Tassotti: «Il Milan è lontano da Inter e Juve. Pirlo? Fare l’allenatore è un altro mestiere»

mauro tassotti
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Mauro Tassotti ha parlato alla Gazzetta dello Sport dello stato attuale del Milan: le parole del vice di Shevchenko

Mauro Tassotti ha parlato alla Gazzetta dello Sport del Milan e del suo stato attuale. Queste le parole del vice di Shevchenko nella nazionale dell’Ucraina.

TERZINO DESTRO – «Non capisco perché si debba cedere un ragazzo come Calabria che arriva dal vivaio. Certo, assicurerebbe una preziosa plusvalenza. Certo, non ha fatto una buona stagione. Ma io gli darei altre chance. Dumfries sarebbe un prospetto, ma come ho detto io non toglierei chance a Calabria. E Conti è stato penalizzato dagli infortuni, perciò cederlo adesso non avrebbe senso neppure considerando la situazione del bilancio del club».

IBRAHIMOVIC – «Se lo terrei? Logicamente sì. E’ forte, fortissimo, vale un sacrificio economico. Dal Milan ha avuto, al Milan ha dato. L’età è quella che è, ma credo che sia possibile trovare un accordo per restare insieme. C’è l’aspetto tecnico, indiscutibile, e c’è il resto. Rafael Leao ad esempio con lui è cresciuto. E poi se non rimane ci sarebbe da cercare un’altra soluzione. Non sarebbe facile».

MILAN LONTANO DALLA VETTA – «Dalla vetta sì, perché certamente per il momento Juventus e Inter viaggiano su altri binari. Però non mi sembra che le altre società abbiano fatto tanto per avvicinarsi e credo che con qualche ritocco il Milan possa giocarsela con tutte. Credo che non abbia molto da invidiare alla Lazio e alla Roma. Soltanto, ha bisogno di un po’ di tempo, perché molti giocatori sono giovani e hanno bisogno di fare esperienza. La qualità c’è. Non si fanno tanti punti in un finale di campionato, per quanto strano sia stato quello che in Italia abbiamo vissuto dopo il lockdown, soltanto per caso. La base c’è. Il Milan deve mantenere la continuità di rendimento, poi ci sarà da integrare».

QUANTO MANCA – «Due o tre acquisti sono sufficienti. Il Milan già così non è una squadra tecnicamente scarsa e con i successi di questi mesi ha acquistato fiducia. La fiducia è importante per raggiungere grandi traguardi».

MALDINI – «Se fa bene a restare? «A prescindere. Per le competenze, per quello che fa, per la sua storia e il valore che il suo nome ha nel mondo. Paolo è il Milan. Dicono che abbia sbagliato qualche scelta: non si mette in croce un dirigente per questo. Bisogna anche dare il tempo di sbagliare».

DA COSA RIPARTIRE«Dalla conferma dei giocatori fondamentali. Non soltanto Ibrahimovic, ma Hernandez, Bennacer, Rebic, ovviamente Donnarumma e Romagnoli. Il Milan ha una base. Se riesce a conservarla, non ci sarà bisogno di molto altro. Servirà un po’ di tempo, però i tifosi hanno già dimostrato di avere pazienza. Se si percepisce la volontà di tornare a certi livelli, si può sopportare l’attesa».

PIRLO – «Andrea è stato un giocatore magnifico. Fare l’allenatore è un altro mestiere e bisognerà vedere se ce l’ha nel sangue. Ma se la Juve ha scelto, avrà avuto i suoi indizi. Io alla Juve? Nessuno mi ha chiamato e sto bene dove sto. Direi molto bene».