Emergenza Coronavirus, Cannavaro: «Italiani, facciamo come nel 2006»

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Fabio Cannavaro ha scritto una lettera agli italiani, alle prese con l’emergenza Coronavirus: ecco le sue parole

Fabio Cannavaro ha scritto una lettera agli italiani, alle prese con l’emergenza Coronavirus. Ecco le parole del Pallone d’Oro 2006, sulle pagine del The Player’s Tribune.

CANNAVARO – «Ovviamente si sa che l’Italia è un Paese bellissimo. Abbiamo bellezze sia di mare che di terra. Abbiamo un clima che ci permette di vivere quasi sempre per strada. Abbiamo la moda, la cucina. Noi siamo un popolo che è abituato bene. Ma la vita è talmente bella in Italia che a volte ci rilassiamo. A volte guardiamo solo il nostro orticello anziché pensare al bene comune e non tuteliamo al massimo il nostro Paese. Fortunatamente ci sono anche dei momenti in cui tiriamo fuori l’orgoglio e questo spesso succede nei momenti difficili. Quando la posta in palio è davvero alta. L’ho visto accadere tante volte e subito mi viene in mente a esempio quando la nazionale gioca il mondiale. Può sembrare un argomento fuori luogo in un momento in cui lo sport pare meno importante che mai. Ma sappiamo che in Italia il calcio è più di uno sport. Quando gioca la nazionale tutti si sentono partecipi. Il calcio riesce a unire gli italiani. Quando noi italiani siamo uniti, solitamente facciamo bene. Mi ricordo ancora il mondiale del 1982 quando vincemmo. Ero un bambino di otto anni, a Napoli, la mia città, e guardavo le partite a casa di parenti e amici. Ricordo che a ogni gol si esultava, a ogni gol ci si abbracciava pur non conoscendoci tutti quanti. Quando ero il capitano della nazionale campione del mondo nel 2006 ho visto qualcosa di simile con i giocatori. Il caso Calciopoli era scoppiato appena prima dell’inizio del torneo e il clima era molto teso quando ci siamo ritrovati. In tanti pensavano che lo scandalo ci avrebbe distratto. Ma l’atmosfera nella squadra è sempre stata buona e questo è stato fondamentale. In un momento così critico non potevamo permetterci di essere egoisti. Tutti contavano allo stesso modo. Avevamo anche un grande leader, Marcello Lippi, che ci ha fatto stare bene dandoci degli stimoli importanti. Appena atterrammo in Germania praticamente già ci dimenticammo dello scandalo e non vedevamo l’ora di scendere in campo. Spesso mi si chiede perché l’Italia ha vinto quel mondiale. Non l’abbiamo vinto perché siamo stati fortunati. L’abbiamo vinto perché eravamo la squadra più forte e perché ci abbiamo creduto. Ora all’Italia serve quello stesso spirito di tenace unità. È vero, nessuno è Superman. Ma quando stiamo insieme, possiamo fare qualsiasi cosa. Italiani, teniamo duro. Con affetto, Fabio Cannavaro».