Arbitro o procuratore: chi può sospendere la partita in caso di cori discriminatori?

Arbitro o procuratore: chi può sospendere la partita in caso di cori discriminatori?
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Una regola molto importante da specificare dopo i rimbalzi di ieri tra il procuratore Pecoraro e Nicchi. Chi è che deve sospendere la partita?

Le polemiche di Inter-Napoli proseguono senza sosta. Oltre a ciò che riguarda gli scontri avvenuti fuori San Siro, un altro tema importante è quello degli ululati razzisti a Koulibaly, che hanno portato alla squalifica di San Siro per due gare. Ieri le colpe sono rimbalzate, tra il procuratore Pecoraro che chiedeva la sospensione della partita e il presidente dell’Aia Nicchi che lo invitava ad occuparsi del suo lavoro. Ma secondo il regolamento, a chi spetta sospendere la partita? 

Questo quanto previsto dal comma 6 dell’articolo 62 delle Norme organizzative Figc: «Il responsabile dell’ordine pubblico dello stadio,designato dal ministero dell’Interno, il quale rileva uno o più striscioni esposti dai tifosi, cori, grida e ogni altra manifestazione discriminatoria di cui al comma 3, ordina all’arbitro, anche tramite il quarto ufficiale di gara o l’assistente, di non iniziare o sospendere la gara». Il mese scorso la norma era stata ulteriormente approfondita dal designatore degli arbitri Rizzoli, che aveva previsto tre step. In presenza di cori discriminanti la prima mossa è l’annuncio dello speaker. Se proseguono si ferma la gara e si rifa l’appello. In definitiva, in caso di reiterazione, si va negli spogliatoi e la palla tocca all’ordine pubblico che può decidere la definitiva sospensione perché diventa un problema di ordine pubblico. È quindi il responsabile della sicurezza a dover disporre le misure di sospensione della gara.