Atalanta, Gasperini: «All’Inter neanche mi accorsi di esserci stato, chiesi ad ADL di farsi il caffè solo»

Atalanta, Gasperini: «All’Inter neanche mi accorsi di esserci stato, chiesi ad ADL di farsi il caffè solo»
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Intervista del tecnico dell’Atalanta Gian Piero Gasperini su argomenti passati, attuali e futuri della carriera: dai retroscena di mercato, alle esperienze tra Palermo e Inter

Nel corso di una intervista abbastanza introspettiva concessa oggi al Corriere dello Sport, il tecnico dell’Atalanta dei miracoli  – in piena lotta per un posto in Champions League – Gian Piero Gasperini si è soffermato su più argomenti relativi al proprio passato. Parlando delle esperienze negative in panchina avute finora, l’allenatore orobico si è soffermato in particolar modo su due: Palermo e, ancora una volta, Inter. «A Palermo l’unica stagione che ho davvero bucato. Non volevo andarci perché lì avevo giocato e conoscevo la fama di Maurizio Zamparini, il mangiallenatori – spiega Gasperini – . Quell’anno non c’ero proprio, un fantasma. Avevo perso papà e mamma, Gino e Antonietta, nel giro di venticinque giorni. L’unico flop della mia vita in panchina. Ero triste, depresso. L’Inter? Neanche mi accorsi di esserci stato. Qualche settimana appena, archiviamo alla voce “non pervenuto”, non insista».

Nel 2011 invece il Gasp era a un passo dal Napoli: un momento che lui stesso oggi racconta con il sorriso sulle labbra. «Aurelio De Laurentiis mi chiese riservatezza. Ho sempre pensato che avrebbe riconfermato Walter Mazzarri e andò proprio così. Ma quei momenti diventarono buffi alla richiesta di un caffè – ricorda l’allenatore nerazzurro – . De Laurentiis mormorò: “Diamoci del tu, ma almeno mi offri un espresso?”. Eravamo a casa mia, io mezzo imbranato, vidi le cialde e gli sussurrai: “Guarda lì, te lo sai fare da solo?”. Risate».

Tra gli argomenti trattati da Gasperini durante l’intervista anche alcuni riguardanti i suoi giocatori più significativi di questa stagione: il Papu Gomez («È pronto per il Barcellona, mi creda»), Josip Ilicic («All’Atalanta serviva una botta di fantasia e decisi di telefonare al nostro direttore Giovanni Sartori. Lui mi annunciò: “Guarda che Ilicic è sul punto di firmare per la Sampdoria, ha programmato le visite. Riesci a parlarci?”. Avevo conosciuto Josip a Palermo, mi illuminò: “Mister, se vuoi non vado alla Samp e scelgo te”. Svoltammo») e Duvan Zapata («Il suo era un problema di altura. In Colombia vive a duemila metri, anche a Genova aveva avuto difficoltà. Dal gol al Bologna è stato un crescendo spaventoso»).

Il finale è tutto dedicato ad un eventuale futuro, non così scontato, ancora all’Atalanta: «Ho un contratto, sto benone, cosa dovrei risponderle? Non ha senso. Oggi non faccio più mutui».