di progetto che viene presentato ai giovani. Più spazio, più esposizione, a volte anche più rischio.

Bartesaghi, al momento, resta dentro il progetto rossonero. Però il fatto che venga seguito con questa costanza cambia la percezione. Non è più solo un talento interno, diventa un’opportunità di mercato e questo, inevitabilmente, pesa anche nelle scelte della società.

Marotta svela: «Il primo scudetto da presidente ha un sapore diverso, è un sogno che si è realizzato. Chivu? Dovrà stare all’Inter tanti anni»

Marotta a Dazn: «Il primo scudetto da presidente ha un sapore diverso, è un sogno. Chivu? Dovrà stare all’Inter tanti anni»

Beppe Marotta ha parlato ai microfoni di DAZN dopo la vittoria dello scudetto, il suo primo da presidente nerazzurro

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PAROLE – «Il primo scudetto da presidente ha un sapore diverso, è un sogno che si è realizzato. Non avrei mai immaginato di vincere lo scudetto da presidente. Il primo ringraziamento va ai presidenti che mi hanno preceduto che sono stati fonte di ispirazione. Tra poco commemoreremo la scomparsa di Pellegrini. Questi stupendi tifosi che sono stati grandiosi, la nostra proprietà che ci ha fatto lavorare in tranquillità con una delega ampia. Questo è lo scudetto di Chivu e della squadra.

La risoluzione consensuale con Inzaghi è avvenuta lunedì e martedì noi avevamo già deciso di puntare su Chivu. Lo abbiamo fatto col coraggio, ma coraggio ponderato. Chivu aveva dalla sua un curriculum da giocatore vincente, è stato capitano nell’Ajax a 21 anni, è stato allenatore vincente nel settore giovanile dell’Inter e poi la breve esperienza al Parma. Sono tutti elementi che hanno portato noi a decidere tranquillamente, l’unica cosa che gli poteva mancare era l’esperienza e noi abbiamo supportato questa unica lacuna, per il resto lui ha grandissime qualità. Per il resto potrà e dovrà stare all’Inter tanti anni. Dopo un periodo negativo, abbiamo capito che la squadra era molto unita e l’allenatore era il loro leader. Io non ho mai esonerato un allenatore in Serie A durante il campionato, non credo che tutte le colpe vadano attribuite all’allenatore. L’allenatore è una componente fondamentale, ma deve essere aiutato e supportato. Non c’erano neanche le condizioni per immaginare di cambiare panchina. Mercato? Parliamo spessissimo, quindi si parla di tutto.

Ora non è il momento e non è giusto che lo faccia io, ma abbiamo le idee molto chiare su come agire, grazie anche al confronto che abbiamo avuto e avremo con la proprietà che poi ci detterà dal punto di vista economico le linee guida. Però io sono molto fiducioso perché questo è un gruppo consolidato, come il fatto di avere uno zoccolo duro di italiani. Dobbiamo continuare anche da questo punto di vista e vedere quali sono i migliori talenti italiani. Bastoni? Ha fatto vedere di essere una sicurezza. Implementare la rosa con qualche giovane italiano? Sì, ma non in modo totalitario. Punteremo anche su giocatori stranieri con una certa esperienza, si sa che con i giovani non si vince, bisogna trovare il giusto mix con calciatori di grande esperienza che hanno una qualità, portare la cultura della vittoria. Palestra? È un giocatore di grandissimo avvenire».

Conferenza stampa Cuesta: «Siamo stati competitivi ma non ci basta. Non è mancata nemmeno la voglia di crescere»

Conferenza stampa Cuesta: «Siamo stati competitivi ma non ci basta. Domenica il calcio ci dà un’altra opportunità». Le parole

(Inviato a San Siro) – La conferenza stampa di Carlos Cuesta dopo la sfida Inter Parma che ha consegnato ai nerazzurri il 21° scudetto. Le sue parole:

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SUL MATCH – «Volevamo venire qui a fare risultato, ci sono stati momenti della partita in cui siamo riusciti a girare palla. Il gol prima dell’intervallo è stato abbastanza pesante. Nel secondo tempo loro hanno provato ad allentare il ritmo. Quel gol in fuorigioco poteva rimetterci in partita. Siamo stati competitivi ma non ci basta. Domenica il calcio ci dà un’altra opportunità domenica»

RIPARTENZE SUBITE – «Nel primo tempo non abbiamo subito ripartenze, eravamo nelle condizioni di essere compatti anche dopo le palle perse. Nel secondo tempo abbiamo lasciato spazi aperti, è il rischio quando alzi la pressione».

GRUPPO – «Lavoro, sacrificio, solidarietà e impegno. Provare a fare sempre il massimo in campo, tutti gli undici sono impegnati nel lavorare per la squadra. Non è mancata nemmeno la voglia di crescere, come è stato dalla prima partita della stagione».

SUL PRIMO GOL – «Non ho visto le immagini. Avevamo provato a recuperare palla, e poi ci eravamo aperti per ri-attaccare. Lì se la perdi sei scoperto, abbiamo provato a coprire con un mediano. Non so come è andata esattamente la giocata ma non ci siamo riusciti».

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Barella non ha dubbi: «Questo era il nostro obiettivo, ne avevamo altri ma qualcosa puoi lasciare per strada»

Barella svela nel post partita: «Questo era il nostro obiettivo, ne avevamo altri ma qualcosa puoi lasciare per strada»

In occasione dei festeggiamenti sul prato per il 21° scudetto dell’Inter, arrivato dopo il successo per 2-0 sul Parma, Nicolò Barella ha espresso la propria soddisfazione ai microfoni di DAZN. Il centrocampista, autore di un finale di campionato in netta ascesa, ha rimarcato l’importanza del titolo e la forza di un gruppo rimasto unito nonostante le difficoltà affrontate durante l’anno.

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LA GIOIA PER LO SCUDETTO – «Direi… Questo era il nostro obiettivo, ne avevamo altri ma qualcosa puoi lasciare per strada. Fra pochi giorni ne avremo un altro ma oggi siamo contenti, ci godiamo questa serata. Non è stato facile ma dobbiamo godercela perché è un grande traguardo».

I MOMENTI DIFFICILI – «Grazie (a Stramaccioni per i complimenti ndr). Questo è il calcio e la vita, i momenti difficili si attraversano. Come l’anno scorso quando siamo arrivati vicini a tutto e non abbiamo vinto niente. Però nel calcio bisogna sempre rialzarsi. Ringrazio compagni e staff che mi hanno sempre aiutato con una buona parola nei momenti difficili, cerco di dare sempre tutto quello che ho».

LA FORZA DEL GRUPPO – «In campo si può sbagliare, giocare bene e male, ma non abbiamo mai perso la voglia di stare insieme. Abbiamo dato sempre tutto quello che avevamo, sono orgogliosissimo di questi ragazzi».

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