Caressa su Calciopoli: il «colluso» chiamato in causa è Tosatti?

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fabio caressa
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Caressa su Calciopoli: fra le parole del direttore di Sky Sport alla Bocconi spunta il riferimento ad un giornalista definito «colluso», che potrebbe essere Giorgio Tosatti. Il compianto giornalista del Corriere della Sera prese posizione sugli episodi che coinvolsero Cipriani in Bologna-Juve, attaccando Sky

Le parole del direttore di Sky Sport 24 Fabio Caressa, dette in occasione di un incontro con gli studenti tenutosi lo scorso 4 aprile all’Università Bocconi di Milano, hanno suscitato un enorme interesse mediatico. In particolar modo ha sorpreso la parte del discorso in cui Caressa ha rievocato l’aneddoto legato alla gara del 12 dicembre del 2004 fra Bologna e Juve, vinta 1-0 dagli ospiti grazie alla rete di Pavel Nedved. Una gara che lasciò stupito Caressa, tornato su due episodi da moviola che coinvolsero l’attaccante felsineo Giacomo Cipriani, che subì due presunti interventi da rigore non sanzionati dall’arbitro Pieri: uno da parte di Zebina, l’altro per mano di Thuram, entrambi non fischiati. Nell’ultima parte del discorso di Caressa è chiaro anche il riferimento ad un giornalista del Corriere della Sera che attaccò Sky pochi giorni dopo («Successe che il giorno dopo, sul Corriere della Sera, uscirono due colonne di attacco a me e a Bergomi, in cui veniva mistificata la realtà in maniera ignobile. Poi questo giornalista si scoprì che era colluso con queste persone (riferendosi ai personaggi coinvolti in Calciopoli, ndr)»).

Caressa su Calciopoli: ecco a chi potrebbe essersi riferito parlando di un giornalista definito «colluso»

Quel giornalista potrebbe essere il compianto Giorgio Tosatti (scomparso nel 2007), che proprio il 15 dicembre del 2004, in un articolo a pagina 45 del Corriere della Sera intitolato «Quando la tecnologia non riduce la faziosità», parlò del commento agli episodi da moviola fatto da Sky, senza mai riferirsi a Fabio Caressa e Beppe Bergomi, che seguirono al Dall’Ara proprio quel Bologna-Juve. Riportiamo la versione integrale dell’articolo firmato da Tosatti: «Non sarà facile arrivare all’utilizzo delle tecnologie, perché l’ambiente del calcio è ultraconservatore: ci vollero decenni per consentire la sostituzione di un giocatore infortunato (con la Corea perdemmo in dieci), per arrivare a tre ricambi, per utilizzare più riserve, per proibire al portiere di prendere con le mani i passaggi dei compagni, per punire con l’espulsione il fallo da ultimo uomo, per utilizzare più palloni, per recuperare un po’ dei minuti persi, eccetera. Non siamo ancora riusciti ad imporre il tempo reale come nel basket. Diffidate da chi si oppone alle novità perché rallenterebbero il gioco, lo rovinerebbero. Lo dicevano anche per le sostituzioni e le altre riforme. La moviola in campo sarà un discrimine per chi vuole veramente un calcio più equo, meno condizionato dall’errore umano, a chi trae vantaggio dalla bolgia attuale. Perché i torti arbitrali lo favoriscono o perché sono un comodo alibi da dare in pasto ai tifosi. Ma neppure le tecnologie basteranno a ridurre le polemiche se chi ha il compito di raccontare gli avvenimenti e fare informazioni pecca di faziosità.

Domenica sera mi ha colpito il racconto fatto su Sky di Bologna-Juve. Lasciamo perdere la stridente diversità di pareri fra i telecronisti e i commentatori, questa riguarda l’azienda. Ma c’è stato un episodio record, mai registrato in tanti anni di vita professionale. Cipriani, intervistato subito dopo la gara, si è espresso con grande chiarezza sulle due cadute in area juventina, considerate dai telecronisti da rigore: «Sulla prima ha visto bene l’arbitro. Non c’era nulla, sono caduto perché ero sbilanciato. Sulla seconda ero a due metri dalla porta, non aveva senso che mi buttassi». Per la verità i due telecronisti avevano considerato gravissimo l’intervento di Zebina (il primo rigore) e meno quello di Thuram. Pensate che sentito Cipriani si siano corretti? No. Hanno detto che si sbagliava, che a termini di regolamento anche la prima caduta era da rigore. Mai sentito che le testimonianze del giocatore, della vittima, valga meno di quella di chi guarda. Se decide la passionalità, il pregiudizio, la tesi al punto di annullare anche il parere di chi le vicende le vive da attore, la moviola servirà a poco. Così non riesco a capire perché il disastroso Pieri (di cui sono responsabili due designatori) risulti scandaloso e Farina (che ha fatto peggio di lui a Siena) venga quasi assolto dai giornali. Se per mestiere devi fare il censore non puoi essere tifoso».

Caressa su Calciopoli: l’editoriale di Tosatti del 15 dicembre 2004, che torna su Bologna-Juve

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Corriere della Sera

Caressa su Calciopoli: il direttore di Sky torna su Bologna-Juve del 12 dicembre 2004

Ecco la versione integrale delle parole di Fabio Caressa all’incontro con gli studenti della Bocconi di Milano: «Nel 2006 pensavo ci fosse qualcosa, ma non a quel livello lì. Moggi ha pensato non solo di poter fare qualcosa per la Juve ma ha pensato di poter fare quello che voleva per tutto il campionato. Ci sono decine di sentenze su questo ormai. Lui pensava di poter decidere su chi doveva retrocedere e altro, questo non era possibile. Poi negli anni si scopriranno sotto che ci sono state anche lotte, magari anche interne alla famiglia e nella Juventus in quel periodo. C’era grande incredulità e poi è arrivato il Mondiale dove c’era grande voglia di rivalsa perché  venivamo un po’ derisi, giustamente. E’ stata una pagina molto brutta e io sono stato testimone di quello che accadeva, pochi mesi prima che accadesse. C’erano stati degli arbitraggi che facevano pensare, in particolare in un Bologna-Juventus vinto dai bianconeri per 1-0 con un gol di Nedved su calcio di punizione. In questo match per due volte sul bolognese Cipriani non fu fischiato il rigore e nell’intervista a fine gara lo stesso giocatore disse che gli episodi non erano importanti: Cipriani era un giocatore della GEA».

Prosegue Caressa: «Dopo che noi affrontammo l’argomento in telecronaca dicendo che due rigori non erano stati concessi, arrivò una telefonata all’allora amministratore delegato di Sky dalla dirigenza della Juventus che urlando chiedeva la mia rimozione e quella di Beppe Bergomi. Questa cosa accadde sotto Natale e lui stesso durante il cocktail ci disse di ricordarci che noi siamo Sky e siccome diamo noi i soldi alla Juventus per i diritti, magari un giorno chiederemo noi di decidere il loro allenatore ma loro non decideranno mai su quello che deve fare Sky. Questo fa capire che forza servisse in quel momento per resistere ad alcune pressioni. Il giorno dopo successe che sulla prima pagina del Corriere della Sera, ci furono due colonne di attacco nei confronti miei e di Bergomi dicendo che Cipriani stesso aveva detto che i rigori c’erano, mistificando la realtà in una maniera ignobile. Non dico il nome del giornalista per rispetto, ma dopo uscì che era colluso con queste persone quì. Era un momento molto complicato, si avvertiva questa pressione. E’ scoppiato tutto perché qualcuno ha voluto fare più di quello che era concesso. Un po’ come Tangentopoli nel ’92..».