Yonghong Li di nuovo nel mirino: fallisce la Jie Ande, Milan verso Elliott

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La società cassaforte di Yonghong Li fallisce in Cina, il Milan invece potrebbe finire a Elliott: nuove voci sul futuro finanziario dei rossoneri

Dopo le voci sul compratore arabo e quelle sul fallimento, arrivano nuove indiscrezioni giornalistiche sul Milan, su Elliott e su Yonghong Li. A riportare sono La Repubblica e Il Corriere della Sera, che in passato hanno trattato l’argomento Milan in maniera molto diffusa e, in qualche circostanza, hanno ricevuto la risposta della società in quanto gli articoli non corrispondevano pienamente a verità. Stando questi presupposti, ecco che c’è chi prende con le pinze le novità scottanti dei due quotidiani di oggi. Sembra che sia arrivata una spallata alla credibilità di Li, perché sarebbe fallita la Jie Ande, ovverosia la società cassaforte del patron del Milan, quella più importante e più liquida dell’uomo d’affari cinese.

Già qualche settimana fa uscirono notizie sulla Jie Ande, adesso non sono affatto positive. Il tribunale del popolo di Shenzhen ha ufficialmente dichiarato fallita la società, sulla quale pendeva una richiesta di liquidazione per bancarotta da parte della Banca di Canton. Mister Li è ritenuto responsabile del dissesto, anche se, nell’articolo precedente, Gabanelli e Gerevini avevano parlato di alcuni prestanome al posto di Yonghong Li. La sentenza, comunque, ha nominato con pieni poteri un avvocato dallo studio Jindu di Pechino. La situazione è ancora una volta difficile da analizzare, dato che non ci sarebbero effetti diretti sul Milan, bensì sulla credibilità del suo proprietario. E, si sa, di nubi su Li ce n’erano molte.

Yonghong Li Milan: Elliott e il debito, Fassone a Londra

In questo quadro, spiegano su Repubblica Currò e Pagni, si inserisce il fondo Elliott. Al Milan serve un tampone perché Li potrebbe non riuscire a fare business in Cina, perciò Elliott sarebbe disposto a garantire altri trenta-quaranta milioni oltre ai trecentotré già finanziati un anno fa (tra interessi e spese si sfonderebbe il muro dei quattrocento milioni). Questa misura andrebbe a vantaggio dello stesso fondo americano, che in questo modo potrebbe garantire un futuro al Milan. C’è di mezzo l’incontro con l’UEFA, ergo la partecipazione alle coppe, quindi è un rischio calcolato. Qui viene il bello, perché secondo il quotidiano il Milan sarebbe già di fatto nelle mani di Elliott.

Elliott potrebbe già rivendicare le azioni del Milan, ricevute in pegno un anno fa. Perché non lo fa già? Stando a Currò e Pagni perché è già sovraesposto mediaticamente per una battaglia tra Telecom Italia e Vivendi. Anche se lo facesse, non è detto che Elliott possa diventare mai il proprietario del Milan, dato che non ha intenzione di gestire a lungo il club. Probabile che la società venga messa di nuovo in vendita e che il dossier Milan sia già finito su molti tavoli. A breve Marco Fassone sarà a Londra per parlare con la banca Merrill Lynch, ma si potrebbe parlare anche di altro. Ciò che è certo è che, appena la sosta del campionato lo consente, sicuramente si parla sempre del Milan e della sua situazione finanziaria ritenuta da tutti instabile.