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Udinese, Marino: «Obiettivo decimo posto. Il ritiro non è una punizione»

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Pierpaolo Marino, dg dell’Udinese, ha analizzato la situazione del club friulano ai microfoni della TV ufficiale bianconera

Ai microfoni di Udinese TV, Pierpaolo Marino ha fatto il punto sulla squadra friulana.

MOMENTO – «L’analisi della squadra al momento è abbastanza complessa. Il calcio si basa su una classifica che indica i meriti delle diverse squadre, noi negli ultimi turni abbiamo raccolto pochissimo. L’Udinese è una squadra che esprime micro-cicli positivi e micro-cicli negativi: lo scorso anno, per esempio, abbiamo fatto pochi punti a inizio campionato mentre quest’anno è avvenuto il contrario. Noi dobbiamo puntare dal decimo posto in su per evitare di finire nella zona salvezza perché, nella parte bassa della classifica, ci sono delle squadre che hanno potenzialità tecniche e di organico enormi, squadre medio piccole che stanno facendo ottimi risultai. Ecco perché l’Udinese deve puntare dal decimo posto in su. Non possiamo permetterci di stare nella metà destra della classifica ed è per questo che il ritiro deve essere visto in maniera costruttiva e non distruttiva. Durante i ritiri avvengono chiarimenti interni che in passato hanno portato alla costruzione di cicli positivi. Il ritiro è un tentativo che ha la società tra le mani e deve essere interpretato come una possibilità e non come una punizione. È un momento di riflessione, impegno, concentrazione che in passato ci ha sempre portato a risultati utili».

POCHI GOL – «Si segna poco e si continua la tendenza delle annate scorse. L’Udinese ha sempre viaggiato su numeri bassi di gol fatti e la differenza reti in questi casi diventa importante. Vicino alla parte bassa della classifica, infatti, la differenza reti è il segnale più importante dell’equilibrio di squadra. La squadra a mio avviso ha le potenzialità per fare più goal di quelli che ha fatto. Durante ogni partita ci limitiamo a giocare una buona frazione di gioco, che può essere il primo o il secondo tempo, in cui dimostriamo di essere una squadra compatta in campo, poi ci sono dei momenti in cui il gruppo si concede dei blackout che sono fatali. A Milano abbiamo avuto un buon approccio alla partita e a fine primo tempo ero positivo sul risultato, poi l’approccio col secondo tempo è stato quello di paura e non di coraggio. Dovremmo parlare internamente per cercare di far scattare la scintilla perché abbiamo un grande fuoco nella squadra che può esplodere da un momento all’altro e a mio avviso, essendo arrivati a un terzo del campionato, è ora che scoppi la fiamma».

OBIETTIVI – «Dobbiamo lavorare all’interno per trasformare le critiche, e le autocritiche, in modo costruttivo. C’è un problema di sblocco perché questa squadra ha qualità esplosive, bisogna però accendere la miccia. Stanno riaffiorando in questa stagione problemi che si erano già visti lo scorso campionato. Sono convinto che la scintilla per farci posizionare dal decimo posto in su scoppierà, la squadra è stata costruita per questo. La società ha messo a disposizione della ogni mezzo possibile e noi dobbiamo dare il massimo per raggiungere i nostri obiettivi. Le critiche sono necessarie per sbloccare il freno che in questo momento ci blocca».