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Editoriale

Serie A: la domenica dei pareggi fa arrossire gli allenatori e godere il Milan

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La nona giornata di Serie A sorride al Milan di Stefano Pioli che guadagna punti su tutte le rivali dirette nella corsa Scudetto

Una domenica di Serie A interamente pro Milan, che gode senza nemmeno scendere in campo. I rossoneri incassano due punti bonus sulle nemiche comodamente assopiti sul divano, osservando Roma e Napoli, poi Inter e Juventus annullarsi a vicenda. E senza dimenticare la frittata bergamasca del lunch match.

Ibra e compagni agganciano dunque in vetta i partenopei che pure all’Olimpico hanno regalato un nuovo saggio di qualità e organizzazione, comandando a lungo le operazioni ma senza lasciare tracce tangibili nel tabellino. E così i giallorossi di Mourinho nel finale hanno sfiorato il colpaccio, se non altro cancellando l’umiliazione norvegese di Conference League.

Il veleno sulla coda invece nel posticipo serale con quel rigore che ha mandato su tutte le furie Simone Inzaghi, nuovo recordman italiano nel lancio della pettorina. Ma più che guadagnarsi il cartellino rosso, il tecnico piacentino avrebbe dovuto rimpiangere l’ingenuità di Dumfries e l’incapacità, ormai quasi abitudinaria, dei nerazzurri nel chiudere gare controllate e poi smarrite.

Anche contro la Vecchia Signora, l’Inter ha vissuto due fasi distinte, nelle quali la mancanza di killer instinct ha rivestito ruolo chiave nella rimonta firmata Dybala. Al di là dell’episodio, i bianconeri hanno saputo soffrire e rimanere sul pezzo, uscendo alla distanza grazie alla freschezza dell’argentino e di Chiesa. Il distacco dalla vetta resta pesante, ma la bandiera bianca è tutt’altro che sventolata.

Pareggi come filo conduttore della giornata insieme ai cartellini rossi inflitti ai quattro allenatori delle big impegnate, con la sola eccezione di “mister calma” Max Allegri e di Maurizio Sarri, il quale in primis ha però sentenziato la poca grandezza della propria squadra dopo l’imbarazzante performance del Bentegodi.

La cacciata di Mou in tutto e per tutto simile a quella del collega interista, quella curiosa di Spalletti a metà tra la malizia e l’incomprensione di un applauso malandrino. Ben più irritante quella del Gasp, infuriato per qui cartellini sventolati con sufficienza a 50 metri di distanza. A torto o ragione, il nervosismo degli allenatori rispecchia l’importanza crescente di punti e momenti. E intanto Pioli se la ride…