Scaloni, Argentina e i talenti in A: l'intervista al Ct
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Scaloni: «I miei argentini: Lautaro sempre più leader, Dybala top, Nico Gonzalez jolly»

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Lionel Scaloni, Ct dell’Argentina, ha parlato a La Gazzetta dello Sport dei tanti giocatori della Serie A nella sua Seleccion

La sua Argentina, in patria, la chiamano la Scaloneta, una macchina che in Qatar ha funzionato benissimo ed è arrivata prima di ogni altra. Lionel Scaloni, Commissario Tecnico campione del mondo, ha parlato con La Gazzetta dello Sport di tanti suoi giocatori che militano nella Serie A.

DA CHI INIZIARE«Da Dybala e Nico Gonzalez che ultimamente hanno avuto problemi fisici. A Paulo voglio bene come a un fratello perché è un ragazzo perbene. Quando gioca 7-8 partite di fila, le sue prestazioni cambiano in meglio e la squadra ne ha beneficio. Purtroppo questa continuità di utilizzo non l’ha avuta, ma nel gruppo lo voglio sempre: è utile pure quando non è al top».

NICO GONZALEZ«Deve trovare la strada giusta. Lui fa tutto al 100%, anche in un allenamento post partita, e deve imparare a gestire meglio il suo fisico. È giovane, ma ha bisogno di non infortunarsi così di frequente. Con noi ha fatto la punta esterna, a destra o a sinistra, ma anche il terzino sinistro: è un jolly pazzesco».

PAREDES«Quando la squadra non ha il pallone deve trovare una modalità di gioco diversa. Per noi è un “5” speciale quando gestisce la manovra, ma se è in una squadra che rincorre…».

DE ROSSI AIUTERA’ PAREDES – «Glielo auguro. Intanto permettetemi di dire che l’esonero di Mourinho mi ha sorpreso. Aveva la Roma nel cuore e le sue lacrime quando ha lasciato Trigoria lo hanno confermato».

LAUTARO«Anche a lui voglio bene come a un fratello. È eccezionale e al Mondiale, nonostante non stesse bene, ha giocato sempre. All’Inter è considerato una bandiera e senza Dzeko e Lukaku è diventato ancora più leader. È da Pallone d’oro? Nella classifica dei primi 30 c’è. Prima o poi…».

I MERITI DI SIMONE INZAGHI «Simone è bravo. Non lo dico perché è un amico o perché da calciatore pensava al gruppo prima che a se stesso. Si vedeva che sarebbe diventato un tecnico in gamba: già allora studiava il calcio, si documentava sugli avversari e non lasciava niente al caso. La sua Inter, insieme alla Fiorentina e al Milan, è la squadra che mi piace di più per il tipo di calcio offensivo che esprime. Stavolta però tiferò Lazio»