Südtirol, Odogwu: «Mi dispiace vedere gli stadi vuoti, pronto per la nuova stagione» – ESCLUSIVA

Foto Twitter FC Südtirol @fclubsuedtirol
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Raphael Odogwu, nuovo attaccante del Südtirol, si è raccontato in esclusiva ai nostri microfoni. Ecco le sue dichiarazioni

Tanti sacrifici, ma soprattutto tanto studio e tantissima passione, come la stagione che inizierà. Raphael Odogwu, attaccante del Südtirol, si è raccontato ai nostri microfoni. Dal momento della serie C fino all’importanza dello studio, perché il calcio è un amore a cui è difficile rinunciare, ma l’istruzione educa ed è fondamentale.

Finalmente inizia una nuova stagione.

«Sì, sono carico. Non sono ancora pronto fisicamente ma ci sono ancora due settimane per lavorare bene».

Cosa ha trovato di interessante nel progetto Südtirol?

«La mia scelta è stata principalmente per il direttore, è da dicembre che mi voleva fortemente. Andare in un posto dove sei voluto fortemente è meglio. Come società non ho avuto dubbi per via della solidità».

Il coronavirus ha cambiato un po’ il modo di lavorare di tutti. Come avete reagito voi calciatori?

«Per noi calciatori, a parte fare il tampone ogni settimana, è cambiato poco: gli allenamenti e gli spogliatoi sono rimasti invariati. Mi dispiace vedere gli stadi vuoti: non conosco bene la materia, ma non capisco perché non si possa riaprire. Ci saranno sicuramente i motivi, per è davvero brutto vedere le partite con gli stadi vuoti». 

La situazione non è delle migliori: quale cambiamento si può apportare nel breve termine?

«Le soluzioni facili non ci sono, ma la lista a 22 è una cosa sbagliatissima. Secondo me comunque il sistema è migliorato dal punto di vista della solidità. Meno squadre falliscono, meno non pagano. Si era arrivato ad un punto in cui dieci squadre all’anno non pagavano, ora c’è più solidità».

Come ha vissuto questa sua carriera da calciatore?

«Ho fatto tre anni in serie C, principalmente in D. A livello di sacrifici e sforzi fisici non ci sono differenze con i grandi campioni. La passione è uguale, ma sono soddisfatto di quanto fatto».

Due lauree, la voglia di giocare e studiare portando avanti due percorsi: ci racconti la sua esperienza di vita.

«Quello che mi hanno sempre insegnato i miei genitori è che lo studio è importantissimo, non concepisco chi non finisce le superiori, portarle a termine penso sia un obbligo. L’università è dura, io ho avuto la fortuna di giocare e studiare a Verona. A volte però mi trovavo la sera a sentire le registrazioni perché non potevano andare a lezione. Lo studio educa».

Da diversi anni molti calciatori studiano e come nel caso di Spanò (che si è ritirato per proseguire il suo percorso, ndr). Come valuta questa scelta? 

«In questo momento non riuscirei a fare la sua scelta, avrà avuto le sue ragioni. Io però sono innamorato del calcio: quando ho potuto lavoravo la mattina e mi allenavo il pomeriggio. È dura lasciare il calcio, se si può sono dell’idea che si deve lavorare e giocare, poi tra i professionisti è più dura».

Una parola per descrivere questa nuova stagione. 

«Passionale. Dopo tanti mesi che uno non gioca avrà ancora più passione»