Madrid è realtà 

Iscriviti
© foto www.imagephotoagency.it

Madrid è realtà . 90 minuti, massimo 120, dividono l’Inter dalla gloria. La storia è già  stata scritta, manca solo l’ultimo capitolo. Quello della vittoria. Di un uomo di 36 anni che alza una coppa davanti al cielo spagnolo di Madrid. Di un presidente che piange e guarda in cielo i suoi due angeli custodi (papà  Angelo e Giacinto Facchetti), di un allenatore portoghese che lancia la medaglia a quei tifosi accalcati sugli spalti del Santiago Bernabeu.

Gli eroi di Barcellona devono battere il Bayern Monaco di Van Gaal e poi il capolavoro sarà  definitivamente compiuto e consegnato agli Dei del calcio. Sono passati più di trent’anni dall’ultima volta che la storia europea venne scritta a tinte nerazzurre. L’attesa è finita. L’ Inter è a un passo da diventare la squadra più forte d’Europa, un’utopia meno di due anni fa. Ed allora, cos’è cambiato? Quali sono stati motivi che hanno portato a questa trasformazione?

Noi ne abbiamo individuato, tra tutte, 5. Le più importanti.

5 – Gli acquisti estivi (e non solo). Lucio, Sneijder, Eto’o, Motta, Milito, Pandev. Hanno radicalmente cambiato il volto della squadra. Lucio ha dato solidità  alla difesa e insieme a Samuel si è dimostrata la coppia centrale più forte d’Europa. Sneijder ha portato imprevedibilità  negli ultimi 25 metri, Milito i gol facili, Eto’o l’esperienza e la sicurezza di quel campione che ha già  vinto due coppe dei campioni. E grazie anche all’innesto di Motta (ordine e geometria) e Pandev (assist e accelerazioni improvvise) la squadra, rispetto ad un anno prima è completamente cambiata diventando la prima vera Inter di Mourinho.

4 – Le polemiche del campionato italiano. Le manette durante la sfida contro la Sampdoria, quel derby vinto in nove uomini, le conferenze stampa trasformate in processi alle istituzioni, le critiche dei media, calciopoli 2, e tutto quello che ha portato Mourinho a squalifiche e silenzi stampa non hanno fatto altro che rafforzare il gruppo e portarlo in una condizione mentale di “tutti contro di noi” che ha fatto si che la squadra giocasse, come mai in passato, con personalità  e carattere su campi difficili come lo Stamford Bridge e il Camp Nou. Il merito? Provate ad indovinare”¦
3 – Josè Mourinho. E’ lui il principale protagonista di questa gloria. Non solo un grande comunicatore, non solo un grande motivatore, provocatore e chi più ne ha più ne metta. Ma soprattutto un maniacale professionista. Un conoscitore di calcio, uno capace di vedersi il dvd della partita del Chelsea “? 7 volte “? 7 “? indicandone tutti i segreti alla squadra. E’ l’allenatore che l’Inter e il popolo nerazzurro aspettavano da una vita. Incarnazione di tutto quello che “l’interismo” porta con sè, nei suoi pro e nei suoi contro. Lui, comunque vada a finire, in soli 2 anni è già  entrato nella storia di questo club.
2 – La fame. Degli Zanetti, dei Cambiasso, dei Milito, dei Samuel, ma anche degli Eto’o o dei Lucio. La fame di vittorie è stato il carburante di questa squadra. La motivazione che ha portato un Diego Milito, tanto per fare un esempio, a giocare come terzino destro una semi finale di Champions Leauge. E’ un istinto, la fame, josè Mourinho, ancora lui, ha avuto il merito di tirarlo fuori dalla pancia dei suoi giocatori.
1 – Il gruppo. Solido, coeso, capace di sacrificarsi al limite dell’immaginabile. Basta prendere il dvd della partita contro il Barcelona per capire quanto questo gruppo di 15 “? 16 giocatori creati da Mourinho sia forte come una roccia. E’ questo il più grande successo del tecnico portoghese, giocatori capaci di giocare una partita difensiva da consegnare a tutte le università  del calcio. Il singolo che smette di essere tale e diventa una cosa sola: l’Inter Football Club Milano.

Francesco Aquino