CN24 Awards: gli agenti di settembre

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La top ten dei procuratori: migliori, peggiori e retroscena del mercato

Terminata la stagione dell’accoppiamento, è arrivata quella del letargo: con la fine della sessione estiva di calciomercato, gli addetti ai lavori sono entrati in un graduale ed apparente stato di catalessi. Sparendo dai radar televisivi, hanno lasciato dunque spazio alle partite, ai calciatori e, soprattutto, al Grande Fratello: contenuti di altissima qualità. Il saggista contemporaneo (ma morto da un pezzo) inglese Thomas Stearns Eliot diceva che ciò che noi spesso denominiamo come “principio”, non è altro che la fine, mentre talune volte finire è cominciare. Le citazioni sono d’obbligo in questo caso per almeno un paio di ragioni: innanzitutto poiché la fine del calciomercato ha portato con sé l’inizio della stagione vera e propria, poi perché citare un saggista inglese morto da un pezzo e dimenticato dal resto del mondo darà alla classifica di questo mese un tocco vagamente hipster e sicuramente di classe. Se agosto era stato caotico e senz’altro deludente (vi rimandiamo all’apposito pezzo), settembre è stato rivelatore, cioè portatore di risposte ai dubbi che avevamo. Facciamo che l’essere umano è bugiardo, il pallone no: il secondo sarà pure pieno d’aria, ma il primo è pieno di ipocrisia. Solo il calcio giocato allora potrà effettivamente dirci se le chiacchiere degli ultimi mesi avevano un certo fondamento di realtà o erano piuttosto l’equivalente inutile del video su Youtube del cane che prova ad imparare a suonare il pianoforte.

PROCURATORI: LA CLASSIFICA DI SETTEMBRE – Messi da parte dunque i giudizi di agosto, ricominciamo da capo ripartendo dalla classifica di settembre per la categoria non sanremese dei procuratori. Sapere di poter scrivere un nuovo capitolo è sempre stimolante come la cacca al mattino, ma sarebbe d’uopo fare prima di tutto una precisazione: se ad agosto avevamo infatti scelto di premiare gli addetti ai lavori per i colpi messi a segno (privilegiando la qualità più che la quantità, anche perché del resto di quantità non è che se ne sia vista un granché), a settembre dovremo giocoforza rivedere i nostri parametri di giudizio: con il mercato chiuso, quello degli svincolati che langue come la dispensa di una modella anoressica e quello degli allenatori ancora relativamente fermo (attendiamo l’esonero di un big con la stessa cinica ansia con cui l’erede attende che la zia ricca tiri le cuoia), dovremmo parlare allora soprattutto di come i procuratori stanno lustrando le scarpine per il prossimo gran ballo delle debuttanti (la prossima sessione di mercato). Ve lo abbiamo già accennato: settembre sa essere rivelatore, un mese bastardo che mette a nudo le ipocrisie. Certo, non potrà essere sempre demerito di un agente se un giocatore in campo fa pena, ma è anche vero che questo è un giuoco a cui ogni procuratore è ormai abituato da un po’: dipendere sempre ed unicamente dalle prestazioni di chi lo paga (nel mondo reale si dipende dalle prestazioni di chi invece viene pagato se ci si pensa bene: medici, impiegati, escort, ecc.). 

CALCIONEWS24 AWARDS: LA CLASSIFICA DI LUGLIO

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10. ALESSANDRO PELLEGRINI Lo avevamo già menzionato qualche mese fa in quanto procuratore “emergente” (da un punto di vista calcistico, non da un punto di vista anagrafico, ma nella vita del resto c’è sempre tempo per imparare e pagare le tasse). Il suo nome è strettamente legato a quello di Maurizio Sarri, tecnico del Napoli su cui, inizialmente, in molti avevano più di qualche perplessità (ma adesso lo negheranno tutti). Tralasciando allora la solita ed ormai stomachevolmente noiosa questione della tuta in campo (per inciso: domandare ad un allenatore perché indossa la tuta per allenare è un po’ come domandare a uno senza le gambe perché non è andato a correre la maratona di New York), chiediamoci piuttosto come mai per la platea italiana sia poi tanto insolito notare gente in campo col tutone piuttosto che in giacca e cravatta (annodata spesse volte pure in maniera abbastanza pietosa): negli spogliatoi si celebrano per caso matrimoni, cresime e battesimi o c’è qualcosa che non sappiamo? Al di là delle legittime simpatie e antipatie di sorta dunque, tornando ad argomenti di un certo tenore, va osservato come Sarri faccia semplicemente quello per cui viene (ben) remunerato: allenare e mandare la squadra in campo perseguendo un obiettivo logico e chiaro. Possiamo dire che la medesima cosa fa anche chi segue il tecnico toscano al di fuori del rettangolo da gioco, in maniera lineare e, ce lo permettano, anche dissonante rispetto alle dinamiche un po’ pacchiane di alcuni ambienti della società partenopea: le fughe in motorino, così come le presentazioni di giocatori con la maschera dell’uomo leone (quel giorno ce lo ricordiamo bene, fu l’11 settembre della sobrietà nel calcio), forse ce le siamo messe alle spalle. Che poi, a ben vedere, la semplicità paga sempre: anche un certo Gesù (poco prima di approdare all’Inter) qualche tempo fa suggeriva ai propri discepoli di essere prudenti come serpenti e semplici come colombe. Meditiamo gente. Meditiamo.

9. ANDREA PASTORELLO Leggendo il cognome vi sembrerà di essere piombati in un dejavù, ma qui non è del mondanissimo Federico che parliamo, quanto piuttosto del fratello Andrea: i due formano teoricamente una società (la P&P Pastorello and Partners), ma in questo caso li esenteremo dall’essere citati in coppia. Entrando in classifica Andrea stabilisce un personalissimo primato: è il primo “parente di” che menzioniamo da gennaio ad oggi (finora eravamo stati accuratamente alla larga dal farlo). Pur prendendo una strada professionale comune, i fratelli Pastorello tanto diversi non potrebbero essere. Un po’ come i Gemelli Diversi, il gruppo dei tamarri, ma senza i gemelli e senza i tamarri. A differenza del consanguineo, Andrea si segnala per gentilezza e disponibilità: si lascia trovare, risponde alle domande e non se la tira quasi per nulla. Di più: non ama le telecamere, non esibisce uno stile di vita particolarmente glamour e risponde pienamente al prototipo di procuratore che lavora per sé e i propri assistiti e non per tutto il contorno. Il suo piccolo capolavoro è Giuseppe Rossi, un ragazzo sfortunato su cui però non vorremmo scrivere le solite quattro frasi fatte da Libro Cuore, perché Pepito, ricordiamolo, fa il calciatore, gioca in Serie A, guadagna bene e non è un disoccupato qualsiasi in attesa dell’assegno mensile. Semplicemente è un calciatore a cui, finora, gli infortuni hanno impedito di spaccare di brutto e che, in tutta coscienza, ha deciso di diminuirsi lo stipendio per non essere una sanguisuga. A. Pastorello ha seguito passo dopo passo, anche nei momenti più difficili, l’attaccante della Fiorentina: quando le cose andavano male, e qui è abbastanza marcata la distinzione rispetto al Federico, non ha voluto prendersi una scena che apparentemente nemmeno avrebbe dovuto appartenergli, rilasciare dichiarazioni tanto per o calcare la mano su un dramma che, lo ripetiamo, poi tanto dramma non può essere reputato. Ne “L’Ultimo Bacio” (lo riferiamo a favore di quei pochi fortunati a cui non è mai capitata la disgrazia di vedere per intero un film di Gabriele Muccino) ad un certo punto una delle protagoniste dice: «È la normalità la vera rivoluzione». Noi non potremmo essere più d’accordo di così.  

I Gemelli Diversi all’epoca in cui non andava di moda lavarsi

8. GIOVANNI BRANCHINI In netta discesa rispeso alle classifiche precedenti (quando per un paio di volte era diventato procuratore del mese), Giovanni sembra essere entrato lentamente in fase di letargo e noi non vogliamo svegliarlo. Dopo aver fatto molto bene sul mercato (soprattutto ad inizio dell’estate, quando evidentemente riusciva a reggere meglio il caldo), stiamo lentamente tornando nella fase in cui Branchini si muove sottobanco («Eppur si muove», ci pare disse Galileo Galilei la prima volta che usò il Viagra) alla ricerca di una preda ghiotta. Diciamo che il suo, dunque, è un sonno apparente più che altro: Piero Angela dedicherà prossimamente un’intera puntata di Super-Quark sull’argomento, “Il letargo di Branchini: cosa fa Giovanni quando non lavora”. Per certi versi il nostro B. dovrebbe essere comunque menzionato per il solo fatto di essere uno dei pochi procuratori in circolazione tremendamente simile ad uno dei giocatori che assiste (un po’ come i cani che assomigliano ai padroni, non so se avete presente): Riccardo Montolivo. Calmi, pacati, “bradipeschi” (neologismo appena coniato) ambedue. Entrambi staranno ancora festeggiando il Capodanno 2011. Proprio Montolivo, che non citiamo a caso, può essere uno dei motivi di minor orgoglio per il procuratore lombardo: al Milan il centrocampista rischia di passare alla storia come il capitano più tartassato dalla tifoseria degli ultimi cinquant’anni. Anche in Nazionale Montolivo non è particolarmente amato (basti risentire i fischi dell’ultima partita). La domanda ci sorge spontanea: ma questo benedetto ragazzo una squadra all’estero, tipo in Turkmenistan, non poteva davvero trovarla? Qualcuno una volta disse: «Il silenzio può avere molte forme. A volte è un’acqua buia»

Prossimamente su RAI 1

7. ROBERTO DE FANTI Può essere davvero questo il mese delle new entry e delle facce nuove in classifica. De Fanti, procuratore particolarmente attivo sul fronte inglese, negli ultimi mesi parrebbe aver messo in piedi un asse parecchio interessante con l’Italia. Se durante l’estate Baby K e Giusy Ferreri ci hanno fatto due palle così con “Roma – Bangkok”, De Fanti ha preferito andare sul classico con la rotta Londra – Milano. Dopo una breve e poco fruttuosa avventura da direttore sportivo al Sunderland, De Fanti pare essere tornato al lavoro di procuratore ed intermediario: in estate ha portato Gokhan Inler al Leicester, nelle ultime settimane invece ha trattato il rinnovo con la Lazio di Danilo Cataldi, a conti fatti uno dei migliori centrocampisti futuribili presenti nella disfunzionante nazione denominata “Italia”. Non gl’è riuscito invece, sempre durante l’estate, il colpo BoriniInter e questa non può non essere una nota di demerito: con la massima onestà, andrebbe infatti rammentato come un attaccante di quel potenziale al Sunderland ad oggi possa avere le stesse prospettive di carriera di Steve Jobs alla cassa di un McDonald’s. Tirando insomma un po’ le somme, alla fin fine diciamo che le ultime settimane, con particolare riferimento sempre a settembre, per De Fanti sono state buone, non buonissime, ma sicuramente mezza spanna al di sopra di tanti colleghi. Visto che siamo in tema di citazioni,Claudio Ranieri una volta ebbe a dire: «Vivendo a Londra ho capito che due inglesi fanno un popolo, ma cinquantasette milioni di italiani no». La speranza però è che di italiani ne bastino solo un paio per salvare il Leicester.

6. ULISSE SAVINI Guadagna tre posizioni rispetto al mese passato e gran parte del merito è sicuramente di Keita Baldé e, perché no, anche di Mauro Icardi.  Se il secondo è ormai un cavallo di razza già in piena corsa nel recinto, il primo può essere reputato ancora un puledro a caccia della scintilla giusta per fare faville (difficile però fintanto che non verrà usato con regolarità ed in una posizione più consona alle sue caratteristiche): nel frattempo il laziale ha praticamente già ottenuto passaporto spagnolo ed è quindi convocabile a tutti gli effetti per la nazionale maggiore. Anche questo può essere segno di grossa ambizione, da parte di Keita, ovvio, ma pure da parte pure di chi lo segue: in fondo ci vogliono fegato ed un pizzico di incoscienza per andare a giocarsela con mostri sacri della “pelota” (un po’ più mostri ed un po’ meno sacri ultimamente, ma pur sempre mostri sacri). Del resto l’alternativa comoda per il ragazzo sarebbe stata quella di giocare con la nazionale senegalese, non proprio la creme de la creme, se vogliamo metterla giù con la massima onestà, ma di giovani con doppio passaporto partiti per spaccare e finiti a scappare ne abbiamo già visti un po’, almeno stavolta ci va di dare credito al coraggio. «Le grandi ambizioni rendono grandi gli animi» (Tito Livio). Non lo dimenticate mai.

5. MARIO GIUFFREDI Merito suo il passaggio di Nicola Bellomo dal Chievo in prestito all’Ascoli a settembre (i marchigiani, causa ripescaggio, avevano a disposizione qualche settimana di tempo in più per fare mercato): non si tratterà della manovra di mercato che sconvolgerà i prossimi decenni nel mondo del calcio, ma è pur sempre un’operazione di tutto rispetto portata a termine in un momento in cui, solitamente (ma non giustamente) molti altri addetti ai lavori sono già impegnati al massimo a togliersi i pallini di cotone dall’ombelico. Giuffredi rimane stabile in quinta posizione e forse paga di riflesso un po’ l’inizio difficile al Napoli di Mirko Valdifiori: ci si aspettava (anzi, ci si aspetta ancora) un impatto migliore del centrocampista sulla squadra azzurra, forse anche per via dell’attidune agli schemi di Sarri, ma la realtà ad oggi è un’altra. Ci sono ancora un po’ di mesi davanti per poter comunque giudicare in via definitiva l’ex Empoli e, proprio a proposito di Empoli, ricordiamo che è quasi sancito l’addio a fine stagione (o forse chissà, a gennaio) di Mario Rui: questione di tempo, Giuffredi non potrà fare altro che attendere il momento giusto per affondare. Ne “L’Arte della Guerra” Sun-Tzu scrive: «Colui che capisce quando è l’ora di combattere e quando non lo è, ha già vinto».

4. GIUSEPPE RISO In netta risalita di posizioni rispetto allo scorso mese. Attualmente Riso è forse il procuratore più attivo nel sottobosco coperto del calciomercato (vale a dire il mercato quando il mercato è chiuso), diciamo pure che la sua iperattività, in questo soporifero momento, ha una po’ lo stesso effetto eccitante di un diciottenne chiuso in camera con tre conigliette di Playboy. Al di là delle ottime prestazioni messe insieme il mese scorso da Daniele Baselli, acquisto azzeccatissimo del Torino, è d’attualità il nome di Sime Vrsaljko, cioè a questo punto, oseremmo dire, l’unico giocatore davvero in grado di muovere il mercato a bocce ferme. Per il croato pare in pole position la Juventus, ma c’è pure il Napoli (si era vociferano se è per questo anche del Barcellona, ma parlarne ora senza sembrare oltraggiosi ci pare un azzardo almeno quanto provare a chiedere a una tizia di uscirle senza prima averle chiesto come si chiama o quanto vuole). Vada come vada, avevamo già lodato la scelta di Riso di mantenere buoni rapporti con il Sassuolo non forzando per la cessione dell’esterno in estate, adesso lasceremmo che siano le fisiologiche necessità delle big a scoprire mano a mano le carte in tavola (con Lichtsteiner e i suoi piccoli problemi di cuore e Caceres e i suoi piccoli problemi di bottiglia diremmo che sono già state un po’ scoperte): se Riso avrà l’asso, saprà lui come e quando calarlo in tavola. Uno scrittore una volta disse che nella vita come nel gioco è un grosso vantaggio essere i primi a giocare perché, alla fine, a carte uguali si vince sempre. Chi bastona prima, bastona due volte.

Tre conigliette di Playboy

3. CLAUDIO VIGORELLI Ex numero uno dello scorso mese e leader della classifica generale, Vigorelli cala di un paio di posizioni. Partiamo delle cose buone che lo lasciano comunque in top three di settembre: su tutte l’accordo con la Art Sports che, strategicamente, potrebbe essere un ottimo lasciapassare per il Sudamerica. La Art (tanto per intenderci la società di procuratori che ha portato in Italia Matheus Cassini al Palermo) passa cioè da Pierpaolo Triulzi a Vigorelli quale ponte ideale per la Serie A: ai brasiliani piacciono i tipi simpatici e alla mano e Triulzi ultimamente sa essere “alla mano” quanto Capitan Uncino (se l’avete capita, mettete “mi piace” così ci si regola). Citabile (ma giusto per dovere di cronaca) la convocazione del giovane Matias Antonini (giocatore che Vigorelli gestisce con i soci napoletani De Rosa ed Anatriello) in prima squadra con l’Inter nel corso delle ultime uscite: non sarà niente di che, siamo d’accordo tutti, ma il “niente di che” non è forse meglio del niente? Nota dolente, purtroppo, l’andazzo in queste prime apparizioni stagionali di Mattia Destro col Bologna: l’attaccante rossoblu stenta ad ingranare la seconda, anzi stenta proprio a partire, e pare rimasto un po’ a terra come quando lasci una macchina parcheggiata a Quarto Oggiaro sotto casa di un pregiudicato e te la ritrovi senza le ruote. Va bene che Delio Rossi sta all’accuratezza tattica come Marylin Manson stava al sinodo di Papa Francesco, ma questa non può e non vuole essere una giustificazione per quello che, in teoria almeno, dovrebbe essere un bomber di razza: Destro è andato a Bologna per rilanciarsi, ma senza rilancio non può esserci futuro, questo sarebbe chiaro anche per Monsieur de La Palice. John McEnroe disse: «Non importa se vinci o perdi, fino a che perdi». C’aveva ragione.

2. ANDREA D’AMICO Ha fatto più volte dentro e fuori lui dalla nostra classifica che Lindsay Lohan da una comunità di recupero per tossici, a settembre però Andrea D’Amico merita tutto il secondo gradino del podio, che forse anzi gli sta pure un po’ stretto. Il procuratore veronese ha messo le mani su Walter Mazzarri: l’allenatore livornese, ancora tecnicamente sotto contratto con l’Inter (tifosi nerazzurri, ve lo leverete dai piedi molto presto, #statesereni), era in passato seguito da Beppe Bozzo prima e dalla Universal Group successivamente. Negli ultimi mesi ha cambiato cioè più agenti Mazzarri da solo che tre quarti dei giocatori di massima serie in tutta la loro carriera, sintomo evidente della necessità di iniziarsi a cercare un altro club (anche perché quando resti per troppo tempo fuori dal giro rischi davvero di finire dimenticato come Manuel Repetto degli 883). D’Amico potrebbe portare allora il tecnico ex Napoli in Russia, zona del globo terraqueo in cui ha particolarmente influenza (e dove ormai praticamente vive, almeno a giudicare dalle gesta narrate fotograficamente da lui stesso su Instagram). Quando anche Mazzarri finirà fotografato sui profili social del suo agente, allora sapremo che è ufficialmente in vendita, come gli orologi che D’Amico vuole mostrarci nemmeno fosse un rappresentante del settore. Ovvio, conoscendo la modestia del soggetto in questione (parliamo di Mazzarri), a quel punto dovremo solo augurarci che Real Madrid e Barcellona gli chiedano “per favore” di lavorare per loro. L’educazione prima di tutto. Capolavoro vero da parte di A. D. A. la gestione di Sebastian Giovinco: l’attaccante dei Toronto sta spezzando in due la MLS, ma si sta guadagnando soprattutto un posto in Nazionale: se tutto questo vi pare poco, provate a fare un “back in the days” a quasi un anno fa, quando la “Formica Atomica” usava la propria forza nucleare per riscaldare le panchine dello Juventus Stadium. Molto buona anche la gestione di Alberto Aquilani, che allo Sporting Lisbona (Sporting Portugal, come i tifosi portoghesi ci chiedono di chiamare la loro squadra poco insistentemente almeno tre volte al dì) sta facendo cose interessanti. Siamo d’accordo: D’Amico ha ancora l’antico vizio di “fregare” i giocatori ai colleghi e di utilizzare taluni canali dell’informazione a mo’ di ufficio stampa (potrebbe pure pagarsene uno da solo, visto che le risorse non gli mancano), ma dal punto di vista dei risultati, non gli si può rimproverare nulla. Una volta Tex Winter, allenatore di Michael Jordan, dopo una vittoria gli disse: «Hei Mike, non esiste solo l’”io” negli sport di squadra». Lui gli rispose: «Coach, ma IO ho appena vinto».  Il fine giustifica i mezzi.

Il profilo Instagram pubblico di Andrea D’Amico: #picoftheday #orologi #mammadagrandevogliofareilmodello #Cristianosuca #Giovincononvienemaiinfotosenzatacchi

1. BEPPE BOZZO Ritorna al vertice della classifica ed è la terza volta quest’anno: hat-trick. Che dire? In passato con il buon Beppe siamo stati un po’ duri (non che con altri il nostro onesto giudizio sia stato lieve come una carezza di Madre Teresa), ma questo mese ci va di essere buoni e restituirgli un po’ dei meriti che, nei mesi precedenti, erano passati in secondo piano non per una ragione in particolare, quanto piuttosto semplicemente per meriti superiori di altri. Si avvicina il rinnovo di Federico Marchetti con la Lazio: un tassello importante anche perché, lo abbiamo già detto ma “repetita iuvant”, avere a che fare con Lotito è l’equivalente di mangiare al messicano e passare la notte a cantare “Ohi Maria Salvador” sulla tazza del gabinetto. Prudente e tutto sommato vincente la gestione di Fabio Quagliarella al Torino: dopo essersi girato mezza Serie A, l’attaccante di Stabia potrebbe aver finalmente dato una giusta dimensione alla propria carriera, quella di un buon giocatore, non certo di un fenomeno, che però è tornato nel giro della Nazionale. Senza strafare, Beppe si avvicina a Vigorelli in classifica generale e a questo punto è l’unico serio sfidante: nord vs. sud, una grande classica del calcio italiano. L’impressione è che purtroppo Bozzo non abbia ancora finito di pagare dazio con Cassano, ma stringa i denti che, se tutto va bene, l’incubo forse sta per finire ed il ritiro di “Fantantonio” è vicino («In Serie A ci poteva giocare pure mio nonno», deve essere quello che abbiamo visto in campo in queste settimane con la Sampdoria). «Il vero casino della vita, pensò, era dover fare i conti con i casini altrui» (Charles Bukowski, “Un universo poco accomodante”).

FUORI CLASSIFICA – Un passo fuori dalla classifica settembrina Patrick Bastianelli, sesto il mese precedente, insieme ad Alessandro Lucci (procuratore dell’inconsistente Bertolacci) e Sergio Berti (procuratore dell’evanescente Romagnoli). Ai margini anche Luca Puccinelli, in classifica ad agosto, procuratore di Alberto Gilardino. Nota a margine: settembre 2015 (sempre che i nostri calcoli siano esatti) dovrebbe segnare la fine dei 36 mesi di squalifica per Tullio Tinti, super-procuratore di cui non avevamo finora mai accennato perché tecnicamente incapace di esercitare la professione (la Procura Federale nel settembre 2012 aveva stabilito per lui la sospensione della licenza da procuratore per violazione del regolamento, il caso riguardava finte fatturazioni per evadere le tasse, almeno secondo le accuse, ma sono affari di cui si occupa la giustizia penale). Se e come vorrà tornare in gioco lo sanno soltanto gli astri, nel suo “portafoglio” tecnicamente figurano ancora parecchi giocatori di livello di un certo peso (da Andrea Pirlo, ad Alessandro Matri, passando per Giampaolo Pazzini, Luca Toni ed Andrea Ranocchia), ma come disse una volta Kafka: «Lasciam dormire il futuro come si merita»

La classifica di settembre