Napoli, De Laurentiis ad un bivio: una scelta alla Sarri non funzionerebbe

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Napoli che dà l’addio al sogno scudetto e già pensa al suo futuro: la decisione cruciale del presidente Aurelio De Laurentiis sul prossimo allenatore

Il pareggio casalingo rimediato nello scenario del San Paolo contro il Torino dell’ex Mazzarri certifica quanto era già stato espresso dal discutibile epilogo dello scorso turno di campionato: il Napoli rinuncia al sogno sancito dal suo patto estivo, lo scudetto resta sulla maglia della Juventus. Circostanza che trova inevitabile traduzione nello step successivo: il futuro del club partenopeo. Con il presidente Aurelio De Laurentiis che deve già risolvere la prima grana, quella della guida tecnica, scelta che andrà a delineare una porzione consistente di quel che sarà. Della storia che deve essere scritta. Il prossimo allenatore del Napoli, argomento che con ogni probabilità rappresenta oggi il piatto forte dell’attualità calcistica nostrana: una scelta che può lasciare inalterati gli equilibri della Serie A – Napoli nel gotha della storia recente del torneo con Juventus e Roma – o ridisegnarli clamorosamente.

Come ha deciso De Laurentiis finora

Il presidente partenopeo ha finora dovuto gestire i due grandi addii che hanno caratterizzato la sua era alla guida del Napoli: quello di Walter Mazzarri ed il seguente di Rafa Benitez. Come ha affrontato le due fattispecie? Prima di procedere a spiegazione dovremmo dettagliarle in relazione ai periodi in cui le decisioni sono state prese: l’outsider Mazzarri quando il Napoli andava letteralmente lanciato nei piani alti della Serie A, la certezza Benitez per rispondere con un atto di forza all’addio di un allenatore che con il Napoli era diventato grande e che grazie al Napoli aveva l’occasione di salpare sulla storica ed ambita panchina dell’Inter. Il filo viene spezzato proprio dalla sorprendente decisione di affidare allo sconosciuto Maurizio Sarri l’eredità di un allenatore del peso di Benitez, che alla parentesi Napoli avrebbe fatto seguire il timone del club più vincente del pianeta, appunto il Real Madrid. Scavando nel dettaglio però emerge l’essenza delle scelte: Mazzarri lascia da vincente, rimpianto dal popolo partenopeo, ragion per cui – nella sostituzione – fu richiesto l’atto di forza di cui si discuteva. Benitez lascia da perdente e buona parte del popolo partenopeo si sentì allora liberato dal suo addio: poteva bastare un allenatore di non primissima fama per sostituirlo e per consentire alla piazza di guardare avanti – se non con ottimismo – con moderata curiosità.

Napoli, Sarri lascia da Mazzarri o da Benitez?

Dovesse consumarsi l’addio di Maurizio Sarri alla guida tecnica del Napoli, l’allenatore lascerebbe da vincente o da perdente? In altre parole, come Mazzarri o come Benitez? In quale delle due casistiche? La risposta va ovviamente catalogata nel primo caso. Sarri è per distacco il miglior allenatore dell’era De Laurentiis: due secondi posti ed un terzo, tre piazzamenti in Champions League, due duelli con la Juventus per la conquista dello scudetto. Il coronamento del livello di gioco raggiunto, circostanza che ha fatto parlare del Napoli nel mondo, che lo ha reso caso studio per una serie di allenatori accreditati. In soldoni: Sarri lascia acclamato. Agli antipodi di Benitez, ancor più di quel che spettò a Mazzarri. E se l’addio di quest’ultimo fu gestito con una risposta forte, quello di Sarri deve necessariamente trovare un’argomentazione ancor più imperiosa. Netta, che non dia adito a ipotesi di ridimensionamento generale del progetto Napoli.

I due nomi forti per il Napoli del futuro: Antonio Conte e Carlo Ancelotti

Guardandosi intorno e provando a declinare l’attuale panorama inerente agli allenatori, la prima soluzione porta dritta al nome di Antonio Conte: viene logico ipotizzare quello che banalmente può essere nominato uno scambio, qualora Maurizio Sarri dovesse realmente accasarsi nella Londra blues, con Conte che farebbe percorso inverso dal Chelsea al Napoli. Ma il nome dell’ex commissario tecnico della nazionale italiana torna buono a prescindere da questa concatenazione di eventi: è tecnico eccellente e questo non è un mistero, con il valore aggiunto dato dalla sensazione di rivalsa nei confronti della Juventus e di un addio allora non propriamente nitido. La convinzione è quella che, riuscisse De Laurentiis a convincere Conte, quest’ultimo non andrebbe via prima di aver portato lo scudetto all’ombra del Vesuvio. Garanzia di rafforzamento dell’organico e di continuità del progetto come lo è ovviamente Carlo Ancelotti: ha vinto tutto, e lo ha fatto ovunque. Gli stimoli per un allenatore così accreditato possono passare proprio da una piazza – al suo contrario – affamata di successo: lo abbiamo detto, ha vinto ovunque, ma farlo a Napoli – dove non accade da un bel po’ – può restituirgli quell’ardore che altrimenti farebbe fatica a ritrovare. Le risposte forti, quelle che non lasciano spazio all’interpretazione: i due nomi proposti sono quelli che, anche per i rapporti tenuti dal presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis, sembrano i più tangibili e papabili di trattativa.

Il colpo di scena

Argomentazione che va chiusa con l’ipotesi che ad oggi ci appare più remota ma che – tenuto conto del carattere dei personaggi in questione – non va aprioristicamente esclusa: la permanenza di Maurizio Sarri alla guida del Napoli. La soluzione che, almeno a parole, ha auspicato Aurelio De Laurentiis nella sua recente intervista fiume, la strada a cui ieri non si è opposto in tutto e per tutto Maurizio Sarri nelle considerazioni post-gara. L’allenatore vuole rassicurazioni sulla permanenza dei simboli essenziali del suo triennio, il presidente pretende che lo staff tecnico sia in grado di valorizzare l’intera rosa e che non si punti esclusivamente sui soliti noti, con la conseguenza di ridurre oltremodo il valore complessivo della rosa. Dove sta la via di mezzo non lo sappiamo. Dove e se si incontreranno le parti nemmeno. Quel che ci risulta evidente è il carattere sui generis di entrambi i personaggi in questione. Che, in quanto tali, sono propensi per inclinazione naturale al colpo di scena.