Pagina 132 – Calcio News 24

Giuntoli Atalanta, clamoroso effetto domino: accordo in arrivo, ecco dove andrà Tony D’Amico. Ultimissimi sviluppi

Giuntoli Atalanta, l’ex Juve è pronto a ripartire dalla Dea. Ecco invece quale percorso farà Tony D’Amico, tutti i dettagli

Il panorama dirigenziale della Serie A si prepara ad affrontare un clamoroso effetto domino in vista della prossima stagione calcistica. Cristiano Giuntoli è ormai a un passo dal ripartire dall’Atalanta.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

Giuntoli a Bergamo: accordo chiuso e ufficialità in arrivo

L’ex direttore sportivo di Napoli e Juventus assumerà l’incarico a Bergamo per guidare il nuovo ciclo della Dea. Come confermato dall’esperto di mercato Matteo Moretto, che ha fatto eco a una notizia lanciata in mattinata dal Corriere dello Sport, l’accordo è ormai chiuso. I dettagli contrattuali tra le parti sono stati completamente definiti e si attende soltanto l’annuncio ufficiale per sancire l’inizio di questo nuovo capitolo.

Il domino dei direttori: Tony D’Amico nel mirino di Milan e Roma

L’imminente sbarco del manager toscano in terra bergamasca innesca inevitabilmente una reazione a catena per le altre panchine e scrivanie del nostro campionato. Questo movimento in entrata, infatti, libera di fatto Tony D’Amico. L’attuale ds orobico si prepara a salutare il club, e il suo profilo è immediatamente tornato prepotentemente d’attualità per le big del campionato.

Già cercato con grande insistenza dal Milan nella passata stagione, D’Amico, molto apprezzato per la sua abilità nello scovare talenti e gestire i bilanci, resta un candidato forte per i rossoneri in caso di imminente riassetto societario con l’addio di Tare. Tuttavia, il Diavolo non è solo: il nome del dirigente è finito anche sul taccuino della Roma, una piazza alla disperata ricerca di nuove e brillanti figure per ristrutturare la propria area tecnica.

Il nodo panchina: l’incerto futuro di Palladino

In questo clima di profondo rinnovamento in casa Atalanta, i cambiamenti non riguarderanno solamente la scrivania. Resta infatti assolutamente incerto anche il futuro del tecnico Palladino. L’allenatore si trova in una posizione di attesa: la sua permanenza potrebbe essere legata a doppio filo alle nuove strategie che verranno tracciate con l’approdo di Giuntoli in nerazzurro. Sarà la nuova dirigenza a decidere se confermare l’attuale guida tecnica o puntare su un nuovo volto per il rilancio definitivo.

Allegri in conferenza stampa alla vigilia di Milan Atalanta: «Chi è qui deve lavorare per il club che ha una storia da difendere e un DNA glorioso. Voglio rimanerci il più a lungo possibile»

Allegri in conferenza stampa alla vigilia di Milan Atalanta: le dichiarazioni verso la 36ª giornata di Serie A 2025/26

Massimiliano Allegri in conferenza stampa alla vigilia di Milan Atalanta. Le sue dichiarazioni.

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TIFOSI – «Fino a ora c’è solo da ringraziarli: dal 17 agosto ci sono stati vicini e lo stadio è sempre stato pieno. Abbiamo sempre sentito il loro supporto e lo faranno anche domani sera in un momento decisivo della stagione. Abbiamo una partita complicata: abbiamo fatto una buona settimana di lavoro e domani affronteremo l’Atalanta cercando di tornare alla vittoria che manca da un po’ di tempo in casa».

SERVE LA TESTA – «In questi momenti invece di parlare e dire, c’è solamente da fare. Abbiamo fatto buoni giorni di allenamento. Non è che l’Atalanta è scarica, è un’ottima squadra: dobbiamo fare una prestazione ottima per portare a casa il risultato».

PREOCCUPATO? – «Non sono preoccupato: bisogna vedere le cose in maniera positiva. Normale che quando vieni da una sconfitta come quella di Sassuolo, vedi le cose in maniera più negativa di quello che sono. Abbiamo il destino nelle nostre mani: il calcio è bello perché in 90 minuti può e deve cambiare tutto. Detto ciò, domani comunque vada, non saremo nè in Champions, nè fuori dalla Champions matematicamente».

GOL – «Quello che è stato fatto in questi 10 mesi non possiamo cambiarlo. Domani inizia un mini-campionato di tre partite, va vista in questo modo: abbiamo 3 punti di vantaggio. Se facciamo i risultati, andremo in Champions: sennò non ci siamo meritati di andare in Champions. Domattina valuterò la formazione ma in questo momento ho bisogno di tutti, a parte Modric e Tomori tutti sono a disposizione».

CLIMA – «Dentro Milanello abbiamo lavorato bene come in tutto l’anno. Poi c’è un momento in cui le cose vanno meglio o peggio: nel girone di ritorno sono mancati i risultati, sta a noi invertire la tendenza. Possiamo farlo solo noi».

CONTESTAZIONE – «A livello dirigenziale e con la società, al di là dei confronti dove ognuno dice giustamente la sua e non tutti possiamo essere d’accordo, tutti abbiamo l’obiettivo di arrivare in Champions. Domani abbiamo bisogno dei tifosi, perchè domani tutti insieme dobbiamo cercare di raggiungere questo obiettivo che è difficile da raggiungere come avevo detto in tempi non sospetti. Ci siamo e bisogna concentrare tutte le energie su domani».

MENTALITA’ VINCENTE – «Non sono mai stato da solo. Quando abbiamo fatto incontri e riunioni c’è sempre stato un confronto: abbiamo cercato di far sì che la squadra potesse ottenere dei risultati e che potesse essere sostenibile. Sono stati cambiati tanti giocatori, non era semplice: anche calciatori che hanno fatto un po’ meno arrivano da campionati stranieri. Credo sia stata creata una buona base: se si poteva fare meglio o peggio non lo so. Importante è che il Milan possa giocare in Champions il prossimo anno».

COMPATTEZZA NEL CLUB – «Quest’anno abbiamo lavorato bene. Nell’ultimo periodo sono mancati i risultati. I tifosi ci devono dare una mano perché tutti insieme dobbiamo fare in modo che il Milan giochi in Champions. Poi quando ci sono dei confronti ci sono cose su cui siamo d’accordo. L’importante è che tutti lavorino per il club Milan: mi hanno insegnato e ho appreso che nel Milan sono passati in tanti ma quello che rimane è sempre il club. Chi è all’interno del Milan deve lavorare per il club che ha una storia da difendere e un DNA glorioso. Io l’ho riscontrato nei dirigenti ma poi non è facile fare risultati. Quest’anno se riuscissimo a entrare nei primi 4, e capisco che il Milan deve sempre avere l’ambizione di vincere, vuol dire che abbiamo fatto un buon lavoro e c’è una buona base per migliorare l’anno prossimo. Se il Milan arriverà a sesto vuol dire che ci siamo meritati di arrivare sesti. L’importante è che tutti dobbiamo lavorare per il club. Gli obiettivi personali vanno messi da parte, quello collettivo è che il Milan deve tornare a giocare la Champions».

CT ITALIA – «Questo è un problema che non mi sono posto, anche perché quando ci sono cerco di risolverli. In questo momento qui la cosa più importante è il Milan: nelle prossime partite e nel prossimo anno. Abbiamo lavorato 10 mesi con grande attenzione e dedizione: dobbiamo avere rispetto di tutte le persone che si mettono a disposizione nostra per farci rendere al meglio. Ad altro non ho pensato perché il mio obiettivo è rimanere al Milan il più a lungo possibile».

LA CONFERENZA STAMPA DI ALLEGRI ALLA VIGILIA DI MILAN ATALANTA

Calciomercato Fiorentina: perché Kean potrebbe davvero partire in estate. C’è un nodo legato al suo futuro

Calciomercato Fiorentina: Kean potrebbe essere ceduto in estate, ecco i motivi della sua possibile partenza

Moise Kean è al lavoro senza sosta per tentare un rientro in extremis prima del termine della stagione. L’attaccante della Fiorentina sta smaltendo il fastidioso problema alla tibia che lo condiziona ormai dai primi giorni di aprile. Restano poche ore a disposizione per convincere mister Paolo Vanoli a inserirlo nell’elenco dei convocati per l’importante sfida casalinga contro il Genoa. Un match cruciale per i toscani, a cui basta un solo punto per festeggiare la salvezza aritmetica e staccare definitivamente la Cremonese in classifica.

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Le condizioni fisiche e la gestione del recupero

Le indiscrezioni provenienti dal Viola Park non restituiscono, però, un grande ottimismo. Sebbene Kean stia aumentando i carichi di lavoro, non è ancora pronto per riaggregarsi al resto dei compagni. La gestione clinica richiede la massima prudenza: il fastidio alla tibia è un problema pregresso che lo tormenta da anni, arrivando persino a far clamorosamente saltare il suo trasferimento all’Atletico Madrid nel gennaio 2024 a causa del mancato superamento delle visite mediche. Le prossime ore saranno dunque decisive per valutare i progressi clinici e scongiurare forzature pericolose.

I numeri stagionali: capocannoniere viola in Serie A

Dopo aver goduto di un permesso societario per assistere alla nascita del suo secondogenito, il classe 2000 vuole chiudere l’annata da protagonista. Nonostante un campionato costellato da stop fisici (prima la caviglia, poi la tibia), Kean è il capocannoniere della Fiorentina in Serie A con ben 8 gol all’attivo, posizionandosi davanti a Mandragora (6) e Gudmundsson (5). Considerando tutte le competizioni, l’ex Juventus si piazza al secondo posto tra i marcatori viola con 9 reti totali, dietro solo allo stesso attaccante islandese (10). Un bilancio estremamente positivo, collezionato in 33 presenze complessive e 2351 minuti giocati.

Il futuro sul calciomercato e la finestra di luglio

Sullo sfondo resta inevitabilmente l’incognita del calciomercato estivo. Tra il 1° e il 15 luglio, infatti, la Fiorentina sarà esposta all’attivazione di una clausola rescissoria da 62 milioni di euro. La scorsa estate il giocatore aveva gentilmente declinato la ricca offerta dell’Al-Qadsiah, mentre i sondaggi del Manchester United non si trasformarono in un affondo reale. Considerando le complesse dinamiche di mercato che saranno innescate dall’imminente Mondiale, il futuro del centravanti rappresenta ancora un rebus tutto da decifrare.

Vlahovic torna titolare e cambia volto alla Juventus: i suoi numeri stagionali e cosa succede con il numero 9 in campo

Vlahovic giocherà titolare nel match tra Lecce e Juve del Via del Mare: come cambiano i bianconeri attraverso questi numeri

La Juventus di mister Luciano Spalletti si prepara ad affrontare una trasferta fondamentale per il proprio destino europeo, e lo fa ritrovando finalmente il suo bomber. Dusan Vlahovic è infatti pronto a riprendere le redini dell’attacco bianconero nella delicata sfida contro il Lecce. Il calvario sembra alle spalle: sono trascorsi ben 160 giorni dall’ultimo infortunio e dalla sua ultima apparizione nell’undici iniziale. In questa annata particolarmente travagliata dal punto di vista clinico, il centravanti serbo ha comunque accumulato 20 presenze totali, mettendo a referto 7 gol e 2 assist. L’assenza prolungata del numero nove ha pesato enormemente sulle dinamiche della squadra, che ha faticato a trovare la via della rete con costanza: non a caso, nelle ultime 7 giornate, la produzione offensiva si è fermata ad appena 8 reti realizzate.

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L’impatto tattico: presenza in area e il dualismo col pressing

Il ritorno dal primo minuto dell’attaccante garantisce alla squadra un peso specifico superiore all’interno dell’area di rigore. La sua dirompente fisicità agevola lo scardinamento delle retroguardie avversarie più chiuse, fornendo un perfetto riferimento centrale per sfruttare i cross calibrati da esterni come Conceiçao e Yildiz. Esiste tuttavia un rovescio della medaglia tattico: l’impiego del centravanti di peso comporta spesso una minore fluidità nella pressione alta. Le costanti noie fisiche ne hanno inevitabilmente limitato la continuità atletica, alimentando il dibattito tattico. Se per molti resta l’unico terminale puro della rosa, in grado di capitalizzare ogni pallone sporco, altri sottolineano come il progetto di Spalletti stia virando verso attaccanti maggiormente mobili e dediti al pressing collettivo.

Autonomia limitata e l’obiettivo vitale del quarto posto

Per il match in terra salentina, il tecnico si aspetta il salto di qualità definitivo, indispensabile per chiudere le partite ed evitare passi falsi come l’1-1 contro il Verona, figlio di una palese carenza di cattiveria negli ultimi metri. Vlahovic, rientrando da un lungo stop, non possiederà un’autonomia completa. Il suo impiego sul terreno di gioco sarà verosimilmente limitato, per poi lasciare spazio nella ripresa alla freschezza di Jonathan David. La sua capacità di farsi trovare subito pronto all’appuntamento col gol sarà determinante per blindare il quarto posto. Trasformare le intuizioni degli esterni in punti pesanti è il viatico obbligatorio per centrare la qualificazione in Champions League, un obiettivo assolutamente vitale per il futuro della Vecchia Signora.

Juventus, sorpresa a Lecce: Koopmeiners e Boga in pole per partire dall’inizio, Spalletti valuta due esclusioni eccellenti

Verso Lecce Juve: Spalletti studia un cambio a sorpresa, Koopmeiners e Boga favoriti nei ballottaggi decisivi

La Juventus si prepara a una serata ad altissima tensione allo stadio Via del Mare, crocevia fondamentale per blindare la qualificazione europea. La vigilia si è accesa nelle ultime ore, complice qualche novità emersa dal ritiro: Luciano Spalletti sta valutando ogni dettaglio per schierare l’undici più competitivo possibile.

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Secondo Sky Sport, due ballottaggi sarebbero apertissimi e potrebbero ribaltare i piani iniziali. Le ultime indicazioni spingono verso le candidature di Teun Koopmeiners e Jeremie Boga, entrambi favoriti per una maglia da titolare. Le loro possibili inclusioni dal primo minuto comporterebbero due esclusioni eccellenti: Kenan Yildiz e Khephren Thuram partirebbero infatti dalla panchina, scelta sorprendente ma dettata dalla volontà di Spalletti di rendere imprevedibile la struttura offensiva.

Queste esclusioni, però, non rappresentano alcuna bocciatura. Al contrario, la qualità e la fisicità di Yildiz e Thuram restano armi preziosissime da inserire a gara in corso, capaci di cambiare ritmo e inerzia in qualsiasi momento. La profondità della rosa consente alla Juventus di modulare la partita con soluzioni diverse e di altissimo livello.

Como in Europa al Mapei: quando le italiane hanno dovuto “emigrare” per giocare le coppe. Dall’Atalanta a casi quasi dimenticati

Como, Europa lontano da casa: il Mapei Stadium come nuova fortezza e i rari precedenti delle italiane costrette a traslocare per le coppe

Il Como ha già tracciato la sua rotta: in caso di qualificazione alle coppe europee, giocherà le gare interne al Mapei Stadium di Reggio Emilia. Una scelta obbligata, perché il Sinigaglia non rispetta gli standard UEFA. Una decisione che fa notizia, ma che non è del tutto inedita nella storia recente del calcio italiano. I precedenti, però, sono pochissimi: segno di quanto sia raro che un club di Serie A debba “traslocare” per disputare Champions o Europa League.

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Il caso più evidente e perfettamente sovrapponibile è quello dell’Atalanta, che tra il 2017 e il 2020 ha trasformato il Mapei Stadium nella propria casa europea. Prima in Europa League, poi in Champions, la Dea ha vissuto proprio a Reggio Emilia alcune delle sue notti più iconiche, compreso il cammino che l’ha portata fino ai quarti contro il PSG. Anche in quel caso, lo stadio di Bergamo non era omologato per gli standard UEFA.

Un precedente “parziale” è quello del Sassuolo, che ha disputato l’Europa League 2016/17 al Mapei: non un vero trasloco, perché lo stadio è di proprietà del club, ma comunque un caso di squadra che gioca le coppe fuori dal proprio comune.

Molti altri club italiani, nel corso degli anni, hanno valutato l’ipotesi di spostarsi: Udinese, Cagliari e Fiorentina hanno più volte considerato alternative durante lavori o ristrutturazioni, ma nessuno di questi scenari si è concretizzato in gare europee disputate altrove. Le partite si sono sempre giocate negli stadi originali, grazie a deroghe o adeguamenti in extremis.

Per questo, se il Como dovesse davvero qualificarsi alle coppe, diventerebbe solo la seconda squadra italiana moderna a giocare in Europa in uno stadio “adottato”. Un evento raro, quasi unico, che aggiungerebbe un ulteriore tocco di fascino alla possibile avventura continentale dei lariani.

Samuele Inacio, il Dortmund accelera: rinnovo ai dettagli per il talento 2008 dopo il primo gol in Bundesliga

Dortmund, futuro scritto per Samuele Inacio: accordo quasi chiuso per il nuovo contratto del gioiello 2008

La crescita di Samuele Inacio continua a sorprendere e il Borussia Dortmund è pronto a blindarlo. Il giovane attaccante italiano, classe 2008, è infatti vicino a firmare un nuovo accordo con il club giallonero: secondo le ultime indicazioni riportate da Fabrizio Romano, l’intesa è ormai alle fasi finali.

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Inacio ha attirato l’attenzione generale grazie a un impatto immediato in Bundesliga. Schierato titolare in tre partite consecutive, il talento cresciuto nel vivaio ha messo a segno ieri il suo primo gol tra i professionisti, confermando le qualità che lo hanno reso uno dei prospetti più interessanti del panorama europeo.

Il Dortmund vuole costruire il suo futuro puntando sui giovani e considera Inacio un elemento centrale del progetto tecnico. Il rinnovo, ormai imminente, rappresenta un segnale forte della fiducia riposta nel ragazzo e della volontà di proteggerlo dalle attenzioni dei top club.

Marsiglia, scoppia il caso Aubameyang: estintore su un dirigente e esclusione per la sfida con il Le Havre

Marsiglia, caso Aubameyang: escluso per una gara dopo il caos in ritiro e l’estintore svuotato su un dirigente

Lo scossone interno all’Olympique Marsiglia ha portato a una decisione pesante: Pierre‑Emerick Aubameyang è stato messo fuori squadra e non prenderà parte alla trasferta di campionato contro il Le Havre. La scelta arriva dopo il caos esploso giovedì sera alla Commanderie, al termine della quarta notte di ritiro forzato.

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Secondo le ricostruzioni, l’attaccante gabonese avrebbe guidato un gruppo di una decina di giocatori in una serie di scherzi finiti fuori controllo. Il momento più grave sarebbe stato quello in cui Aubameyang ha svuotato un estintore su Bob Tahri, dirigente incaricato di far rispettare il coprifuoco, colpendo anche letto ed effetti personali. Un gesto senza intenzioni ostili, ma ritenuto comunque inaccettabile dalla società.

Venerdì, il presidente ad interim Alban Juster e il presidente entrante Stéphane Richard hanno incontrato la squadra per ricostruire l’accaduto e decidere la sanzione: Aubameyang sarà escluso per una partita, saltando la sfida di domenica alle 21. L’attaccante 36enne si è scusato con Tahri e con la dirigenza, spiegando di aver voluto solo “ravvivare l’atmosfera”, come riportato da L’Équipe.

Sul campo, l’OM vive un momento complicato. Il pesante 3‑0 incassato dal Nantes ha quasi azzerato le speranze Champions: a tre giornate dalla fine, il Marsiglia è settimo, a sette punti dal terzo posto del Lione. Davanti ci sono anche Lille (+4), Rennes (+3) e Monaco (+1). Aubameyang avrà dunque solo due gare per migliorare il bottino stagionale — 9 gol e 5 assist — e provare almeno a centrare i preliminari europei.

Newcastle su Di Gregorio: avviati i dialoghi, la Juventus valuta e stabilisce la richiesta economica

Michele Di Gregorio nel mirino del Newcastle: contatti iniziali e valutazione fissata dalla Juventus. Tutti gli aggiornamenti

Le ultime indiscrezioni di mercato rilanciate da Tuttosport aprono un nuovo scenario attorno a Michele Di Gregorio. Il Newcastle avrebbe infatti effettuato i primi sondaggi concreti tramite un intermediario, manifestando un interesse reale per portare il portiere in Premier League. La Juventus, pur riconoscendone il valore, ha già fissato una base economica chiara: serviranno almeno 15 milioni di euro per avviare una trattativa.

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Dal canto suo, Di Gregorio ha idee precise sul proprio futuro. Il portiere, legato ai bianconeri da un contratto fino al 2029, vorrebbe restare a Torino e consolidare il suo ruolo all’interno del progetto tecnico. Il rapporto con l’ambiente è forte e la sua priorità resta difendere la porta juventina. Tuttavia, un’eventuale offerta ufficiale e particolarmente vantaggiosa proveniente dall’Inghilterra potrebbe cambiare gli equilibri, anche se il giocatore preferisce concentrarsi sulla chiusura della stagione.

Il futuro dell’ex Monza resta quindi sospeso tra la volontà di continuità in Serie A e le lusinghe del calcio inglese. L’interesse dei Magpies conferma la crescita internazionale del portiere, mentre la Juventus dovrà valutare se monetizzare per finanziare altri innesti o blindare definitivamente il proprio numero uno. La decisione verrà presa con cautela, considerando sia il valore tecnico sia quello umano del giocatore.

Mourinho: «Mi piacciono tanto i calciatori di questa Inter, ma nessuno di loro avrebbe giocato nella mia squadra del Triplete»

Mourinho sicuro: «Mi piacciono tanto i calciatori di questa Inter, ma nessuno avrebbe giocato nella mia squadra del Triplete»

Il tecnico portoghese del Benfica, considerato il candidato numero uno per la panchina del Real Madrid nella prossima stagione — al posto di Álvaro Arbeloa, subentrato a sua volta all’esonerato Xabi Alonso — ha rilasciato un’intervista a SportWeek, il settimanale in uscita il sabato con La Gazzetta dello Sport. Le sue parole:

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PAROLE – «Il giochista vincente mi piace, il giochista perdente non mi piace. La qualità dei calciatori è più importante delle idee dell’allenatore, ma contano entrambe»

INTER – «Chivu è stato bravo e fortunato. Quandogiocava non era un allenatore in campo, non ha smesso di giocare ieri e iniziato ad allenare oggi. La sua non è stata una germinazione spontanea, ha fatto un percorso di formazione allenando la Primavera dell’Inter e facendo molto bene a Parma. Quest’anno ha avuto un pochino la ‘stellina’ perché nessuna delle altre squadre è stata davvero un competitor forte per lo Scudetto. Non ci è riuscito il Napoli, il Milan è in fase di transizione e la Juve pure, però vincere ti dà credito. Mi piacciono tanto i calciatori di questa Inter, ma nessuno di loro avrebbe giocato nella mia squadra del Triplete. Lautaro? Preferisco Milito. Amo Lautaro, però amo Milito tre volte perché sto parlando di uno degli uomini del Triplete. Milito è stato uno di quelli che mi ha dato di più. Materazzi si incazzerà con me, ma Zidane era una bellezza e mi viene in mente lui se penso a un calciatore che incarna il concetto di eleganza»

ROMA – «La citta più bella al mondo. San Siro è stata casa mia e mi ha regalato tante gioie, ma la vittoria che mi rende più orgoglioso è sempre la prossima»

ADDIO INTER – «Lasciare l’Inter è stata la decisione più difficile che ho preso da allenatore, ma la rifarei perché avevo appena vinto la Champions dopo Coppa Italia e Scudetto, poi sono andato al Real Madrid»

MONDIALI – «Il Portogallo può fare tutto, ha vinto la Nations League un anno fa. Abbiamo una generazione incredibile, tecnicamente superiore rispetto a quella degli Europei vinti nel 2016. Certo, ci sono il Brasile di Ancelotti e l’Argentina, ma il Portogallo può vincere i Mondiali. Una cosa è la politica, un’altra cosa è lo sport. I ragazzi dell’Iran che si sono qualificati ai Mondiali (con troppe squadre) meritano di disputarli».

Inchiesta movida e calciatori: bottiglie da 20mila euro e il tariffario “Mafia Show”

Nuovi dettagli sullo scandalo che scuote il calcio italiano: settanta professionisti coinvolti nelle serate dell’agenzia milanese. La difesa prova a smontare le accuse di sfruttamento

Nuovi, inquietanti dettagli emergono dall’inchiesta condotta dalla Procura di Milano che sta facendo tremare il mondo del pallone. Al centro dell’indagine un’agenzia di eventi milanese, i cui titolari sono attualmente agli arresti domiciliari con accuse pesantissime: associazione a delinquere, sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione. Secondo quanto riportato dall’edizione milanese di Repubblica, sarebbero almeno settanta i calciatori professionisti identificati come frequentatori delle serate organizzate dall’agenzia, sebbene al momento nessuno degli atleti risulti ufficialmente iscritto nel registro degli indagati.

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Privé di lusso e il “palloncino” durante il lockdown

Le indagini descrivono un sistema collaudato che offriva pacchetti “all inclusive” nei locali più esclusivi della movida. Il servizio comprendeva cene di lusso, escort e, stando alle ricostruzioni, l’uso di sostanze stupefacenti, tra cui l’ormai noto “palloncino”, una sostanza volatile che non lascerebbe tracce nei controlli antidoping. Un giro d’affari che non si sarebbe fermato nemmeno davanti alle restrizioni del lockdown. L’inchiesta è partita nell’estate del 2024, in seguito alla denuncia coraggiosa di una delle giovani donne coinvolte nel circuito.

La strategia della difesa: alcolici, non escort

Per tentare di annullare l’ordinanza di arresto dei gestori, la difesa ha depositato al Tribunale del Riesame una serie di documenti volti a dimostrare che gli enormi flussi di denaro riguardavano esclusivamente il consumo di alcolici pregiati. Tra le prove, figurano intercettazioni relative a debiti contratti da tre calciatori (rispettivamente di Torino, Sassuolo e Verona) per cifre comprese tra i mille e i 3.400 euro. Mentre per l’accusa tali somme sono sproporzionate per una cena e celerebbero il pagamento di prestazioni sessuali, i legali sostengono si tratti del costo di champagne e liquori.

Il tariffario shock e il “Mafia Show”

A supporto di questa tesi è stato presentato il listino prezzi del club: bottiglie di champagne fino a 20mila euro e tequila da 2.400 euro. Tra le voci più controverse spicca il pacchetto “Italian Mafia Show“, un mix di champagne e vodka venduto a oltre 4mila euro. I numeri testimoniano un giro d’affari vertiginoso: solo in tre giorni dello scorso marzo, il privé del locale coinvolto avrebbe incassato ben 86mila euro. Spetterà ora ai giudici stabilire se l’agenzia fosse una copertura per un’attività illecita o se il lusso sfrenato fosse l’unico reale servizio offerto.

Fiorentina, il rebus della porta: De Gea vuole restare, ma Martinelli spinge

Il portiere spagnolo, diventato capitano e leader della salvezza, giura amore a Firenze. Paratici studia la strategia tra conferme eccellenti e il ritorno del giovane talento

Secondo una vecchia massima di Pantaleo Corvino, un direttore sportivo non può permettersi di sbagliare due scelte fondamentali: il portiere e il centravanti. Fabio Paratici, chiamato a ricostruire la Fiorentina dalle fondamenta, ha messo queste priorità in cima alla sua agenda. Se il futuro di Moise Kean dipenderà dalle offerte estive, il capitolo portiere ruota attorno alla figura carismatica di David De Gea. A 35 anni, e con un contratto in scadenza nel 2028, lo spagnolo vive una stagione fatta di grandi parate ma anche di qualche ombra di troppo.

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La volontà del capitano: «Mi diverto in Italia»

Nonostante l’età e le sirene di mercato, la volontà di De Gea è cristallina: restare a Firenze. Dopo l’anno sabbatico post-Manchester United, lo spagnolo ha trovato in riva all’Arno un nuovo equilibrio, diventando da fine 2025 il capitano e la guida della squadra di Paolo Vanoli verso una salvezza che appariva utopistica. De Gea si è innamorato della città e del gruppo, dichiarando pubblicamente il suo gradimento per l’avventura italiana. Tuttavia, nel calcio la volontà non sempre coincide con la conferma, specialmente se dovessero arrivare chiamate “da casa” (Manchester) o interferenze da top club come la Juventus, che monitora lo spagnolo come alternativa low-cost.

Il futuro si chiama Tommaso Martinelli

Se la Fiorentina deciderà di assecondare il desiderio di De Gea per un altro anno, il giovane Tommaso Martinelli resterà probabilmente ancora in prestito (magari alla Sampdoria) per continuare il suo percorso di crescita. Il classe 2006 è considerato da molti il legittimo erede della porta viola: un ventenne già maturo che scalpita per misurarsi con il palcoscenico della Serie A. Il paragone con i coetanei europei, già titolari nei grandi club, alimenta il dibattito tra i tifosi: è meglio puntare sull’usato sicuro o lanciare subito il “ragazzino”?

Salvezza e poi vertice decisivo

Il primo passo per definire la gerarchia del futuro sarà la sfida contro il Genoa, dove De Gea guiderà la squadra per blindare definitivamente la categoria. Una volta archiviata la pratica salvezza, Paratici e il portiere spagnolo si siederanno a un tavolo per decidere il da farsi. De Gea sarebbe ben contento di proseguire all’ombra della Cupola del Brunelleschi anche senza palcoscenici europei, ma la dirigenza dovrà valutare se frenare o meno la successione naturale a favore di Martinelli in ottica di svecchiamento della rosa.

Un altro Ronaldo in bianconero? La Juventus monitora Cristiano Jr, ma la corsa al talento è affollatissima

Calciomercato Juventus, suggestione Ronaldo: osservato speciale Cristiano Jr nonostante la concorrenza internazionale

A quattro anni dall’ultima apparizione di Cristiano Ronaldo a Torino, una nuova suggestione scuote il mercato della Juventus: il club bianconero avrebbe messo gli occhi su Cristiano Jr, secondo quanto riportato dal The Sun. Il classe 2010, talento purissimo e già sotto i riflettori degli osservatori internazionali, sta crescendo a ritmi impressionanti. La Juventus starebbe valutando l’idea di inserirlo nel proprio settore giovanile, con un percorso graduale e lontano dalle pressioni eccessive.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

Il profilo del giovane portoghese è esploso definitivamente dopo la vittoria del Mondiale U17 con il Portogallo. Attualmente all’Al Nassr, Cristiano Jr ha mostrato una maturità sorprendente, segnando con continuità e mettendo in mostra una fisicità già molto sviluppata. La concorrenza, però, è feroce: in Italia si muovono Inter e Atalanta, mentre all’estero si registrano gli interessi di PSG, Bayern Monaco e dei club simbolo della carriera del padre — Sporting, Real Madrid e Manchester United.

Nonostante il fascino delle big europee, la volontà di Ronaldo senior sembra orientata alla prudenza. L’attaccante preferirebbe che il figlio restasse in Arabia Saudita, lontano dal peso del paragone costante con la propria carriera. Un trasferimento in un top club comporterebbe aspettative enormi per un tredicenne ancora in piena fase di crescita. Eppure, il richiamo della Juventus resta forte, e i contatti potrebbero intensificarsi nei prossimi mesi.

Solo il tempo dirà se un altro erede della dinastia portoghese calcherà i campi europei con una maglia prestigiosa, provando a seguire — senza esserne schiacciato — le orme di chi ha riscritto la storia del calcio.

Mattia Caldara si confessa: «Il dolore mi ha cambiato, ho detto basta col calcio»

L’ex difensore racconta il calvario degli infortuni, la lotta alla depressione e l’amore per la Dea: «Gasperini un maestro di vita, ora alleno i bambini»

Lo scorso anno i troppi infortuni lo hanno indotto a dire basta. Mattia Caldara si racconta su La Gazzetta dello Sport: il suo fresco passato da calciatore e il presente da allenatore delle giovanili.

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QUANTO GLI MANCA IL CALCIO GIOCATO «Un po’… Seguo tutte le partite del weekend in tv. Soprattutto l’Atalanta, ma anche le altre».

ALLENATORE «Alleno i ragazzi dell’Alzano, la società dove gioca mio figlio, e questo mi ha aiutato tanto nei primi 2-3 mesi dopo che ho deciso di smettere. Non ero preparato a dire basta, a non ripetere tutti i giorni le cose che avevo fatto per più di 20 anni. Sono stato un po’ destabilizzato. A luglio a Coverciano inizierò il corso per il patentino di allenatore Uefa B: farò esperienza con le giovanili e poi vedremo se ho passione per questo lavoro. Di certo ho il desiderio di mettermi in gioco e trasmettere ai ragazzi quello che ho imparato in carriera».

RIMPIANTI «Quando sono arrivato al Milan (nell’estate 2018, ndr) ero nel mio momento migliore, reduce da grandi stagioni all’Atalanta. Ero pronto per una nuova sfida, ma è andata male: ho avuto due infortuni gravi consecutivi, al tendine d’Achille e al legamento crociato. Dopo la seconda operazione non mi sentivo più come prima: faticavo a recuperare, a tornare sui miei livelli. È stata dura vedere per un anno e mezzo i compagni allenarsi, mentre io facevo fisioterapia o palestra».

LA DEPRESSIONE «Non so se chiamarla depressione, ma non ero più me stesso. I miei genitori e mia moglie mi vedevano diverso e in effetti ero un’altra persona: me ne rendevo conto anche io perché non ero più realizzato nel mio lavoro. Anzi, non potevo esserlo a causa degli infortuni. Parlarne con i miei cari mi ha aiutato».

GLI ULTIMI ANNI «La testa mi spingeva avanti, ma il corpo non mi aiutava. L’ultimo infortunio alla caviglia ha compromesso tutto definitivamente: non ne avevo più, non riuscivo a correre e allenarmi era diventata una sofferenza, non una gioia. Non riuscivo a sopportarlo, non ne valeva più la pena».

LA LOTTA CHAMPIONS «Il Milan ce la farà. Per l’altro posto testa a testa tra Roma e Juventus. I bianconeri hanno sprecato una grande occasione contro il Verona: una partita come quella, la Juve non può pareggiarla… Per i giallorossi sarà decisivo il derby».

MILAN-ATALANTA «L’Atalanta scenderà in campo più leggera, mentre il Milan sarà più teso e contratto. I nerazzurri partono forte perché Palladino vuole chiudere questa stagione alla grande e dimostrare il suo valore. Per i rossoneri non sarà facile: magari finirà in pareggio, anche se il Milan ha più motivazioni».

L’ATALANTA «Il periodo più bello della mia vita, quello in cui mi sono sentito realizzato. Come uomo e come calciatore. Ho dato tanto e avuto in cambio molto. Le emozioni di quel periodo me le porto dentro. Sono nato a Bergamo e cresciuto nell’Atalanta: per me è stato tutto speciale».

IL GASP «Un maestro di vita. Dopo di lui vedo il calcio in un altro modo. Mi ricordo il suo abbraccio dopo il match contro il Napoli dell’ottobre 2016: era una partita delicata perché i risultati non arrivavano e lui ebbe il coraggio di puntare su di me. Vincemmo ed ero davvero felice: lo strinsi forte, come se fosse mio padre. È il tecnico a cui mi sento più legato, anche se mi hanno dato tanto pure Pioli, che ha sempre avuto una buona parola per me, e Zanetti, che a Venezia ha creduto nel sottoscritto».

Lecce Juventus, il Via del Mare è sold out: Di Francesco sogna l’impresa

Lecce Juventus, giallorossi a caccia di punti salvezza contro la corazzata bianconera: Di Francesco si affida al fattore campo

Il Lecce si prepara a vivere una delle notti più calde della stagione. In un “Via del Mare” che ha già fatto registrare il tutto esaurito con 27mila spettatori, i giallorossi cercano quei “punti tranquillità” necessari per blindare la permanenza in Serie A. Nonostante i pronostici della vigilia pendano tutti dalla parte della Juventus, Eusebio Di Francesco non parte battuto. Il tecnico ha ancora negli occhi la determinazione mostrata dai suoi a Pisa e ricorda come il calcio sappia ribaltare ogni gerarchia: «Affrontiamo una squadra fortissima, ma nulla è scontato. Lo ha dimostrato proprio la Juve contro il Verona». L’analisi odierna del Corriere dello Sport.

Il precedente e l’arma Banda

C’è un dato che autorizza il Lecce a sperare: la Juventus è l’unica tra le grandi del campionato ad aver già concesso punti ai salentini nel match d’andata. In quell’occasione fu un guizzo di Lameck Banda a gelare i bianconeri, e l’esterno offensivo sogna stasera un bis d’autore davanti al proprio pubblico. Di Francesco non ha intenzione di fare calcoli e manderà in campo la miglior formazione possibile, convinto che contro le big alla sua squadra sia mancato spesso solo il guizzo finale, uscendo sconfitta solo per episodi isolati.

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Scelte di formazione: conferme e rientri

Salvo sorprese dell’ultimo minuto, il Lecce dovrebbe riproporre l’undici vittorioso della scorsa settimana. Gandelman, reduce da una settimana di lavoro differenziato, partirà inizialmente dalla panchina, pronto a subentrare a gara in corso. In attacco, i riflettori sono tutti su Cheddira: il gol ritrovato a Pisa ha rigenerato il centravanti, che ora cerca la consacrazione definitiva contro una difesa d’élite. Un’altra freccia nell’arco di Di Francesco è il giovane Camarda, che dopo il lungo stop per l’infortunio alla spalla scalpita per un finale di stagione da protagonista.

Falcone a difesa del fortino

Per strappare un risultato positivo servirà una difesa chiamata agli straordinari. La garanzia assoluta resta Wladimiro Falcone, ancora una volta decisivo nell’ultimo turno di campionato. Tra i pali, il portiere romano sarà l’ultimo baluardo contro l’attacco di Spalletti, in una partita dove la concentrazione dovrà essere massima dal primo all’ultimo minuto. Con un mix di autostima ritrovata e spinta del pubblico, il Lecce è pronto a giocare a viso aperto contro la “Vecchia Signora”.

Biafora: «Massara lascerà la Roma come Ranieri, Manna in pole per sostituirlo. Champions? Juve favorita ma Gasperini ci deve credere» – ESCLUSIVA

Biafora, giornalista de Il Tempo, ha analizzato in esclusiva a Calcionews24 il momento della Roma di Gasperini e non solo: le dichiarazioni

Filippo Biafora, giornalista de Il Tempo, ha parlato in esclusiva a Calcionews24. Le sue dichiarazioni.

Ciao Filippo, siamo nella fase decisiva del campionato per quanto riguarda la corsa Champions. La Roma è tornata prepotentemente in corsa: ce la farà ad entrare tra le prime 4?

«Sicuramente i risultati dell’ultimo turno non erano ipotizzabili da Gasperini neanche nelle più rosee previsioni. Credo però che la Juventus, che ha ancora un punto di vantaggio, resti ancora favorita rispetto alla Roma per entrare in Champions League. Do ai bianconeri l’80-90% di possibilità visto anche lo scontro diretto a favore per i bianconeri e il calendario non è così difficile. La Roma ci proverà, ha il dovere di farlo anche se potrebbero esserci grossi rimpianti per il gol di Gatti all’ultimo minuto in Roma-Juve e che potrebbe essere decisivo alla fine. Sicuramente la Roma ha la possibilità di fare tre vittorie. Ora c’è il Parma, all’ultima il Verona. Certo, in mezzo c’è il derby con la Lazio che potrebbe però essere influenzato dall’esito della finale di Coppa Italia. Può essere risucchiato anche il Milan all’interno di questa corsa visto lo scontro di domenica contro l’Atalanta però per il resto vedo una corsa a tre tra Juve, Roma e Como che non va dimenticato».

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Nell’ultimo mese la Roma ha vissuto anche il traumatico addio di Ranieri con la proprietà che ha scelto Gasperini. Anche Massara pare destinato all’addio. Quali sono i nomi in pole per sostituirlo?

«Ti confermo che Massara è destinato a lasciare la Roma, è un passaggio che è diventato praticamente automatico dopo l’addio di Ranieri. Si stanno solo aspettando i tempi tecnici per sostituirlo. Se la Roma avesse individuato già il sostituto e lo potessi annunciare oggi probabilmente prima della partita contro il Parma parlerebbe questa nuova figura e non più Massara che sarebbe stato salutato con un comunicato di addio. Quindi l’ex DS del Milan è ormai il DS della Roma a tempo. Per quanto riguarda i nomi dei sostituti in pole metterei in questo momento Manna anche se c’è un grosso ostacolo rappresentato da De Laurentiis. E’ un ostacolo veramente grosso e da non sottovalutare perchè De Laurentiis, forte dei vari anni di contratto rimanenti di Manna, chiede parecchi soldi per liberarlo e quindi sostanzialmente bisogna imbastire una trattativa. Un pò in secondo piano D’Amico e poi tutti gli altri anche se in questo momento non farei il toto-nomi. Lascerei questi due con Manna molto più avanti rispetto a D’Amico che forse 15-20 giorni fa era il nome in pole e ora ha perso quota».

E’ vero che Gasperini sta spingendo parecchio per i rinnovi dei 4 calciatori in scadenza a giugno, ovvero Pellegrini, Dybala, Celik ed El Shaarawy?

«Per quanto riguarda i rinnovi ti posso dire che sicuramente Gasperini ha parlato a tutti e quattro questi calciatori che rappresentano un pò l’ossatura e la vecchia guardia della squadra per tenere compatto il gruppo. C’è veramente da parte sua la volontà di tenerli a cifre più basse di quelle attuali perchè li vorrebbe tenere come gregari e non più come stelle. Oggi Dybala guadagna 8 milioni netti, Pellegrini 6.5… Se dovessero rientrare nei paletti economici imposti dalla società lui vorrebbe tenerli tutti compreso El Shaarawy sul quale però credo ci sia più un discorso motivazionale. L’ex Milan gli serve in questo finale di stagione e c’è stato questo colloquio. Starei comunque cauto in generale perchè si sa che nel calcio le parole lasciano il tempo che trovano e l’orientamento può cambiare velocemente».

Tra i calciatori in scadenza c’è anche Dybala per il quale, in caso di mancato rinnovo con la Roma, oltre alla suggestione Boca Juniors si è parlato di un’ipotesi Milan con contratto a rendimento. Quanto c’è di vero?

«Relativamente a questo io non ho sentito nulla di concreto. Sicuramente qualche colloquio col Boca Juniors c’è stato anche se la loro offerta dovrebbe essere molto bassa. La priorità di Dybala è quella di rimanere alla Roma, poi se la Roma non gli rinnoverà il contratto si metterà sul mercato alla ricerca di qualche soluzione. Però per adesso nella testa di Dybala l’opzione Roma resti quella principale».

Uno dei calciatori dati in uscita dalla Roma è Koné sul quale è rimasta molto forte l’Inter. Pensi che questa sarà l’estate giusta per concludere il trasferimento e quanto c’è di vero sul fatto che nella trattativa possa rientrare Frattesi? Piace a Gasperini?

«Per Gasperini il ruolo di Frattesi non è prioritario quindi vedo molto difficile ipotizzare un grosso investimento per lui. Da tempo è accostato alla Roma ma chi era innamorato di Frattesi era Tiago Pinto ma poi c’è stato tanto cinema rispetto a quella che era la realtà. Koné piace tanto all’Inter. E’ nelle idee di Chivu che ha vinto lo scudetto e quindi ha anche più potere nelle richieste sul mercato rispetto all’estate scorsa dove comunque l’Inter è stata vicinissima a chiudere la trattativa per Koné. Rimane un affare possibile ma poi dipenderà molto dalle valutazioni che farà la Roma a giugno. L’Inter può certamente tirare un pò la corda sapendo che la Roma deve incamerare plusvalenze ma poi magari i giallorossi riescono a cedere qualcun altro e su Koné si rivaluta più avanti considerando anche che c’è il Mondiale e la Francia può tranquillamente vincerlo e quindi la sua valutazione potrebbe alzarsi rispetto ai 40-50 milioni ipotizzati. Sicuramente però l’interesse dell’Inter c’è ed è anche molto forte».

Chiudiamo con la questione relativa al ritorno di Totti: la situazione si è cristallizzata o c’è ancora la possibilità?

«La questione è passata un pò in secondo piano visto lo scossone legato all’addio di Ranieri però resta un obiettivo chiaro quello della Roma di riportare Totti per l’anno del centenario e penso che alla fine troveranno una soluzione. So che erano molto vicini, c’erano da sistemare alcuni dettagli su situazioni che Totti ha già in essere, sappiamo di questi tornei di esibizione in giro per il mondo, però sicuramente non si è interrotto il processo del ritorno di Totti alla Roma ed è assolutamente in piedi».

SI RINGRAZIA FILIPPO BIAFORA PER LA DISPONIBILITA’ DIMOSTRATA IN QUESTA INTERVISTA

Capello sulla corsa Champions: «Milan in difficoltà, la Roma ha trovato il suo 9. Juve? Serve Yildiz»

L’ex tecnico Fabio Capello analizza la corsa Champions: il momento critico dei rossoneri, la risalita giallorossa e le chiavi tattiche di Juve e Milan


Quanto rischia il Milan, che appare oggi in caduta libera? Juve, Roma e Como: chi è la favorita? Fabio Capello da allenatore ha vinto scudetti e ha anche attraversato qualche momento difficile. Oggi analizza la situazione della lotta per i posti in Champions su La Gazzetta dello Sport.

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LA ROMA «La corsa per la Champions League è molto interessante e combattuta. La Roma è in grande rimonta, tonicamente e agonisticamente sta meglio di tutte. Ha determinazione, voglia e qualità. E in Malen ha trovato l’uomo di più». A parlare è Fabio Capello.

LE ALTRE «Il Milan è più avanti, ma è la più in difficoltà: non è tonico, non ha lo stesso gioco mostrato fin quando è rimasto vicino all’Inter. Non ha più continuato con la stessa velocità, determinazione e qualità di gioco. La Juve ha recuperato bene con Spalletti, adesso però manca probabilmente un goleador come quello che ha dato spirito alla Roma, che sembra aver trovato la facilità di andare a rete. È pericolosa».

GLI ATTACCANTI DEL MILAN «Pulisic si è fermato, Leao è sparito agonisticamente: Allegri deve lavorare su questi punti, ancora sta cercando soluzioni. A un certo punto il Milan sembrava tranquillo, ma l’unico che aveva capito di non poter stare tranquillo era Allegri che parlava sempre dei numeri necessari per qualificarsi: aveva percepito il polso della squadra. Per quanto riguarda Gimenez, non lo so: gli allenatori parlano coi giocatori, li vedono in allenamento e fanno le scelte per vincere. Poi il giocatore va in campo e magari delude, però le scelte sono sempre fatte dopo aver valutato mille aspetti».

WEEKEND DECISIVO «Può essere che il Milan abbia bisogno di incontrare una squadra che sa essere pericolosa: l’Atalanta gioca all’attacco, ma ultimamente sta mostrando qualche problema a difendere. Il Lecce ha ritrovato la via del gol e dopo la vittoria di Pisa può avere uno spirito molto determinato. Como e Roma hanno incontri molto più semplici in questo finale».

CHI HA PIU’ PRESSIONI «Dipende dalla personalità. Sicuramente i numeri creano pressione, perché quando sai che devi vincere magari non giochi con naturalezza, ma con un po’ di preoccupazione».

GLI UOMINI DECISIVI «Yildiz nell’ultima partita non stava bene, ma sono lui e Conceiçao che devono saltare l’uomo e mettere la palla per gli attaccanti: è la chiave. Nel Milan, Leao deve giocare largo a sinistra, perché è dove rende di più: non è capace di giocare spalle alla porta».

Lazio Inter, l’aperitivo della finale: Sarri e Chivu tra Europa e Doblete

Lazio Inter, la sfida di campionato che profuma di Coppa Italia: Mau cerca il riscatto europeo, Cristian punta alla storia con lo scudetto già in tasca

Siamo sospesi in un limbo lungo cinque giorni. Lazio-Inter di oggi è molto più di una partita di campionato: è lo stuzzichino, l’apericena che precede il banchetto di gala di mercoledì. Nonostante i protagonisti siano i medesimi, la scenografia e la strategia cambiano radicalmente. Per Maurizio Sarri, la gara odierna ha un peso specifico enorme; per Cristian Chivu, fresco campione d’Italia, rappresenta invece un test di lusso per mantenere alta la tensione in vista del traguardo più ambito.

Il miracolo di Sarri e il sogno beato

“Mau” sembrava un personaggio uscito da un romanzo di Osvaldo Soriano: triste, solitario e finale. Invece, l’allenatore più “sfavorito” del campionato ha riacceso le luci della ribalta, mettendo a segno un’impennata incredibile con 17 punti nelle ultime otto giornate. La sua Lazio, ottava e a meno quattro dalla zona Conference, punta tutto sulla finale di Coppa Italia per guadagnarsi l’accesso diretto all’Europa League. Centrare trofeo e qualificazione renderebbe Sarri “beato”, trasformando una stagione di sofferenza in un capolavoro di realismo tattico.

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Chivu e l’ossessione per il “Doblete”

Dall’altra parte c’è Cristian Chivu, l’esordiente vincente che ha saputo raccogliere l’eredità di Mourinho. Già tricolore, l’Inter punta ora al “doblete” scudetto-coppa e a una simbolica “stella d’argento” per le dieci coppe Italia. Vincere oggi servirebbe a riempire lo scrigno in vista della festa di San Siro, ma soprattutto a vendicare lo smacco dell’anno scorso, quando un rigore di Pedro al 90’ spense i sogni nerazzurri lanciando il Napoli verso il titolo. Chivu, come una iena, non vuole lasciare nulla al caso, nonostante l’assenza pesante di Çalhanoglu.

Scelte obbligate e rebus di formazione

Gli equilibri odierni saranno dettati dal turnover. Sarri perde Zaccagni per un trauma al piede e dovrà gestire le fatiche di Taylor, lanciando probabilmente Maldini come riferimento avanzato. In casa Inter, Chivu rilancia Lautaro Martinez — autore di 16 gol in 27 gare — per fargli ritrovare il ritmo partita, mentre Bonny farà rifiatare Thuram. Sarà l’incontro tra un “peso piuma” voglioso di stupire e un “peso massimo” che terrorizza l’Italia con la sua potenza di fuoco. L’obiettivo per entrambi? Regalare spettacolo, evitando che questa doppia sfida sia, in alcun modo, una partita povera.

Cristian Chivu: essere, non apparire. Le due foto dello scudetto dell’Inter

Cristian Chivu: essere, non apparire. Le due foto dello scudetto dell’Inter conquistato settimana scorsa dopo la vittoria col Parma

I gol di Marcus Thuram e Henrikh Mkhitaryan? L’esultanza di tutta la squadra sotto la Curva Nord? Sì, certo. Ma a distanza di giorni dalla vittoria dello scudetto dell’Inter contro il Parma, le immagini rimaste davvero impresse sono altre. Entrambe raccontano Cristian Chivu, il vero condottiero di questa squadra. Non solo l’allenatore capace di riportare i nerazzurri sul tetto d’Italia, ma l’uomo che ha saputo entrare nel cuore del gruppo senza mai voler occupare tutta la scena.

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Chivu Inter, il gesto di Dimarco e quella scelta sotto la Curva Nord

La prima immagine è quella di Federico Dimarco, esterno nerazzurro e simbolo di appartenenza, che spinge letteralmente Chivu sotto la Curva Nord per prendersi l’ovazione dei tifosi. Sarebbe stato il momento perfetto per godersi il tributo, per lasciarsi travolgere dall’abbraccio della propria gente. E invece il tecnico romeno sorride, poi indica la squadra. Come a dire: i protagonisti sono loro. Un gesto semplice, ma potentissimo, che racchiude la filosofia con cui ha guidato l’Inter per tutta la stagione.

Chivu Inter, la conferenza lasciata allo staff dopo lo scudetto

La seconda immagine arriva dalla sala stampa di San Siro, gremita di giornalisti dopo la partita. Tutti aspettavano Chivu, dopo aver ascoltato Cuesta e Bernabè per il Parma e capitan Lautaro Martinez per l’Inter. I minuti passano, il tecnico non arriva. Poi la sorpresa: Chivu entra, sì, ma con tutto il suo staff al seguito. E invece di prendersi i riflettori, decide di lasciarli ai suoi collaboratori, chiedendo per loro un applauso. Anche in quel momento, ancora una volta, sceglie il gruppo prima di sé stesso.

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Chivu Inter, il vero segreto del trionfo nerazzurro

Dentro il 21° scudetto dell’Inter c’è tantissimo di Cristian Chivu: il gioco, la tattica, la personalità, il coraggio nelle scelte. Ma c’è soprattutto il suo modo di essere. Fin dal primo giorno alla guida della prima squadra ha colpito per una comunicazione diretta, pulita, senza alibi e senza maschere. Ha convinto anche gli scettici, senza mai recitare una parte.

La sua non è falsa modestia. Chivu ha scelto di essere, non di apparire. Dopo una carriera da calciatore vissuta al centro della scena, oggi sembra voler vivere quella da allenatore un passo indietro. L’incidente subito in passato e il delicato intervento alla testa lo hanno cambiato, come lui stesso ha spiegato più volte, ridefinendo le priorità della sua vita. Forse è proprio da lì che nasce la forza più grande del suo percorso: guidare senza imporsi, vincere senza occupare la scena, lasciare che sia l’Inter a brillare prima di tutto.

Bologna, caccia al difensore: Freytes soprassa Otavio, ma non mancano le alternative

Bologna, caccia al difensore: Freytes soprassa Otavio, ma non mancano le alternative. Le mosse dei rossoblù in vista dell’anno prossimo

Il Bologna continua a lavorare sul mercato in vista della prossima stagione e tra le priorità c’è l’arrivo di un nuovo difensore centrale. Secondo quanto riportato dal Corriere dello Sport, il nome che al momento avrebbe guadagnato terreno è quello di Juan Pablo Freytes, difensore argentino classe 2000 del Fluminense. Il giocatore avrebbe superato nelle valutazioni interne Otavio, centrale brasiliano classe 2002 del Paris FC, mentre resta sullo sfondo anche l’opzione Lilian Brassier, difensore francese già seguito in passato dai rossoblù.

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Bologna, gli osservatori promuovono Freytes

Il sorpasso di Freytes sarebbe legato soprattutto alle ultime relazioni degli osservatori del Bologna, che hanno seguito da vicino il difensore in due partite recenti: prima in campionato, in International-Fluminense, poi in Coppa Conmebol Libertadores contro l’Independiente Rivadavia. In entrambe le occasioni il centrale argentino è sceso in campo da titolare, confermando una continuità di impiego che oggi lo rende un profilo particolarmente interessante per la dirigenza felsinea. Già a gennaio il Bologna aveva trovato un’intesa con l’entourage del giocatore per l’ingaggio, ma l’operazione non si era concretizzata per la permanenza di Jhon Lucumi, difensore colombiano oggi ancora al centro delle valutazioni di mercato.

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Bologna, costi e strategie: Freytes davanti a Otavio

Anche l’aspetto economico spinge Freytes in vantaggio. Il Fluminense continua a valutare il cartellino tra i 7 e gli 8 milioni di euro, una cifra più accessibile rispetto ai circa 15 milioni richiesti dal Paris FC per Otavio. Il brasiliano era stato molto vicino al Bologna già la scorsa estate, quando il club aveva raggiunto un accordo con il suo agente, ma il mancato addio di Lucumi aveva bloccato l’affare. Oggi, senza coppe europee e con una valutazione del colombiano destinata a scendere per il contratto in scadenza nel 2027, i rossoblù sembrano orientati verso una soluzione più sostenibile. Resta viva anche la pista Brassier, ma il francese ha già rifiutato due volte il Bologna, preferendo prima il Marsiglia e poi il Rennes.

Milan e Atalanta, che incastri tra ds e allenatori! Con D’Amico in rossonero, Allegri può salutare: la Dea pensa a Giuntoli

Milan e Atalanta, che incastri tra ds e allenatori! Con D’Amico in rossonero, Allegri può salutare: la Dea pensa a Giuntoli. La situazione per l’estate

Il Milan potrebbe essere una delle società più attive nella prossima estate, non solo sul mercato dei calciatori ma anche sul fronte dirigenziale. Come riportato dal Corriere dello Sport, in casa rossonera sarebbero in corso manovre importanti per arrivare a Tony D’Amico, attuale direttore sportivo dell’Atalanta, individuato come profilo ideale per aprire un nuovo ciclo.

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L’amministratore delegato Giorgio Furlani avrebbe già provato a portare D’Amico a Milano nella scorsa stagione, prima della scelta di Igli Tare. Questa volta, però, il tentativo sarebbe più deciso e potrebbe produrre effetti anche sulla guida tecnica: l’eventuale arrivo del dirigente dell’Atalanta potrebbe infatti spingere il Milan verso Vincenzo Italiano, allenatore del Bologna legato al club emiliano da un contratto fino al 2027. In questo scenario, la posizione di Massimiliano Allegri, tecnico rossonero, diventerebbe meno solida.

Secondo il quotidiano, Italiano non sarebbe certo di restare al Bologna dopo due stagioni e valuterebbe con attenzione una possibile chiamata del Diavolo. Anche l’Atalanta si starebbe muovendo in anticipo: in caso di addio di D’Amico, il nome forte sarebbe Cristiano Giuntoli, ex dirigente di Napoli e Juventus, protagonista dello storico scudetto azzurro con Luciano Spalletti.

Bastoni verso la permanenza all’Inter, aumentano i dubbi sul Barcellona: la posizione dei nerazzurri ha spiazzato i Blaugrana

Bastoni verso la permanenza all’Inter, aumentano i dubbi sul Barcellona: svelata la posizione del difensore e quella del club meneghino

Il possibile trasferimento di Alessandro Bastoni dall’Inter al Barcellona sembra perdere forza. Secondo quanto riportato dal Corriere dello Sport, il difensore nerazzurro, classe 1999 e punto fermo della retroguardia di Cristian Chivu, resta concentrato sul finale di stagione e appare sempre meno convinto dall’idea di lasciare Milano.

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Bastoni Inter, il recupero fisico procede verso il momento decisivo

La gara contro il Parma è servita a Bastoni per riprendere confidenza con il campo dopo i problemi fisici delle ultime settimane. Il difensore ha giocato circa un’ora, prima di uscire per un crampo senza correre rischi inutili. Il percorso di riatletizzazione è proseguito anche nei giorni successivi, con l’obiettivo di arrivare nelle migliori condizioni alla fase più importante della stagione.

Per Chivu recuperare pienamente un giocatore della qualità di Bastoni rappresenta un passaggio fondamentale. Il centrale vuole dare un contributo importante nella finale di Coppa Italia, dopo aver stretto i denti anche nella corsa scudetto.

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Bastoni Inter, il legame con i nerazzurri pesa più del mercato

L’interesse del Barcellona resta prestigioso, ma non avrebbe cambiato in modo decisivo i pensieri del giocatore. Il rapporto di Bastoni con l’ambiente Inter è profondo, costruito negli anni attraverso vittorie, responsabilità e momenti complessi superati anche grazie al sostegno di compagni, tifosi e società.

Il club di viale della Liberazione, dal canto suo, non ha mai dato segnali di apertura a una cessione. Piero Ausilio, dirigente nerazzurro, ha ribadito più volte che l’Inter non intende vendere il difensore, né tantomeno privarsene a condizioni favorevoli per altri club.

Bastoni Inter, il Barcellona ora riflette su altri profili

In Spagna si aspettavano forse una trattativa più semplice, ma la posizione ferma dell’Inter avrebbe spiazzato il Barcellona. Anche alcune valutazioni tattiche di Hansi Flick, tecnico blaugrana, potrebbero aver raffreddato l’operazione.

Oggi Bastoni pensa solo al campo: vuole chiudere la stagione da protagonista e rafforzare ulteriormente un legame con l’Inter che appare sempre più difficile da spezzare.

Allegri sgambetta Chivu: dall’Inter al Milan, il pressing è totale

Il derby di mercato stavolta passa dal centrocampo, non dalla trequarti scintillante o dal solito attaccante da copertina. Passa da un nome che piace, perché sporca le partite, le regge fisicamente, le riempie con corsa e personalità.

Uno di quei profili che gli allenatori chiedono prima ancora dei tifosi, perché magari non accende subito la fantasia, ma cambia gli equilibri quando la stagione diventa lunga e pesante.

Al Milan, nei ragionamenti con Massimiliano Allegri, sarebbe emersa proprio questa esigenza: mettere dentro un centrocampista di gamba, forza, presenza, capace di dare sostanza a una squadra che negli ultimi anni ha alternato partite feroci ad altre troppo leggere.

Il nome uscito in uno dei meeting con la dirigenza, secondo quanto riferito da Milan Vibes, sarebbe quello di Manu Koné, centrocampista della Roma.

Il gradimento di Allegri per Koné e l’ostacolo prezzo

Il francese è un profilo che piace molto ad Allegri, ma avrebbe un costo importante, tanto da rendere l’operazione complicata. E nel mercato italiano questa parola spesso significa una cosa precisa: serve una cessione, una formula creativa oppure che il club proprietario apra uno spiraglio.

La Roma, dal canto suo, difficilmente regalerebbe un giocatore arrivato per dare muscoli e futuro al centrocampo. Koné ha caratteristiche rare per la Serie A: pressione, recupero palla, conduzione, aggressività nei duelli.

Allegri, che ha sempre avuto bisogno di mediani capaci di tenere in piedi la squadra nei momenti sporchi, lo vedrebbe bene proprio per questo.

L’Inter di Chivu resta sullo sfondo

Koné da tempo sarebbe anche nel mirino dell’Inter di Chivu. E qui il discorso cambia tono, perché se Milan e Inter guardano lo stesso giocatore significa che il profilo è considerato pronto per il salto dentro una squadra che deve vincere subito.

Per ora, però, restiamo nel territorio del gradimento, dei nomi segnati sul taccuino, delle conversazioni che non sempre diventano trattative.

Le prime pagine dei quotidiani sportivi – 9 maggio 2026

Le prime pagine dei quotidiani sportivi di oggi in edicola: Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport. I dettagli

Sono decine di migliaia le copie vendute tutte le mattine in edicola, ma un’anteprima dei principali contenuti può essere consultata già dalla sera precedente. Ecco, allora, le prime pagine dei Quotidiani Sportivi di oggi in edicola. Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport rappresentano i principali quotidiani sportivi in Italia.

Celik verso il rinnovo con la Roma: Gasperini spinge per la permanenza. Ok del turco

Celik vuole restare in giallorosso: trattative in corso per prolungare il contratto in scadenza il prossimo 30 giugno

Nonostante le numerose voci circolate nei mesi scorsi, che lasciavano immaginare un possibile addio a fine stagione, il futuro di Zeki Çelik potrebbe essere ancora legato alla AS Roma.

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Il contratto del terzino turco scadrà il prossimo 30 giugno, ma la volontà comune sembra essere quella di continuare insieme. Secondo quanto riportato da La Gazzetta dello Sport, proprio in questi giorni sarebbero in corso i colloqui per il rinnovo dell’esterno giallorosso.

Gasperini vuole trattenerlo

Su Çelik si era mosso anche l’interesse della Juventus, ma Gian Piero Gasperini avrebbe chiesto alla società di non lasciarlo partire. Il tecnico considera infatti il classe ’97 un elemento molto utile grazie alla sua duttilità tattica, alla grande disponibilità al sacrificio e alla capacità di adattarsi a più ruoli lungo la fascia.

Le parti starebbero lavorando a un accordo che possa beneficiare ancora del Decreto Crescita. La richiesta iniziale del giocatore, pari a 4 milioni di euro, sarebbe già stata abbassata e si continuerà a trattare per trovare l’intesa definitiva.

I numeri stagionali

In questa stagione, Çelik ha collezionato 31 presenze in campionato, segnando una rete contro l’Udinese e fornendo anche due assist. A questi si aggiungono 10 presenze e due assist in Europa League, oltre a una presenza in Coppa Italia contro il Torino.

Con oltre 100 presenze in maglia giallorossa, il turco si è ritagliato un ruolo sempre più importante all’interno della rosa romanista.

Milan, futuro Pavlovic in bilico: Premier e Arabia osservano, Chelsea in pressing

Pavlovic tra conferme rossonere e un mercato estivo che può cambiare gli equilibri: il Chelsea in pressing sul serbo

La stagione del AC Milan dovrà vivere ancora di almeno un paio di lampi per poter cementare un piazzamento nella prossima Champions League vitale per il proseguo del percorso del club anche a livello economico.

Con o senza Champions, molto si muoverà in un’estate che in Via Aldo Rossi potrebbe essere turbolenta e fra i tanti giocatori che potrebbero lasciare Milano c’è anche l’uomo che più è riuscito a crescere sotto la gestione di Massimiliano Allegri: Strahinja Pavlovic.

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Tanti club già in fila

Prestazioni che hanno attirato attorno a lui un enorme interesse a livello internazionale, con tanti club già attivi per osservarlo dal vivo e altri che hanno già chiesto informazioni al suo entourage in vista dell’estate. Il Manchester United è uno di questi, insieme a diversi club arabi pronti a investire cifre molto importanti a livello di ingaggio.

C’è il Chelsea

Nelle ultime ore, tuttavia, il club più attivo su Pavlovic è il Chelsea FC, che in estate porterà avanti un’altra mini-rivoluzione di mercato e che vedrebbe di buon occhio l’acquisto dell’ex Partizan, lasciando partire un giocatore ormai ai margini del progetto come Benoît Badiashile. L’ex Monaco è un nome gradito anche al Milan, che però ad oggi non vorrebbe contropartite tecniche per liberare Pavlovic.

50 milioni

Pavlovic è considerato un asset centrale nel progetto tecnico di Allegri, ma il Milan, indipendentemente dall’esito della stagione, resterà attento alla logica del player trading. Davanti alla giusta offerta, il club potrebbe ripetere un’operazione simile a quella già vista con Malick Thiaw.

La valutazione del cartellino del difensore serbo è fissata a 50 milioni di euro, cifra che garantirebbe una importante plusvalenza e che potrebbe finanziare concretamente anche l’eventuale arrivo di Mario Gila come possibile sostituto.

Serie B, i verdetti dell’ultima giornata: Frosinone in Serie A, retrocedono Reggiana, Pescara e Spezia. Chi va ai playoff, il calendario completo

Serie B, i verdetti dell’ultima giornata: Frosinone promosso in Serie A, retrocedono Reggiana, Pescara e Spezia. Il calendario dei playoff

La stagione regolare di Serie B si conclude col botto, emettendo i verdetti definitivi al termine di un’ultima giornata ricca di gol ed emozioni. Il palcoscenico principale se lo prende meritatamente il Frosinone, che festeggia la tanto agognata e aritmetica promozione diretta in Serie A.

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Il trionfo ciociaro e le retrocessioni dirette

Per ottenere la matematica certezza del salto di categoria, la squadra laziale ha letteralmente annichilito il Mantova con un perentorio 5-0. A firmare la trionfale cinquina della promozione sono stati Calò (su calcio di rigore), Ghedjemis, Raimondo, Koutsoupias e una sfortunata autorete di Castellini.

Se in Ciociaria esplode la festa, in altre piazze si consumano purtroppo drammi sportivi. Retrocedono aritmeticamente in Serie C tre formazioni che non sono riuscite a invertire la rotta: Reggiana, Pescara e Spezia. Per stabilire l’ultima condannata alla discesa, si dovrà passare attraverso la roulette dei playout, in cui Sudtirol e Bari si giocheranno la permanenza in categoria.

La corsa post-season: i risultati di giornata

A sorridere all’ultima curva del torneo è l’Avellino, che grazie al successo di misura sul Modena (1-0, decisivo l’autogol di Bagheria) si qualifica per i playoff. Negli altri incontri, spicca il pirotecnico successo del Padova in casa del Cesena (3-4) e l’importante colpo esterno del Bari a Catanzaro (2-3). Terminano in parità le sfide tra Monza ed Empoli (2-2), Pescara e Spezia (1-1) e Sudtirol e Juve Stabia (1-1). Da segnalare le vittorie di Reggiana (1-0 sulla Sampdoria), Venezia (2-0 sul Palermo) ed Entella (2-1 sulla Carrarese).

Il tabellone e il calendario ufficiale dei Playoff

Con la griglia finalmente completa, ecco il calendario ufficiale dei playoff che decreterà la terza e ultima squadra promossa nel massimo campionato italiano:

  • Turno preliminare (gara unica): * Martedì 12 maggio: Modena-Juve Stabia (ore 18:45)
    • Martedì 12 maggio: Catanzaro-Avellino (ore 21:00)
  • Semifinali di andata:
    • Sabato 16 maggio (ore 20:00): vincente Modena/Juve Stabia contro il Monza
    • Domenica 17 maggio (ore 20:00): vincente Catanzaro/Avellino contro il Palermo
  • Semifinali di ritorno:
    • Martedì 19 maggio (ore 20:00): Monza contro vincente Modena/Juve Stabia
    • Mercoledì 20 maggio (ore 20:00): Palermo contro vincente Catanzaro/Avellino
  • Finalissima: * La sfida decisiva si articolerà in un doppio confronto: l’andata si disputerà domenica 24 maggio 2026 alle ore 20:00, mentre il match di ritorno è fissato per venerdì 29 maggio 2026, sempre alle ore 20:00.

Frosinone in Serie A, la promozione ora è matematica! 5-0 al Mantova e Alvini blinda una stagione trionfale

Frosinone in Serie A, grazie al successo contro il Mantova i ciociari sono tornati in Serie A. La promozione è diventata matematica

Il campionato cadetto emette un altro importantissimo verdetto definitivo e regala un’immensa gioia sportiva a un’intera città. Poco tempo dopo la grande festa del Venezia, anche il Frosinone conquista l’aritmetica promozione in Serie A. La società ciociara torna così a respirare l’aria del palcoscenico più prestigioso del calcio italiano, portando a termine una stagione straordinaria, vissuta costantemente nelle zone nobili della classifica e caratterizzata da un rendimento di altissimo livello.

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La sfida decisiva: una prestazione magistrale per la matematica certezza

L’ufficialità del tanto agognato salto di categoria è arrivata al fischio finale di un match letteralmente dominato in ogni zona del campo. A sancire in via definitiva la festa gialloazzurra è stata la vittoria per 5-0 contro il Mantova. I ragazzi scesi in campo hanno affrontato l’impegno con la giusta determinazione, annichilendo le resistenze della formazione lombarda. È stata una gara a senso unico che ha conferito alla squadra la certezza matematica di staccare il pass per l’Olimpo del calcio nazionale, scatenando l’incontenibile entusiasmo dei tifosi presenti sugli spalti e per le vie del centro cittadino.

I protagonisti della cinquina: una cooperativa del gol

Il tabellino dell’incontro rappresenta la perfetta fotografia di una rosa ricca di talento e alternative. A inaugurare il festival delle reti è stata l’intuizione vincente di Calò, seguita in breve tempo dallo sfortunato autogol di Castellini, che ha piegato definitivamente le gambe alla difesa avversaria. Poi il dominio territoriale si è concretizzato in una vera e propria goleada. Hanno infatti inserito il proprio nome nel tabellino dei marcatori l’ispirato Ghedjemis e il sempre pericoloso Raimondo, mettendo in cassaforte il risultato. A calare il sipario su una serata perfetta ci ha pensato infine l’inserimento letale di Koutsoupias, autore del definitivo sigillo.

L’architetto del successo: la consacrazione di mister Alvini

I grandissimi meriti di questa trionfale cavalcata vanno indubbiamente attribuiti all’uomo al timone. Massimiliano Alvini ha saputo costruire e plasmare un gruppo estremamente solido e coeso. Il tecnico ha inculcato un’identità tattica precisa, fondendo una retroguardia imperforabile a una manovra offensiva rapida e imprevedibile. Il suo lavoro minuzioso e la sua eccezionale leadership carismatica hanno rappresentato la vera marcia in più, permettendo al club laziale di centrare l’obiettivo massimo e di prepararsi, fin da ora, alla prossima entusiasmante avventura nella massima serie.

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TORINO: Paleari 6; Marianucci 6, Coco 6, Ebosse 6.5; Lazaro 6 (59′ Pedersen 7), Prati 5.5 (68′ Ilkhan 6), Gineitis 6, Obrador 6 (86′ Nkounkou SV); Vlasic 6.5; Njie 6 (59′ Zapata 7), Simeone 7 (86′ Kulenovic SV). All. D’Aversa 7

SASSUOLO: Muric 6; Walukiewicz 6, Lipani 6.5 (63′ Koné 6), Muharemovic 5.5, Doig 6 (75′ Garcia 6); Thorstvedt 7, Matic 6 (84′ Bakola SV), Coulibaly 6; Volpato 6 (63′ Berardi 6), Pinamonti 5.5 (75′ Nzola 6), Laurientè 5.5. All. Grosso 5.5

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La sfida del Grande Torino, conclusasi con un’entusiasmante vittoria in rimonta dei padroni di casa per 2-1 contro il Sassuolo, ha richiesto polso fermo e grande lucidità. L’arbitro Simone Galipò è stato chiamato a dirigere un match intenso, caratterizzato da numerosi scontri fisici, ricorrendo spesso ai cartellini per non far degenerare il clima sul terreno di gioco.

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Un primo tempo corretto e il primo giallo a Lipani

I primi 45 minuti sono scivolati via senza particolari episodi da segnalare, con una conduzione di gara fluida che ha lasciato scorrere il gioco. L’unico vero intervento sanzionatorio del primo tempo si è verificato al 38′, quando il direttore di gara ha giustamente estratto il primo cartellino giallo all’indirizzo di Luca Lipani. Il centrocampista del Sassuolo si è reso protagonista di un brutto intervento, rendendo l’ammonizione una decisione inevitabile e corretta.

Ripresa infuocata: pioggia di ammonizioni

Nel secondo tempo, complice la stanchezza e la voglia di ribaltare il risultato, il tasso di agonismo si è alzato vertiginosamente. Al 50′ Galipò è dovuto intervenire per richiamare verbalmente Sebastian Walukiewicz dopo un brutto fallo. Appena un minuto più tardi (51′), è scattata un’ammonizione sacrosanta per il difensore granata Luca Marianucci: il suo contrasto estremamente duro non ha lasciato dubbi, con il giocatore che ha incassato il provvedimento pur mostrando un evidente nervosismo.

Il metro di giudizio severo ma coerente del fischietto siciliano è proseguito al 63′, momento in cui ha mostrato il giallo a Matteo Prati (Torino) per un’irregolarità a centrocampo, confermando una scelta disciplinare ineccepibile. Anche i successivi interventi goffi, come quello di Nikola Vlasic al 72′, sono stati puntualmente sanzionati.

Il finale e il bilancio della terna arbitrale

Nei concitati minuti finali, con il punteggio fermo sul 2-1, c’è stato spazio per l’ultima annotazione sul taccuino. All’86’, il marcatore neroverde Kristian Thorstvedt è stato punito con un cartellino giallo evidente. Nonostante le plateali proteste del norvegese, la decisione arbitrale dal campo è sembrata assolutamente giustificata. Giallo al 93′ anche per Gineitis.

Nel complesso, la prestazione di Simone Galipò risulta ampiamente sufficiente. L’assenza di episodi critici in area di rigore e la mancata necessità di interventi correttivi da parte del VAR certificano una gestione della gara autorevole e attenta in ogni sua singola fase.

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