Che fretta c’era? Maledetta primavera: il salto che brucia quasi tutti gli allenatori

gattuso milan
© foto www.imagephotoagency.it

Prandelli, Stramaccioni, Inzaghi, Brocchi e ora Gattuso, il salto dalla Primavera alla serie A è diventato il grande incubo degli allenatori

Nel 1981 Loretta Goggi interpretava a Sanremo uno dei suoi brani più famosi: “Maledetta primavera” è presto diventata una pietra miliare della musica italiana destinata a durare nel tempo. Parafrasando la cantautrice il ritornello della famosa canzone si potrebbe applicare anche a un fenomeno ormai sempre più comune nel nostro calcio, quello di affidare la panchina di una squadra di serie A all’attuale tecnico della Primavera della stessa società.

A Milano è un film già visto: il capostipite nerazzurro fu Gianpiero Marini (stagione 93/94) che subentrando ad Osvaldo Bagnoli, ottenne la salvezza all’ultima giornata e vinse la Coppa Uefa. Un caso più unico che raro, sfortunatamente dell’eroico allenatore non se sentì più parlare. Dieci anni più tardi toccò a Verdelli succedere a Hector Cuper nel 2003, durò appena una partita, il 3-0 subito dalla Lokomotiv Mosca gli costò panchina e carriera.
In tempi più recenti Andrea Stramaccioni prese nel 2012 un’Inter a pezzi, chiudendo comunque dignitosamente l’anno tanto da meritare la riconferma sulla panchina da parte di Moratti, salvo poi entrare in un vortice di sfortuna e crisi di risultati che portò l’Inter al nono posto in campionato. Silurato dal neo presidente Thohir cercò fortuna prima a Udine poi in Grecia e ora in Repubblica Ceca. Il successore di Strama è stato Stefano Vecchi che chiamato a sostituire il fallimentare progetto De Boer prima e Pioli poi, ottenne 3 vittorie e due k.o. Sulla sponda rossonera la musica non cambia: prima Inzaghi (10° posto raggiunto a fine stagione) poi Brocchi (8 punti in 6 partite) non sono riusciti a superare il grande salto dalla Primavera alla Serie A. Inzaghi è ripartito dal Venezia, con buoni risultati, mentre Brocchi è il vice di Capello in Cina.

Prandelli prima di trovare nuovamente lavoro ha dovuto aspettare quattro anni, punizione per aver guidato l’Atalanta nel 1994, a sostituzione di Guidolin, fino a farla retrocedere in Serie B. Ciro Ferrara passò dalle giovanili della Juve alla prima squadra nel 2009 ma non arrivò a fine stagione (di lui si ricorda solo la memorabile vittoria a Torino contro l’Inter di Mourinho), più sfortunato ancora Devis Mangia che non mangiò neanche il panettone nel 2011 a Palermo. L’unico caso fortunato o forse vincente è stato quello di Simone Inzaghi che dalla primavera biancoceleste sta ottenendo ottimi risultati con la prima squadra.