Boateng a tutto tondo: «Il Las Palmas è una famiglia. Berlusconi è nel mio cuore»

Kevin-Prince Boateng parla del suo presente e del suo passato, tra vizi e Milan di Berlusconi

Un Kevin-Prince Boateng felice del suo presente con tanti ricordi nel passato. Oggi al Las Palmas, che il calciatore riconosce come «una famiglia, un gruppo unito» e di cui ama particolarmente il clima: «Qua c’è molta tranquillità, tutti in strada ti salutano e ti abbracciano» le parole rilasciate a El Pais. Milano, però, è lontana: «Rimpiango solo la lontananza con la mia famiglia che vive lì» ha proseguito il centrocampista.

SOLDI – I soldi, tanti, hanno rappresentato un limite per Boateng, che ricorda così i suoi 20 anni a Londra quando militava nel Tottenham: «E’ difficile gestire la fama e il denaro insieme, quando ero a Londra spendevo tutto in auto, vestiti e discoteche. Stupidaggini che mi facevano felice qualche ora per poi svanire. Gli eccessi mi hanno portato a cambiare in meglio, diventando un giocatore più professionale».

MILAN – Lui, Campione d’Italia col Milan di allegri, ritorna sull’esperienza in rossonero: «Ricordo Berlusconi come una grande persona che mi ha sempre aiutato, lo porto nel cuore. La sua immagine pubblica è molto diversa su quello che è realmente. A me poi diceva sempre di togliermi gli orecchini perchè era roba per donne e di tagliarmi i capelli. Rimproverava così anche Balotelli ed El Shaarawy».

GUIDE – Se Boateng ha avuto due mentori in campo calcistico questi sono Niko Kovac e Zlatan Ibrahimovic. L’attuale tecnico dell’Eintracht Francoforte lo ha aiutato ai tempi dell’Hertha Berlino, soprattutto dal punto di vista mentale. Poi Ibra: «Può essere considerato un superbo, ma è uno che vince e fa vincere. Non voleva perdere neanche in allenamento» ha detto, proseguendo: «Gattuso mi ha insegnato la grinta, mentre Pirlo la tranquillità. Ricordo nel quarto di finale di Champions quando noi eravamo tutti agitati e lui beveva caffè scrivendo messaggi al telefono. Mi disse che per lui era solo calcio».

ALLENATORI E AMICI – «Con Allegri si lavorava per vincere, mi ha insegnato a difendere, ma il mio allenatore preferito è Jurgen Klopp. Lavorando sei mesi con lui al Borussia Dortmund (nel 2009, ndr), ho capito che lui ha tutto: stimola i giocatori e tratta tutti come suoi figli. Erano tutti felici, anche se non giocavano, Klopp ci faceva sentire importanti».Nel mondo del calcio, non è facile avere tanti amici – come ha detto l’ex milanista – tra questi Muntari, Ebert e Balotelli sono quelli con cui ha un rapporto più speciale.